CORTE DI APPELLO DI PERUGIA

SEZIONE PENALE

Processo verbale redatto in forma integrale o riassuntiva, ai sensi degli articoli 134 e segg. C.P.P., da personale tecnico esterno all'Amministrazione dello Stato, in ausilio del Segretario verbalizzante, relativo al

             PROCEDIMENTO N. 641/2003

             A CARICO DI: GRECO IVO + 3

             UDIENZA DEL GIORNO VENTISEI APRILE 2004

COLLEGIO:    PRESIDENTE:   DOTT. RENATO SANTILLI

             CONSIGLIERI:  DOTT. NICOLA ROTUNNO (Relatore)

                            DOTT. MAURO DI MARZIO

PUBBLICO MINISTERO: DOTT. PIETRO MARIA CATALANI

SEGRETARIO D'UDIENZA: DOMENICA PANSERA

IMPUTATI E DIFENSORI:

1)GRECO IVO - AVV. F. LEMME (di Roma) DI FIDUCIA

2)CAPALDO PELLEGRINO - AVV. F. VASSALLI, AVV. F. COPPI (di Roma) DI FIDUCIA

3)CARBONETTI FRANCESCO - AVV. S. ZAGANELLI (di Perugia) DI FIDUCIA

4)D'ERCOLE STEFANO - AVV. A. SAMMARCO (di Roma)

RESPONSABILE CIVILE: S.G.R. SOCIETÀ DI GESTIONE PER IL REALIZZO S.p.A. - AVV. M. CASELLATO

PARTI CIVILI E DIFENSORI:  (Vedi verbale)

 

RINVIO ALL'UDIENZA DEL: 28 APRILE 2004, ore 9.00.


 

Il presente verbale viene aperto alle ore 9.35.

Il Presidente dispone che il processo verbale relativo al presente procedimento sia redatto con la stenotipia in forma integrale (omissis relazione) ai sensi degli articoli 134 e segg. del Codice di Procedura Penale.

Si dà atto che sono presenti gli imputati Greco Ivo, Capaldo Pellegrino, mentre non sono comparsi gli imputati Carbonetti Francesco, D'Ercole Stefano.

1)L'imputato Greco è assistito e difeso dall'Avvocato Fabrizio Lemme di Roma, difensore di fiducia - presente.

2)L'imputato Capaldo Pellegrino è assistito e difeso dall'Avvocato Francesco Vassalli unitamente all'Avvocato Franco Coppi di Roma, difensori di fiducia - presenti.

3)L'imputato Carbonetti è assistito e difeso dall'Avvocato Stelio Zaganelli di Roma, difensore di fiducia - presente.

4)L'imputato D'Ercole è assistito e difeso dall'Avvocato Alessandro Sammarco di Roma, difensore di fiducia - presente.

Per il Responsabile Civile S.G.R. Società Gestione per il Realizzo S.p.A. è presente il difensore Avvocato Mario Casellato, in sostituzione dell'Avvocato Vassalli.

Presente il Procuratore Generale.

PER LE PARTI CIVILI:

Per Calabrese Lucio è presente l'Avvocato Giuseppe La Greca.

Gli Avvocati Fabio e Lucio De Priamo non sono al momento comparsi per le Parti Civili in atti.

Il Consigliere Relatore fa presente che, nelle more del giudizio, l'Avvocato Francesco Paola (x PP.CC. La Rocca Paola etc., in atti) ha rinunciato al mandato.

P.C. AVV. Massimo NARDI: Mi devo costituire in giudizio in sostituzione dell'Avvocato Paola per l'appellante agli effetti civili sig. Carmine Della Sala, a seguito di rinunzia al mandato da parte dell'Avvocato Paola.

È quindi presente l'Avvocato Massimo Nardi per la Parte Civile Della Sala Carmine.

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Per altri cinque, per i quali vi è stata rinuncia al mandato dell'Avv. Paola - Marroni Francesca, De Persio Anna Maria, Fabrizi Luciano, Massimo Peluso, Lidia Mandolini ed Ascenzi Alberto - ho la nomina come nuovo difensore, Avvocato Giampiero Laurino; per gli altri ancora, per i quali vi è stata rinuncia, non essendoci nuovo avvocato, l'Avvocato Paola mi ha dato nomina come sostituto processuale, per gli atti urgenti.

P.C. AVV. Marco DE CAROLIS: È presente l'Avvocato Marco De Carolis per Barraco Angelo, Uccello Luana e Placido Maria Incoronata, anche questi a suo tempo Parti Civili e rappresentati dall'Avvocato Paola; in questa udienza si costituisce l'Avvocato Marco De Carolis come Parte Civile.

P.C. AVV. Francesco ROSI: Volevo depositare l'atto di rinuncia da parte della signora Maria Elena Marchetti, che non è appellante, ma che era Parte Civile nel giudizio di primo grado. Per gli appellanti non ci sono rinunzie, i miei appellanti rimangono tranne Maria Elena Marchetti, che non era un appellante.

P.C. AVV. Luca PETRUCCI: Io volevo rinunciare alla costituzione di Parte Civile per i miei successivi dodici, gli altri avevano già rinunciato precedentemente. Io quale procuratore speciale rinuncio per Spinelli Giovanna, Ligas Giuseppe, Grauso Enrico, Fioravanti Gabriella, Tosciri Piero, Montosi Claudio, Di Fortunato Serafino, Innamorati Chiara, Rocchi Anna Maria, Lombardo Viviana, Berna Francesca, Trapani Domenico. Quindi rinuncio all'azione e revoco la costituzione di Parte Civile.

P.C. Avv. Giuseppe FANFANI: È presente anche il Consorzio Agrario Provinciale di Perugia, da me rappresentato.

È presente l'AVVOCATURA DELLO STATO in persona dell'Avvocato Maria Grazia SCALAS per la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Giustizia, il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

P.C. AVV. Luca PETRUCCI: Quale sostituto processuale dell'Avvocato Francesco Fabbri c'è la rinuncia di altre Parti Civili, tra l'altro presenti: Giacinto Barbaro, Roberto Soli, Paolo Villani ed Ada Cestari. Io ho la nomina a sostituto processuale, la deposito insieme agli atti di rinuncia.

***

Il Presidente, preso atto che gli imputati Carbonetti Francesco e D'Ercole Stefano non sono comparsi in giudizio, pure essendo stati ritualmente convocati, senza addurre alcun legittimo impedimento;

Sentiti il Procuratore Generale e le Difese;

Visto l'Art. 420 quater, in relazione all'Art. 420 ter, Codice di Procedura Penale;

Ordina procedersi in contumacia degli imputati sopra nominati.

Su accordo delle parti, la relazione è data per letta.

CONSIGLIERE RELATORE DR. ROTUNNO: Volevo solo dare atto, non so se tutte le parti hanno preso visione di quello che è avvenuto dall'arrivo degli atti ad oggi: c'è stato un deposito - di fatto è quello che si è già detto - degli avvocati di Parte Civile che hanno revocato parte delle costituzioni dei loro clienti, revocato la costituzione di Parte Civile. C'è stata una memoria del Responsabile civile, più che una memoria, un deposito di transazioni e di rinunzie sempre per alcune parti Civili. C'è stata una memoria dell'Avvocato D'Alessandro relativa alla inammissibilità degli appelli delle Parti Civili che erano state escluse. Nel frattempo, il custode ha continuato mensilmente a depositare i suoi rendiconto e le relazioni trimestrali. Questo è tutto.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Ci sono delle questioni preliminari, anche in riferimento a quella memoria con richiesta di inammissibilità degli appelli delle Parti Civili escluse. Presidente, partendo dalla prima, che è molto semplice, fa riferimento al fatto che, come ha riferito efficacemente il Consigliere Relatore, è stata depositata la rinuncia al mandato difensivo da parte dell'Avvocato Paola. Oggi, però, abbiamo sentito che si è costituito in sua sostituzione un altro difensore e quindi questo ci sembra poco possibile. Quindi diciamo che dovrebbe essere esclusa la possibilità per un sostituto di un avvocato che ha rinunciato al mandato di costituirsi, l'Avvocato Laurino. Chiediamo che venga dichiarata inammissibile la costituzione dell'Avvocato Laurino quale sostituto processuale dell'Avvocato Paola, che ha rinunciato a suo tempo il mandato e quindi non può essere sostituito da alcuno.

Invece, per pochi minuti trattengo l'attenzione della Corte con riferimento alla eccezione che abbiamo presentato di richiesta di inammissibilità degli appelli proposti dalle Parti Civili che sono state escluse. Molto brevemente, partendo dalla fine, quando avremo il quadro completo organizzato di tutte le Parti Civili per le quali era stato liquidato il risarcimento del danno, che hanno già transatto, vedrà la Illustrissima Corte d'Appello che alla fine sono rimaste soltanto tre parti in questo processo. Tutte le altre parti, che avevano ottenuto il risarcimento del danno, hanno transatto e revocato la costituzione di Parte Civile. Invece la transazione non è avvenuta con tutte le altre Parti Civili, che sono state escluse dal Giudice di primo grado, vuoi con ordinanza espressa di esclusione delle Parti Civili, vuoi contestualmente in sede di sentenza. Poiché il Presidente mi ha invitato ad una estrema sinteticità, mi basta fare riferimento alla memoria, alla eccezione che abbiamo depositato, rappresentando che quanto da noi rappresentato nella memoria, in realtà, altro non è che la trascrizione integrale della decisione delle Sezione Unite Penali n. 12 del '99, che naturalmente l'Eccellentissima Corte d'Appello adita conosce bene. Quindi, risparmiandovi tutti i passaggi, vi dico soltanto la parte centrale: "... del provvedimento anticipato di inammissibilità della costituzione di Parte Civile non è consentita, infatti, da alcuna disposizione di legge non solo la impugnazione immediata ed autonoma, per la ragione che in tal modo, come per la parallela e coerente regola fissata per l'ordinanza ammissiva significherebbe una stasi del processo penale, ma a differenza di quest'ultima, neppure consentita la impugnazione differita e conglobata con la sentenza, secondo l'Art. 586, comma 1, Codice di Procedura Penale, perché il soggetto danneggiato, una volta estromesso dal processo, perde la qualità di parte e non è più legittimato ad impugnare la eventuale sentenza assolutoria dell'imputato, che non contiene alcuna statuizione decisoria che lo riguardi, in connessione con il provvedimento dibattimentale di esclusione". Prosegue poi il disposto delle Sezioni Unite Penali, motivando anche il motivo per il quale non vi è alcuna questione di illegittimità costituzionale per diverso trattamento di parti, in quanto ha diritto bene l'imputato, ovviamente, ad impugnare l'ordinanza, il provvedimento con cui è stata rigettata la richiesta di esclusione della Parte Civile, perché questo espressamente previsto dal codice di rito; mentre, invece, questa possibilità è assolutamente esclusa per la parte che abbia visto respingere la propria richiesta di costituzione di Parte Civile. Questo vale, ovviamente, mutatis mutandis, sia per le parti che hanno richiesto di costituirsi Parte Civile e sono state escluse espressamente con ordinanza del Tribunale di primo grado del 20 giugno 2001, sia per tutte le altre parti che invece sono state escluse, sempre in limine, in sede di sentenza. Con riferimento, poi, a questo secondo punto, espressamente era già ovviamente implicito nella motivazione per esteso, che adesso andiamo a depositare a questa Eccellentissima Corte, delle Sezione Unite Penali, ma comunque per maggiore documentazione forniamo proprio espressamente su questo punto la sentenza recente della Cassazione Penale 19 maggio 2000 De Nardis, Cassazione I, che dice espressamente: "analoga conclusione deve pervenirsi, quando il provvedimento di esclusione non sia emesso in forma di ordinanza, ma sia inserito nella sentenza di primo grado". Quindi diciamo che su questo punto è pacifica la giurisprudenza della Cassazione, Sezioni Unite Penali, ed anche recenti Sezioni semplici. Chiediamo, pertanto, che venga dichiarata, depositiamo queste massime, anche le sentenze integrali per esteso, ci riportiamo alla eccezione già depositata per iscritto a firma congiunta con il prof. Vassalli, e chiediamo che venga dichiarata l'inammissibilità di tutti gli appelli delle Parti Civili presentati, tutte quelle che non hanno transatto, quelle che non hanno ottenuto l'ingresso nel processo penale. Quindi tutte quelle escluse dal giudice di primo grado hanno appellato; quelle che invece sono state risarcite non hanno appellato; con quelle che non hanno appellato abbiamo transatto, per le altre deve dichiararsi l'inammissibilità di tutti gli appelli.

PROCURATORE GENERALE: È assai difficile superare una sentenza delle Sezioni Unite di Cassazione. È evidente che la eccezione della Difesa di S.G.R. è ben fondata perché queste parti non dovrebbero che essere estromesse. Sottolineo, però, che questa volta l'applicazione del sommo diritto si trasforma in una somma ingiuria per i tre estromessi. È evidente che loro furono estromessi all'inizio del procedimento, quando i giudici di primo grado ritennero di ancorare la commissione del reato al fatto criminoso più eclatante che risultava dal capo di imputazione, che è la dissipazione che si sarebbe avverata con la stipula dell'atto quadro nell'agosto del '93. Dalla ricostruzione della stessa sentenza, e da quella che io vi andrò a fare di qui a poco, invece, il primo atto criminoso si conclama il 27 maggio del '92, tempo in cui Calabrese e gli altri due estromessi erano ancora dipendenti di Federconsorzi. Quindi una applicazione de plano, difficile evidentemente da superare, della sentenza delle Sezioni Unite porta ad una somma ingiustizia per una svista dei giudici di primo grado, che non seppero, in fase dibattimentale, all'inizio, ancorare al punto giusto il primo fatto criminoso di questa spaventosa serie di fatti criminosi che sono stati perpetrati a Via delle Milizie a Roma. Quindi io non so come superare la sentenza delle Sezioni Unite, che conosco, però il non superarla questa volta farà una ingiustizia sostanziale: tutti gli altri hanno transatto, tutti gli altri hanno avuto, questi tre non avranno per un errore dei giudici di primo grado, che non seppero vedere quale era l'inizio di questa attività criminosa e l'inizio del danno per tutti i creditori di Federconsorzi, compresi i lavoratori dipendenti.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Chiedo scusa, Presidente, soltanto per completezza, perché forse questo dato è importante. Noi abbiamo l'elenco, sono 66 le Parti Civili escluse con ordinanza e sono 17 quelle poi escluse con sentenza. C'è questo riferimento a tre soggetti che non so, ma forse è meglio che dico tutti i nomi. Quindi si chiede l'esclusione di tutte le seguenti Parti Civili che sono tutte quelle appellanti: Calabrese Lucio, Topa Osvaldo, Buscioni Simonetta, Parigi Luigi, Acquafredda Nicola Santo, Nitti Francesco, Paterino Pietro, Vacca Domenico, Giuliani Barbara, Angelozzi Ubaldo, Borgheresi Roberto, Ceccantini Pasquale, Gaeta Fausto, Gioielli Rosaria, Minieri Domenico, Naldi Ida, Nigi Franco, Sorbi Paolo, Tritto Angela, Spadaccini Claudia, Altobelli Amerigo, Astolfi Maurizio, Baiola Eliseo, Bonaldo Marco, Bragagnolo Giovanni, Campagna Giovanni, Campagna Maurizio, D'Arcangelis Ascenza, Di Lello Pasquale, Face Andrea, Falcinelli Massimo, Gambioli Liliana, Giaccherini Luciano, Giaccherini Moreno, Marchioni Carlo, Nalli Daniela, Penazzi Massimo, Piccinato Natalino, Pisa Umberto, Quintini Antonio, Reginaldi Franco, Ridolfi Umberto, Roccatani Assunta, Romano Giuseppe, Rossi Susina, Salati Arcangelo, Salvatori Luciano, Stamegna Antonio, Tuccio Vincenza, Vasconi Biagio, Velocci Luigi, Viti Vincenzo, Zaccheo Giovanni Battista, Salassa Mario, Pizzi Ottavio, Rocca Marco, Torreti Nerio, Maniscalco Ugo, Salvatorelli Marina, Luciani Remo, Bruno Maria Aurora, Tedesco Pasquale, Rossi Mario, Borchi Paolo, Gnocchi Vincenzo, Macioci Marina. Questo elenco l'avete già in copia allegato alla eccezione. Si aggiungono i nominativi, che oggi abbiamo verificato, di quelli che invece erano stati esclusi con sentenza: Ascenzi Alberto, Friello Francesca, Della Sala Carmine, Marchetti Roberta, Milella Adriano, Lionetti Domenico, Peluso Massimo / erede Peluso Rita, De Persio Anna Maria / vedova Sale Italo, Marroni Francesca / vedova Santolini, La Rocca Italo, Villa Pietro, Balzarini Aldo, Comincini Paolo, Fabrizi Luciano, Grandini Lucio, Mandolini Lidia, Zucca Paolo. Quindi sono 66 + 17, quindi 83 Parti Civili, tutti gli appellanti.

