Gent.mo Sig. dott. Walter Mapelli, Procuratore,
care of
Spett.le Procura della Repubblica di Monza
Gent.mo Sig. dott. Bruno Tinti, Procuratore Aggiunto,
care of
Spett.le Procura della Repubblica di Torino
OGGETTO:
Gent.mo Sig. dott. Walter Mapelli, Procuratore della Repubblica di Monza, Le manifesto nella sua veste di magistrato la mia piu' completa soldarieta' in uno con i miei piu' sinceri ringraziamenti in qualita' di cittadino per quanto sta facendo nel rendere giustizia sui reati consumati ai danni dei cittadini e consumatori-risparmiatori (Cirio-Federconsorzi_Capitalia_Intesa-San Paolo).
Mi scuso in anticipo se data la mole di cose che vorrei dirLe saro' prolisso o poco lineare in alcuni passi, a voce e con gli atti alla mano e' piu' semplice:-). In calce alla presente Le rimetto alcuni dati ed in allegato ad una successiva e-mail le rimetto una piccola parte del Dossier Federconsorzi_Polenghi_Massalombarda_Cirio_Capitalia_Geronzi_Norelli_Caiafa_Gabrielli
Una mia cara amica, Gent.ma Sig.ra Rag. Angela Parrinello, mi ha gentilmente invitato a poterLe scrivere in cio' fornendomi il Suo account e-mail, ed il solo fatto che la mia amica abbia enorme stima in Lei e' per me motivo sufficiente per avere la certezza che Lei e' una persona per bene, onesta, un padre, un uomo prima ancora che uno stimabile Magistrato volto a rendere, e non a fare giustizia, imparzialmente ed onestamente, il che' mi rende davvero felice in questo mondo di squali spesso travestiti con inappuntabili colletti " bianchi".. oggi "azzurri". Conto molto con il cuore in mano sulla Sua assoluta onesta' di uomo e sulla Sua serieta' professionale perche' in tutta questa vicenda che le raccontero' sono, siamo soli e nessuna istituzione ci tutela; spero di conoscerLa personalmente anche per darLe, nel caso vorra' istituzionalmente aiutarmi e soprattutto ove Lei lo reputi necessario, tutti gli atti processuali, sentenze, bilanci etc... che ho solo in forma cartacea.
Non occorre essere dei geni per vedere cio' che questo governo e parte dei Signori che occupano sedi Istituzionali han fatto:
Vorrei chiedere il Suo aiuto, per tutto quanto e' in Suo potere di legittimamente fare, ovvero interessarsi allo scandalo-crack Federconsorzi, sia sotto il profilo sociale-storico-finanziario-giudiziario-fallimentare e di gestione della giustizia esecutiva da parte del tr. fall. di roma, che cosi' a pennello si lega con l'attualita' (nel senso che il Crack federconsorzi e' prodromico al crack Cirio, non a caso in entrambe le vicende compaiono Cragnotti e Geronzi seppur incredibilmente assolti per scadenza dei termini o per non aver commesso il fatto...!!!! ...questi sono i veri problemi della giustizia e del sistema Bancario-Imprenditoriale che riguardano il quisque de populo e non 2 miliardari cittadini arroganti che si sottraggono al giudizio costituzionale dei Giudici!!!), sia in senso piu' stretto sotto il profilo di solidarieta' umana e istituzionale a dei cittadini che come me e la mia famiglia ed altri ex dipendenti Federrconsorzi siamo soli e non possiamo neppure permetterci un penalista per andare contro questi giudici e liquidatori.
Il tutto al fine cmq di far venire a galla sul serio e fino in fondo (perche' oltre Greco e capaldo c'e' un mare di schifooooooo dietro che dura ancora) questo scandalo (Federconsorzi-Massalombarda-Cirio-capitalia)finanziario-politico-tribunale giudiziario/fallimentare sommerso da tutti anche dai media e dalla politica e, al fine di poter porre fine a questo continuo, drammatico, illegittimo ed illegale ostruzionismo che (non i giudici ordinari del Lavoro...che anzi sono stati assolutamente onesti e trasparenti nel rendere e non anche nel fare giustizia sia a mio padre sia ad altri ex dipendenti Federconsorzi) gli organi del Tribunale Fallimentare di Roma e di alcuni giudici del Tribunale di Roma e di Bari (per il tramite del giudice delegato Norelli, della dott.ssa de Virgiliis oggi al Tribunale di Roma ma gia' facente parte come 2 giudice del Tr. fall di Norelli ) e tutti i liquidatori stipendiati dalla procedura stessa pongono in essere soltanto sulla pelle di alcuni ex dipendenti della Federconsorzi, creditori privilegiati ex lege portatori di crediti, insoddisfatti da quasi 15 anni, retributivi e contributivi nonche' portatori di sentenze passate in cosa giudicata da anni, tra loro mio padre Riccardo Montanari; il tutto con la connivenza della mala politica (vedi Cirami in primis). Il tutto a beneficio unico proprio e di oscuri imprenditori in uno con la massa dei creditori chirografari non sempre immune da limpida condotta (vedi Geronzi e Capitalia per esempio).
