Tribunale penale di
Perugia
Sezione penale
collegiale
Proc. N. 10/01 rg. Dib.
Note di udienza
autorizzate
Per le parti civili rappresentate e difese dagli Avv.ti Fabio De Priamo, Francesco Fabbri, Francesco Paola e Francesco Rosi
* * * * *
La ricostruzione svolta dal PM nella sua richiesta di rinvio è stata pienamente riscontrata in sede di dibattimento, che ha confermato quindi tutta la costruzione del sistema accusatorio rappresentato.
Invero se da una parte il dibattimento avrebbe dovuto servire alla difesa di confutare la richiesta di rinvio a giudizio, al contrario proprio l’estesa attività istruttoria ha confermato in pieno la ricostruzione svolta dal P.M.. Anzi l’istruttoria ha chiarito alcuni profili d’ombra che l’istruttoria, posta in essere dal medesimo P.M., non aveva pienamente evidenziato.
Sotto altro profilo sono emersi chiari i danni subiti dai lavoratori quali parti civili nel presente processo.
Chiaramente non si vuole assolutamente ripercorrere l’intero complesso e lungo processo ma si cercherà in questa breve memoria di evidenziare alcuni ulteriori elementi che vengono a confermare e rafforzare l’ipotesi accusatoria svolta dal PM stesso.
Ci rimettiamo pertanto all’ampia istruttoria svolta nonché alla documentazione versata in atti che del resto da sola è sufficiente a delineare con pieno vigore l’ipotesi accusatoria cui al presente procedimento.
Del resto non può che evidenziarsi che il presente processo assume una sua peculiarità, in quanto quasi esclusivamente documentale e le testimonianze hanno unicamente avuto un funzione di conferma sotto il profilo della responsabilità penale, l’illecito posto in essere dagli attuali imputati.
La memoria si articolerà affrontando le seguenti questioni:
1.- Situazione della FEDIT intorno
al periodo del Commissariamento - pag. 3
2.- Capaldo - pag. 5
2.1.- Prima del commissariamento - pag. 5
2.2.- Dopo il commissariamento -
pag. 8
2.2.1.- Ruolo di Capaldo - pag. 9
2.2.2.- Contenuto dell’Offerta - pag. 13
2.2.3.- Prezzo
proposto da Capaldo - pag. 15
2.2.4. - Natura
di SGR - pag. 16
3.- Posizione di Greco - pag. 19
3.1.-
Procedimento di individuazione dei giudici - pag. 19
3.2.- A seguito dell’Ammissione del concordato vengono confermati vari aspetti: attesa della cordata prima della sentenza di omologa, no alla vendita frazionata, solo dopo la sentenza di omologa - pag. 20
3. 3.- Istanza
alla procedura dei Commissari di messa in Liquidazione della Federconsorzi per
perdita totale del Capitale - pag. 23
3.4.- Sentenza
di Omologa - pag. 27
4.- Valutazione del 40% del
pagamento dei creditori chirografi. - pag. 32
5.- Piano di dismissioni di
Picardi. Violazione delle prescrizioni della sentenza di Omologa. - pag. 36
6.- La posizione di Greco sull’offerta Casella - pag. 38
7.- Parere del Commissario
Giudiziale Picardi alla vendita in massa - pag. 39
8.- Parere del Commissario
Governativo Piovano alla vendita in massa - pag. 40
9.- Parere Comitato dei Creditori
(modalità di votazione – parere dissenziente Pettinari ) deposizione
Pettinari. - pag. 40
10.- La Posizione di Greco
relativamente ai diversi pareri richiesti - pag. 43
11.- Decreto di accettazione della
vendita in massa del 23/26 marzo 1993, connesso al decreto di
approvazione dell’atto quadro del 20 luglio 1993 e relazione Picardi 19
luglio 1993 - pag. 45
12.- Carbonetti - pag. 47
13.- D’Ercole - pag. 48
14.- Mancato svolgimento della
procedura di asta così come indicato nella sentenza di Omologa pag. 106.
- pag. 49
15.- Assenza di un inventario dei
beni e dei creditori - pag. 52
16.- Assenza da parte del Tribunale di fissazione dei criteri per la
comunicazione ai creditori per la partecipazione al capitale sociale di SGR,
nonché l’assenza di indicazione riguardo le modalità di tale partecipazione,
violazione della par conditio dei creditori - pag. 52
17.- Sentenza della Corte di
Cassazione Sez. V, n. 4034 del 1996 sulla conferma del sequestro preventivo dei
beni disposto dal Tribunale di Perugia - pag. 54
18.- Dipendenti - pag. 55
* * * * *
1.- Situazione della FEDIT intorno al periodo del Commissariamento
intenzione di Goria di voler
rilanciare la Fedit
Il sistema bancario era certamente più favorevole ad una procedura di concordato che di Liquidazione coatta. Sul punto è molto chiara la posizione di De Palma (BNL)
DE PALMA: per far capire come da una liquidazione coatta i crediti delle banche
sarebbero rimasti bloccati, mentre invece se ci fosse stato un subentro da parte
delle banche in una nuova società, probabilmente c’era una possibilità anche
di soluzione finale più favorevole per le banche, questo era un po’ il
discorso.
Della procedura di Concordato se ne parlò incidentalmente, ma in realtà
l’idea iniziale del Ministro era un po’ quella della liquidazione coatta
amministrativa, lui pensò che quella figura ipotizzasse più opportuna o
comunque quella che poteva essere una conclusione della vicenda, e questa
situazione indubbiamente era una situazione che aveva dei suoi aspetti…
Il Ministro sostanzialmente
prospettava un rilancio di Federconsorzi
, l’intervento del Ministro era
chiaramente indirizzato a cercare di coinvolgere le banche in un’attività di
rilancio di Federconsorzi
.
E’ chiaro che al momento del Commissarimanto vi erano delle posizioni configgenti e l’idea del Ministro di valutare un intervento che potesse rilanciare Fedit poneva delle problematiche per le banche che in ipotesi di liquidazione avrebbero potuto vedersi congelato il credito ed era aperta la questione dell’azione revocatoria sulle vendite dei beni.
Si erano così evidenziate diverse posizioni rispetto la situazione economico finanziaria della Fedit al momento del Commissariamento, tanto da far credere che la medesima, come del resto affermato dallo stesso Greco, si trovasse in una situazione di insolvenza.
Al contrario Bambara ha precisato che la Federconsorzi non versava in uno stato di insolvenza l’effettiva situazione e che era cresciuto in modo eccessivo il credito a breve termine.
BAMBARA: io devo smentire, Avvocato, questa crescita esponenziale a cui lei fa riferimento dell’indebitamento bancario.
La crescita esponenziale c’è stata, è vero, fino alla chiusura del
1989; al bilancio del 31/12/89, sono dati appunto di bilancio, la Federconsorzi
ha incrementato l’indebitamento totale,
banche e fornitori, o comunque l’indebitamento bancario, di circa 800
miliardi, l’indebitamento bancario, 800 miliardi in più rispetto all’anno
prima, nel totale 660… 700 miliardi.