PROCURATORE GENERALE: La conclusione: se voi vi ritirate immediatamente, state nella stessa situazione del Tribunale quando furono estromesse queste Parti Civili e non potete che applicare la sentenza della Cassazione. Se, come mi auguro, invece, voi vi riservate ed andrete a decidere alla fine, è dovere sostanziale di questa Corte superare la sentenza della Cassazione e quindi rigettare l'istanza di inammissibilità; perché altrimenti arrivereste ad una disparità di trattamento nei confronti di questi lavoratori rispetto a tutti gli altri che hanno avuto il risarcimento del danno. Quindi io vi chiedo di rigettare, debbo pure rilevare quello che c'è sotto le disposizione processuali. Io credo di avere capito quale è stato l'errore dei giudici di primo grado e compito di una Corte, che ha ancora da esaminare tutto il merito, è anche superare gli eventuali errori del primo grado, così come vi chiedono in netta contrapposizione le Difese. Allora se il Tribunale di primo grado è incorso in questo errore, io vi chiedo di superarlo e, superandolo, potete superare anche la sentenza della Cassazione, riancorare al tempo giusto l'inizio del danno per queste persone, e quindi ammettere, rigettando l'eccezione di S.G.R., disattendendo l'insegnamento della Cassazione, perché nel caso concreto si trasforma in una massima ingiuria per alcuni lavoratori.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Presidente, chiedo scusa, deposito soltanto, perché questo punto è stato aggiunto adesso, Cassazione Penale pacifica sul fatto che la questione sulla inammissibilità dell'appello delle Parti Civili è assolutamente pregiudiziale a qualunque altra attività della Corte d'Appello.

A QUESTO PUNTO:

Compare l'Avvocato Fabio De Priamo.

P.C. AVV. Fabio DE PRIAMO: In primo grado procuratore e difensore di 104 Parti Civili, per la gran parte delle quali ho già depositato in Cancelleria, venerdì, la rinuncia; per le ultime tre - i signori Antonio Bertucci, Giancarlo Di Pietro e Luigi Gorietti - la deposito adesso; sono in sostituzione anche dell'Avvocato Lucio De Priamo, essendo procuratori in via congiunta. Preciso che le procure speciali, contenenti anche il potere di rinunziare alla costituzione di Parte Civile, sono le stesse che ho prodotto in allegato, quindi anche per questi tre valgono le procure già prodotte, depositate venerdì in Cancelleria.

CONSIGLIERE RELATORE DR. ROTUNNO: Questi riguardano solamente quelli per i quali vi è stata condanna? Sono quelli che sono stati esclusi? Quelli restano.

P.C. AVV. Fabio DE PRIAMO: Io non ne avevo di esclusi. I mie tre non avevano ancora raggiunto un accordo transattivo, l'hanno raggiunto in extremis. Io avevo fatto appello sulla misura delle provvisionali e sulla liquidazione del danno perché Parti Civili escluse non ne avevo.

P.C. AVV. Francesco ROSI: Parti Civili degli esclusi, per tutti gli altri vi è stata transazione anche per quanto mi riguarda. Per quanto riguarda le parti appellanti Parti Civili io mi riporto a quello che è stato scritto dal mio atto e mi rimetto alla valutazione della Corte.

P.C. AVV. Massimo NARDI: Per il mio rappresentato Carmine Della Sala chiedo il rigetto della istanza di inammissibilità. Evidenzio che per quanto concerne il mio rappresentato non vi è stato un provvedimento di esclusione né con ordinanza né in sentenza, soltanto il giudice di primo grado ha ritenuto di non potere provvedere per quanto concerne la domanda risarcitoria, dal momento che non risultavano agli atti determinati documenti comprovanti lo stato soggettivo di dipendente e la quantificazione del danno. Documenti, che peraltro, mi dice il precedente difensore, erano stati prodotti e che comunque io ho riprodotto in sede di appello.

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Per Marroni, De Persio, Fabrizi, Peluso, Mandolini, Ascenzi si riporta alle osservazioni del Pubblico Ministero ed anche come sostituto per le altre parti.

P.C. AVV. Marco DE CAROLIS: Per le costituite Parti Civili Barraco Angelo, Uccello Luana e Placido Maria Incoronata si riporta alle conclusioni del Pubblico Ministero.

P.C. AVV. Giuseppe LA GRECA: Per la parte offesa esclusa ed appellante Calabrese Lucio mi riporto all'atto di appello e alle conclusioni ed argomentazioni del Procuratore Generale.

AVV. Franco COPPI (Difesa Capaldo): Possiamo andare addirittura sotto alle norme, a me pare che la questione sia talmente evidente che non meriti commenti da parte della Difesa. Noi insistiamo per l'inammissibilità dell'appello. Se ci fosse qualche cosa di ancora più deciso della inammissibilità, questo chiederemmo.

AVV. Fabrizio LEMME (Difesa Greco): Si associa alle considerazioni del prof. Coppi e si limita ad osservare quanto segue: non essendoci stata alcuna impugnazione, né da parte del Pubblico Ministero né da parte del Procuratore Generale, avverso il capo di sentenza che dichiara che i fatti rilevanti penalmente sono quelli costituiti dalla dissipazione del patrimonio di Federconsorzi (quindi bancarotta fraudolenta post-fallimentare), non vedo come si possa introdurre in questo grado di appello surrettiziamente la tesi del Procuratore Generale, che qui si dovrebbe spostare, anticipare il momento della punibilità al momento in cui la società Federconsorzi è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo.

AVV. Stelio ZAGANELLI (Difesa Carbonetti): Mi associo alle eccezioni del prof. Coppi e dell'Avv. Lemme.

AVV. Francesco VASSALLI (Difesa Capaldo/Carbonetti): Si associa agli altri difensori.

Alle ore 10.50 la Corte si riserva e si ritira in Camera di Consiglio per deliberare in ordine alle eccezioni preliminari.

La Corte, rientrata in aula di udienza alle ore 11.15, a scioglimento della riserva che precede, ha emesso ordinanza scritta, che viene allegata al verbale.

***

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Presidente, se era possibile, volevo depositare della documentazione inerente soltanto Ascenzi Alberto e Santolini Giancarlo in merito alla prova dell'essere dipendenti della Federconsorzi. Era stata richiesta, a suo tempo, nell'appello la rinnovazione eventuale del dibattimento. Si tratta di una busta paga ed estratto conto dell'INPS.

Avv. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Presidente, coglierei l'occasione, perché ha parlato l'Avvocato Laurino verso il quale abbiamo fatto la eccezione, non c'è stata la risposta su quella eccezione. Lui si è costituito come sostituto di udienza dell'Avvocato Paola, che ha rinunciato al mandato.

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Per questi soggetti, che ho citato adesso, sono avvocato a tutti gli effetti nominato ex Art. 100, in quanto rinunciante l'Avv. Paola. Per tutti gli altri, salvo questi sei, vi è una nomina a sostituto da parte dell'Avvocato Paola che ritiene, pure avendo rinunciato, per gli atti, finché non c'è un nuovo avvocato, ha il dovere di nomina come sostituto. Però, riguardo a questa documentazione a cui faccio riferimento sono avvocato nominato regolarmente.

AVV. Fabrizio LEMME (Difesa Greco): Per Ivo Greco vorrei sapere se la produzione documentale la dobbiamo discutere adesso oppure con la discussione finale. Ad esempio, la Difesa di Ivo Greco ha prodotto tre documenti nell'atto di appello. Allora io chiedo che siano acquisiti agli atti del processo di appello quei documenti che ho prodotto con l'atto di appello e che, ovviamente, ancora richiedevano un provvedimento di acquisizione. Se devo discutere anche per gli ulteriori documenti, dei quali ho chiesto che la Corte disponesse l'acquisizione, io sono pronto a farlo, però mi sembrava più opportuno riservare questo argomento alla discussione finale, perché mentre io chiedo fin da ora che sia disposta l'acquisizione di quei documenti che ho prodotto con l'atto di appello; viceversa, ritengo che per gli altri documenti dei quali si chiede l'acquisizione sia il caso di discuterne con la discussione finale, perché la Corte potrebbe anche superare l'acquisizione di quei documenti, se si fosse formata aliunde un convincimento a favore o contro gli imputati.

PRESIDENTE: Quindi da parte dell'Avvocato Laurino c'è richiesta di acquisizione di questa documentazione che proverebbe la costanza del rapporto di lavoro alla data della commissione del reato; poi c'è l'istanza del difensore dell'imputato Greco per l'ammissione di quei documenti che sono già stati prodotti ed una istanza di riservare alla discussione questa decisione sulla ammissione di altri documenti. Fatte queste istanze in questo senso, le parti sono pregate di esporre il loro parere. Quindi il Procuratore Generale?

PROCURATORE GENERALE: Io non mi oppongo alla produzione da parte del difensore nemmeno in questa fase, senza riservarmi, per me non ci sono opposizioni. A tal proposito (non è una produzione), io ho fatto una memoria in cui riassumo i punti centrali di quella che sarà la mia discussione, e a questo punto la depositerei in questo momento.

AVV. Fabrizio LEMME (Difesa Greco): Presidente, scusi, un'ultima cosa: io dovrei nominare un sostituto processuale per tutta la durata del processo, che è l'Avvocato Stefano Tentori Montalto.

PRESIDENTE: Le Parti Civili?

P.C. AVV. Marco DE CAROLIS: Si rimette alla Corte.

P.C. AVV. Massimo NARDI: Non mi oppongo, volevo soltanto evidenziare che la mia posizione processuale è identica a quella espressa dall'Avvocato Laurino. Anche io ho prodotto oggi in sede di costituzione in appello documentazione probante lo status. Faccio formale istanza dell'acquisizione della documentazione oggi prodotta, documentazione dello stesso tipo: buste paga e 101.

P.C. AVV. Giuseppe FANFANI (P.C. Consorzio Agrario Provinciale Perugia): Remissivo.

AVV.RA STATO AVV. SCALAS (PP.CC. Pres.za Consiglio dei Ministri/M.ro Giustizia/M.ro Politiche Agricole e Forestali): Remissiva.

I difensori degli imputati si rimettono alla Corte.

PRESIDENTE: La Corte ammette la documentazione che è stata allegata agli atti d'appello e si riserva di decidere in prosieguo sulla ulteriore istanza del difensore di Greco.... C'è anche il difensore del Responsabile Civile.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Su queste richieste osserva quanto segue: siccome le posizioni, avete potuto notare, delle Parti Civili escluse con la sentenza di primo grado ed appellanti sono numerose, bisognerà innanzitutto vedere se è stata richiesta espressamente la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale con produzione documentale in sede di motivi di appello, questo è quello che dobbiamo verificare, io non ho la possibilità di verificarlo come credo anche gli altri colleghi. Preliminarmente rappresento che non abbiamo neanche avuto ancora, un po' alla volta lo faremo, possibilità di verificare anche le nomine dei difensori nuovi che si sono costituiti oggi, sempre per il numero imponenti di parti. Molto cortesemente mi ha dato una copia l'Avvocato Laurino. Io qui leggo, questa è la nomina, e quindi mi sembra preliminare questa questione: "le sottoscritte Parti Civili nei confronti di Ivo Greco ed altri..., definiti con sentenza del..., interamente confermando le difese tutte di primo grado e le conclusioni tutte da intendersi trascritte, nominano quale difensore" etc.. Siccome stiamo parlando della costituzione di Parte Civile, che più di un difensore, ovviamente non può avere, siccome non c'è la revoca del primo difensore, questo secondo difensore a tutti gli effetti da questa nomina che io ho, non è legittimato a depositare documentazione né a fare nulla esercitando un mandato difensivo che in questo momento non c'è. Quindi io direi che si debba dichiarare la inammissibilità di questa richiesta per carenza del mandato difensivo. Ricordo poi che c'è sempre questa questione che lo stesso difensore è sostituito per altre parti di un difensore che ha rinunciato al mandato e che non può nominare un sostituto. Ove fosse stata ritualmente richiesta in sede di motivi di appello la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, in special modo la produzione di questi documenti, perché non una rinnovazione in via generale astratta, bisognerà verificare se questi documenti che vengono oggi depositati vi è un qualunque motivo per i quali non potevano essere depositati in primo grado. Perché questo è il motivo per il quale il codice di rito dà possibilità di accesso ad ulteriore documentazione probatoria in secondo grado. Siccome mi pare di capire, da quello che è stato detto, che si tratta di documentazione tutta risalente nel tempo, vi è stato tutto il tempo di depositarla in primo grado, non mi sembra che vi sia un motivo alcuno che legittimi, per il codice di rito, la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale per la produzione di questi documenti.

CONSIGLIERE RELATORE DR. ROTUNNO: La Corte ha bisogno di alcuni chiarimenti. Avvocato Laurino, per chi lei sostituisce l'Avv. Paola?

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Sostituisco in veste di sostituto, non come difensore, per: La Rocca Italo, Balzarini Aldo, Comincini Paolo, Grandini Lucio, Zucca Paolo, Peluso Rita nella sua qualità di erede di Peluso Massimo, Friello Francesca, Marchetti Roberta, Milella Adriano, Lionetti Domenico, Villa Pietro.

CONSIGLIERE RELATORE DR. ROTUNNO: Invece il problema della mancata revoca chi riguarda?

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Collaboro: tutto questo elenco che è stato fatto adesso e quello per i quali è stato nominato sostituto d'udienza dall'avvocato che aveva rinunciato al mandato, per cui riteniamo che non abbia questi poteri di nomina a sostituto.

P.C. AVV. Giampiero LAURINO: Per Marroni Francesca, De Persio Anna Maria, Fabrizi Luciano, Peluso Massimo, Mandolini Lidia, Ascenzi Alberto. Per questi la procura senza la revoca, l'avvocato aveva già rinunciato.

CONSIGLIERE RELATORE DR. ROTUNNO: Mentre lei, Avvocato, è solamente produzione documentale?

AVV. Massimo NARDI: Sì, produzione allegata all'atto di costituzione.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): All'atto di appello credo non vi sia nessuna produzione documentale, credo che l'altra posizione sia un'allegazione all'atto di costituzione, fatta oggi, in data odierna, di cui nessuno di noi aveva conoscenza.

PRESIDENTE: Noi abbiamo deciso fino adesso di ammettere la produzione di quegli atti che erano stati allegati all'atto di appello. Su quegli altri dobbiamo decidere.

AVV. Mario CASELLATO (x Resp. Civile): Anche su questa produzione allegata alla costituzione di Parte Civile vale lo stesso discorso di prima, vi deve essere la richiesta espressa nei motivi di appello, deve essere motivato come mai in primo grado non è stata fatta questa produzione.