Lo scandalo Federconsorzi, nel quale sono coinvolti alcuni dei politici degli ultimi 40 anni ed alcuni imprenditori oltre ad una mare di banche (Cragnoti e Geronzi-Capitalia in primis), e' insabbiato da tutti i media, sebbene sia stato e, ancora e' , nei suoi effetti socio-economici-giudiziari...condanne, procedimenti e sviluppi, oggi d'attualita' davanti al Tr. Fall. di Roma, al tribunale di roma ed alla procura di perugia; un crack di € 2,5 miliardi del 1992, circa € 3,2 miliradi di oggi, superiore finanche al crack Enron (piu' grosso soltanto perche' la Enron era quotata al NYSE e oltre ai creditori vi sono i creditori-dipendenti della societa' azionisti dei fondi pensionistici della stess societa' lesi e nullificati nei loro risparmi-investiti) cosi' seguito invece anche dai media italiani; oggi si parla tanto e giustamente di SME, Mondadori, Cirio soprattutto per corruzione, mala giustizia e mala finanza (Geronzi-Cragnotti)....lo scandalo Federconsorzi pero' e' la madre di tutto cio', era il polo agro-alimentare piu' importante d'Europa, controllava una marea di societa', non ultima la Polenghi Massalombarda finita per 2 lire al solito....Cragnotti (che poi l'ha rivenduta al doppio pochi mesi dopo a tanzi) naturalmente con la copertura di Geronzi e dell'ex presidente del Tr. fall. Greco condannato per questo per bancarotta fraudolenta a 4 anni e mesi 6 di carcere; Cragnotti e Geronzi sono riusciti a farla franca in 1 grado e in appello per prescrizione dei tempi di attivazione dell'appello medesimo....ma possibile che Geronzi, Cragnotti, Banca di Roma sono sempre al centro di tutte le malefatte e sono sempre purgati? Non ultimo lo scandaloso caso Cirio con la gravissima in quanto consapevole nella sua insolvenza immissione sul mercato da parte di Capitalia (Geronzi) di obbligazioni per € 500 milioni a danno della solita onesta gente. Chi li copreeeeeeeeeeeee!!!!!
E' cio' che desidero piu' nella mia vita, far pagare chi deve pagare per legge e per sentenze e dare onore alla giustizia e all'onesta', e ovviamente allo stesso piano di importanza (proprio perche' non abbiamo piu' le sufficienti risorse economiche per vivere serenamente, non che non abbiamo da mangiare....intendiamoci ) anche per trovare ristoro economico per i tanti soldi (almeno per noi sono tantissimi...€ 1 milione circa) che devono a mio padre per sentenza passata in giudicato da anni....l'intera sua vita lavorativa, stipendi e pensione che con una sentenza del pretore del lavoro passata in giudicato viene ineseguita da anni da questi signori....meglio definirli squallidi squali.
Mio padre e' creditore privilegiato da 12 anni ormai e per sentenza passata in giudicato da 6 di € 1 milione circa (e mai come oggi abbiamo davvero bisogno di quei soldi, per quanto sin qui Le ho detto ed anche perche' il papa' per pagare parte delle vecchie parcelle ha anche dovuto impegnare parte della sua pensione minima) per retribuzioni e pensione mai percepite e che, i magistrati del tribunale fallimentare e quelli che ne hanno fatto parte (De Virgiliis) ed i liquidatori, non pagano volutamente e colposamente...per non dire dolosamente....dividendosi invece loro ricchissime e miliardarie parcelle e aziende o altri benefit con la interessenza delle banche, di sporchi imprenditori (cragnotti in primis) e della politica ovviamente.
Il papa' era anche un ex membro del C.d.A. federconsorzi quale unico rappresentante in consiglio del personale non dirigente, come lui, ed in cio' e' sempre stato mal visto e mal tollerato sia dal tr. fallimentare sia prima dai vertici della Federconsorzi, avendo il papa' il dovere di trasmettere ai dipendenti le decisioni del C.d.A. nonche' di render conto ai sindacati; insomma al papa' le cose sporche venivano nascoste e dai bilanci lui non poteva scoprirle perche' non venivano riportate le malefatte contabili, com'e dimostrabile dai bilanci stessi e dallo Statuto della societa', e volutamente queste prove sono state sorvolate dalla De Virgiliis; papa', riccardo, e' un uomo pulitissimo ...non perche' sia mio padre, e di vecchio stampo, rigido e molto severo in primis con se stesso; diversamente oggi avrei casa e lavoro.
Tutto provato e provabile con la lettura dei bilanci, e' stato l'unico dei 21 consiglieri a chiedere di essere interrogato confrontato con chiunque e con qualsiasi cosa, vanamente, l'unico dei 21 ad essere condannato in questo 2 processo, ma loro calpestano le verita', le stravolgono, le nascondono perche' il papa' e' scomodo e onesto; gli altri 20 consiglieri non a caso irritualmente sono stati tenuti esenti da tutto con transazioni di facciata in quanto persone potenti; lo "odiano" solo perche' il papa' e' una persona onesta e tutto cio' che di irregolare o non economico per la societa' ha avuto modo di riscontrare l'ha sempre fatto mettere al verbale nei consigli; e cosi' continua a subire il loro vessatorio ed incostituzionale esercizio arrogante di potere ( come altri ex dipendenti), in cio' vedendo nullificati i suoi diritti, certamente anche quelli economici che a noi servirebbero come il pane, ma anche e prima forse la sua dignita' di uomo, di lavoratore, di marito e di padre...me l'hanno annientato, si e' chiuso con tutto e tutti...ed un figlio le pensa tutte.