Nel 1990, al 31/12, questo incremento, che c’è pur stato, si è
ridotto a 216 milioni… miliardi, scusate, qui adesso bisogna stare attenti.
Questo 1990, che poi è la gestione nostra, testimonia che
l’incremento esponenziale se c’è stato c’è stato prima, anzi era in un
momento di inversione, ma le dico di più: con i dati al 17 maggio, che è la
data “barrage” prima del Concordato, prima del Commissariamento, elaborati
poi anche con gli Organi della procedura, sono contenuti nella relazione del
Professor Picardi
, che è il Commissario Giudiziale
della procedura, l’indebitamento è sceso da 3.777 miliardi del 31/12/90 a 2.958
miliardi al 17 maggio del 1991.
Quindi nei mesi da aprile, quando io ho preso la responsabilità della
finanza, ’90, al mese del 17 maggio del
’91 l’indebitamento ha recuperato ben 1.115 miliardi in termini di
riduzione, con una gestione di tipo ordinaria, senza operazioni strutturali tipo
il consolidamento del debito, che erano ormai…
Al 17 maggio del ’91 la
Federconsorzi
aveva a disposizione, non utilizzate, circa 700 miliardi di linee di credito di
fido bancarie, non utilizzate,;
ripeto, ci tengo, con interventi di tipo gestionale, di controllo di gestione,
ecco, non di controllo strutturale.
“Come?”, il come è così:
dall’1 gennaio 1991 al 17 maggio 1991 la Federconsorzi
in gestione ordinaria ha fatto pagamenti
per 1.266 miliardi ai propri fornitori, ai propri dante causa, ai propri
fornitori di servizi.
Questa situazione economica finanziaria è importante in quanto il presunto stato di insolvenza è stato da più parti strumentalizzato. Del resto la testimonianza di Bambara evidenzia che l’incremento dell’indebitamento forse poteva essere evitato da una corretta gestione ordinaria che evidentemente non si attuò e forse deliberatamente è stata accentuata attraverso l’incremento di una spesa corrente.
2.-
La posizione di Pellegrino Capaldo
2.1.- Prima del Commissariamento
Dalle risultanze istruttorie è emerso chiaramente che Capaldo è un consulente della Fedit, un consulente strategico, ciò è stato comprovato dalla documentazione versata in atti che testimoniano la sua approfondita conoscenza di tutti i CAP avendo il medesimo svolto una verifica personale di tutti i consorzi e svolto incontri con tutti i direttori di CAP.
Questa consulenza muove dal 1988 al 1991, come dimostra la parcella versata in atti dello Studio Pescatore e ci riferivamo al marzo 1991.
Certamente Capaldo non è più consulente Fedit da subito dopo il Commissariamnto.
La presenza di Capaldo quale super consulente è comprovata da Barbara, da Pellizzoni, da Di Pietro e da Cocco.
Dice Bambara nella sua deposizione:
BAMBARA: il ruolo del Professor Capaldo
è ovviamente da dividere in due
periodi, il ruolo del Professor
Capaldo; il periodo della gestione... in cui la Federconsorzi
era in gestione ordinaria, quindi fino
al ’91, fino a maggio ’91, il Professor Capaldo
era uno dei Consulenti ascoltati in Federconsorzi, nell’area
amministrativa poco, ma soprattutto nell’area della strategia insomma,
nell’area più complessa, nell’area più... successivamente,
essendo l’ideatore di questa operazione S.G.R.
, il suo ruolo, non più in
Federconsorzi, ma come dirimpettaio, tra virgolette, di Federconsorzi, è stato
quello di Presidente della Società S.G.R..
Alla domanda quindi se ha trovato Capaldo come referente autorevole dal punto di vista delle consulenze Bambara precisa:
BAMBARA: sì, sì, mi è stato presentato dal Direttore Generale dell’epoca
come, appunto, punto di riferimento di Federconsorzi
.
Alla domanda questo a che epoca fa riferimento?
BAMBARA risponde : al
1991 – precisa - : sì, io ho smesso di avere contatti con il Professor
Capaldo
, dal 17 maggio non l’ho più visto,
fino a circa l’aprile, maggio del ’92, quindi un anno diciamo.
Capaldo quindi è consulente Fedit dal 1989 al 1991 fino a prima del
commissariamento
* * * * *
Una conferma a queste affermazioni di Barbara si hanno da Pellizzoni
PELLIZZONI: a questo scopo ebbi contatti anche con il Professor Capaldo
, in quanto sia i vertici di Federconsorzi
che
i vertici delle due confederazioni, cioè Coldiretti
e
Confagricoltura
, mi chiesero di sottoporre il piano per
una verifica praticamente, per una validazione.
Alla domanda ma il Professor Capaldo come le era stato presentato?
PELLIZZONI: mi era stato presentato come un chiamiamolo Consulente, come un advisor,
come un consigliere dei due Presidenti delle Confederazioni, che aveva iniziato
un’analisi della Federconsorzi
credo anche lui nell’ottobre, novembre del 1988.
Capaldo
io
lo vedevo spessissimo, nel senso che, come ho detto anche in altre
situazioni, per me era un po’ il referente tecnico il Professor Capaldo, che
mi dava l’idea di essere anche non soltanto il Consulente dei due Presidenti,
ma quasi un po’ messo dal Presidente del Consiglio
per
aiutare questa situazione.
Una ulteriore conferma che Capaldo ha operato in Federconsorzi senza soluzione di continuità dal 1988 al 17 maggio 1991 si ha quando Pellizzoni risponde ad una domanda relativa ai colloqui di Capaldo con il Ministro Goria riguardo al Commissariamento.
PELLIZZONI: me lo riferì dopo il commissariamento, cioè la sera del
commissariamento, che mi trovò molto sconvolto perché nessuno si aspettava un
commissariamento così repentino e soprattutto senza avere interpellato nessuno
della Federconsorzi
, perlomeno che io sappia, io non fui interpellato; e allora andai dai
miei due referenti, chiesi un appuntamento con l’Onorevole Lo bianco, che
trovai abbastanza sconvolto sul problema, e poi andai da Capaldo
, il quale disse una frase che ricordo
molto bene, disse: “Se Goria
ha
fatto questo commissariamento senza aver fatto un accordo con le banche, è
matto”, cioè nel senso che lo considerava un atto non prudente.
Nella sua deposizione Pellizzoni precisa ulteriormente il rapposto di Capaldo con Fedit.
PELLIZZONI: quando sono arrivato, ho trovato dei... come posso dire... dei residui del lavoro, nel senso che c’era parecchia roba fatta (…) ho visto però parecchio materiale, probabilmente a volte scritto da Capaldo o dai suoi assistenti, ma non in forma ufficiale.