Alle ore 11.35 la Corte si riserva e si ritira in Camera di Consiglio per deliberare in ordine alle ulteriori richieste sopra riferite.

La Corte, rientrata in aula di udienza alle ore 12.25, a scioglimento della riserva che precede, ha emesso ordinanza scritta, che viene allegata al verbale.

***

A QUESTO PUNTO:

L'imputato Capaldo Pellegrino (come generalizzato in atti) rilascia dichiarazioni spontanee, ex Art. 494 Codice di Procedura Penale.

IMPUTATO CAPALDO: Signor Presidente, signori della Corte, grazie per avermi consentito di esprimermi. Io, quando ho letto la sentenza, al di là della condanna che già conoscevo, mi sono reso conto che i fatti, così come venivano rappresentati nella sentenza, non rispecchiavano i modi in cui li avevo vissuti, non dava dei fatti una prospettazione conforme a come io me li ero sempre rappresentanti e a come io avevo in qualche misura contribuito a determinare questi fatti. A parte il profilo personale, se mi è consentito un rapido excursus, io da questa sentenza esco come un individuo particolarmente, si dice, spregiudicato, come un affarista, come una persona dedita agli affari, in realtà, con tutto il rispetto degli affari, ho sempre ritenuto di essere un'altra cosa. Ritenevo di essere, fino alla lettura di questa sentenza, un professore universitario, sono ordinario a Roma dal '70 di economia aziendale, dopo avere fatto per alcuni anni assistente, libero docente, etc.. In quanto professore di economia aziendale ho sempre ritenuto che fosse mio dovere, per fare bene il ricercatore e bene l'insegnante, anche partecipare attivamente alla vita pratica, alla vita operativa, quindi ho fatto molte cose negli anni passati, nei decenni passati. Tra le altre cose, mi sono occupato anche di questa vicenda, comunque al di là adesso di questo sfogo, se mi è consentito, di carattere personale, torno... Io ho rilevato questa non conformità rispetto a come io i fatti li ho sempre visti e vissuti, non che ci fosse o ci siano nella sentenza delle falsità, questo assolutamente, ma certamente la prospettazione, il susseguirsi dei fatti, la loro composizione fa sì che ne venga fuori un quadro assolutamente diverso, ripeto, da come io l'ho vissuto. In questo senso io vorrei soffermarmi su alcuni aspetti. Dico subito che la prima reazione, dopo la lettura della sentenza, è stata forse anche comprensibile, ma poi ho vinto la tentazione, e cioè dire: qui è una sentenza che evidentemente nasce da un pregiudizio, e quindi lasciamo e speriamo nei successivi gradi di giudizio. Non ho ritenuto di chiudere la partita in questo modo, perché, a parte che come si dice oggi, io penso sempre positivo nel senso che parto sempre dall'assunto che le persone siano in buona fede, che le persone facciano le cose correttamente e quindi mi sono sforzato di capire perché c'era questa disparità di prospettazione dei fatti. Come sempre succede in queste circostanze, di grande smarrimento e di grande amarezza, magari per le radici culturali di ciascuno di noi, si rileggono cose che magari in gioventù ci hanno colpito, ho riletto, per esempio, "Il Processo" di Kafka. Adesso, al di là dall'angoscia di tutta questa vicenda, poi ho tratto la conclusione e, paradossalmente, questo mi ha in qualche modo rincuorato, che tutto sommato io mi trovo in un contesto diverso da quello nel quale che si trovò Joseph K., come lo chiama lui, il protagonista del romanzo. Comunque superato tutto questo, ho cercato di capire, e a quali conclusioni sono arrivato? La mia, evidentemente, non è stata una analisi tecnico-giuridica, io faccio un altro mestiere, non sono un giurista, direi una analisi, se si vuole, anche "semantica", ho cercato di fare e ho capito una cosa: che questa diversità di prospettazione nasce dal fatto che nella sentenza la dimensione tempo è assolutamente assente, cioè i fatti vengono presentati prescindendo completamente da questa dimensione tempo, vengono appiattiti l'uno sull'altro - non do alcun giudizio sul perché questo sia accaduto - sicché fatti accaduti magari a distanza di due anni vengono presentati come se fossero stati consecutivi e quindi, evidentemente, acquistano un significato diverso. Se si rilegge quella sentenza con l'introduzione della dimensione tempo di volta in volta, effettivamente..., io ho provato ancora a fare le prove e mi sono reso conto che viene fuori un'altra cosa, un'altra realtà.

PRESIDENTE: Nell'atto di appello questo aspetto mi pare sia bene esposto dai suoi difensori, cioè non è un problema che i difensori hanno dimenticato.

IMPUTATO CAPALDO: Un invito alla sintesi, immagino. Però mi consenta, signor Presidente, rapidamente, perché io prendo contatti per la prima volta con la Federconsorzi nel 1988, chiamato dall'on. Lo Bianco, Presidente della Coltivatori Diretti che insieme alla Confagricoltura sono un po' i soggetti economici di questa realtà. L'on. Lo Bianco chiede un parere sulla situazione della Federconsorzi, mi dà alcune carte, io mi rendo conto della situazione, una situazione abbastanza complessa, abbastanza in crisi. Ma soprattutto si capiva benissimo che senza interventi decisi non si sarebbe risolta. Lo dico all'on. Lo Bianco, l'on. Lo Bianco mi chiede di rappresentare queste cose anche al Direttore Generale, cosa che io faccio. E poi via via questo rapporto, siamo nell'88, si va esaurendo, perché io quello che dovevo dire l'avevo detto, fatti nomi non ce n'erano, nel frattempo era stato anche nominato un nuovo Direttore Generale, una persona di grandi qualità tecniche, stava lavorando per predisporre un piano. Quindi i rapporti si vanno allentando nel corso dell'89 e del '90. Arriviamo al 1991, quindi sono passati circa tre anni da questo primo contatto con Lo Bianco. Io vengo chiamato, un bel giorno, dal Ministro Goria, neo Ministro dell'Agricoltura, lo era da pochi giorni, siamo all'aprile del 1991, e il Ministro Goria mi chiede che opinioni io abbia sulla Federconsorzi, un argomento che lo preoccupa molto etc.. Qui mi consenta di aprire una parentesi: che Goria mi chiami non deve sorprendere, dalla sentenza sembra che il fatto che mi abbia chiamato denoti che esisteva o poteva esistere... No, io in quel periodo, come prima ed anche dopo, venivo, potrei dire comunemente, chiamato per situazioni di questo tipo, anche da altri Ministri. Sono stato l'anno prima chiamato dal Ministero delle Partecipazioni Statali per una questione dell'ENI; l'anno dopo fui sentito proprio del Presidente del Consiglio e dal Ministro della Industria sulla questione dell'EFIM. Quindi direi che era normale che un Ministro mi potesse chiamare. Il colloquio è durato un quarto d'ora, venti minuti. Goria mi dice che è molto preoccupato sulla situazione della FEDERCONSORZI, mi chiede un parere, io dico: l'ho perso un po' di vista, se però non hanno fatto nulla rispetto alla situazione che io conosco e rispetto alla quale avevo suggerito alcuni provvedimenti, nel frattempo la situazione non può che essere peggiorata. Lui disse che pensava di commissariarla, io replicai che, secondo me, era un gravissimo errore tecnico commissariare la FEDERCONSORZI, senza avere una idea di come questo commissariamento poi poteva sboccare in qualche altra cosa, e la cosa finì lì, nel senso che mi congedò e mi disse che mi avrebbe, semmai, prima di prendere qualunque altro provvedimento, interpellato. Cosa che non fece e io appresi, come tutti, che nel maggio, quindi un mese dopo, che la Federconsorzi era stata commissariata. Io da allora non ho avuto più rapporti con i commissari, con Goria, nessun rapporto, siamo a maggio del '91, e questo credo risulti. Io ritorno ad occuparmi della questione FEDERCONSORZI alla fine del '91, all'inizio del '92, quindi otto mesi dopo, perché? Intanto venivo sollecitato da più parti, sono esperto di questioni inerenti il risanamento aziendale, per avere anche in passato scritto alcune cose su questo argomento, e per essermene occupato molto dal punto di vista professionale, quindi che io venissi da più parti, dalla stessa organizzazione degli agricoltori, dalla CONFAGRICOLTURA piuttosto che dalla Coldiretti, dallo stesso giro creditorio di trovare una soluzione ad una vicenda che, lasciata la propria inerzia, sarebbe degenerata sempre di più. Perché già allora in quegli otto mesi emergevano alcune complessità nella procedura e alcuni motivi di preoccupazione. A parte il fatto che soprattutto i piccoli creditori, mi riferisco ai creditori agricoli, quelli che portavano le derrate, gli ammassi, avevano questo disagio, perché per loro venti milioni avevano una importanza superiore ai venti miliardi in una banca; c'era questo disagio e questa pressione dei piccoli creditori, ovviamente per altre ragioni dei lavoratori, le banche estere erano particolarmente allarmate sulla situazione della FEDERCONSORZI, e quindi sulla possibilità di recuperare i crediti, e non dimentichiamo che siamo nel '91-'92, alla vigilia di quella che sarà una gravissima crisi finanziaria nel nostro Paese con la svalutazione della moneta, e così via. Poi circolavano anche stranissime notizie su professionisti che chiedevano parcelle miliardarie per l'assistenza che avevano prestato fin lì. Tutta una serie di circostanze per cui un po' per sollecitazione dall'esterno, un po' per mia curiosità intellettuale, se si vuole, un po' perché ritenevo che, avendo qualche idea, dovessi in qualche modo manifestarla, entrai nell'ordine di elaborare una qualche ipotesi. Questa ipotesi, in realtà - arrivo al punto centrale della questione - su che cosa era basata? Intanto io in quel momento, e siamo a fine '91, inizio '92, prendo atto della situazione, che del resto non conoscevo neppure. Prendo atto che la FEDERCONSORZI è stata ammessa al concordato preventivo, concessione dei beni ai creditori, quindi in quel momento l'azienda non esiste più, l'azienda è una massa informe di beni che attendono di essere liquidati per pagare, nel limite del possibile, i creditori. Questo è ridotto all'osso il tema quando io l'affronto. Allora in questo contesto io dico: ma qui c'è una sola cosa che si può fare, creare le condizioni perché il realizzo delle attività venga fatto con le procedure più razionali e più efficienti possibile, perché se tutto questo adduce ad un recupero maggiore, evidentemente avranno tutti da guadagnare da questo maggior recupero; viceversa, se viene condotta in modo inefficiente, sarà un danno per tutti. Quindi io elaboro uno schema grosso modo di questo tipo: c'è bisogno di un nuovo soggetto giuridico che possa rendersi acquirente di tutti i beni, di tutti indistintamente i beni che fanno parte della massa e, in un certo senso, adesso le mie espressioni probabilmente sono un po' a-tecniche, ecco perché dopo chiamo un fallimentarista per lavorare sulla questione. Quindi io immagino questo schema per cui dico: noi dobbiamo puntare ad avere una sorta di "erede universale" della procedura di modo che la procedura realizza, in tempi rapidissimi, tutte le attività e, a quel punto, avendo esaurito tutte le attività, e avendo dei soldi, utilizza questi soldi per fare i riparti. Quindi lo schema si concentrava essenzialmente sulle modalità di realizzo, non avevo trovato nulla di meglio che costituire un altro soggetto che potesse acquistare il tutto. Naturalmente per sgombrare subito il campo da ogni ipotesi e da ogni intento speculativo, mi interrogai su come dovesse essere costituito questo soggetto, premesso che poteva essere qualunque soggetto giuridico dietro il quale ci poteva essere anche un imprenditore, uno solo, due, tre, dieci, una banca. No, io pensai ad uno schema che vedesse tra gli azionisti di questo soggetto solo i creditori della FEDERCONSORZI, e in una misura proporzionale...

PRESIDENTE: Anche questo è stato esposto bene nell'atto di appello. Vada avanti.

IMPUTATO CAPALDO: Signor Presidente, mi scusi, sono nove anni, e probabilmente non ho mai potuto spiegare le cose come le posso spiegare in questo.... Mi scuso. Siccome leggendo anche la sentenza, mi sembra che questo sia vero che è stato detto, è stato detto molto bene, però si ha sempre l'impressione che si possa dire meglio, o, perlomeno, dirlo in altro modo da renderlo più efficace. Dicevo, ho pensato questo schema a cui questo soggetto giuridico potessero partecipare solo i creditori nella misura dei rispettivi crediti; di modo che, io pensavo, e lo penso tuttora evidentemente, se noi riuscissimo a replicare un azionariato della società simile alla compagine dei creditori, noi abbiamo realizzato una situazione nella quale lo stesso prezzo diventa ininfluente, perché il prezzo può salire, può crescere, diventa ininfluente se tutti i creditori diventano soci in proporzione ai crediti. Si badi: questo schema era appena abbozzato, e quindi non si sapeva ancora chi sarebbe stato socio, chi lo era, chi non lo era, è stato concepito fin dall'inizio come una operazione di tipo certamente non lucrativa, ma io debbo dire in positivo di tipo solidaristico. In questo senso si è anche pensato che i creditori, soprattutto i piccoli creditori, non potessero essere alle prese con la costituzione di una società. Ecco il profilo solidaristico: allora lì si è detto ai piccoli creditori, e furono individuati al di sotto dei venti milioni perché sembrava che sotto i venti milioni fossero relativi agli ammassi, i creditori sotto ai venti milioni vengono rimborsati al cento per cento e così via, e questo è noto. Questo il senso. Dopodiché io pensai ad un meccanismo, se si vuole arrivare a comprare questi beni bisogna fare una offerta ed agganciarla a qualcosa, e non c'era nulla altro che agganciarlo alla relazione del commissario agli effetti del concordato preventivo, che era datata novembre del 2001, e quindi immaginai, poi, anche un meccanismo, su cui, se occorrerà, vi dirò qualche parola dopo, un meccanismo di conguaglio nell'ipotesi in cui, una volta fosse stata accettata questa offerta, non tutti i beni presenti nella relazione particolareggiata fossero ancora disponibili perché potevano essere stati venduti, crediti potevano essere incassati, e così via. A quel punto, non essendo io un giurista, ed evidentemente resomi conto che c'erano alcuni aspetti tecnico-giuridici da approfondire, da definire, ritenni di sentire, affidare il tutto ad un fallimentarista. E lo individuai nel prof. Casella di Milano, persona che io conoscevo, avevo visto qualche volta, ma soprattutto sapevo che era una persona molto esperta in materia fallimentare, ma con risvolti anche applicativi a questa materia. Io interpellai il prof. Casella, gli rappresentai che cosa pensavo di fare. Il prof. Casella disse che, secondo lui, era una cosa fattibile. A questo punto io feci due cose: la prima cosa è sentire i principali creditori, che conoscevo le principali banche e la FIAT, che pure era un grosso creditore, per vedere se eventualmente si poteva fare una operazione di questo genere. Avuto un assenso di massima, feci un altro passaggio con la Banca d'Italia, parlai proprio con il governatore dell'epoca; il quale, dopo avere fatto alcune verifiche, diede il via libera, nel senso: se volete da parte nostra non c'è nulla in contrario ad un'operazione di questo tipo. A quel punto Casella si mette all'opera e lavora su due fronti: sul fronte del Tribunale, quindi prende contatto con la procedura, tra l'altro io non conoscevo il dott. Greco, e non avevo mai preso contatti, oltre tutto era un mondo quello del Tribunale di Roma che non conoscevo, Casella prende contatti con la massa dei creditori e, per altro verso, con il Tribunale. Via via il progetto prende forma e si arriva alla ipotesi di un'offerta, Casella dice: qui c'è bisogno di una sorta di comitati promotori che fa una offerta, e l'offerta poi viene definita nel maggio del 1992. L'offerta deve prevedere un prezzo e delle modalità, arriviamo al prezzo. Premesso che quando viene fatta la proposta, la proposta viene fatta in nome di una eventuale costituenda società alla quale possono partecipare tutti, quindi in quel momento chi parteciperà o chi non parteciperà non è noto, si sa solo che possono partecipare tutti. Quindi immaginare di stare lì a discettare sul prezzo, con finalità disoneste, sapendo che poi tutti avrebbero potuto partecipare alla società mi domando che senso abbia. Perché allora se si voleva fare una operazione speculativa, prima si bloccava la società, si faceva una società composta in un certo modo ad azionariato chiuso, e questa società faceva la sua offerta, il prezzo vile, poteva essere quello che si voleva, e se l'offerta veniva accettata, ancorché vile, a quel punto quei signori avevano fatto un affare. Ma immaginare di volere fare un affare con una proposta che prevede la costituzione di una società alla quale possono partecipare tutti indistintamente i creditori in proporzione ai crediti è privo di senso. Uno che avesse fatto finalità speculative fa una operazione... e perché? E perché la concepisce così? Nessuno obbligava a costituire una società riservata ai soli creditori in proporzione ai crediti, c'era libertà di fare una qualunque offerta, una sola banca poteva fare la proposta, la potevano fare in due, in tre, poteva essere una banca con un'altra impresa, si poteva fare di tutto. No, deliberatamente si decide di costituire una società aperta a tutti i creditori, solo ai creditori, in proporzione ai crediti. Questo, per esempio. Ecco il senso del tempo, non appare chiaro che prima, un anno prima, nasce questa proposta rispetto a quando poi si costituirà la società, e si badi che poi quando la società viene costituita, un anno dopo - e poi tornerò su quei dieci mesi, dodici mesi, che intercorrono tra la proposta e l'accettazione della proposta - quando la società viene costituita, intanto i soci che costituiscono la società sono in numero superiore ai proponenti; ciò significa che, strada facendo, si erano aggiunti altri soggetti. Ma c'è di più: la società consente ai creditori che non hanno partecipato alla costituzione di entrare nella medesima società, attraverso un aumento di capitale, alle medesime condizioni dei soci originari nei dodici mesi successivi, quindi non ci può essere un intento speculativo, con tutto il rispetto che si può avere per la speculazione, non ci può essere, è in re ipsa, non vedo come, perché uno che vuole fare un affare si rende conto che ha fatto un affare perché quella proposta a vil prezzo è stata accettata, in quello stesso momento dice: signori, chi non è entrato nella società sappia che nei dodici mesi successivi può entrare. Ecco le cose alle quali uno non riesce a dare risposta. Allora, viene configurata la proposta nei termini.