Caro Sig. Giudice , per dire della connivenza e degli abusi che avvengono, a danno di mio padre, tra Norelli i liquidatori (Caiafa e Gabrielli ) e la dott.ssa De Virgiliis (benche' credo di non avere "la prova giuridica del dolo" ho certamente la prova quantomeno della colpa gravissima, della forte e sopettosa negligenza, della scorrettezza giuridica, della omissione di atti d'ufficio), la dott.ssa De Virgiliis, oggi al Tr. di Roma e non piu' al tribunale fallimentare di roma, in evidente conflitto d'interessi sulla materia oggetto del 2 processo che vede oggi mio padre coinvolto, essendo lei gia' stata parte del tr. fallimentare sia con greco (poi condannato appunto per bancarotta fraudolenta) sia con norelli, e quindi oggi non puo' essere giudice terzo, si e' fatta spostare apposta per relatare una sentenza contro mio padre sul caso Federconsorzi, continuando ad occuparsi quantomeno sospettosamente della vicenda e al solito a tutto beneficio dei liquidatori, quindi della federconsorzi, e di Norelli suoi "vecchi compagni" di scuderia.
Pensi che per farlo tacere, impaurire, nullificare, e fargli eventualmente accettare 2 lire per i crediti di tutta la sua vita lavorativa e' stato recentemente condannato in forza di questo 2 processo (il 1 l'ha vinto e passato in giudicato come dicevo e giuridicamente e' separato dal 2 ) in 1 grado al pagamento di una somma pari a € 1,33 miliardi (si' miliardi, praticamente meta' del crack sulle spalle di una persona onesta con una pensione di € 1500 con nessuna casa di proprieta'...diversamente probabilmente avrei gia' un lavoro ed una casa dove vivere da solo all'eta' di 40 anni); condanna frutto di evidente e gravissima "negligenza ....quantomeno" nel condannare mio padre sapendo di mentire e poi a certe cifre !!!! (io so che c'e' dolo dietro perche non si spiega diversamente un'atteggiamento cosi' crassamente impudente ed arrogante); tutto questo nonostante il diritto e i bilanci dicano che mio padre e' stato un consigliere diligente in tutto e per sempre nonche' un lavoratore onesto e diligente.
Una evidente malafede (come detto dall'esame dei bilanci NON si evidenziano le prove, per mera negligenza di lettura degli stessi da parte di mio padre, circa i costi di alcuni distacchi di personale non dirigente, ma il contrario, i distacchi di personale non dirigente infatti erano decisi esclusivamente per norme statutarie dalla Direzione e dalla Presidenza Fedit autonomamente o di concerto con il Collegio Sindacale contrariamente a quanto dal giudice De Virgiliis affermato nella sentenza a carico del papa' ex 2392 c.c.), e la dott.ssa De Virgilis, che conosce la situazione Federconsorzi dal 1991 sa' perfettamente chi sono i responsabili di questi ipotetici ed illegittimi distacchi....certamente non mio padre che non doveva per statuto decidere ne' come consigliere ha avuto mai la possibilita' di venirne a conoscenza ne' dall'ordine del giorno ne' dalla lettura dei bilanci dove il costo del personale e' riportato globalmente per le migliaia di dipendenti e non fa' alcun riferimento alle poche decine dei distacchi addebitati al papa' , era oggettivamente impossibile sapere e conoscere dei costi di quei distacchi ..questo giudice ha mistificato i fatti per favorire i suoi amici liquidatori e avvocati della Federconsorzi nonche' ovviamente l'operato del suo collega norelli e greco, ben sapendo inoltre che i distacchi di personale non dirigente infatti erano decisi esclusivamente per norme statutarie dalla Direzione e dalla Presidenza Fedit autonomamente o di concerto con il Collegio Sindacale senza che il C.d.A. nulla ne dovesse o potesse sapere per tabulas o per statuto.
Trattasi ovviamente di una condanna frutto di una condotta della De Virgiliis quantomeno gravemente colposa e in connivenza con i liquidatori, con il tribunale fallimentare di roma e con gli imprenditori e banche, frutto di abuso di potere non avendo applicato la legge nonche' di negligenza nello stabilire una cifra cosi' colossale anche ai sassi.
Ovviamente sara' facile, onesta' dei giudici permettendo...nel senso che spero non siano del giro di previti & Co., dimostrare l'evidente illegalita' di una simile sentenza e la sua incostituzioanlita', ma intanto loro perdono tempo e non pagano quanto invece sono tenuti a pagare per sentenza passata in giudicato da anni e noi abbiamo quasi finito i soldi per gli avvocati ns (non possiamo permetterci un penalista contro questi signori..l'abbiamo assunto per 1 anno ma ci e' costato € 12.500 e abbiamo dovuto chiudere il rapporto) e per vivere serenamente.