Capaldo si interessò del progetto FEDERFIN redigendo una bozza del progetto nel marzo del 1990
Ulteriore elemento della presenza di federconsorzi di Capaldo è il documento dello studio Pescatore relativo ad incontri sulla Fedit a far data del marzo 1991.
Altri testimoni si sono espressi sulla certa posizione di Capaldo come consulente della Fedit
MANFRONI: non ho avuto rapporti diretti di alcun genere, sapevo che c’era il Professor Capaldo che, d’altra parte, che studiava i problemi, che incontrava tutti i Direttori di Consorzi Agrari per esaminare la situazione di ogni Consorzio credo che fece una serie di esami dei bilanci di ciascun Consorzio Agrario, chiamando tutti i Direttori uno per uno e studiò la situazione.
DI PIETRO: sì, feci degli adempimenti molto precisi, in quanto dietro direttive
del Direttore Centrale, Ugo Genualdo
, io preparai le schede informative dei
vari Consorzi Agrari, in queste schede venivano riportati i principali dati
economico finanziari e addirittura c’era una parte che riguardava e
interessava la valutazione della capacità manageriale di tutti i vertici
aziendali dei Consorzi Agrari: queste, le schede, le preparavo io, anche perché
non solo avevo la conoscenza diretta e contatti diretti con i Direttori, ma ero
il depositario fisico, oltre che analista, di tutti i dati dei Consorzi Agrari,
quindi ero nelle condizioni di poter approntare sia lo schema, che alimentare
come dati queste schede. Ecco, queste schede furono inizialmente preparate per
tutti i Consorzi Agrari e furono consegnate materialmente nello studio privato
del Dottor Capaldo
, in Via Parigi
, in visione; poi successivamente è mia
informazione, perché ce ne parlavano i nostri capi e comunque era voce comune
fra noi Analisti della Direzione Centrale, vicini anche al Direttore Generale,
che questi dati servivano ai vari incontri con i Direttori di tutta Italia
dei
Consorzi Agrari, dei quali erano... a mia conoscenza, erano presenti il Dottor
Genualdo
, Narcisi
, insomma il vertice aziendale
dell’epoca. Attività che si sviluppò tra l’ ’88 e l’ ’89.
Questi temi sono stati confermati poi dal teste VELLA
Anche Gambino riferisce di essere venuto a conoscenza che Capaldo era stato prima del Commissariamento consulente della FEDIT.
Il Presidente del Collegio Sindacale Fedit , riferisce: “Non si muoveva foglia che Capaldo non volesse...”
COSA DICE CAPALDO
- Al riguardo si deve evidenziare come sia del tutto non credibile la deposizione di Capaldo il medesimo afferma che la sua attività di consulente era marginale e non in senso stretto, ma in qualità di studioso.
Nella sua deposizione Capaldo quindi cerca di minimizzare questa sua posizione.
E’ evidente che quanto rappresentato da Capaldo è del tutto
inverosimile fattispecie precisata da Barbara e Pellizzoni che hanno confermato
che Capaldo è stato consulente Fedit fino al Commisariamento.
Si legge nella sua deposizione dinanzi al Tribunale
CAPALDO: Debbo dire che io mi
incuriosii anche abbastanza sul piano intellettuale di questa realtà perché...
decisi anche di approfondire in certo senso, per conto mio, il sistema dei
Consorzi Agrari e feci proprio, chiesi di poter fare degli approfondimenti su
quasi tutti i Consorzi, facevo degli approfondimenti, perché addirittura avevo
pensato che si potesse fare anche con una monografia su quella cosa,
2.2.
Dopo il Commissariamento:
E’ pacifico che Capaldo già dalla fine del 1991 inizia ad operare sul progetto di acquisizione in massa dei beni FEDIT, come e emerge dalla testimonianze di Maugeri, Cigliana, Locatelli e Gambino come pure dalla testimonianza di Bambara.
Maugeri nell’interrogatorio dinanzi al GUP su domande rivolte dalla difesa del dott.Geronzi ha precisato che il referente relativo alla proposta di acquisto in blocco delle attività della Federconsorzi è stato Capaldo progetto che era personalizzato nella figura di Capaldo stesso.
BAMBARA: ho smesso di avere contatti con il Professor Capaldo
, dal 17 maggio non l’ho più visto,
fino a circa l’aprile, maggio del ’92, quindi un anno diciamo.
E perché ho ripreso i contatti? Perché in un Collegio dei Commissari,
… mi pare nell’aprile del ’92, il Commissario Dottor Locatelli
ha portato sul tavolo di quella riunione
una richiesta del Professor Capaldo
di poter incontrare i Commissari, con
l’autorizzazione del Giudice della procedura, perché doveva porgere loro una
idea che cominciava, si vede, dico oggi, a maturare.
La decisione di quel Collegio... ah, il Dottor Locatelli
ha anche aggiunto di averne parlato con
il Presidente del Tribunale, il Presidente Greco
, e di avere avuto da lui autorizzazione
ad aprire questo contatto.
Quindi Capaldo dal 1988 al 1993 assume più vesti Consulente
Federconsorzi, Presidente di una delle Banche più esposte come creditrice della
Fedit, Promotore del Piano di vendita in massa, Presidente SGR.
I punti rilevanti della questione quindi sono diversi:
- il ruolo di Capaldo
- il contenuto dell’offerta
- la formazione del prezzo
- la natura della società SGR
2.2.1.- Ruolo di CAPALDO
Nella sua deposizione Capaldo precisa
CAPALDO: io entro in scena un’altra volta parecchio tempo dopo il commissariamento e quando ormai la vicenda si è ben incanalata, si è imboccata la strada del concordato; si potevano imboccare tante altre strade, si è discusso di tante altre strade immagino, però è stata scelta la strada del concordato e quando io rimetto, come dire, il naso in questa questione, questa questione ormai la strada è tracciata.
A quel punto la Fedit
, come dire, come impresa non
esiste più, insomma si è venuta
dissolvendo, c’è soltanto un complesso di beni, perché in fondo quello era,
c’è un complesso di beni che deve essere venduto per consentire nei limiti
del possibile di soddisfare le ragioni dei creditori.
E’ evidente che la rappresentazione di Capaldo non è veritiera . Il medesimo cerca maldestramente di giustificare il suo evidente conflitto di interessi e soprattutto afferma due fattispecie assolutamente non scontate la situazione di insolvenza della FEDIT ed il fatto che fosse irreversibile la procedura di concordato in quanto l’offerta è giunta prima dell’omologa del concordato.
CAPALDO: In questo quadro, ecco, voglio dire, nasce in me l’idea che ha
condotto alla costituzione della S.G.R.
.
Quindi, effettivamente io debbo dire
che il ruolo di ricercatore, di professionista, di studioso, di Presidente di
banca, non è facilmente distinguibile, insomma.