Il prezzo. Io sdrammatizzo, per le ragioni che ho detto, la questione del prezzo, e tuttavia, in pratica, il prezzo ha costituito un aspetto molto importante. Come nasce il prezzo? Qui, quando leggo: "la cordata Capaldo" mi viene... non è possibile, io non ho fatto nessuna cordata. Io ho inteso dare un contributo alla soluzione di un problema di interesse generale, in quel momento, quindi non c'è cordata. Il prezzo nasce intorno ad un tavolo dove sono riuniti i promotori, costituiti essenzialmente da uomini di banca e grandi imprese e si dibatte sul... E da che cosa si parte? Si parte dalle stime. Si parte da una prima stima di 4.800 miliardi, si parte poi dalla stima contenuta nel concordato, che è di 3.939, e qui basta leggere queste stime, sfogliarle, per rendersi conto.

PRESIDENTE: Questo nell'appello è articolato.

IMPUTATO CAPALDO: Sul prezzo, se mi consente una battuta, qui si fa una confusione drammatica, secondo me, tra la valutazione e il prezzo. Senza voler ripercorrere la teoria economica, ma sono due cose diverse. La valutazione, la stima è un'ipotesi, deve essere argomentata, deve essere ragionata, tutto quello che si vuole, ma è un'opinione, niente di più che un'opinione, quella è una stima. Guardi, se mi è consentito un riferimento personale, io ne ho fatte tante nel mio lavoro, io sono solito dire una cosa, io credo di essere un bravo valutatore finanziario, però c'è certamente chi è più bravo di me, e io dico che più bravo è il mercato, cioè il mondo esterno, quello che poi deve concretamente pagare dei prezzi. Io dico che la stima è un'ipotesi, un ragionamento, comunque è un'opinione; il prezzo è un investimento, dietro il prezzo c'è un investimento con tutti i rischi che ne derivano. Quindi questa distinzione... adesso potrei entrare nei dettagli, potrei dire il come e il perché, però lei giustamente mi dice che questo è già tutto scritto, cioè che i consorzi nel frattempo erano falliti, laddove nelle prime valutazioni venivano considerati consorzi sani; è tutto scritto, siamo d'accordo. Però questo divario fondamentale - sul piano logico è fondamentale - tra la stima ed un prezzo ne esce completamente appiattito nella sentenza, sembra che siano la stessa cosa, cioè la stima equivale al prezzo, o se si vuole, il prezzo deve eguagliare la stima. Ma mai più. Del resto, se ognuno di noi ha qualcosa che vuol vendere e l'affida ad una casa d'aste, sa bene che almeno il 20% deve pagare per farsela vendere, per dire, assumendo che non abbia sbagliato la valutazione in partenza, comunque ci sono dei costi di intermediazione. Quindi il divario su cui si è tanto favoleggiato, quando andiamo a stringere, signori, non c'è, e non c'è perché? Perché scorrendo la stima e rivedendo gli errori più vistosi - mi limito agli immobili - gli immobili... e qui forse coloro che hanno fatto le stime sono stati in un certo senso sfortunati, perché hanno valutato gli immobili, le statistiche ce lo dicono, nel periodo di boom del mercato immobiliare, che era cominciato nell'89 e, guarda caso, si conclude a fine '91. Quando noi formiamo il prezzo - 2.150 pagabili etc. etc. - il mercato immobiliare sta crollando, e crollerà e scenderà per alcuni anni; solo adesso, da un anno, un anno e mezzo, è in ripresa e in alcuni casi non sono stati ancora raggiunti i prezzi del '91. Quando si è discusso per fare questa offerta, allora appariva chiaro che i valori immobiliari erano sproporzionati rispetto non solo alla situazione del momento, ma soprattutto rispetto alla tendenza, tanto più che questi immobili erano destinati ad essere venduti nel tempo, quindi ci si doveva interrogare anche sul tempo, su quello che sarebbe accaduto in futuro.

I crediti. Bastava prendere atto che tanti consorzi erano falliti, nel frattempo, perché la crisi del sistema federconsortile fece cadere, crollare tutti questi consorzi. Quindi i crediti, che in quel momento, quando le stime furono fatte, si pensava fossero crediti verso aziende sane, in realtà erano crediti verso aziende in crisi, e questo era già evidente. Ora, che si dovesse abbattere di almeno il 30% appariva chiaro. Si discusse nel momento della stima, nel momento della formazione del prezzo, perché si arrivò alla conclusione che non si potesse offrire un prezzo superiore ai 1.900-2.000 miliardi, secondo valutazione corrente. A quel punto, preso atto di una circostanza, che quand'anche la proposta fosse stata accettata e la società avesse pagato tutto e subito - cosa che poteva anche fare, visto che c'era un sistema di banche dietro - la procedura non sarebbe stata in grado - perché si stava ancora definendo la natura di alcuni creditori, di alcuni crediti e così via, tra privilegiati e ordinari - di fare i riparti. E allora si ritenne opportuno accrescere il prezzo e incorporarvi una dilazione di pagamento. Così nasce quella proposta, perché si discusse tra un pagamento immediato, più basso, evidentemente - si discuteva tra 1.900 e 2.000 - poi prevalse questa tesi, perché in realtà fui io stesso a proporre: in fondo, quand'anche la società, se la proposta viene accettata, pagasse immediatamente, la procedura non potrebbe rimborsare, perché sta ancora facendo i crediti, conviene pagare di più e chiedere una dilazione dei pagamenti, ciò che fu fatto.

Un altro profilo che merita di essere considerato è la questione dell'atto quadro, su cui ho letto cose, francamente, che non... Signori, il discorso, anche lì, è semplicissimo. Ricordo che fui proprio io a dire all'Avvocato Casella: qui, se chiederemmo una dilazione, se in questa proposta si chiede una dilazione, bisogna dare delle garanzie, e diamole ancora prima che le chiedano, queste garanzie. Ecco come nasce l'atto quadro. Si dice: questo soggetto di nuova costituzione si impegna a comprare tutto ad un prezzo determinato; però, siccome non paga tutto e subito, per dare adeguate garanzie al venditore occorre studiare un meccanismo. E il meccanismo fu quello che poi viene denominato atto quadro. Il meccanismo in che cosa consisteva? Consisteva nel fatto che, all'atto dell'accettazione eventualmente della proposta, i beni non venivano trasferiti alla S.G.R., perché in un certo senso rimanevano in garanzia al venditore. Veniva convenuto invece che, a mano a mano che la società di nuova costituzione avesse venduto questi beni, il netto ricavo sarebbe stato depositato su un conto corrente ad hoc, destinato al pagamento delle rate. In altre parole: quella questione che poi ha portato all'atto quadro - si è voluto evitare il trasferimento in blocco dei beni alla S.G.R. - aveva una funzione ben precisa, quella di fornire una garanzia al venditore, e poi anche di carattere pratico perché, trattandosi di beni destinati ad essere venduti, erano fare tutti i passaggi magari nel giro di qualche mese. Ma la funzione principale era la funzione di garanzia, non c'erano altre funzioni. Io ricordo che, quando si parlò di questo, io dissi all'Avvocato Casella: immagino che qui si debba passare ad una sorta di contratto cornice, contratto quadro - poi l'hanno chiamato atto quadro - ma nella mia mente, senza entrare nel tecnicismo giuridico, per me era lo strumento attraverso il quale il compratore dava garanzia al venditore che aveva pagato il prezzo. Tutto qui.

Ho capito che non è il caso di stare su altri dettagli, non voglio... Io non ho altro da aggiungere, se non un augurio che faccio a me stesso, se mi è consentito. Signor Presidente e Signori, quando sono stato sentito, cinque anni fa, dalla Commissione parlamentare su questa questione, conclusi dicendo, dopo avere rappresentato che ero stato come Presidente per un anno della S.G.R., su richiesta di tutti i soci, dopo aver lasciato, io conclusi dicendo: mi aspettavo un qualche riconoscimento per le opere che avevo svolto, qualche apprezzamento, e mi è arrivato un avviso di garanzia da Perugia. Oggi, a distanza di cinque anni, siamo andati ben oltre. Io forse, nella mia ingenuità, continuavo ad aspettarmi una qualche parola di apprezzamento, e invece mi arriva una condanna. Io mi auguro solamente che al termine di questo processo, se non sarà riconosciuta la mia onestà, quanto meno io riesca a capire perché, dove ho sbagliato, cosa ho fatto di male, perché io meriti questa punizione.

***

PRESIDENTE: Non ci sono altre dichiarazioni da fare? No. Allora facciamo prima un piccolo orario. Dovrebbe cominciare la discussione e dovrebbe parlare per primo il Procuratore Generale, vogliamo sentire anche quali sono le sue preferenze, se vuole parlare subito, se vuole dividere la sua requisitoria in due parti, se vuole parlare nel pomeriggio. Dobbiamo cercare di raggiungere un accordo, dobbiamo cercare di facilitare tutte le parti. Allora, approfittiamo di questa pausa, giustamente, come dice il Relatore, che è quello più gravato di noi, vediamo anche di preparare il piano generale di queste udienze.

(Viene concordato il calendario degli interventi della giornata e delle successive udienze).

La Corte si aggiorna alle ore 15.00.

Il presente verbale è sospeso alle ore 13.15.


 

Il presente verbale viene riaperto alle ore 15.15.

Si dà atto che alla ripresa sono presenti: l'Avvocato dello Stato, l'Avvocato Marco De Carolis, l'Avvocato Mario Casellato per il responsabile civile; l'Avvocato Coppi, l'Avvocato Zaganelli, l'Avvocato Lemme; in sostituzione dell'Avvocato Sammarco, è presente l'Avvocato Anna D'Alessandro.

PRESIDENTE: La parola al Procuratore Generale.

PROCURATORE GENERALE: A rischio di essere fin troppo scarno, io cercherò di stare su quelli che mi sembrano i punti essenziali della sentenza. Vado ai punti che mi sembrano importanti della sentenza e dei motivi di appello, cercando ovviamente di contrastarli. Nei motivi di appello tre argomenti sono molto dibattuti dalle Difese, ma io credo di non dovermi soffermare molto.

La Commissione parlamentare. Si critica l'atteggiamento della sentenza di primo grado nei confronti della Commissione particolare, ma a noi dei risultati della Commissione parlamentare non deve interessare assolutamente nulla. In quella Commissione sono stato sentito anch'io; ho appreso, proprio preparando questo processo, che tutti gli atti sono pubblicati in Internet. La vostra completa autonomia nel giudicare del fatto vi può portare addirittura ad ignorare quello che è scritto negli atti della Commissione parlamentare, per cui ne prescindo completamente, proprio per l'indipendenza che deve caratterizzare il vostro giudizio.

L'altro argomento molto dibattuto è quello della mancanza di una persona interna alla compagine societaria, per cui di reato di bancarotta post-fallimentare in concordato non si potrebbe parlare perché il reato proprio mancherebbe la persona specifica a cui imputarlo. Questa persona c'è, è D'Ercole. Per D'Ercole c'è anche impugnazione del mio ufficio, e D'Ercole senz'altro, come commissario, era anche un liquidatore, e l'Art. 236 prevede il liquidatore.

Terzo argomento che mi sembra superabilissimo è quello del reato ministeriale. Quale fatto specifico penale è emerso a carico di un qualche Ministro dell'Agricoltura, in questo processo, che ci avrebbe costretto a rimettere gli atti al Tribunale dei Ministri? Si può pensare ad una responsabilità politica lontana, certo, il Ministro era informato, ma i fatti specifici ritrovati e contestati nel prescritto reato di abuso e nella dissipazione sono fatti riconducibili, come sono stati correttamente ricondotti, alle persone degli imputati che furono dedotti in giudizio in primo grado. Quindi questi tre argomenti mi sembrano tutti superabilissimi, perché mai è stato detto che Goria o chi lo succedette ha fatto questo, ha fatto quest'altro, ha determinato quest'altra azione, per cui avremmo dovuto fermarci e mandare gli atti al Tribunale dei Ministri.