Credo sia giusto, al di la' degli evidenti miei e della mia famiglia interessi personali, far sapere ai cittadini italiani cosa sia il mondo dei tribunali fallimentari e di quelli ordinari quando sono in mala fede o gravemente colpevoli di negligenza (a prescindere dalle bandiere), e di quanto sia profondo il legame tra la politica, la finanza e la giustizia in casi come questo che ha coinvolto e che coinvolge tra gli altri, politici e altri "potenti ed arroganti signori" ...Cirami, Capaldo, Greco, Geronzi, Cragnotti, la SGR, Norelli, Caiafa, Gabrielli, De Virgiliis, etc etc..
Rimanendo per qualsiasi cosa a Sua disposizione e, nel rimetterLe in calce alla presente email e in allegato successivamente soltanto una piccolissima parte dei documenti che testimoniano la battaglia che vanamente sto vanamente facendo da anni, Le mando di cuore il mio senso di vero orgoglio per sapere di avere uomini e magistrati come Lei, in uno con i miei affettuosi ringraziamenti .
Con Osservanza
Marco Montanari
Ps
Spero che la Sua vera persona riterra' di voler accogliere la mia trasparente e vera richiesta di istituzionale ed umano aiuto, dettata ovviamente da interessi egoistici della mia famiglia, ma non solo quelli materiali, vorrei davvero regalare al mio papa' quella dignita' che cosi' gravemente hanno minato sia a livello sociale sia nel rapporto con mia madre, di vedere onorata insomma la sua dignita' di uomo e lavoratore prima di morire, ma nache per una lotta di principi, al far si' che la gente come noi possa conoscere le cose ....guardando la vittoria del bene degli onesti sul male dei disonesti....e naturalmente volta a porre fine alla infelicita' della mia famiglia.
Il nostro avvocato solo civilista e' una persona inesperta nel campo fallimentare, corretta ma timorosa a lottare contro questi squali...ma non abbiamo soldi per permetterci big del foro e avere la sua onesta' e' gia' tantissimo (sebbene sia un motivo in piu', paradossalmente, per essere isolati....e' assurdo...essere persone oneste spesso significa dover essere calpestati).
Crack Cirio, l'ombra della Federconsorzi
di Giuseppe Oddo
il Sole 24 ore, 26 settembre
ROMA - L'avventura di Sergio Cragnotti industriale agroalimentare, sfociata qualche mese fa nell'insolvenza della Cirio e nel dramma di migliaia di obbligazionisti, comincia dalle ceneri della Federconsorzi. La Federazione dei consorzi agrari italiani - la Fedit - su cui è stato imperniato per decenni il sistema agricolo nazionale, nel '91 sta per crollare in modo rovinoso.
La C&P non ha che qualche mese di vita quando Giovanni Goria, ministro dell'Agricoltura del governo Andreotti, decide di commissariare la Federazione dei consorzi agrari italiani - Fedit -. Ed è nella bancarotta della Fedit che l'ex amministratore delegato di Enimont intravede il varco per inserirsi da protagonista nel settore alimentare. La conquista della Polenghi. L'opportunità gli è offerta dalla Fedital, la società della Federconsorzi che possiede la Polenghi Lombardo, l'azienda produttrice di latte e formaggi. Cragnotti la rileva in stato prefallimentare, a un prezzo straordinariamente basso, gettando le basi di un polo lattiero concorrente della Parmalat, in cui anni dopo innesterà anche la Cirio .
La vicenda si colloca a cavallo tra il '91 e il '92, nel periodo in cui la Fedit è sotto tutela dei tre commissari di nomina governativa - Pompeo Locatelli, Agostino Gambino e Giorgio Cigliana - e mentre il Tribunale di Roma deve ancora concedere il via libera al concordato preventivo (l'omologa). La Fedital, intanto, dopo aver accumulato 90 miliardi di perdite è stata ammessa, nel luglio '91, all'amministrazione controllata e rischia di fallire. Per salvarla e tutelare i creditori della Federconsorzi, bisogna metterla all'asta.
A decidere così, su pressione dei tre commissari, sono Ivo Greco, giudice delegato al concordato preventivo della Fedit, e Nicola Picardi, commissario giudiziale. Per tirare avanti, la società ha però bisogno di denaro. Quindi Greco le accorda un finanziamento da 20 miliardi che preleva dalla Fedit e che rimarranno nelle casse della Fedital-Polenghi fino al momento della sua aggiudicazione all'unico partecipante alla gara: Sergio Cragnotti. Alla fine la C&P compra la Fedital per 26,5 miliardi, meno della metà del prezzo di aggiudicazione.
L'operazione, perfezionata il 15 gennaio '92, farà da volano ad altre acquisizioni che proiettano Cragnotti al vertice del settore. Cadranno nella sua rete Ala Zignago, Calabria Latte, Latte Torvis, Latte Matese, Centrale del latte di Roma, di Ancona e via di seguito. L'assalto alla Cirio. Tra il dicembre '93 e la prima metà del '94, la C&P s'insinua nella privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica che l'Iri, presieduto da Romano Prodi, ha da poco ceduta alla Fisvi per quasi 311 miliardi. Ma la Fisvi, che riunisce le coooperative "bianche" lucane, non ha mezzi a sufficienza né per onorare il contratto con l'Iri né per lanciare l'Opa in Borsa (altri 190 miliardi).