Sono essenzialmente uno studioso che
ad un certo punto della sua attività di studio si è messo... ma dopo tanti
anni, ho cominciato a fare la mia attività professionale credo... ero già
Professore ordinario da dieci anni, dodici anni, quindi... e sono stato spinto a
fare attività professionale sempre per poter meglio sperimentare magari quella
cosa che uno va... sulle quali va meditando e riflettendo, quindi è sempre
difficile in questi casi, per me lo è in modo particolare distinguere ecco a
che titolo sia prevalso il ricercatore piuttosto che il Presidente di una banca
creditrice e così via.
Alla domanda posta sul un suo
possibile conflitto di interessi Capaldo risponde:
CAPALDO: guardi, io ho avanzato questo come una persona che ha qualche idea, non
è che io mi metto un cappello da Professore, poi mi metto quello di Presidente
di banca, poi quello di professionista.
Che cosa è accaduto, poniamo,
nella banca che conoscevo meglio, la Banca di Roma
? È accaduto questo, che il Direttore Generale, perché i poteri di
proposta sono del Direttore Generale, ha proposto questa operazione, il
Consiglio, immagino...il Consiglio l'ha discussa e l'ha approvata.
Adesso, se io le dicessi che in quel
Consiglio di Amministrazione sono stato zitto, evidentemente lei si metterebbe a
ridere, chiaro che non sono stato zitto, quindi è stata proposta dal Direttore
Generale, ma certamente io ho detto la mia, ho illustrato, ho detto: "Sì,
questo nasce da una mia idea, così, colì...", eccetera, questo è il
processo.
Però da un punto di vista formale,
da un punto di vista formale c'è una proposta, almeno la Banca di cui io ero
Presidente, una proposta del Direttore Generale, circostanziata, motivata e
l'approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione.
Il ruolo del Presidente, da un punto
di vista formale, è zero, è un Consigliere, vota, vota sì o vota no.
Detto questo, però le dico che,
adesso non ricordo bene, ma immagino che l'abbia illustrata prevalentemente io
l'operazione.
Risulta evidente che CAPALDO certamente non ha operato come studioso ma dalle varie testimonianze assunte è chiara la sua posizione, il medesimo aveva da una parte la piena conoscenza del mondo federconsortile e dall’altra era il Presidente del maggior gruppo bancario creditore di Fedit:
Come ricordato la posizione di Capaldo emerge chiaramente dalle testimonianze rese da Maugeri (teste dinanzi al GUP e in dibattimento) e da De Palma.
Così come gli stessi funzionari e Dirigenti della Banca hanno confermato che il piano Capaldo si sia formato in seno alla Banca di Roma e Capaldo ha lavorato con i medesimi per sviluppare l’idea e quindi non certamente con il cappello dello studioso ma con quello del presidente del suo gruppo bancario.
NICOLETTI: fui pregato dal Dottor Izzi
, che era un nostro analista del Banco di
Roma
, ragioniere capo e capo dell’ufficio
tributario, ad accompagnarlo ad una riunione, credo nel marzo o aprile del
’92, presso il Banco di Santo Spirito
con
il Professor Capaldo
. c’era il Dottor Geronzi, eravamo in
quattro, ripeto, e il Dottor Capaldo
ci
intrattenne su alcune ipotesi di lavoro che secondo lui potevano essere
prospettate rispetto a questa soluzione.
Alla domanda del PM se Capaldo espose i passaggi finanziari, logico finanziari?
NICOLETTI: no, no, niente, fu una riunione piuttosto breve.
Alla richiesta di precisazione se
le è mai passata per le mani una
analisi, uno studio scritto...
NICOLETTI: no, no, non è mai stato nelle mie...
NICOLETTI – precisa inoltre - : direi che questa operazione è nata ed è cresciuta nell’ambito del Banco di Santo Spirito , più che come Banco di Roma ... come Banco di Roma , mi pare che abbia collaborato il Dottor Izzi . Lo Studio Casella rispondeva direttamente a Capaldo , non è che passasse attraverso di noi,
Fattispecie quest’ultima confermata da IZZI
IZZI: sono stato coinvolto nella
vicenda della Federconsorzi
credo agli inizi del ’92, verso gennaio del ’92, e credo
di essere stato coinvolto appunto, fino al probabilmente ottobre, novembre del
’92, ancora, nello stesso anno.
Fui chiamato direttamente dal
Professor Capaldo
e
praticamente ho in qualche misura assistito il Professor Capaldo in una...
innanzitutto in una individuazione dei vari creditori della Federconsorzi
e
in una ricognizione sostanzialmente del patrimonio della Federconsorzi, il quale
emergeva dalle... sì, dalle stime del Commissario Giudiziale
.
Quindi, ecco, questo era stato un
momentino il mio impegno in quel momento, in questo periodo e sulla base poi del
prezzo di eventuale acquisto da parte della società, costituenda società, che
avrebbe dovuto essere costituita, una valutazione di alcune ipotesi finanziarie
sui ritorni di questo investimento.
Lo stesso Avv. GIORDANO precisa :
GIORDANO: ma io potevo riferire in quella fase senz’altro al Professor Capaldo
, perché io già all’epoca ero
Segretario del Consiglio di Amministrazione della banca, quindi avevo un
rapporto diretto con il Professor Capaldo, riferivo a lui, informavo anche il
Direttore Generale, perché era un momento di costituzione di una società da
parte anche della banca…
GIORDANO precisa che si è interessato della questione dall’ottobre del ’92. afferma infatti “che è stato il Presidente Capaldo che mi chiamò e mi disse se per cortesia mi potevo interessare di questa cosa”
GIORDANO: in quel momento il Presidente Capaldo
era
per me il Presidente della Banca di Roma
,
Conferma della figura di Capaldo viene anche dalla testimonianza di PAZZAGLIA nel momento che cerca di ricostruire i vari incontri
PAZZAGLIA: io ricordo ci furono più riunioni, se non ricordo male ci fu una
riunione presente il Professor Capaldo
e
anche i componenti dell’Ufficio Legale della banca e fu fatta nella sede della
Cassa di Risparmio
di
Roma
, poi diventata Banca di Roma
, a Via Marco Minghetti
, in questo c’ero anch’io e il
Professor Picardi
.
Poi ci furono una o due riunioni in Tribunale, alle quali partecipò il
Professor Capaldo
e
ci fu infine una riunione al mio studio, a cui era presente il Professor
Capaldo.
2.2.2.- Contenuto dell’Offerta
In sede di deposizione in dibattimento CAPALDO cerca di spiegare il contenuto dell’offerta evidenziando già le contraddittorietà del progetto stesso.
CAPALDO: il primo obiettivo era
di consentire alla procedura di monetizzare nel più breve tempo possibile,
nella maggior misura possibile,
Ecco allora che si va delineando
l’idea, l’ipotesi, di costituire ad iniziativa dei creditori Fedit
una società che possa rilevare in blocco
tutti i beni della Fedit.
Lo schema dell’operazione, questo
è importante secondo me, lo schema dell’operazione grossomodo è questo: alla
società possono partecipare solo i creditori della Fedit
e in proporzione ai crediti, perché si
vuole evitare ogni intento, come dire, speculativo, ma su questo poi mi
soffermerò se mi sarà data la possibilità.
