| " segreti ". FEDERCONSORZI. mel mirino il commercio di bestiame |
| Giudici di Perugia in azione |
LA VORAGINE MILIARDARIA provocata nei conti della Federconsorzi dal commercio di migliai di capi di bestiame avvenuto fra il 1985 e il 1989 e' finita ora nel mirino della magistratura. Il sostituto procuratore della repubblica di Perugia, Dario Razzi, ha spedito una dozzina di avvisi di garanzia agli amministratori del locale consorzio agrario provinciale, presieduto all' epoca dal democristiano Cosimo Cassano e dirtto da Renzo Sartori. Nei mesi scorsi il commissario del locale consorzio agrario Luigi brigati, aveva presentato un esposto ai giudici perugine (il Mondo numero 43 del 1993) raccogliendo una vicenda che avrebbe causato al consorzio perdite tali da determinarne la messa in liquidazione. Era accaduto che il consorzio agrario di Perugia aveva acquistato migliaia di capi di bestiame dalla cooperativa umbra Ceas per rivenderli successivamente a un' altra cooperativa perugina: la Caso. I termini dell' operazione erano semplicissimi: il consorzio pagava in contanti impegnandosi a rivendere il bestiame, con una maggiorazione del 2%, alla Caso, che pagava con cambiali agrarie a tre e quatttro mesi. Il consorzio, a sua volta, scontava le cambiali presso alcuen banche: le casse di risparmio di Macerata, Parma, Fano e Piacenza, il Credito agrario bresciano, la Banca popolare di Bergamo, la Banca popolare commercio e industria, il San Paolo di Brescia e le banche popolari di Novara e Lodi. Il giro d' affari passo' da 4 miliardi nell' 85 a 96 miliardi nel 1989. Ma l' operazione nella quale furono coinvolte anche la Federconsorsi (la cui liquidazione e' stata affidata all' avvocato Stefano D' Ercole) e l' Agrifactoring, a un certo punto si inceppo'. E per il consorzio e la Fedit cominciarono i guai finanziari: la vicenda fu archiviata con circa 90 miliardi di perdite.