Per permetterle di finanzarie l'operazione, il venditore le concede dunque una proroga dei termini di pagamento, autorizzandola a vendere, nel frattempo, la Bertolli all'Unilever. Tuttavia ciò non basta a rimediare il denaro. Ed è qui che Cragnotti trova un altro varco: prima toglie le castagne dal fuoco allo Stato e a Lamiranda, entrando nella Fisvi; poi, di fronte all'inconsistenza finanziaria dei soci, attrae la Cirio nella sua orbita. E nel gruppo Cirio, accanto ai pelati, integra i marchi leader nella distribuzione del latte. La gallina continua a ingrassare finché nel '99, quando il debito della Cirio avrà raggiunto dimensioni rilevanti, il complesso delle attività lattiere sarà venduto a Parmalat per circa 800 miliardi.
In sostanza, a dieci anni di distanza l'acquisizione della Fedital si conferma come una delle mosse decisive di Cragnotti, che ne farà uno dei maggiori imprenditori agroalimentari. Il gruppo Ferruzzi, da cui proviene, nel '92 è vicino al dissesto. Nel '93, dopo la morte di Raul Gardini, sponsor e finanziatore della C&P, Cragnotti è interrogato dai magistrati di "Mani pulite" ed è sotto inchiesta a Ravenna. Eppure niente e nessuno riescono a fermarlo. Anzi, proprio in quel periodo la sua ascesa diventa irresistibile.
A fine '93 Cragnotti svela al sostituto procuratore di Milano Antonio Di Pietro i retroscena di molte operazioni che lo hanno visto protagonista sia alla Ferruzzi sia all'Enimont. È già stato condannato dalle autorità di Borsa canadesi ed americane per insider trading ed estromesso vita natural durante dalla gestione di società domiciliate in quei Paesi. Ciò non gli impedisce, nei mesi seguenti, di assumere il controllo della Cirio. L'inchiesta di Perugia. Nel '96, quando la Procura di Perugia comincia a occuparsi del crack Federconsorzi, i riflettori si accendono anche sulla vicenda Fedital, da cui Cragnotti uscirà tuttavia con un "non luogo a procedere".
Il finanziere è indagato insieme al giudice Ivo Greco. Ciononostante ottiene nuovi finanziamenti dai grandi istituti di credito per espandere quello che è già diventato un impero che spazia dall'Europa all'America attraverso finanziarie offshore. Nel 1997-'98, mentre Perugia va avanti nelle indagini, egli procede con disinvoltura alla vendita della Cirio alla Bombril, l'azienda brasiliana del gruppo, per 380 milioni di dollari e al riacquisto della stessa Cirio a credito. L'operazione aprirà nel bilancio del gruppo una voragine da quasi mille miliardi che nel 2002 saranno la principale causa del dissesto.
Concluse le indagini, nel marzo '99 la Procura di Perugia chiede il rinvio a giudizio per Cragnotti. L'accusa, per lui e Greco, è di aver distratto beni dalla Fedit in regime di concordato preventivo, di aver procurato alla C&P indebiti vantaggi patrimoniali, trattamenti di favore nell'aggiudicazione della Fedital. La stessa Procura chiede contestualmente il rinvio a giudizio per Pellegrino Capaldo, Cesare Geronzi, per lo stesso Greco e altri, con l'accusa di aver svenduto i beni della Fedit alla Sgr, la Società per la gestione del realizzo formata dai grandi creditori della Federconsorzi. Tra questi c'è la Banca di Roma, di cui Capaldo, ideatore della Sgr, è stato il grande architetto e Geronzi il manager che l'ha gestita e che ancora oggi ricopre la carica di presidente di Capitalia, dove l'istituto è confluito.
I magistrati - il capo della Procura di Perugia Nicola Miriano e il sostituto Dario Razzi - pensano che la gara della Fedital sia stata pilotata, che la società sia stata aggiudicata alla C&P a un prezzo esiguo e che si sia voluto impedire ai potenziali concorrenti, le varie Granarolo, Parmalat e via dicendo, di presentare offerte alternative. Non solo: la banca d'affari incaricata dell'asta, la Swiss Bank, nel '92 risulta azionista della C&P con circa il 10%. Essa ha dunque agito in conflitto d'interesse. La questione coinvolge Giovanni Orlando e Dario Levi, della sede milanese dell'istituto elvetico, i quali hanno seguito le operazioni di cessione. Orlando ha anche fatto parte del consiglio Fisac, l'azienda coinvolta nel crack Dalle Carbonare. Levi, invece, dopo essere uscito dal gruppo Swiss Bank è passato all'Abn Amro Hoare Govett M&A Italia e in questa veste, nel '97, ha seguito in prima persona la valutazione della Cirio quando la C&P ne ha congegnato la vendita alla Bombril.
Il pubblico ministero, tuttavia, chiede l'archiviazione del procedimento nei loro confronti; la chiede anche per Gambino, Locatelli e Cigliana, i commissari nominati da Goria nel '91. E il 25 novembre 2001, il giudice per le indagini preliminari Andrea Battistacci (prestato dal civile al penale in quella circostanza) dichiara il non luogo a procedere nei riguardi di Cragnotti e Greco. Battistacci accoglie in buona parte la tesi del parere pro-veritate richiesto dai difensori di Cragnotti a Gualtiero Brugger. In esso in sostanza si dimostra come il prezzo pagato in asta dalla C&P sia stato congruo al valore della Fedital e incorporasse il rischio di fallimento imminente dell'azienda.