La società offre al Concordato un
prezzo congruo per l’acquisto in blocco dei beni.
Nella determinazione del prezzo si
assume, comincio a entrare un po’ nel tema caldo, nella determinazione del
prezzo si assume che la società in prospettiva debba operare in pareggio, cioè
la società non deve produrre utili perché, come spiegherò meglio dopo, è una
società di servizi, non una impresa in senso proprio.
Poi, se l’offerta viene accettata
si paga prevalentemente con il ricorso all’indebitamento, perché
la società nasce con un capitale relativamente piccolo per consentire a un
maggior numero di persone di partecipare, di creditori, di partecipare alla
società stessa, la società provvede poi alla liquidazione dei beni adottando
procedure che riescano a coniugare nel modo migliore la rapidità e la
trasparenza con la efficienza.
Già il fatto di voler far coesistere la massima monetizzazione nel minor tempo possibile risulta inconciliabile e ciò soprattutto per quanto attiene al prezzo.
Del resto solo sulla carta vi era questa disponibilità a consentire la
massima partecipazione alla società e ciò al di là della portata a conoscenza
agli stessi creditori di poter partecipare alla nuova società
Invero risultava impossibile una tale adesione tenuto conto che i patti parasociali stipulati tra i soci promotori i cui effetti chiaramente veniva a ricadere su tutti gli altri soci prevedevano dei sicuri incrementi capitale sociale e l’emissione di garanzie per l’anticipazione dei denari necessari per il pagamento del prezzo.
Inoltre risulta del tutto chiaro che il piccolo o medio creditore non avesse alcuna possibilità di controllo e di gestione.
Già lo stesso MAUGERI viene a precisare i veri intenti della progetto,
che non potevano essere che quelli di permettere ai soci il maggior risultato
possibile dalla vendita.
MAUGERI A questo punto l’intervento era un intervento che a mio avviso, almeno
da come lo abbiamo vissuto noi, era un intervento che era stato deciso di farlo,
bisognava farlo perché lo scopo era
quello di minimizzare le perdite su questi crediti; c’erano
creditori che avevano più di cento miliardi di crediti nei confronti della
Federconsorzi
,
quindi come un intervento volto a dare a questi creditori la maggior... la
miglior prospettiva possibile di realizzo dei loro crediti.
In quest’ottica direi quasi che il prezzo e la valutazione dei beni
era, come dire, non dico aleatoria, ma comunque un elemento che sicuramente
bisognava tenere in considerazione, ma il primo obiettivo era quello che ho
detto prima.
Anche IZZI conferma questo profilo avendo studiato dei profili finanziari sui i ritorni di questo investimento
Alla domanda del PM se si
discusse mai la possibilità di costituire una società dei creditori nella
quale i creditori potessero conferire i crediti invece che i capitali
MAUGERI: sì, questo fa parte
di quei pareri, diciamo così, iniziali, proprio sul tipo di operazione; la cosa
però in realtà è rimasta bloccata per credo un paio di ragioni, la prima ragione conferire questi crediti
avrebbe comportato la necessità di una
stima ex articolo 2343 del Codice Civile.
In realtà poi credo che
l’ipotesi sia stata abbandonata, perché diventava più difficile presentare
al ceto creditorio, e quindi ai soggetti potenzialmente interessati a
partecipare, l’entità esatta del
patrimonio e quindi delle passività che l’assuntore avrebbe dovuto
assumersi, proprio perché c’era una situazione di direi quasi assoluta
incertezza sull’entità del patrimonio della Federconsorzi
.
Affermazioni confermate anche dal teste De Palma
DE PALMA era lo strumento che i creditori potevano ritenere il più utile sotto il profilo della velocizzazione delle attività di vendita e della ottimizzazione dei risultati.
2.2.3.- Prezzo
proposto da Capaldo
Sulla questione del prezzo Capaldo nelle varie sue testimonianze si sforza dicendo che il prezzo stesso nasce non solo da una discussione congiunta dei promotori ma da una serie approfondita di analisi.
Tuttavia le varie testimonianze hanno chiaramente confutato questa ricostruzione e in più occasioni Capaldo cade in contraddizione.
CAPALDO: Naturalmente il
punto centrale era il prezzo. Ebbene sul
prezzo si discusse da parte dei soggetti promotori di questa iniziativa, si
discusse anche sulla base di alcune elaborazioni che erano state fatte da
Dirigenti delle banche, e io qui non ho difficoltà a dire che ho avuto un ruolo importante nella determinazione del prezzo, così
come certamente... come dire, l’idea della S.G.R.
è mia, quindi è decisivo il
mio ruolo nella... ho avuto un ruolo importante nella determinazione del prezzo
e poi probabilmente su tutte le altre cose no, nel senso che non mi sono poi
occupato delle attuazioni pratiche, di queste cose, però certamente nel prezzo
il mio ruolo è stato importante.
Capaldo deve ammettere che la strutturazione del pagamento del prezzo secondo la formulazione dell’atto quadro ha comportato delle gravi problematiche
CAPALDO la prima rata ha portato un
esborso molto basso diretto da parte della Federconsorzi
, già, ma perché è stato utilizzato
quel conto corrente, quel conto corrente dedicato, su cui erano via via affluiti
tutti gli incassi effettuati nel periodo che va dall’inizio dell’operazione
fino alla seconda rata e così via, la
terza rata invece è stata pressoché integralmente pagata con soldi veri, nel
senso con soldi tratti da debiti della Federconsorzi, della S.G.R.
.
S.G.R. quindi ha finanziato con debiti, 7, 800 miliardi, è vero, ma una parte di questi debiti, mi pare di sapere che questi debiti una parte c’era ancora, perché... nel senso che le cose più importanti evidentemente sono state vendute;
Diverse testimonianze però hanno fatto evidenziare che il prezzo non è stato né oggetto di valutazione al fine di raggiungere la sua determinazione né di verifica congiunta tra i differenti soci promotori della nuova società.
Di fatti alla domanda che più volte è stata posta ai vari testi riguardo alla formazione del prezzo ed alla sua discussione tra i promotori e con la procedura la risposta è stata sempre negativa.
DE PALMA: no, il piano si basava su questo importo che era stato individuato, non
se ne discusse dell’importo, semmai si fece qualche discorso fra di noi
rappresentanti per cercare di capire.
Alla domanda
se l’indicazione del prezzo di
2.150 miliardi la fece Izzi
o
la fece Capaldo
?
NICOLETTI: mi pare che la valutazione la fece il Dottor Capaldo
, sì, Capaldo, non sono mai entrato in
questa materia di carattere finanziario...
MAUGERI: sì, forse il Banco di Santo Spirito forse è dir troppo, probabilmente è il Professor Capaldo , che ovviamente aveva una sua funzione, era Presidente del Banco di Santo Spirito, e funzionari che hanno svolto, diciamo, la parte istruttoria che erano più funzionari della Banca di Roma .