Andiamo invece ai fatti che mi sembrano più importanti. La sentenza di primo grado affronta un problema, secondo me fondamentale, sul quale voi dovrete pronunciarvi, ed è il problema pregiudiziale a tutta la procedura, che non è dell'ammissione alla procedura, cioè del luglio '91, ma è successivo, perché tra il luglio '91 e il '92 succede un fatto fondamentale, che viene raccolto nel giudizio di primo grado, ma non viene esaminato fino in fondo nelle sue conseguenze giuridiche. Voi siete una Corte Penale, certo, però dovrete dirlo, sarete chiamati a dare quel parere, a dire la vostra - e non sarà un parere, questa volta, sarà una statuizione - su un argomento per cui il Presidente Greco volle interpellare invece il prof. D'Alessandro, tirando a mio avviso le cose per le lunghe perché voleva arrivare comunque all'omologa, rendendosi benissimo conto di quello che stava facendo, e non poteva non rendersene conto, qualsiasi cosa sia venuto a dirvi qua in dibattimento, e poi lo vedremo. Che cosa era successo, brevissimamente? La Federconsorzi si era presentata al concordato preventivo con dei bilanci al 1990, chiede il concordato preventivo nel luglio 1991, in cui riportava un patrimonio attivo di 2.850 miliardi, riportava delle perdite, ma non si parlava assolutamente di quel fatto dirompente per una società, che è la perdita totale del capitale sociale; società cooperativa, la Federconsorzi. Viene commissariata Federconsorzi, vengono nominati Ciliana, Locatelli e Gambino, i tre commissari redigono il bilancio al '91 nell'anno successivo e si accorgono che il capitale sociale è andato completamente perduto. Sicuramente questo fatto è riconducibile nel tempo a prima. Il prof. Gambino, citando Greco, che è quel professore che è, sa benissimo che esistono gli Artt. 2540 e 2539 del Codice Civile. L'Art. 2539 dice per le società cooperative, sottolineando la perdita totale del capitale sociale - perché invece per le società lucrative, per le società per azioni e le S.r.l. è sufficiente la perdita di un terzo del capitale, così come previsto dall'Art. 2447 - dice che in caso di perdita totale del capitale sociale, la società va sciolta. A quel punto Gambino, il 27 maggio, insieme agli altri due, prepara un'istanza chiedendo al Presidente Greco se è il caso di convocare un'assemblea straordinaria che delibasse questo fatto, che dichiarasse la perdita totale del capitale sociale. Sappiamo, c'è poco contrasto sulla vicenda, c'è soltanto il fatto che Greco dice che non è vero che ha detto istanza restituita, istanza ritirata, al momento in cui la restituisce quattro mesi dopo al nuovo commissario Piovani. Ma il fatto è pacifico: dal 27 maggio all'estate, quando Piovani, nuovo commissario, che è succeduto ai primi tre, appura di questa istanza e va a chiedergli, Greco gli dice: riprenditi questa istanza, o comunque gliela ridà; adesso che gli abbia detto o non gli abbia detto: istanza restituita, istanza ritirata, l'importante è che gli dice: eccoti l'istanza e fai un quesito al prof. D'Alessandro sul punto. E così arriva all’omologa.

Ora la domanda è: che cosa succede ad una società che ha perso per intero il capitale sociale? Come vi dicevo, la sentenza affronta il problema alle pagine 173-175, però secondo me non va fino in fondo, perché i Giudici di primo grado dicono: a quel punto, se ci fosse stata questa assemblea, sarebbero sorti contrasti tra i soci; se ci fosse stata questa assemblea, probabilmente il Ministro sarebbe stato costretto ad imboccare la via della liquidazione coatta amministrativa. Questo è sicuramente vero, ma non è sufficiente, perché c'è molto di più. Con la perdita totale del capitale sociale, la società entra automaticamente in una fase di liquidazione; in questo senso parrebbe l'assemblea un fatto pleonastico, un fatto di più, perché c'è già in liquidazione, è andata in concordato, il concordato è una procedura liquidatoria. Invece no, perché concordato e liquidazione - qui dovrete pronunciarvi, e se non vi pronuncerete voi, io in Cassazione ci andrò sul punto, perché è essenziale, è dirimente - hanno presupposti e causa differenti. Il presupposto della liquidazione è la perdita del capitale, il presupposto del concordato è l'insolvenza, sono due fatti diversi, basti pensare che una società che ha consumato tutto il capitale sociale, e quindi l’ha perduto, per pagare fino all’ultimo euro di debiti, non è insolvente; basta questa azione e vi rendete che sono due fatti completamente diversi. Ma sono due fatti completamente diversi anche nella causalità, anche nella finalità. Il concordato prevede che la società, che comunque continua ad esistere, sopravviva; certo, anche nella liquidazione è ammesso che la società, se in qualche modo sopraggiungono nuovi capitali, possa rivivere, però la liquidazione per l’Art. 2248 è all'estinzione della società; quindi causa e presupposti completamente diversi.

A questo punto, il Presidente Greco, che era stato tra l'altro Presidente anche della Seconda Sezione civile di Roma, e quindi per dieci anni era stato alle omologazioni - allora ancora si omologavano tutti gli atti notarili di costituzione di una società, anche di ricostituzione del capitale sociale - era materia che conosceva benissimo, tanto è vero che a Roma imperava proprio la sua giurisprudenza, che diceva, a differenza di Milano, che il concordato non assorbiva completamente la liquidazione, ma che liquidazione e concordato sono due fatti diversi.

Che cosa doveva succedere? Che andava delibata questa benedetta perdita totale del capitale sociale e immediatamente i soci della società sarebbero diventati debitori della società stessa, perché non vi è dubbio che una società che vuole stare in concordato il capitale lo deve ricostituire, non può stare senza capitale in concordato. Questa anomalia è insuperabile, da questa anomalia non può uscire la liceità del concordato Fedit; questo è il primo punto. Sul punto c'è giurisprudenza, io non ve la sto a leggere, non voglio tediarvi, sono due sentenze: una antica, dell’86, della Cassazione, che dice: “È immeritevole, la società che ha perduto per intero il capitale sociale, del concordato”, l'altra è molto più recente, è del Tribunale di Avellino, che dice che una società di capitale che non ha adempiuto a tutti i doveri prescritti dal 2247 - si parla di società di capitali - o alla messa in liquidazione e alla ricostituzione del capitale sociale, non può meritare il concordato. E questo fatto a me sembra veramente insuperabile. Qualcuno che conosceva benissimo queste norme ha taciuto su questo punto, e forse c'erano anche altre persone che avrebbero avuto il dovere istituzionale di muoversi in questo senso, ma queste persone non sono dedotte in questo giudizio, né io posso stare a vedere quello che è successo a questo punto tanto tempo fa. Mi trovo di fronte a questa condotta e vi dico che quel concordato non poteva continuare ad essere, se non si fossero impegnati i soci di Federconsorzi a ricostituire il capitale sociale.

Due fatti apparentemente più piccoli: i pareri di Carbonetti e l'atto quadro. Carbonetti era un esperto in materia aziendale, già funzionario della Banca d'Italia, poi un dirigente di Fideuram, che si era interessato di Federconsorzi nel corso della sua attività, che poi era stato nominato consulente dal giudice delegato Greco in Federconsorzi. Espresse tre pareri su fatti diversi, tra cui uno molto importante sul prezzo del concordato, e poi questi tre pareri liquidati, effettivamente pagati, non sono mai stati ritrovati. Nel frattempo, però, Carbonetti era diventato prima un amministratore delegato di S.G.R., la società che avrebbe rilevato tutti i beni di Federconsorzi, e successivamente, dal ‘94, quando il prof. Capaldo ha lasciato il posto, è succeduto al prof. Capaldo come dirigente di S.G.R.. Carbonetti ci ha detto in primo grado che lui non ha avvertito nessuna incompatibilità, perché era passato il tempo e non sentiva incompatibilità; qualcuno però ha pensato che questa incompatibilità poteva comunque venire rilevata, fatto sta che questi pareri non si sono più trovati nel fascicolo.

Voce fuori microfono: C’è una tesi nell’appello, il Procuratore Generale può anche prendere posizione su questa tesi.

PROCURATORE GENERALE: Ci stavo arrivando. Volevo tornare su un’altra cosa: il parere sparito riguarda la valutazione a 2.850 miliardi; 2.850 miliardi venivano riportati in quel bilancio del ‘90 che era completamente smentito dal successivo di Gambino del ‘91, bilancio del ‘90 che aveva già dato luogo, da parte mia personale, di segnalazione al mio ufficio... io non dovevo segnalare niente a nessuno, di autosegnalazione di falso in bilancio; quindi qualcuno sapeva che quei 2.850 miliardi di patrimonio erano qualcosa di un bilancio che stava o era già stato attaccato addirittura in fase penale, quando questi spariscono. Ma c'è di più. Mi si dice da parte delle Difese: mancano i pareri, ma c'è la liquidazione. Ma la cosa che non può mancare in un nostro fascicolo è la liquidazione, perché là se ne sarebbe accorto chiunque, qualsiasi ispettore ministeriale, vedendo che mancava, fosse anche in una così mastodontica procedura, soltanto 20 milioni, che in una procedura di questo tipo facevano ridere, ma i 20 milioni di pagamento a Carbonetti avrebbero messo in condizioni qualsiasi ispettore di rendersi conto che c'era un ammanco, inficiando quindi la procedura. Tutto poteva mancare, meno la liquidazione. Quindi, venirci a dire adesso che, standoci la liquidazione, nessuno ha fatto sparire i pareri perché si sono persi, non è vero, perché chi ha fatto sparire i pareri sapeva benissimo che l'unica cosa che non poteva far sparire, perché se ne sarebbe accorto anche un ispettore ministeriale - non un giudice, un ispettore ministeriale cancelliere - erano proprio i pareri. E poi, guarda caso, questi pareri, a parte riconducibili ad una persona di quella importanza nella procedura (questo non è detto nella sentenza di primo grado) ancoravano a quel patrimonio di 2.850 miliardi, che è quello che non andava assolutamente detto, perché faceva capo ad un bilancio - e avete gli atti, avete il mio capo di imputazione pendente a Roma - a quel bilancio del ‘90 per cui gli ultimi amministratori di Federconsorzi si ritrovano tutti per falsità in bilancio in primo grado a Roma.

Andiamo rapidamente all'atto quadro. L'atto quadro è una specie di capolavoro. Da questo punto di vista, anch'io sono ammirato da tutta la procedura S.G.R., atto quadro, effettivamente sono state percorse vie nuove del diritto civile. L'atto quadro è sicuramente un mirabile strumento, e in questo senso capisco l'orgoglio del notaio Marigonda, che anche lui ha la levatura giuridica che tutti gli riconosciamo. Però l'atto quadro, nella sua estrema ampiezza rispetto all'oggetto..., e solo su questo soffermo la vostra attenzione, perché poi immagino che su questo, come si è soffermato tanto il sostituto che mi ha preceduto in primo grado, come si sofferma la sentenza, come si soffermeranno anche le Parti Civili..., non vi voglio tediare, ma soffermo la vostra attenzione sull'esito dell'atto quadro, che ha una formidabile coincidenza con quello che avviene sempre nei processi penali per bancarotta. L'atto quadro, cinque anni dopo, cambiato il Giudice delegato..., prima fu Carlo Piccinini - con cui ebbi l’onore di fare l’uditore ormai 25 anni fa - poi venne Emilio Onorelli, che cambia completamente lo staff della procedura Federconsorzi, e studiano l'atto quadro De Nova e il Gabrielli, tutti e due professori di diritto civile, e ritengono che l’atto quadro vada impugnato per nullità per indeterminatezza dell'oggetto. Partono con la causa civile, autorizzata dal Giudice delegato; a quel punto S.G.R. e procedura vengono a transazione e pongono nel nulla, come ha detto Emilio Onorelli quando è stato sentito in primo grado, pongono nel nulla l'atto quadro perché addivengono a una transazione per cui tutti i beni - naturalmente quello che è fatto è fatto, il venduto è venduto - ancora in possesso di S.G.R. vengono retroceduti alla procedura. Che cos'è questa? Naturalmente viene scelta la via migliore, la via aurea in diritto civile, che è quella della transazione; ma che cosa determina rispetto all'atto quadro? Non devo dirlo a voi, lo dico a me stesso, come dicono gli avvocati: determina l'inefficacia di quell'originario contratto. E quell’inefficacia che cosa è, se non quello che ottiene una qualsiasi azione revocatoria, che sappiamo tutti era partita come azione di nullità, ma diventa una transazione che rende inefficace l'atto. E allora, in pratica, che cosa abbiamo avuto? Una revocatoria che ha bloccato quell'atto. E in concomitanza che cosa è avvenuto a Perugia? È partita una serie di sequestri che ha bloccato tutta l’attività di S.G.R. ed è nata un’accusa per distrazione, prima, tramutata poi in dissipazione. E questa non è la perfetta coincidenza tra processo civile e processo penale, tra distrazione penalmente rilevante e inefficacia dell'atto che la distrazione ha determinato? Solo su questo mi soffermo, per dirvi che questo tanto conclamato atto quadro ora non è più, è stato reso inefficace in concomitanza, tutto il patrimonio Federconsorzi è sotto sequestro penale, in concomitanza voi dovete giudicare se dissipazione ci fu o non ci fu.

Veniamo all'altro argomento fondamentale, trattato anche oggi da Pellegrino Capaldo: il prezzo. Ci ha detto giustamente il prof. Capaldo: ma il prezzo per noi era diventato assai poco importante, perché io avevo escogitato un meccanismo per cui tutti potevano entrare in S.G.R.. A parte che questo non è successo, perché in S.G.R. è entrato soltanto un ristrettissimo numero di banche, e non sono mai entrate le banche straniere, cosa che auspicava dall'inizio invece il Ministro Goria. Dicevo, questo benedetto prezzo - il prof. Capaldo stava dando dichiarazioni spontanee e io naturalmente non potevo chiedere - ma se questo benedetto prezzo fosse stato più alto, l'avrebbero fatto lo stesso l'affare? Se fosse stato quello che noi riteniamo congruo, avrebbero lo stesso acquistato? E questa è un'altra domanda dirimente. Ci dicono che non è importante. Invece, nella mia povera mente di magistrato dell’accusa, io non riesco a scappare da due elementi, a pretermettere due elementi. In una recentissima sentenza di Cassazione che riguardava un sequestro per usura, le Sezioni Unite sono entrate nel concetto di sproporzione, e hanno detto che sproporzione è tutto quello che determina un incongruo guadagno per l'usuraio, limitandosi a dire “incongruo”. Ed è un termine importante, perché il Presidente Greco tante volte si è soffermato, nelle dichiarazioni dibattimentali, su questa congruità. Ora io dico che questa congruità va in qualche modo ancorata a dei valori e, a voler tutto concedere, non posso stare a quel valore di 2.850 miliardi di un bilancio attaccato per falso, ma debbo stare ad un atto interno della stessa procedura, che è la perizia fatta dal commissario giudiziale, che aveva detto che i beni ammontavano a 3.900 miliardi, ed è la perizia più bassa, perché c'erano perizie più alte. C'è Ciliana che a dibattimento ha detto addirittura che il valore poteva essere 8.000 miliardi; c'era la perizia del perito De Santis, che aveva tantissimi incarichi in sezione fallimentare, che era uomo stimatissimo a Viale delle Milizie, il commercialista De Santis ha detto 4.800 miliardi. Ma noi stiamo ai 3.900 di Picardi, e a questo punto io dico: se la Cassazione ci dice che nella sproporzione dobbiamo tener conto della congruità, e la congruità ci viene data dalle regole di comune esperienza, io, proprio per questa comune esperienza, invoco l’esperienza, oramai di tre millenni, dell'istituto fondamentale della rescissione, tanto della divisione quanto della vendita. Invocare la divisione, la rescissione nella divisione, non è proprio un'invenzione in questo procedimento, perché la procedura inventata da S.G.R., ce l'ha detto Capaldo oggi, doveva essere una procedura essenzialmente non lucrativa, ma a dividere. Allora, se siamo a dividere, se essenzialmente era una divisione, potremmo invocare anche il quarto, come criterio della comune esperienza, e se è il quarto, vedete bene che da 2.150 a 3.900 il quarto è abbondantemente superato. Ma invece stiamo al nomen iuris del contratto. È grosso modo una vendita, pur con la sua indeterminatezza, pur forse un preliminare di vendita, ma non ci interessa la natura giuridica, stiamo alla vendita. Apparentemente, 3.900, 2.150: siamo a 200 miliardi in più della metà, dell’ultra dimidium che ci servirebbe per dire che c'è stata lesione della proporzionalità, che c'è stata incongruità. Ma questo non è vero, e ce lo dicono già i giudici di primo grado, perché 400 miliardi di beni erano stati già venduti, per cui il prezzo effettivo dall’inizio non è 2.150, ma è 1.750; dobbiamo togliere, allora, 400 miliardi tanto dal prezzo quanto dai 3.900 della stima. Andiamo a ristabilire il rapporto e vediamo che è stato venduto precisamente alla metà di quella che era la stima, perché 3.900 meno 400 fa 3.500, e 1.750 è precisamente la metà. Quindi, se stiamo alla Cassazione, che ci dice di invocare le regole di comune esperienza, e se per le regole di comune esperienza invochiamo il diritto romano, ci siamo precisamente. Questa vendita è una vendita vile, è una vendita sproporzionata, una vendita che pende da una sola parte, dalla parte dell'acquirente.