Lo stesso giudice Battistacci, nello stesso giorno, proscioglie inoltre Geronzi dal crack Federconsorzi facendo cadere ogni accusa di bancarotta a suo carico. Anche per lui la sentenza sarà di non luogo a procedere. A difendere il presidente di Capitalia c'è l'avvocato Guido Calvi, il senatore dei Ds impegnato oggi quale rappresentante dell'opposizione nella commissione parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia.
La sentenza di proscioglimento viene tuttavia impugnata dalla procura generale di Perugia su pressione di diverse parte civili. Ma il 21 maggio 2002, il giorno in cui il Tribunale si riunisce per entrare nel merito della posizione di Geronzi, si scopre che l'appello proposto dal procuratore generale è stato presentato oltre i termini fissati dal codice. Per vizio di forma, dunque, esso viene dichiarato inammissibile. Geronzi esce di scena così dal crack della Fedit, mentre quattro mesi più tardi Capaldo e Greco saranno condannati in primo grado per bancarotta fraudolenta.
Questi sono i punti gravissimi contro i quali mio papa' si dovra' appellare sostenuti dalla illecita condanna della oscura De Virgiliis-Tribunale di Roma :
Sono questi, e' questo il punto principale ..perche' in sostanza il punto vero, facilmente ed incontrovertibilmente attaccabile della sentenza di condanna e' uno solo...ovvero cosa dicono i bilanci; ed e' bene, sia giuridicamente sia moralmente, ai fini della mia posizione e della mia tutela, che agli occhi del giudice d'appello balzi in primo piano il voler dichiarare la mia estraneita' ad ogni fatto falsamente sostenuto dal Tribunale di Roma, sulla base della mera oggettivita' delle prove e dei fatti, anche indipendentemente da ogni altra considerazione piu' tecnica-procedurale che giustamente va' articolata cosi' com'e' stata articolata nell'atto di appello; ha primaria importanza, in quanto e' la verita' e la realta' giuridica dei fatti, il voler "gridare"...signori giudici..."io il fatto non l'ho commesso neppure per mera negligenza...cosi' come risulta dagli atti e dai bilanci che sono stati invece mistificati dal Tribunale per condannarmi...solo di 21 consiglieri...al pagamento poi di € 1,32 miliardi !!!!!".
Questo rilievo della mia estraneita' morale, contrattuale, extra-contrattuale, e finanche meramente oggettiva, ad ogni atto o fatto riconducibile alla violazione degli obblighi di sorveglianza, cosi' come falsamente ed illecitamente e' stato dichiarato dal Tribunale di Roma per poter addivenire alla mia condanna, e' fondamentale.
Insomma occorre evidenziare molto nitidamente e con prove (bilanci e ordini del giorno) l'evidente mistificazione della realta' da parte del Tribunale di Roma nel dichiarare una falsita' in atti, ovvero che "dai bilanci risultavano i costi dei distacchi del personale non dirigente" ed in conseguenza e' stata riconosciuta, sotto il profilo meramente narrativo, la mia responsabilita' ex 2392 c.c. di natura oggettiva (ad impossibilia nemo tenetur) per aver negligentemente violato l'obbligo di sorveglianza materiale dei bilanci, quando, contrariamente a quanto dal giudice De Virgiliis affermato nella sentenza a carico mio ex 2392 c.c. quale consigliere, e la dott.ssa De Virgilis, che conosce la situazione Federconsorzi dal 1991 sa' perfettamente chi sono i responsabili di questi ipotetici ed illegittimi distacchi, per statuto della Federconsorzi e per legge gli unici soggetti responsabili di decidere i distacchi del personale non dirigente erano esclusivamente la Direzione e la Presidenza Fedit autonomamente o di concerto con il Collegio Sindacale, e se tali decisioni non venivano riportate nei bilanci ne' negli ordini del giorno, men che meno sotto il profilo dei costi del personale, io non potevo neppure oggettivamente poter conoscere queste situazioni, che infatti non conoscevo.
Dice infatti il Tribunale di Roma dichiarando cose false e sottoposte alla certa prova contraria (assenza di riferimento alcuno nei dati dei bilanci annuali ai costi ed alle voci riferentesi specificatamente al personale distaccato):
La sentenza, nella condanna ex 2392 c.c., si basa, su questi due presupposti, FALSI ambedue come gia' detto ampiamento sopra, ovvero: nei Bilanci mai compare la voce riferentesi ai distacchi e men che meno la possibilita' di farne una valutazione circa la loro eventuale e possibile non redditivita' ed inefficienza sotto il profilo economico a tutela degli interessi della societa' stessa, (la stessa cosa vale per gli Ordini del giorno dei C.d.A.); nulla traspare al riguardo riportando (i bilanci) soltanto la voce costi totali del personale (1500 dipendenti) senza alcun riferimento oggettuale e circostanziato ai singoli dipendenti, a questa o ad altra categoria specifica di lavoratori (Dipendenti Distaccati e Dirigenti compresi), ovvero vi era l'impossibilita' oggettiva propria del piu' diligente operare di poter conoscere cio' che non veniva discusso in assemblea ne' riportato in Bilancio. Una evidente malafede (come detto dall'esame dei bilanci NON si evidenziano i distacchi decisi dalla Direzione e Presidenza Fedit autonomamente o di concerto con il Collegio Sindacale contrariamente a quanto da Lei di fatto affermato nella sentenza e stigmatizzato a mio carico ex 2392 c.c.) proprio perche' la dott.ssa De Virgilis, che conosce la situazione Federconsorzi dal 1991 sa' perfettamente che i distacchi di personale dipendente soprattutto quello di personale non dirigente, in tutte le societa' e comunque cosi' era nella Federconsorzi, eran decisi dalla Direzione e Presidenza Fedit autonomamente o di concerto con il Collegio Sindacale.