IZZI: io ebbi l’indicazione dal
Professor Capaldo
, di 2.150 miliardi. Le rateizzazioni sì,
comunque mi erano venute indicate, certo; il pagamento del prezzo che sarebbe
dovuto avvenire in una certa misura per cassa e in una certa misura... erano
sempre le ipotesi di lavoro che mi erano state date dal Professor Capaldo
. Già predisposte..
2.2.4. - Natura di SGR
Capaldo sostiene – chiramente ex post – in modo del tutto ossessivo e naif che la Società acquirente non avesse scopo di lucro ma il suo bilancio avrebbe dovuto chiudersi in pareggio. Affermazione che chiaramente non emerge da nessuna testimonianza. L’unico soggetto che lo ha confermato è stato CARBONETTI ma chiaramente per ovvi motivi. Anche lo stesso GRECO lo ha sconfessato. Questo concetto del bilancio a pareggio secondo la ricostruzione di Capaldo veniva cosi a giustificare il prezzo così basso, per Capaldo era la riprova della bontà del prezzo.
E’ evidente che questa affermazione è solo successiva ma soprattutto è successiva al sequestro e all’atto transattivo che in origine con la firma dell’atto quadro erano chiaramente lontani dal essere ipotizzabili. E’ evidente che dedotti questi beni oggi abbiamo un minor valore della società, ma questi due fatti eclatanti e determinanti hanno evidenziato quanto sarebbe stato il vero incremento di valore.
CAPALDO Il secondo concetto, tutti
consapevoli che l’operazione non aveva fini di lucro e meno che meno
evidentemente aveva finalità speculative, si convenne su un punto, che il
prezzo dovesse essere il massimo, l’importo massimo che si poteva pagare sotto
il vincolo che la società poi avrebbe chiuso il bilancio in pareggio.
In altre parole, qui si voleva raggiungere il pareggio, cioè
si voleva fare una operazione sperando di non perdere. Certamente si escludeva
l’ipotesi di poter fare un utile,
Quindi, i due punti chiari erano
questi, che il prezzo dovesse essere un unico e che il prezzo dovesse essere
fissato a quel livello compatibile con il pareggio, cioè si doveva offrire la
maggior cifra possibile sotto il vincolo del pareggio, questo è il concetto
di fondo, perché appunto l’operazione non dava luogo ad una impresa in
senso economico, insomma, la S.G.R.
tecnicamente non è una impresa, è
una azienda di servizio basata su spirito se vuole solidaristico, su spirito
mutualistico, è una sorta di iniziativa consortile.
Queste affermazioni di Capaldo, come dire non godono della prova di resistenza, perché allora le banche avrebbero dovuto sobbarcarsi l’onere della nuova società che già prima della sua costituzione sapeva di chiudere il bilancio in pareggio? Dove era lo scopo solidaristico se non quello di spostare il meccanismo della liquidazione da un soggetto a l’altro lasciando inalterato il risultato?
Alla domanda se questo
vincolo del pareggio, in sostanza, era una sorta, come dire, di, usiamo questo
termine, di “gentleman agreement” tra società di categoria e spessore?
CAPALDO – risponde : no, no, era
irre ipsa, era nelle cose perché quando si offre un prezzo, determinato a quel
modo, è fisiologico che viene il pareggio, non è che debbo fare un accordo,
non è che poi io sono arbitro di far venire il pareggio o no. Quando ho offerto
quel prezzo determinato nel modo che ho visto, il pareggio è fisiologico.
Quindi in in
realtà si partecipava ad un rischio, non si partecipava ad un profitto.
Appare del tutto assurda questa affermazione ed assolutamente non
credibile che una società di capitali per finalità di lucro insita nella sua
tipologia di persona giuridica formata da banche e maggiori gruppi finanziari
rileva un entità di beni di grande rilevanza e lo fa con lo scopo del pareggio
di bilancio e ciò deriva da un concetto fisiologico.
Ma è stato chiaro Maugeri che avendo seguito da sempre lo sviluppo del Piano proposto da Capaldo ne ha dato una veritiera qualificazione.
MAUGERI era un intervento che a mio
avviso, almeno da come lo abbiamo vissuto noi, era un intervento che era stato
deciso di farlo, bisognava farlo perché lo scopo era quello di minimizzare le
perdite su questi crediti; c’erano creditori che avevano più di cento
miliardi di crediti nei confronti della Federconsorzi
,
quindi come un intervento volto a dare a questi creditori la maggior... la
miglior prospettiva possibile di realizzo dei loro crediti.
2.2.5.- Atto quadro
Il Presidente del Tribunale
solleva un quesito La domanda si inserisce
su quest’ultimo aspetto: sappiamo, lei ce lo ha detto e la lettura dell’Atto
Quadro ce lo conferma, che andavano a scomputo del pagamento gli importi
corrispondenti ai crediti già pagati nelle more e il prezzo degli immobili già
venduti.
Lei ci ha detto, d’altro canto,
qual è stato il criterio che è stato utilizzato, che è stato un criterio di
stima con abbattimento percentuale di quella che era la stima della Perizia De
Santis
, cosiddetta, e già abbassata dalla
Perizia Picardi
, dalla valutazione del Commissario
Picardi.
Quindi le domando: se il prezzo
è stato determinato sulla base di una valutazione stimata secondo i criteri che
lei ha detto, come si giustifica la determinazione di uno scomputo determinato
in relazione a dei valori non più di stima ma dei valori concreti, quali sono
quelli derivanti dai crediti già incassati e realizzati e immobili già venduti?
Cioè mi spieghi se c’è coerenza
o se non c’è, invece, disomogeneità di dati, da un lato un valore di stima e
dall’altro un valore invece storicizzato e consacrato?
CAPALDO risponde :
ho detto il prezzo era un unico cioè
si riferiva indistintamente a tutti i beni.
E’ evidente la contraddittorietà svolta dallo stesso Capaldo che da una parte indica quale criterio quello dell’abbattimento prudenziale dei valori cui alla relazione particolareggiata poi riconosce la possibilità dell’acquisto dei beni non ai valori di stima ma in riferimento all’effettivo maggiore prezzo realizzato. Ciò in riferimento a quei beni venduti dai Commissari prima della Sentenza di Omologa il cui valore era di di molto superiore al valore di stima.
3.- Posizione di Greco
Come già precisato la ricostruzione svolta dal pubblico ministero è stata pienamente confermata dal dibattimento e ciò anche per quanto attiene alla posizione di Greco.
3.1.- Procedimento di
individuazione dei giudici
In via preliminare emerge in modo chiaro un aspetto a prima vista marginale ma di grande rilievo, ovvero il presidente Apice ha precisato nella sua testimonianza: la scelta dei giudici nel collegio quando relatore è lo stesso Presidente e la nomina del G.D. per l’ammissione al concordato e per l’omologa del concordato stesso.