Poi, questa vendita ha delle caratteristiche. Si invoca la pubblicità di fatto: ma tutti sapevano. In realtà è partita una proposta, questa proposta è pacifica dalle risultanze dibattimentali, ma questa posizione è legittima da parte del prof. Capaldo, il prof. Capaldo ha fatto i conti, ha visto quello che serviva per liquidare il 40% e si è ancorato al 40%; lui proponeva, perché doveva guardare anche le perizie e i valori attribuiti? Giustamente loro dicono: ma questa è un’economia in cessazione, bisogna tener conto del fattore tempo. Là è facile la risposta: ma perché di economia di cessazione e di questi fattori non si parla poi nell’ordinanza che ammette e che autorizza l'atto quadro? Perché non vengono recepite queste cose nell'atto giudiziario che doveva dare queste possibilità? Questo prezzo, quindi, a mio avviso, è stato unilateralmente stabilito; ripeto, questa operazione è legittima da parte di chi propone, ma occorreva un vaglio da parte del giudice, che deve essere terzo, e qui arriviamo al punto essenziale del danno. Si dice da parte delle Difese che danno non può esserci, perché tutto quello che è stato venduto è stato ripartito nelle percentuali di legge. Ma il capo di accusa non ha mai riguardato il riparto, né la causa di un concordato preventivo si esaurisce nella liquidazione e quindi nel riparto. La causa del concordato preventivo è complessa, ha due finalità, di cui forse la seconda più nobile della prima, ed è quella a cui deve stare più attento il giudice, perché alla prima stanno sicuramente attenti i creditori, per loro preciso interesse. Il concordato preventivo, da un lato, mira a dare perlomeno il 40% - perlomeno il 40%, l'obiettivo non deve essere minimizzante, non deve essere solo il 40% - e dall'altro, però, la sopravvivenza della società. E qui è quello che le Difese dimenticano, è quello che ha completamente dimenticato l'imputato Greco nel corso della sua attività di giudice delegato. Perché questo benedetto prezzo, così vile, così sproporzionato, ha creato un indubbio vantaggio a S.G.R.. E quale era questo vantaggio? Che raggiungere quel prezzo, quel livello di vendite era facilissimo. Quindi, da un lato, Federconsorzi si è trovata ad avere un credito, perché non è stato immediatamente pagato il prezzo vile rispetto a quello che aveva offerto, dall'altro, ha dato la possibilità a S.G.R. di smistare, di commercializzare senza alcun controllo, perché raggiungere quel prezzo era facilissimo, tanto è vero che il prezzo è stato raggiunto ed anche superato. Il problema era vendere tutto, vendere anche le cose di valore diverso, e in questo c'è un preciso danno ai creditori; dando questo potere monopolistico a S.G.R., loro hanno liquidato in assoluta libertà, raggiungendo quel livello con tranquillità, senza porsi il problema quindi di vendere meglio. Noi, a questo punto, non lo possiamo sapere più con certezza, perché come possiamo sapere, se fosse stato fatto il prezzo giusto, quale impegno avrebbero dovuto mettere per vendere cose magari di minor pregio e cercare di piazzarle sul mercato? È andato via tutto il meglio e subito: tutti i palazzi più prestigiosi di Roma e che avevano nel resto del territorio nazionale, la FATA, la società assicurativa che era in bonis, la Massa Lombarda. Sono andati via, e il resto? E il resto, lo vedremo dopo, ci sta ancora tutto, come ci sono 4.150 miliardi di debiti. Questo è il vantaggio indebito che ha ottenuto S.G.R.: ha potuto liquidare in assoluta tranquillità il meglio, perché raggiungeva comunque quei 2.150 miliardi.

Ma c'è di più. Mi si dice che hanno avuto il 40% e che tutti i debitori sotto i venti milioni sono stati pagati. È vero, hanno avuto il 40% del riparto, ma se oggi esistono ancora 4.150 miliardi - e questo ce l’è venuto a dire Onorelli, che ha portato al luglio 2001 una situazione aggiornata del passivo di Federconsorzi - se ad un originario ammontare di 6.000 miliardi siamo ancora a 4.150 miliardi, dopo 13 anni di procedura, ma allora tutto quello che ci è stato detto nell’ordinanza che ammetteva all'atto quadro del marzo del ‘93 non è vero, perché si parlava di tempi rapidi. I tempi sono stati rapidi per vendere il meglio, ma quello sarebbe successo comunque, anche in un'altra procedura liquidatoria, anche senza bisogno di impegnarsi nei confronti di S.G.R. e di trasferirgli tutto il patrimonio. Quindi, se vogliamo andare a vedere quanto effettivamente hanno avuto i creditori, noi non possiamo dire: hanno avuto il 40% del venduto, noi dobbiamo fare la media tra quanto hanno avuto e i 4.150 miliardi che ancora pendono della procedura, e a questo punto il 40% non è assolutamente raggiunto, e stiamo ben al di sotto.

Ma c'è ancora un'altra ragione, ed è quella che prescinde dalle ragioni del proponente, dell'imputato Capaldo, ma è quella che doveva stare a cuore al Presidente Greco. L'altra ragione è che, scrive la nostra dottrina, ma tutti noi dovremmo sapere, e lo dicono le sentenze, che il concordato si fa in tanto in quanto i creditori accettano questo taglio delle loro possibilità recuperatorie in tanto in quanto la società ha un avvenire, continua a vivere. È per questo che accettano il sacrificio. Ora, a tredici anni dall’ammissione al concordato preventivo, la Federconsorzi si trova ancora con un ammontare spaventoso di debiti, si trova senza più le cose di pregio del suo patrimonio, con un patrimonio che assolutamente non sarà in grado di pagare quei 4.150 miliardi, né ha più alcuna speranza di sopravvivenza nella nostra economia. Allora, ecco dov'è il tradimento essenziale, l'elusione essenziale della causa del concordato. I creditori hanno accettato la falcidia delle loro pretese, che come vi ho detto non è al 40%, ma è bene al di sotto, perché non dovete vedere quello che è stato ripartito, ma quello che è stato ripartito dovete fare la media rispetto a quello che ancora pende e che… quando sarà saldato questi 4.150 miliardi a fronte dei 6.000 miliardi originari? È vero, sicuramente in corso di concordato sono sopravvenute altre passività, ma certo 4.150 miliardi rappresentano il grosso rispetto a 6.000 miliardi, né possono essere tutti sopravvenuti questi 4.000 miliardi di pendenza ancora. Allora, se fate questa media, vi rendete conto che siamo lontanissimi dal 40%. Se fate poi l'altra considerazione, che il giudice doveva fare, che la Federconsorzi doveva sopravvivere e invece non c'è nessuna speranza che sopravviva, il sacrificio in tanto fu accettato in quanto Federconsorzi doveva continuare a vivere, ecco che vedete che la causa del concordato è completamente frodata, completamente elusa.

Queste sono le considerazioni che in primo grado non avevo visto affrontate in sentenza e che mi sembra siano tutte in diritto e sulle quali voi dovete dare una risposta autorevole, perché in un modo o nell'altro, se vengono accettate, ne consegue che quel concordato fu illecito, altrimenti ci troviamo di fronte ad una procedura lecita. Ma soprattutto vi invito a dare risposta su quel punto essenziale della perdita del capitale sociale.

Da parte delle Difese si è detto che la sentenza di primo grado ha un atteggiamento precostituito, di colpevolezza precostituita. Allora, l'avrei fatto comunque, ma con più attenzione ho cercato di guardare gli atti del dibattimento, soprattutto per vedere quali potevano essere questi atteggiamenti precostituiti. Evidentemente, sono precostituito anch'io, perché proprio dal dibattimento, invece, ho tratto più forte il convincimento che di una procedura illecita si trattava. Ho riesaminato alcune posizioni. Quella del teste Gambino, sentito il 12.7.2001: ha confermato il dissenso manifestato ai giornali all'indomani della proposta Capaldo, ha confermato che avrebbe preferito procedere a vendite frazionate, ha confermato che l'istanza per la convocazione dell'assemblea, l'istanza famosa del 27 maggio - istanza restituita, istanza ritirata - fu portata da tutti e tre loro e che il Presidente Greco la prese senza dare risposta.

Accanto a Gambino c'è il teste Ciliana, che è molto più diffuso. Da parte di Greco si è sostenuto che gli appunti di Ciliana - che sono molto delucidativi, perché fanno vedere tutto il dissenso che i commissari governativi avevano sulla vendita in blocco; questi commissari governativi si sono fermati prima che fosse stabilito il prezzo; il momento del prezzo, invece, vede l'altro commissario Piovani, che andremo poi ad esaminare - dice la Difesa di Greco, dice Greco difendendosi, che questi appunti sono delle carte senza data, sono appunti, come facciamo a dire quando sono stati fatti? Questi appunti furono trasmessi alla Procura della Repubblica di Perugia dal nuovo commissario governativo, avvocato Lettera; l’avvocato Lettera subentra nel 1994, Ciliana esce da Federconsorzi nel 1992, Ciliana al dibattimento conferma che quegli appunti sono suoi. A questo punto, sull’autenticità e sulla data di quegli appunti credo che voi non possiate avere dubbi: da un certo punto in poi sono in mano alla Procura, ancor prima dell'avvocato Lettera, Ciliana ha lasciato Federconsorzi nel ’92. In che tempo volete che si collochino questi appunti, se non nel corso dell’attività svolta da Ciliana? Ed è singolare questo modo di difendersi, un modo che non mi sarei aspettato da un giudice. Io non so se sarò mai imputato davanti ad un Tribunale, ma se dovessi essere imputato non credo che direi mai dei poliziotti che sono dei “segugi”. Ho cercato la parola “segugio” nel vocabolario: non è offensiva, si può dire “segugio”, nell'uso, però a me, come giudice, ha fatto dispiacere. Vi dicevo, Ciliana si oppone fortemente alle valutazioni riduttive, ci sottolinea come alla riunione del 29 gennaio ‘92 dei creditori - quindi ben prima di quando si imbocca quella strada che va verso S.G.R. e verso l'atto quadro - si parlò di 4.000 miliardi di realizzo e di possibilità di soddisfare tutti al 70%, è la stessa cosa che ci dice Gambino. A pag. 82 parla addirittura di 8.000 miliardi di valore. Ci dice che loro tre non seppero niente della proposta Casella-Capaldo del 27 maggio, quello stesso 27 maggio in cui si presentarono per richiedere se dovevano convocare o no l'assemblea straordinaria. A pag. 83 dice: “La cifra di 2.150 miliardi sul prezzo a noi parve estremamente ridotta e non aveva nessuna relazione con quello che era stato proposto all'assemblea dei creditori. Anche la proposta del 50%, con pagamento «a babbo morto», era scandalosa per Gambino, per il Ministro, per me, più o meno per tutti”. A quel punto gli si chiede “a babbo morto” che significa, significa: a concordato omologato. A pag. 94 conferma gli appunti in cui lui scrive al Ministro Goria: “Greco ritarderà l'omologa fino ad ottobre in attesa della cordata, ma allora dobbiamo accelerare le vendite”.

Andiamo poi a quello che ci dicono testi assolutamente veridici, perché sono i collaboratori di Casella, che non si è potuto sentire a dibattimento perché era impedito per motivi di salute, che sono Rizzi, Nicoletti e Mogi, tutti collaboratori di Casella che hanno contribuito quindi alla determinazione del prezzo. Tutti e tre ci dicono che il prezzo fu elaborato da questo staff, e che fu ancorato esclusivamente alla soddisfazione del 40%, il che, ripeto, è legittimo da parte di chi propone, ma andava ben vagliato da chi doveva ricevere, da chi ha ricevuto, come il giudice, questa proposta, che avrebbe dovuto tener conto di tanti altri fattori, quei fattori che ho cercato di illustrarvi prima, quali la prosecuzione dell’attività e il miglior realizzo possibile ed immaginabile.

Ci sono poi due testi singolari, e per certi versi divertenti, che sono i giudici De Vitis e Celotti, sentiti il 13 luglio del 2001. Furono i giudici che insieme al Presidente Greco firmarono gli atti più rilevanti di questa procedura, vale a dire la sentenza di omologa dell'ottobre ‘92 e l'autorizzazione alla stipula dell'atto quadro del marzo ‘93. Il giudice De Vitis non sa chi sia Carbonetti, né ha mai visto le sue consulenze. Poi dice una cosa molto allarmante: “Si pensava addirittura che i crediti fossero inesistenti”, a pag. 35 della sua deposizione; gli chiede Razzi: “Ma anche quello verso il MAF, Ministero Agricolture e Foreste?”, “No, no, quello non l'abbiamo chiesto”, “Non avete chiesto al MAF se quel credito avevano intenzione di pagarlo?”, “No, no, non abbiamo fatto questo accertamento”. E un giudice di un concordato fallimentare che ritiene che molta parte dei crediti sono inesistenti non avverte il Pubblico Ministero? Ma l’Art. 331 non circolava a Viale delle Milizie? Nel momento in cui il capitale sociale è andato interamente perduto, cosa di cui il Pubblico Ministero non ha saputo mai assolutamente niente, non andava comunicata questa notizia? Perché se il capitale sociale è andato interamente perduto, quanto meno chi ha elaborato l'ultimo bilancio ha fatto un’omissione rilevante. Quindi ipotizzare un 2621, che fra l’altro sta nel Codice Civile, non era poi così difficile, forse correva l’obbligo di dare questa notizia. Qui avete la De Vitis: “Si pensava che addirittura i crediti fossero inesistenti” e la tiene in concordato, e non salta dalla sedia quando in un concordato ci sono crediti inesistenti. È vero, in un fallimento, in una situazione di crisi bisogna cercare di salvare il salvabile, ma allora perché non facciamo come tanta dottrina ha proposto, che facciamo fare tutto agli avvocati? Nemmanco ai notai, tutto agli avvocati. Perché fino a quando c'è un pubblico ufficiale, il pubblico ufficiale, e tanto più un giudice, dovrebbe tener conto della rilevanza delle norme, che pure esistono nel nostro ordinamento. Per cui, quando si ha il sospetto che ci sia una falsità in bilancio, a meno di non sapere così tanto dell’evoluzione della nostra legislazione, si aveva l'obbligo di avvertire il Pubblico Ministero. Ci dice ancora, a domanda precisa: “Lei ha mai visto l’istanza dei commissari governativi del 27 maggio ’93, che parlavano di assemblea straordinaria?”, “No, non l'ho mai vista, è la prima volta che la vedo”. Allora, questa ipotesi di occultamento di quell’istanza diventa più forte. È rimasta nella borsa del Presidente Greco, ma ad un certo punto doveva riuscire; come mai i giudici che hanno firmato l'omologa ci dichiarano che è la prima volta che vedono l'istanza che parla di perdita del capitale sociale totale, con quelle conseguenze che vi dicevo, e hanno dichiarato a dibattimento - perché anche Celotti darà la stessa dichiarazione - che loro non conoscevano questa istanza? Però si affretta a dire che lei l'avrebbe messa agli atti e avrebbe scritto “non luogo a provvedere”, perché chiaramente non riguarda il concordato. È forse il caso veramente che mettiamo due concorsi, quello per i giudici e quello per il Pubblico Ministero, perché a me sembra di aver studiato altro.