Va ricordato che:
La Federconsorzi ( dalla Direzione e dalla Presidenza Fedit autonomamente e di concerto con il Collegio Sindacale ) con la complicità di alcune banche, falsificò gran parte della documentazione relativa alle gestioni di sua competenza e gli stessi rendiconti presentati fino all’anno 1971.
Perugia, 13:17
Processo svendita Fedit, condannati Greco e Capaldo
L'ex presidente della sezione fallimentare del tribunale di Roma, Ivo Greco, e l'ex presidente della Banca di Roma, Pellegrino Capaldo, sono stati condannati stamattina per bancarotta. Dovranno scontare, rispettivamente, 4 anni e 6 mesi e 4 anni di reclusione. Il processo, che si è tenuto davanti al tribunale di Perugia, riguarda l'inchiesta sulla svendita della Fedit alla Sgr.
Dalla stessa accusa sono stati assolti con formula piena l'ex presidente della Sgr, Francesco Carbonetti e l'ex commissario governativo Stefano D'Ercole. I giudici hanno invece dichiarato prescritto il reato di abuso d'ufficio che era stato contestato a tutti.
Il Tribunale ha poi riconosciuto la Sgr responsabile civile e ha assegnato un risarcimento provvisionale pari a poco meno di 30 miliardi di lire a 480 dipendenti della Fedit che si sono costituiti parte civile.
Dichiara il Greco e il Capaldo, ai sensi deU'art. 216 u.c. L.F.. inabilitati all'esercizio di imprese commerciali e in~i di esercitare uffici direttivi presso qualsWi impresa F anni dieci. nonche ai sensi del1 ' art. 29 cp~ interdetti dai pubblici uffici per anni cinque.
Gli animi sono evidentemente esacerbati contro gli organi Concorsuali e soprattutto contro Norelli, Caiafa, e il successivo Gabrielli ....i Liquidatori; non a caso una voce rilevante da' notizia di un nuovo mutamento del liquidatore giudiziario...siamo alla terza nomina dopo Caiafa e Gabrielli .
Lo stesso avv. Caiafa ha recentemente riconosciuto in sede d’interrogatorio a Perugia da parte del Pm razzi e del Presidente del Tribunale che la prevalente giurisprudenza è difforme rispetto alle condotta ed alle tesi da lui allora sostenute per opporsi sempre e comunque al pagamento dei creditori chirografari e non.
Sintetizzo i punti per chi non ha avuto la possibilità di leggere le contestazioni fatte dal Tribunale di Perugina, dal Pm Razzi e dal Presidente, all’ex Liquidatore Caiafa (il successivo Liquidatore ha cmq proseguito in questa ostruzione processuale e fuori dai processi, l'avv. Gabrielli) che proprio per questo suo agire fuori dalle regole e’ stato revocato dal mandato e per il quale sono state sospese le esorbitanti parcelle professionali del mandato pari a circa €5 milioni:
1. innanzitutto,si cita inadeguata gestione formalistica e atomistica del contenzioso proposto contro la Federconsorzi da terzi, in particolare da ex dipendenti (si tratta della questione sollevata dal dottor Musco a proposito della mancanza di una visione strategica rispetto all'intero contenzioso; pareva (a Caiafa) cioè che la liquidazione assicurasse una "illecita" rendita di posizione in modo che, più a lungo la situazione dei processi in corso con tutti i creditori durava, meglio era per lui, i suoi collaboratori nonche' avvocati della Federconsorzi, nonche' alcuni imprenditori amici del Tribunale Fallimentare o suoi personali;
2. l'avvocato Caiafa ha proposto di prendere in locazione, per le esigenze della liquidazione, un appartamento, diverso da quello attualmente utilizzato, attiguo al suo studio, e, di proprietà di sua moglie, tacendo al giudice delegato l'identità della proprietaria. Tra l'altro nella contestazione si poteva chiedere perché la liquidazione a suo tempo non aveva utilizzato un immobile della Federconsorzi;
3. poi si contesta di avere come collaboratore di studio l'avvocato Fabio Monaco, già legato alla liquidazione, prima, da un rapporto di dipendenza e, da ultimo, da un contratto di collaborazione saltuaria con una retribuzione pari a 45 milioni annui;
4. di avere depositato le disponibilità liquide su 34 conti correnti accesi in 20 diverse banche (in realtà, per quanto ci risulta, il numero dei conti è inferiore, circa 21, e le disponibilità pari a 140 miliardi);
5. di non avere eseguito il piano di riparto approvato il 27 aprile 1999 (dall'ultimo rendiconto risultano ancora giacenti somme per oltre 76 miliardi);
6. di aver accumulato un ritardo sistematico, oltre che nell'esecuzione del piano di riparto, anche in altre operazioni, in particolare nell'azione finalizzata al recupero dei crediti (tra le tante vicende narrate c'era l'incarico dato ad un avvocato di recuperare a Ragusa un credito di 100 mila lire);
7. ancora, si contesta una inadeguata utilizzazione della struttura che alla liquidazione costa lire 421.888.796 l'anno;
8. inerzia nella ricerca di documentazione richiesta dall'Aima. Si tratta di un episodio molto complesso: l'Aima fece richiesta di pagamento alla Federconsorzi per circa 330 miliardi e 970 milioni; la questione appare essere stata sottovalutata, in quanto, da parte della liquidazione, non c'è stato nessuno sforzo per ritrovare una documentazione che potesse essere opposta all'Aima. Si trattava di una contribuzione comunitaria per la commercializzazione della soia. Alla Commissione risulta anche che il pubblico ministero di Roma sta procedendo per l'ipotesi di truffa contro Caiafa per la questione Aima (MUSCO. E’ stata archiviata circa cinque mesi fa per insussistenza della notizia di reato);
9. mancata elaborazione di una strategia di recupero dei crediti attraverso la parcellizzazione;
10. assenza, insufficienza ed inadeguatezza di contributi propositivi: afferma il giudice che da parte della liquidazione non arrivava mai nessun proposito strategico per tentare di chiudere al meglio la liquidazione stessa;
11. infine, erronea impostazione di questioni giuridiche.