APICE: alla fine
della mattinata poi c’era la Cancelleria, un Funzionario di Cancelleria che
riempiva le Sentenze, riempiva la composizione del Collegio nel modo che
riteneva opportuno di fare, sulla base dei Giudici che aveva visto entrare nella
stanza, quindi in quel provvedimento c’è il mio nome, ma poteva esserci il
nome di qualcun altro, perché è una...
Con la
conseguenza che i Giudici inseriti nel Collegio per un provvedimento nulla
conoscevano del contenuto del provvedimento, cosicché la tanto conclamata
collegialità di tutti i provvedimenti è rimasto unicamente un dato formale.
Inoltre APICE precisa il secondo aspetto
APICE: Anzi,
devo dire che quando avvennero questi fatti era passato già un po’ di tempo
in cui era avvenuta una nuova organizzazione nella sezione, e cioè fino a poco
tempo prima i Giudici che istruivano le richieste di fallimento o le richieste
di procedure alternative non erano poi, non diventavano i Giudici Delegati alla
Procedura stessa, c’era una distinzione quindi tra Giudici che istruivano
l’apertura della Procedura e Giudici che seguivano la gestione della Procedura.
Da qualche tempo, proprio dopo
l’arrivo di Greco
in
sezione, invece l’organizzazione cambiò,
cioè nel senso che il Magistrato che veniva delegato all’istruttoria della
Procedura da aprile, da iniziare, diventava poi automaticamente il Giudice
Delegato
alla
stessa Procedura, quindi il Giudice Delegato all’istruttoria prefallimentare
farebbe diventato Giudice Delegato del fallimento, il Giudice Delegato
all’istruttoria del Concordato dell’apertura per il Concordato Preventivo
diventava il Giudice Delegato al Concordato Preventivo.
E’ evidente quindi che questi due profili chiariscono le modalità con le quali appaiono i giudici in seno al collegio dei provvedimenti adottati dal Presidente Greco e giustificano il fatto che la dott.ssa De Vitiis ed il dott. Celotti siano stati portati a conoscenza dell’offerta di vendita in massa solo nel marzo 1993, mentre tutta la precedente parte di trattativa è stata completamente a loro sconosciuta.
3.2. - A seguito dell’Ammissione
del concordato vengono confermati vari aspetti:
- attesa della cordata prima della sentenza di omologa
- no alla vendita frazionata, solo dopo la sentenza di omologa
Non necessita ritornare su questi punti del tutto pacifici. Invero le testimonianze di Cigliana, Gambino e Locatelli hanno confermato in pieno quanto rappresentato dal PM in sede di richiesta di rinvio a giudizio.
In effetti dalla testimonianza dei tre Commissari è emerso evidente la non volontà del Tribunale a voler procedere a vendite frazionate.
Il presidente Greco ha poi giustificato una tale posizione del Tribunale, che peraltro non ha mai risposto formalmente a dette istanze con il fatto che sarebbe dovuto attendere l’omologa del Concordato.
Posizione di Greco sulla vendita
frazionata
Pettinari chiarisce e conferma una serie di profili che erano emersi
dalgi appunti di Cigliata riguardo l’attesa del Presidente Greco alla vendita
frazionata se non dopo della sentenza di omolga e quindi
“l’attesa della cordata”.
PETTINARI Noi, nella
fase, diciamo così, anteriore, antecedente alla omologazione del concordato,
alla Sentenza di omologazione, siamo stati chiamati molte volte ad intervenire
sulle più svariate vicende relative alla procedura e soprattutto in relazione a
situazioni contingenti, vale a dire c’erano un gran numero di società che
avevano bisogno o di essere ricapitalizzate o valutazioni che la procedura
doveva adottare in relazione ad eventuali vendite di cespiti della procedura.
In quella fase lì fu sempre,
diciamo, dato per scontato che la procedura doveva arrivare ad una vendita in
massa dei beni della Federconsorzi
.
Questo fu detto, ripetuto e comunque sia dal Giudice Delegato
, il Dottor Greco
, che dalle varie Parti che si sono
succedute nelle varie riunioni che ci sono state presso il Tribunale.
All’interno del Comitato dei creditori c’era di fatto una situazione che vedeva alcuni di noi fermamente intenzionati a sostenere l’esigenza, l’opportunità di operare velocemente per non pregiudicare gli interessi dei creditori.
Per cui in presenza di offerte di acquisto di beni appartenenti alla
Federconsorzi
abbiamo sempre sostenuto l’opportunità di procedere alle
vendite.
Ci è stato sempre, diciamo, detto
o fatto capire che l’interesse della procedura era quello di operare una
vendita in massa, per cui di fatto
furono, diciamo così, consentite soltanto le dismissioni che avevano ad oggetto
quelli che venivano chiamati in termini correnti cadaveri, vale a dire le
situazioni insostenibili, quelle che erano state indicate nella Perizia come
cespiti sicuramente da sottovalutare, cioè da deprezzare in quanto di difficile
alienazione, in quanto in presenza di situazioni contingenti, necessità di
ricapitalizzazione, mercato non sufficientemente adeguato.
PETTINARI: ma diciamo che la proposta Casella
è
sempre stato qualcosa di sospeso sulla procedura, nel senso che si parlava della
ipotesi di vendita in massa e si ipotizzava, appunto, una proposta.
Più volte noi abbiamo dibattuto il problema e segnalato l’esigenza di
non frenare l’attività della procedura in attesa di un qualcosa di cui tutto
sommato non conoscevamo nulla.
Di fatto la proposta Casella
si
è materializzata a seguito delle ripetute richieste di alcuni di noi, devo dire
forse quasi esclusivamente del sottoscritto e degli altri colleghi di Studio, si
è finalmente materializzata nel maggio del ’92 attraverso la consegna di una
lettera che all’epoca fu da noi considerata assolutamente insufficiente a
costituire neanche un embrione di offerta.
PETTINARI: ma, dunque, ci sono state diverse riunioni prima e dopo; diciamo che
successivamente alla presentazione di questa lettera che fu immediatamente
considerata non sufficientemente precisa, non vincolante, addirittura mancante
del requisito fondamentale del soggetto proponente perché di fatto il Professor
Casella
diceva
in rappresentanza di non meglio identificati soggetti, che sono creditori della
procedura e che hanno intenzione di costituire una società o anche altre
ipotesi, perché non si era detto neanche chiaramente, dice: “Io manifesto
questa intenzione”.
E fu sempre sostenuto, per lo meno da parte nostra, che non era
ipotizzabile attendere la formalizzazione, anzi addirittura andare a sollecitare
di fatto la formalizzazione di una offerta tenendo ferme tutte le attività
possibili della procedura anche perché in questo modo si sarebbe ingenerata la
aspettativa per gli eventuali soggetti interessati all’acquisto di singoli
cespiti della migliore opportunità a partecipare a questa eventuale cordata
piuttosto che fare un’offerta per il singolo bene.