Celotti: “Sul prezzo ci rendemmo conto che le stime erano troppo rosee ed occorreva scegliere, e si venne alla vendita in blocco”. E la motivazione? Niente. Ad un certo punto, a pag. 164 della deposizione di Celotti c'è un momento di bagarre, perché Celotti si domanda stupito se la proposta Casella o Capaldo esisteva prima dell’omologazione del concordato. È lui a chiederlo. Una cosa che era essenziale per la procedura, quella proposta Casella che porta la stessa data del 27 maggio ’92 - l'omologa è dell'ottobre ’92 - lui cade dalle nuvole e dice: “Ma come? La proposta Casella è stata prima dell’omologazione del concordato?”, si scatena la bagarre in aula, partecipa anche il prof. Lemme, giustamente. Chiede il Presidente del Tribunale: “Avete discusso della congruità del prezzo?”, “Questo è un punto di cui io non ho un ricordo preciso”. E poi: “Non posso dire di aver visto il parere di Carbonetti”. A domanda: “Su quale stima vi siete basati per dire che si sarebbe raggiunto il 40%?”, “Non lo ricordo. Non ho alcuna memoria dell’istanza Gambino”; poi, senza che nessuno glielo chieda, a pag. 195 dice: “Devo difendere la sentenza, non devo difendere nessuno”, e meno male. Poi, sulla buona fede: nell'autorizzazione del marzo ‘93 all'atto quadro, siccome si capisce che c'è il problema del prezzo, c'è il problema dell’indeterminatezza dell'oggetto, ad un certo punto c'è un colpo d'ala, e si dice: ma tanto l'acquirente è in buona fede. È un'affermazione che… quando uno scrive da solo, tutto può scrivere, non si deve stupire se poi queste sue affermazioni vengono rivalutate in seguito. Questa affermazione della buona fede l'imputato Greco ci dice che è di Celotti, Celotti non ricorda di aver scritto della buona fede. Poi, a proposito della proposta: “Loro dissero: «Però questa proposta è un po' lacunosa» - la proposta dell'atto quadro - «mandiamola avanti, mandiamola avanti», ma questa è una mia sorta di (incomprensibile), come dire? Noi la stiamo mandando avanti, la proposta, però voi dovete corrispondere con… con…, quindi la buona fede”. Questa è la spiegazione che voi troverete, questo è un atto giudiziario. Io so che la vostra sentenza, comunque, anche se mi darà completamente torto, sarà ben motivata, di questo ne sono convinto; questi, però, che ci vengono a spiegare questi loro atti in questa maniera fanno la figura - mi dispiace, ma io non ho altra parola - di fantocci nelle mani del Presidente Greco. Non sapevano niente della procedura, non conoscevano gli atti fondamentali; era sterminata, certo, me lo ricordo il tavolo del Presidente Greco, sarà stata là in un angolo. Celotti e De Vitis non credo che abbiano guardato nulla, non sapevano i fatti più importanti, non sapevano come stava messa questa società; certo, hanno firmato, ha voluto la firma anche quando non serviva. Chi è che vuole la firma anche quando non serve? L'ordinanza di ammissione la poteva fare benissimo da solo, e quindi perché ha voluto la firma di tutti e tre? E questi due, questo poi ci sono venuti a dire, questo sapevano della procedura. A mio avviso, quando voi vi rileggerete in Camera di Consiglio le dichiarazioni dei due che avevano affiancato il Presidente Greco, vi convincerete ancora di più di quanto sia convinto io adesso che comunque qualcosa non è andato in questo concordato preventivo. Come quella stranezza di fare l'assemblea con tutti i giudici delegati, assolutamente disinteressati alla procedura, per parlare di Federconsorzi: questa gestione assembleare non è assolutamente prevista, non dà nessuna garanzia di trasparenza. Perché ho voluto scrivervi? Perché le cose essenziali del mio pensiero ve le ho messe lì, stupidaggini o cose vere, stanno lì, quello pensavo io di questa procedura, e sono 14 anni che lo penso e che l'ho sempre detto…

AVV. LEMME (Difesa Greco): Perché non ha impugnato l'atto?

PROCURATORE GENERALE: Come facevo ad impugnarlo?

AVV. LEMME (Difesa Greco): Era il Pubblico Ministero.

PROCURATORE GENERALE: Se la Corte è realmente interessata anche all'aspetto romano, io ve lo racconto tutto. Concludo oggi questa parte e poi magari, se veramente ritenete che possa avere interesse, io vi racconto tutto quello che so di Federconsorzi.

AVV. COPPI (Difesa Capaldo): Non possiamo accettare questo modo. Se ha qualche cosa da dire, lo dice. La replica deve essere replica e non temi nuovi; quindi, se vuole dire, dica pure.

PROCURATORE GENERALE: No, non sono temi nuovi, è un inciso.

AVV. COPPI (Difesa Capaldo): Lei non ci può buttare sulla tavola “quello che so io di Roma”…

PROCURATORE GENERALE: Chiedo scusa a tutti. Se questo è sembrato che io volessi dire, chiedo scusa, perché assolutamente non volevo dire questo. Mi creda, professore, io volevo semplicemente dire questo: le vicende romane – perché questo processo nasce da Roma - possono essere un paragrafo separato, che posso trattare anche adesso, appena ho finito queste ultime cose che ho da dirvi, e che però possono non essere interessanti, perché marginali, presupposto di questo processo. Ma è già tutto in atti, mi dispiace che questa mia espressione possa essere sembrata un qualcosa di nuovo, io non ho nessuna intenzione di portare niente di nuovo. C'è sicuramente un presupposto romano di questo processo, che è fatto di atti a cui ho anche partecipato e che posso illustrarvi, se ritenete. Comunque, se negli atti è riversata tutta l'inchiesta parlamentare…

PRESIDENTE: Gli argomenti devono essere ancorati alle risultanze processuali. Se i suoi argomenti si riferiscono a questo, sono sempre benvenuti; se poi si riferiscono a cose che sono fuori del processo, penso che anche gli argomenti debbano rimanere fuori del processo.

PROCURATORE GENERALE: Penso che questa sia la soluzione migliore, solo che mi si chiedeva come mai non era stato impugnato e io ho risposto…

PRESIDENTE: Non sapevo nulla, ho voluto fare questa precisazione, non posso immaginare che cosa il Procuratore Generale dirà, come non posso immaginare quello che diranno i difensori, a parte quello che è scritto sugli atti di appello.

PROCURATORE GENERALE: Raccolgo in pieno la sua indicazione e quella del prof. Coppi, non ho alcun segreto da portare, né fatti nuovi, voglio stare alle risultanze del processo. Io stavo dicendo una cosa semplicissima, purtroppo forse l'ho detta in maniera che sono stato frainteso, ma vi chiedo scusa, e quindi torno al processo.

Altra interessantissima testimonianza che va tutta a carico degli imputati è la testimonianza del commissario governativo Piovani, che ci viene a dire, ce l'ha detto anche oggi il prof. Capaldo, che la procedura era a cuore anche dell'attuale Presidente della Repubblica, perché allora era il Governatore della Banca d'Italia, e fu proprio il Presidente Ciampi che volle Piovano come commissario governativo della Federconsorzi. Quel prof. Piovano che se ne andò, però, poi, dopo nemmeno nove mesi, letteralmente sbattendo la porta. Perché quando si trovò in difficoltà di fronte all'atto quadro, per la sua indeterminatezza, per il prezzo che assolutamente non condivideva, chiese una procedura che spendeva miliardi da tutte le parti, e questo lo sanno tutti, perché le liquidazioni di Federconsorzi sono state una mano santa per gli avvocati romani... (Avv. Lemme fuori microfono: "Per gli avvocati di tutta Italia")... Di tutta Italia, la pari ripartizione, giustamente è stato seguito questo principio. Dicevo, quando chiede: ma io vorrei essere assistito da un fallimentarista di mia stima, l'Avv. Benincasa vorrei che mi assistesse per arrivare a questo, la procedura gli risponde che non ha soldi per pagare Benincasa; a quel punto Piovano sbatte la porta e se ne va, e lascia Federconsorzi. Che cosa ci dice Piovano a pag. 327 della sua deposizione? Che tranne pochi immobili tutti gli altri sarebbero stati venduti con facilità direttamente e a tanti offerenti, per cui lui proponeva la vendita frazionata, perché non ci sarebbe stato alcun bisogno di fare una vendita ad un terzo soggetto, affinché amministrasse tutto questo, perché le cose buone sarebbero andate via comunque. Allora dobbiamo ritenere questa S.G.R. un completo pleonasmo, o non dobbiamo ritenere che ci sia stato un preciso interesse a prendere a quel prezzo così basso. Poi Piovano è quello famoso del contrasto sull'istanza ritirata, istanza restituita. È Piovano che quando viene a sapere della esistenza di questa istanza, il problema era stato già portato al Presidente Greco, si reca da lui e gli dice che fine ha fatto questa istanza. Siamo nell'agosto del '92, e lì c'è la restituzione, avviene la restituzione e poi parte il parere nei confronti di D'Alessandro. Piovano ci ha detto che a lui la perdita del capitale sociale sembrava un fatto eclatante e che ha cercato in tutti i modi di sottoporlo all'attenzione, ma si trovava di fronte al Presidente Greco, che teneva così cara questa procedura, che non voleva assolutamente sentirne parlare. C'è poi il commissario Picardi, commissario della procedura, commissario giudiziale, che è quello della stima a 3.900 miliardi, che, sentito a dibattimento, ha confermato, né poteva differentemente, questa stima e che ha detto che lui ha sempre suggerito ed è stato un fautore della vendita di massa; che, però, voleva 9 punti di accorgimenti su questa vendita in massa, 9 punti di accorgimenti tra cui la revisione dei 400 miliardi iniziali, perché diceva: che prezzo, se noi diciamo 2.150 miliardi e 400 miliardi, li togliamo subito, ma il prezzo effettivo è 1.750, quindi dobbiamo valutare differentemente questo prezzo. Più voleva che fossero accantonati 50 miliardi per il personale e i viticoltori, più altre sette cautele che voleva nell'autorizzazione atto quadro, assolutamente non recepite dalla procedura. Singolari anche le dichiarazioni, perché all'epoca era imputato, di Carbonetti, su cui rapidissimamente soffermo l'attenzione, ma vi prego poi di leggerle tutte, perché Carbonetti è quello che, interrogata la sua coscienza, non trova nessuna incompatibilità a tenere tutte le cariche che ha avuto: prima consulente del giudice delegato, poi amministratore ed addirittura Presidente di S.G.R..

Arriviamo alle dichiarazioni del Presidente Greco. Si dice che questa è una posizione precostituita, io mi ci soffermo un po', ma poi voi leggetele con molta attenzione, era il 28 marzo del 2002. Aveva dichiarato, nel corso della istruttoria, che non ricordava niente della istanza. Questo a proposito della veridicità, perché uno che cosa si immagina da un giudice? Che ci venga a dire la verità qui, perché se non ci dice la verità, qua siamo in penale puro, qualche sospetto ci viene perché che motivo c'è di una procedura di non dirci la verità? La prima cosa è quella sul ricordo. Lui, quando veniva sentito da Dario Razzi, probabilmente non ricordava niente. Dario Razzi gli faceva vedere quella istanza del 27, quella che parlava della perdita totale del capitale sociale, e lui non la ricordava; l'ha ricordata soltanto dopo, questo a pagg. 22-23 del dibattimento di quel 28 marzo 2002, perché dopo quando è iniziato il rinvio a giudizio, in quegli anni di calvario, allora sì, tutte le sere ci ha incominciato a pensare ed allora ha ricordato che effettivamente quella istanza l'aveva presa, ma l'aveva presa, ma la doveva protocollare mai? Ma quando mai! Certo, nemmeno io protocollo, non ho mai protocollato niente. E' pure vero che altri, che avevano presentato la istanza, avrebbero potuto andarla a presentare autonomamente, ma non di questo si discute oggi. Si discute del fatto che se l'è tenuta e qui arriviamo poi al massimo, quella frase che dice Piovano - istanza restituita, istanza ritirata - dice il Presidente Greco: "il cui significato mi è stato per lungo tempo ignoto", che significava? Io questo ve lo sottolineo, e che poteva significare?! Torniamo a pag. 11, perché viene trattato, ovviamente anche in primo grado, il problema della assemblea straordinaria, e guardate con che maestria lui che aveva dato l'altra giurisprudenza, quella giusta, quella della messa in liquidazione, lo dice la legge, con l'obbligo di ricostituzione del capitale: "l'assemblea straordinaria non avrebbe dovuto essere convocata, perché la liquidazione coatta amministrativa, che è la liquidazione obbligatoria per le cooperative, è di competenza del Ministro che non sente l'assemblea straordinaria". Ma che c'entra? Ma che sta dicendo?! Quella è una fase successiva, qui siamo ad una società che ha perso il capitale. E che deve fare una società che ha perso il capitale? Lo deve dire, dopodiché deve prendere provvedimenti, che poi si prenda la liquidazione coatta amministrativa, o si prenda un'altra strada, quello è un altro fatto. Ma che cosa sta dicendo ad un Tribunale della Repubblica un Presidente civile? Andiamo avanti: "be’, sì, insomma - sta parlando dei rapporti con Gambino e di questa istanza - io ricordo, per esempio, il prof. Gambino, di solito per problemi giuridici parlavamo con il prof. Gambino, che era in grado di seguirci nel nostro discorso - e meno male! Quindi il prof. Gambino era in grado di seguirlo - per quel docente universitario di quel livello che è, ecco, io ricordo, dice, ma sa, c'è un problema, c'è un problema di, c'è un conflitto tra varie prese di posizioni, giudici delegati di tribunali, provvedimenti di omologazione, non tutti la pensano allo stesso modo, che cosa facciamo?". Quindi Gambino gli aveva detto tutto, quindi non può dire di non rendersi conto di questo fatto. Il prof. Gambino era convinto che assumesse delle responsabilità anche proprie non nominando un liquidatore, ed è vero, tanto è vero che Gambino, Ciliana e Locatelli si dimettono e non ne vogliono più sapere. Dice: "Sì, è passata così, non certo per timore della assemblea straordinaria, che non avrebbe dovuto essere nemmeno convocata". Bene, se lo dovete assolvere, dovete scrivere anche voi la stessa cosa, per assolverlo dovrete dire che quella assemblea non andava fatta. Quando il prof. Capaldo mi dice, come ha detto stamattina: ma la Federconsorzi, nel momento in cui era ammessa a concordato, non era che più che un insieme, un ammasso di beni che andavano in qualche modo liquidati, da economista accetto pienamente questa sua visione dei fatti. C'è da liquidare, c'è da fare degli affari, c'è da portare avanti una determinata operazione economica. Non posso accettare, invece, che un giudice civile venga a dire al dibattimento penale "perché la cooperativa Fedit era sciolta con il bilancio del '91, non poteva svolgere infatti nessun'altra attività se non quella attinente alla liquidazione". Certo, ma se per questo intende che la Fedit era morta e non doveva sopravvivere ed andava liquidata, sta tradendo il suo mandato di giudice del concordato, perché come giudice del concordato non doveva guardare la massa morta di Federconsorzi, ma la speranza di sopravvivenza, la possibilità di sopravvivenza. Quindi non ci può venire a dire lui, adesso, che l'ha ammessa a concordato, il concordato significa vita della società, non può venire a dibattimento a dire Fedit era morta, perché Fedit non era morta in quanto lui, ammettendola a concordato, la teneva in vita, e lui doveva tutto questo. E' Capaldo che può non saperlo e guarda da economista, ma Greco doveva saperlo. Poi dice: "il problema si poneva circa l'opportunità di procedere alla nomina di un liquidatore o di una liquidazione coatta amministrativa, o non, considerato che avevamo già una liquidazione in atto, che era quella del concordato preventivo", e qui si pone il problema della impossibilità di coesistenza di una procedura amministrativa con una giudiziaria. Qui ha senz'altro ragione, ma qui è passato oltre, cioè non si è soffermato su quelli che erano gli adempimenti necessari precedenti. Singolare anche il modo, che ci viene a dire a dibattimento, con cui viene scelto Carbonetti. Carbonetti, che era stato tutto quello che era stato prima, che si era già interessato a Federconsorzi, gli viene suggerito ad un convegno, ed allora dice: sì, prendiamo Carbonetti, e nomina Carbonetti per quei pareri che poi spariscono. Anche a pag. 44 ci viene a dire che cosa è un bilancio l'ha imparato dopo, non lo sapeva al tempo in cui era Presidente della Sezione fallimentare. Quando gli si chiede se conosceva l'Avvocato Casella dice: "no, non lo conoscevo, lui si presentò e disse che rappresentava una serie di promotori, di creditori, anzi, di creditori cospicui. Adesso quali siano state le parole del prof. Casella io proprio non me lo ricordo, ma quali fossero i rapporti di Casella con la banca di Roma lo ignoravo nel modo più assoluto". Gli fanno vedere poi delle carte processuali e dice: "sì, certo, c'era anche il Banco di Roma in S.G.R.". Però lui ignorava quali fossero i rapporti di Casella con il Banco di Roma. Sarà oggetto di valutazione da parte della Corte. Lo stesso per Capaldo, sapeva a malapena che era Presidente del Banco di Santo Spirito. A pag. 29 si interessa di questo benedetto fattore tempo e ci dice che si erano convinti della bontà dell'atto quadro, della proposta S.G.R., perché avrebbe portato ad una liquidazione immediata di 18 mesi. Ora, come vi ho detto prima, l'atto quadro è sopravvissuto per cinque anni e poi è stato inficiato, e poi è stato reso inefficace, e la procedura pende ormai da tredici anni. Nella stessa pagina ci dice che il commissario Piovano aveva dato parere favorevole all'atto quadro, però il commissario Piovano si è poi dimesso. Contrariamente a tutte le risultanze degli appunti di Ciliana, ci dice che decise semplicemente di andare in ferie per decidere la sentenza di omologa, e che non aveva nessuna intenzione di aspettare, fu casuale il fatto delle ferie. Sul prezzo: "noi ci convincemmo di questo, e dicemmo effettivamente questa è una offerta certa, cioè noi avevamo un prezzo certo, non ipotetico, non presunto, avevamo un prezzo certo, noi avremmo incamerato 2.150, salvo gli aggiustamenti relativi alle vendite". Tutto qui, non c'è stato più nessun raffronto motivazionale con le stime, ma era l'unica offerta con quelle modalità monopolistiche che vi ho detto prima. Ed ecco qui, dove, a mio avviso, si vede di che tenore siano le sue dichiarazioni, a pag. 37: "comunque quello era un prezzo - quello di 2.150 - ed era un prezzo certo, non era presunto, come avviene normalmente nelle stime. Chi è pratico di concordati preventivi, quel po' di esperienza che ho io, so che vengono omologati i concordati con la convinzione che si possa ottenere il 40% e poi, invece, si ottiene una elargizione pari al 10%, all'8%, al 7%". Badate: Federconsorzi il 7-8% l'aveva già superato con le prime vendite fatte dai commissari governativi prima della liquidazione S.G.R., vendendo 400 miliardi di beni, che sono precisamente questa percentuale che lui diceva: ma negli altri concordati è difficilissimo raggiungere anche il 7-8%. Questa percentuale, nel caso Fedit, era stata già raggiunta con le vendite precedenti quelle che poi vanno scomputate dal prezzo, e questo ci viene a dire a dibattimento. Singolare è pure quello che avviene a pag. 101 del dibattimento, dove c'è una inversione dei ruoli e dei compiti: "io dico uno dei principali, se così posso esprimermi, difetti della offerta Casella è che si trattava di un prezzo globale, 2.150. Noi chiedemmo anche ripetutamente: come siete arrivati da 4.000, secondo le nostre stime, 3.500, 3.800, come siete arrivati? Purtroppo non ci fu data risposta, noi l'abbiamo chiesto espressamente in una nostra ordinanza di chiarire i criteri in forza dei quali da 4.000 si era arrivati al..., purtroppo non ci fu data". La parte privata può non dare la risposta, è il giudice che a quel punto deve trarre delle conseguenze. E' qui la inversione incredibile a cui ci troviamo di fronte. Ma che era obbligato andare a quel prezzo, di 2.150? Ma obbligato da che cosa? Dal fatto che aveva trovato gli striscioni alla stazione Termini? Come di dice in un altro punto della sua dichiarazione. Dal fatto che i fascicoli della Fallimentare cascavano da tutte le parti? Ma obbligato a che, se poi è arrivato oggi a questo processo? E chiudo, e passo brevemente alla posizione del prof. Capaldo.

