|
PERUGIA - L'ex presidente della Banca di Roma, Pellegrino
Capaldo, l'ex commissario governativo della Sgr, Stefano D'Ercole, e l'ex
presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Roma, Ivo Greco,
sono stati assolti dall’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta, nel
processo sulla presunta svendita della Fedit alla Sgr. I tre sono stati
assolti con la formula più ampia, «perché il fatto non costituisce reato».
La Corte ha dichiarato inammissibili gli appelli nei confronti dell'ex
presidente della Sgr, Francesco Carbonetti, assolto in primo grado. Greco
è stato, invece, condannato a 8 mesi di reclusione (pena sospesa e non
menzione) per un'ipotesi di falso per soppressione. Al centro
dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Dario
Razzi c'era la cessione del patrimonio della Federconsorzi alla Sgr
(Società gestione realizzo), per un prezzo effettivo, secondo l'accusa,
inferiore a 2.000 miliardi di lire a fronte di un valore stimato dagli
inquirenti in circa 4.800 miliardi. L'accusa sosteneva che l'operazione
era stata compiuta senza alcun apparente supporto di carattere tecnico e
senza motivazioni sostanziali. Secondo la procura perugina, Capaldo (che
in primo grado, nel 2002, era stato condannato a 4 anni di reclusione)
sarebbe stato il promotore della cordata che attraverso la Sgr aveva poi
rilevato il patrimonio della Federconsorzi. Il collegio difensivo era
composto dall'avvocato Stelio Zaganelli (che ha assistito Carbonetti),
dagli avvocati Franco Coppi e Francesco Vassalli (per Capaldo), e dallo
stesso Vassalli e da Casellato per la Sgr. Capaldo, amareggiato per la
condanna, ha sempre sostenuto la validità della soluzione tecnica adottata
per risanare il dissesto della Federconsorzi che «consentì a tanti piccoli
agricoltori di recuperare i loro crediti al cento per cento, alleviò i
problemi del personale, introdusse nella liquidazione dei beni della
Federconsorzi procedure trasparenti ed efficienti, basate su aste
pubbliche». |