Questa precisazione di Pettinari evidenzia come in effetti vi sono state delle riunioni con la Procedura prima della sentenza di Omologa.
Sul punto si deve precisare che
l’assenza di risposte sul punto da parte di Greco non era neppure giustificata
in quanto la vendita frazionata ante la sentenza di omologa non costituiva
pregiudizio dei creditori in quanto erano somme che andavano a monetizzare parte
del patrimonio. Non vi era alcuna motivazione logica, anzi la
contraddittorietà nasce proprio quando a seguito della sentenza di omologa uno
dei motivi che emergono per la rapida definizione della vendita in massa e che
molte società partecipate era state sottoposte a procedure concorsuali e si
trovava in situazione di decozione.
La testimonianza di Pettinari, che evidenzia che la Procedura era favorevole sin dall’inizio ad una vendita in massa e che il Piano Capaldo era già nell’aria da molto tempo e quella era la soluzione che voleva Greco, risulta del tutto credibile tenuto conto della coerente posizione di Pettinari in tutto l’arco della procedura.
Fattispecie del resto avvalorata dalla testimonianza dei tre Commissari e di Bambara i quali quando Capaldo richiese per il tramite di Locatelli informazioni per predisporre un piano di acquisto in massa, era stato richiesto il preventivo assenso del Presidente Greco pertanto quanto meno dal gennaio/febbraio 1992 almeno da un punto di vista formale si conosceva il fatto che Capaldo avesse intenzione di presentare un progetto di acquisto in massa.
3. 3.- Istanza alla procedura dei Commissari di messa in Liquidazione della Federconsorzi per perdita totale del Capitale
Il problema della famosa istanza del 27 maggio 1992 è stato pienamente
chiarito dalle testimonianze dei tre Commissari e dallo stesso Greco, anche se
Picardi al contrario non ha memoria di questa a istanza e della fattispecie in
se.
Dalle testimonianze viene confermato quanto rappresentato dal PM nella sua richiesta di rinvio a giudizio e ciò sia la piena correlazione tra gli appunti di Cigliata ed i fatti verificatisi e la circostanza che Greco fosse effettivamente in possesso dell’istanza (depositata ovvero protocollata in cancelleria) il quale ha confermato il fatto che quando ha incontrato Piovano aveva l’istanza nella borsa e l’ha consegnata a Piovano per poi indicare ai fini della risposta da dare alla medesima il parere di D’Alessandro.
Fattispecie che prova che in effetti fino a quel momento l’istanza
ancorché depositata dai Commissari - vi è dato certo ed incontrovertibile -
nella procedura fosse stata trattenuta da Greco per poi riconsegnarla a
Piovano, cioè restituirla inevasa al Commissario Governativo ovvero al soggetto
che l’aveva depositata per avere un parere della procedura. Ciò emerge
chiaramente dalla testimonianza di GRECO,
Di qui l’atto consegna da parte di Greco ed il suggerimento a Piovano di chiedere un parere legale, è stato proprio il comportamento di far ritirare materialmente l’istanza e farla rimeditare alla luce di un parere che il Commissario Governativo avrebbe dovuto richiedere, con in più il piccolo particolare che lo stesso Greco ha indicato il professionista a cui far chiedere il parere da parte di Piovano
Ulteriore particolare che il Prof. D’Alessandro, indicato da Greco a Piovano come il legale a cui richiedere il parere, era divenuto o stava divenendo Commissario giudiziale di Agrifactoring su nomina di Greco stesso.
In altri termini vi è stato l’occultamento in quanto detta istanza non ha mai fatto parte del fascicolo della procedura manifestando la volontà espressa di Greco di non voler giungere ad una liquidazione coatta della FEDIT.
Del resto la fattispecie della istanza è di grande rilevanza non solo per la fattispecie in se ma anche per il comportamento assunto dalle parti.
E’ stato chiarito che tra i Commissari vi fossero visioni disomogenee, tuttavia come è stato precisato da Cigliana i Commissari al 4 di maggio erano convinti, seguendo anche al volontà del Ministro Goria a richiedere i provvedimenti per la liquidazione della Fedit (poco importa anche se le Difese si sono accanite sul punto se doveva esser il Ministro o l’Assemblea) di qui l’appunto di Cigliana “la soluzione della liquidazione è ineluttabile”.
I commissari pongono preventivamente il problema alla Procedura e inizia a cambiare l’orientamento a far data del 14 maggio fino alla istanza del 27 maggio della richiesta di parere alla procedura rispetto alla quale vi sono altri appunti di Cigliana “così usciamo in bellezza”
L’importanza dell’episodio è che in quel momento si sarebbe potuta modificare la sorte della Federconsorzi abbandonando definitivamente la procedura di concordato in favore della liquidazione, ovvero affiancare un liquidatore della Fedit alla procedura questa sarebbe stata la morte del piano Capaldo in quanto l’acquisto in massa sarebbe stato non più praticabile venendo meno la centralità della procedura nelle mani del Tribunale.
Del resto questa soluzione della liquidazione, che avrebbe, come preciseremo più avanti portato a diverse sorti il personale o almeno gran parte di esso e ciò anche in considerazione della valutazione formale e prudenziale del patrimoni Fedit svolta in sede di concordato.
Inoltre la procedura da un punto di vista tecnico risultava del tutto ammissibile in quanto non era ancora intervenuta la sentenza di omologa, ciò in considerazione del fatto che la richiesta di ammissione di concordato è un atto volontario e soprattutto non emergeva, come precisato da Bambara lo stato di insolvenza e quindi in quella fase poteva la procedura concordatizia regredire verso quella della Liquidazione coatta tenuto conto che per legge sarebbe dovuta essere quella tipica della Federconsorzi, ovvero la procedura avrebbe potuto continuare con la gestione di due liquidatori. Liquidazione che forse si sarebbe potuta incanalare anche verso la soluzione di accedere ai benefici della legge Prodi di salvataggio delle grandi aziende.
Sul punto vi è un inquietante, per noi, affermazione del Presidente Greco il quale dichiara candidamente che qualora i Commissari fossero addivenuti alla decisione di rimettere la questione al Ministro o all’assemblea straordinaria dei soci, la procedura sarebbe stata costretta ad impugnare detta decisione.
Ora il quesito che si pone: quale
interesse concreto o astratto avrebbe potuto vantare per impedire una tale
situazione tenuto che non vi era stata ancora la sentenza di Omologa? A
che titolo una procedura che muove da una istanza volontaria del cd.
Imprenditore ancora nella fase di ammissione possa essere ritenuta obbligatoria
dalla Procedura ed ineluttabile per legge tanto da costringere la procedura
stessa ad esprimersi verso l’impugnazione dell’atto? Ma soprattutto qual
è l’interesse della procedura a limitare delle soluzioni che peraltro
risultano legittime, solo per la preoccupazione che potessero eventualmente
convivere due liquidazioni e quindi necessariamente raccordarsi?