La posizione del prof. Capaldo è molto più comoda, evidentemente, però anche dal punto di vista della Accusa non è che c'è poi tanto da faticare una volta che si ritiene questa procedura illecita e il prezzo vile e il danno arrecato per quelle ragioni che spero di avervi spiegato. Perché qui non si sta procedendo per corruzione, ma per una dissipazione che è lo stesso di una distrazione, e quindi a me non interessa, io posso benissimo credere che il prof. Capaldo e l'imputato Greco... non credo, come Greco mi viene a raccontare che non lo conosce, ma posso pure benissimo credere che non fossero amici, né conoscenti, né che si fossero messi d'accordo come due malandrini per fare questa cosa. Ho conosciuto oggi il prof. Capaldo e l'inflessione è quella di una persona per benissimo, però nel processo di bancarotta quello che conta è innanzitutto la fuoriuscita del bene e quello che conta è il consilium a fraudis, che è qualcosa di molto di meno dell'accordo necessario per creare concorso in altri reati. Perché è sufficiente la consapevolezza che quel bene esce fuori dalla garanzia dei creditori, è sufficiente sapere che si fa un gran buon affare in posizione monopolistica per rispondere dell'elemento doloso del reato, così come è stato configurato in primo grado. Né possiamo dubitare, proprio per la competenza del prof. Capaldo, che a lui sfuggivano gli elementi vantaggiosi per S.G.R., per acquistare a quel prezzo.

Alla stessa stregua vi chiedo di accogliere i motivi di appello della Procura della Repubblica del Pubblico Ministero di primo grado per quanto riguarda D'Ercole. Abbiamo visto che c'è stata una serie di commissari governativi che se n'è andata via intimorita, dei timori di Gambino ce lo dice lo stesso Greco, sbattendo la porta, ci ha dichiarato Piovano a dibattimento, e poi arriva D'Ercole. D'Ercole è la persona, lo "yesman", come ha detto la sentenza di primo grado, dice di sì a tutto quello che c'è da fare. Ma questo dir di sì, questa volta, gli è andata bene in primo grado, ma non penso che gli possa andare bene in secondo grado, perché le argomentazioni del collega Razzi di primo grado mi sembrano pregnanti. Come avvocato conosceva benissimo la indeterminatezza dell'atto quadro. Ponendo la firma come commissario governativo liquidatore di Federconsorzi, è la figura del 236, dal punto di vista soggettivo non si può ritenere, come ha ritenuto la sentenza di primo grado, che non si rendesse conto del danno che operava la procedura per mezzo della indeterminatezza dell'atto quadro e della viltà del prezzo.

Proprio in conclusione, su due ultimi atti a vostra disposizione vorrei soffermare l'attenzione. A luglio del 2001, sentito il giudice Onorelli, portò una situazione aggiornata dello stato passivo. Nei processi di bancarotta, i più ordinari, una cosa che vuole sempre il Tribunale è lo stato passivo di partenza, lo stato passivo di conclusione, e voi ce l'avete; di conclusione non è perché anche questo è interinale, perché chissà quando finirà questa procedura. A luglio 2001 i creditori sono 1882, il passivo è di 4.150 miliardi circa, così ripartito: 70 banche di cui tutte le straniere, 911 fornitori, 320 professionisti, 9 enti pubblici, tutte regioni, e poi tanti altri creditori. La procedura pende da tredici anni. Come dico in quelle note scritte, la parte lesa qui non ci troviamo di fronte soltanto i creditori, la parte lesa principale è proprio Fedit, che non era morta, ma stando in concordato doveva essere viva. Allora un concordato che doveva concludersi in diciotto mesi, se ho capito bene dall'atto quadro, un concordato che doveva riportare al 40% di soddisfacimento ha ancora 4.150 miliardi di debito su un ammontare complessivo iniziale di 6.000 miliardi e 1.882 creditori sui 13.000 creditori iniziali. Certo, qualcosa è stato fatto, ma non si può dire che è stato fatto quel bene alla procedura che si diceva quando furono approvati quegli atti di cui abbiamo anche parlato fino adesso. Da ultimo, soffermo la vostra attenzione su una produzione della Difesa: è una lettera del Ministro Goria del 13 giugno 1991, al Presidente del Consiglio suppongo, perché c'è scritto "Caro Presidente", e si parla della possibilità di una vendita in blocco. La Difesa, credo di S.G.R., credo che l'abbia prodotta per dimostrare che fin dall'inizio c'era una posizione politica che era favorevole alla vendita in blocco, e questo è senz'altro vero, è documentato. Però, che cosa raccomanda Goria? Di permettere che possa nascere subito una nuova struttura a servizio dell'intera agricoltura nazionale. Era proprio quello che il concordato doveva garantire, era quell'altra causa che viene dimenticata dalle Difese, non è semplicemente un riparto dei beni, ma la causa di sopravvivenza, è stata completamente omessa questa indicazione politica. L'altra indicazione era che le banche straniere, che nello scandalo Efim avevano manifestato il profondissimo dissenso da come era stata condotta la cosa in Italia, partecipassero a S.G.R., partecipassero, allora di S.G.R. non si parlava, partecipassero a questa operazione; le banche straniere sono rimaste fuori e non ne hanno voluto sapere. Quindi questa produzione, che secondo la Difesa è una produzione che scagiona gli imputati, a mio avviso, è una produzione che vi ricorda come sia stata frodata la causa principale del concordato e come alcuni tra i principali creditori sono rimasti fuori dalla operazione S.G.R., e a tutt'oggi, lo vedete dallo stato passivo, sono creditori di S.G.R., non sono stati soddisfatti. Pertanto vi chiedo la condanna di D'Ercole e la conferma della sentenza per Capaldo e Greco. Per D'Ercole tre anni di reclusione.

AVV. Marco DE CAROLIS (PP.CC. Barraco/Placido/Uccello): Sarò estremamente breve, anche perché favorito dalle conclusioni del Procuratore Generale, alle quali mi riporto in ordine alla ricostruzione storica di tutta la fattispecie concreta contestata agli odierni imputati. Corre l'obbligo, tuttavia, signor Presidente, signori della Corte, di fare alcune precisazioni. Come avrete avuto modo di vedere, questo procedimento penale ha avuto una piuttosto cospicua 'scrematura' rispetto alle costituite Parti Civili rispetto al primo grado. I miei assistiti hanno ritenuto di non aderire alle proposte transattive nelle more della fissazione del giudizio di appello, perché, contrariamente a tutte le altre Parti Civili, queste tre persone, a partire dal 1992, sono a tutt'oggi disoccupate. Quindi è chiaro ed evidente, malgrado fossero state a suo tempo ammesse alla provvisionale, cioè 50.000 euro, hanno ritenuto comunque che quella proposta transattiva non pretese in seria considerazione quella che era la loro professionalità, il loro rapporto economico e soprattutto il livello umano che la condotta delittuosa assunta dagli odierni imputati aveva completamente ignorato. Chiaramente questo aspetto balza agli occhi, basta sentire le dichiarazioni spontanee formulate oggi dal dott. Capaldo, nonché le altre fasi dei esame degli imputati fatte nel primo grado, l'aspetto dei dipendenti, cioè di quella sorte che aveva coinvolto la esistenza dei dipendenti è praticamente lasciata in questa vicenda in un aspetto completamente marginale. Condivido perfettamente quelle che è la ricostruzione del Procuratore Generale rispetto al dissipamento del patrimonio sociale, ma il dissipamento del patrimonio sociale non ha provato soltanto un danno ai creditori, alla Fedit, ma anche e soprattutto ai dipendenti della Federconsorzi. Queste persone, che godevano di un certo favore in ordine al rapporto di lavoro, dall'oggi al domani, solo e soltanto a quello, definiamolo, mi si passi il termine, "nefasto accordo" atto quadro si sono trovati dall'oggi al domani, faccio riferimento semplicemente per pura menzione alla circolare del prof. D'Ercole, subito dopo la sottoscrizione dell'atto quadro, nella quale metteva in mobilità 55 unità, due delle quali marito e moglie, sono le odierne costituite Parti Civili e che dall'oggi al domani hanno visto adombrarsi, anzi oscurarsi qualsiasi possibilità di sopravvivenza. E` chiaro ed evidente le aspettative, le giuste aspettative delle odierne Parti Civili che non possono così essere quantificate in via di transazione a 50.000 euro, quindi stiamo parlando della sopravvivenza di persone, e non può essere mercanteggiata a sole 50.000 euro. Non nego che, così come hanno fatto gli altri difensori di Parte Civile, di avere consigliato, perché l'esito del procedimento penale, soprattutto la responsabilità professionale che incombeva a questo difensore, rispetto al destino futuro di queste tre persone onestamente gravava un po' troppo sulla mia persona, e quindi ho cercato in qualche modo di dissuaderli per trovare un accordo; accordo che gli avrebbe permesso quella disponibilità, quella liquidità, che gli avrebbe permesso di fronteggiare, anche se nell'immediato, non certo nel futuro, quelle necessità di primo genere, che comunque si erano accumulati nel corso di questi lunghi dieci anni. Questi credono nella giustizia, credono che venga fatta giustizia anche da questa Corte d'Appello, credono che quelle aspettative trovino alloggio in quella che sarà la vostra decisione. E` chiaro ed evidente che queste tre persone che io rappresento fanno parte di quelle persone dell'esito incentivato, che così tanto bene sono state prese in considerazione nella sentenza di primo grado. Perché queste persone dall'oggi al domani hanno trovato di fronte a sé questo dilemma: o il "passaggio" alla pubblica amministrazione con retribuzioni inferiori a quelle che erano, e soprattutto la loro destinazione a delle mansioni di gran lunga inferiori a quella che era la loro sistemazione che vivevano nella realtà Federconsorzi; oppure esito incentivato, ossia quella possibilità, l'unica possibilità. Quindi o di fronte a se l'alternativa di vedere gettate al vento la professionalità, l'impegno assunto, quella giusta crescita professionale che era maturata all'interno della Federconsorzi; oppure andarsene. Perché qual è l'altra prospettiva? L'unica prospettiva che gli era stata prospettata durante la concertazione con i sindacati era quella e da qui la perdita di "chances", come la chiama il Tribunale di primo grado, che li ha indotti a scegliere. Malgrado questo hanno comunque collaborato con la Procura affinché venisse fatta giustizia di quello che è stato, dall'oggi al domani, il venir meno del loro futuro, come dipendenti, ma anche e soprattutto come genitori.

E per questo concludo: chiedo la conferma della sentenza di primo con la nota spese che mi appresto a produrre. (Deposita conclusioni scritte unitamente alla nota spese).

 

Si dà atto che alle ore 16.50 l'udienza è sospesa, sarà ripresa mercoledì 28 aprile 2004, ore 9.00; parti presenti edotte.

Il presente verbale viene chiuso alle ore 16.50.

 

La presente trascrizione è stata effettuata dalla stenotipista Mandirola M. Denise per conto della Ditta STENOCENTER S.N.C., sede legale e operativa: Via Adriatica, 59/B - P. S. Giovanni (PG).

LA STENOTIPISTA