Non ci sono più reati o non si possono più fare processi?: Gli italiani, almeno quelli che non si fanno portare il cervello all'ammasso da Berlusconi-Previti-Cirami-Schifani-Bondi-Bossi & Co., sono profondamente desiderosi ad avere istituzioni pubbliche trasparenti e odiano la logica del clientelismo e della furbizia che sembrano essere i nuovi parametri della "nuova-vecchia" politica.
Nei giorni
scorsi il Tribunale di Perugia ha emesso un'importante sentenza di condanna
relativa al cosiddetto "scandalo Federconsorzi".
Sulla vicenda Federconsorzi e sul suo epilogo si potrebbe davvero scrivere un
romanzo. Migliaia e migliaia di miliardi di vecchie lire sperperati e buttati al
vento, un cast di protagonisti e professionisti del miglior gotha finanziario
coinvolti, sospetti di collusioni fra poteri dello Stato e fra questi e gli
stessi giudici che dovevano occuparsi di riportare un po' di ordine nei conti.
Insomma una Tangentopoli ante litteram, dieci volte più potente e ramificata di
quella di Mani Pulite. Eppure, nonostante ci fossero e ci siano tutti gli
ingredienti per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica su un problema così
grave, il processo - peraltro conclusosi con pesanti condanne nei confronti dei
maggiori protagonisti - è stato pressocché ignorato dai mass media. Perché
questo assordante silenzio? A mio avviso per due concomitanti ragioni, su cui
vale la pena riflettere.
La prima, tutta interna alla vicenda Federconsorzi, è dovuta all'alone di
"rispettosa omertà" e di "riverenziale timore" che i "salotti buoni"
dell'informazione, della politica e della finanza italiana (vale a dire i poteri
che contano e che decidono tutto nel nostro Paese) hanno avuto ed hanno nei
confronti di personaggi potentissimi che gravitavano attorno al colosso
agroalimentare di Stato e che ancora oggi intessono relazioni sociali di rango e
di prestigio. Federconsorzi non era solo una organizzazione di gestione ed
assistenza agli agricoltori. Era, anche e soprattutto, un enorme carrozzone
pubblico di cui disponevano i politici della Prima e della Seconda Repubblica
(soprattutto i Craxiani e quelli della Democrazia Cristiana) per ammorbidire i
propri elettori, per praticare il voto di scambio, favoritismi, raccomandazioni
e clientele. Le sue strutture e soprattutto le risorse economiche di cui
disponeva Federconsorzi sono state dilapidate tra appropriazioni, distrazioni e
ruberie varie, portando le casse dell'azienda ad un deficit di migliaia di
miliardi di lire. A questo punto, per porre fine a questo dissanguamento di
denaro pubblico, non restava che far dichiarare il fallimento del consorzio e
procedere alla relativa liquidazione. Senonché anche in tale fase, si sono
ripetuti - con ancora più violenza - fenomeni di clientelismo e favoritismi a
danno di ex dipendenti in primis. Per non farla lunga e volendo restare solo
alla recente sentenza del Tribunale di Perugia, la settimana scorsa il giudice
ha condannato l'ex Presidente del Tribunale fallimentare di Roma Ivo Greco (quel
giudice cioé che, insieme ad altri 2 giudici a latere, uno la De Virgiliis,
doveva sovrintendere alla vendita dei beni di Federconsorzi per poter pagare i
debiti che la società pubblica aveva) e l'ex Presidente della Banca di Roma
Pellegrino Capaldo (legale rappresentante di una società appositamente
costituita per rilevare in blocco tutti i beni di Federconsorzi) per bancarotta
fraudolenta in quanto i due si sarebbero messi d'accordo per compravendere
l'intero compendio di beni ad attività di Federconsorzi ad un prezzo "vile"
(vale a dire ad un prezzo minore di qualche migliaio di miliardi di vecchie lire
rispetto al valore reale, con un conseguente danno gravissimo per i tanti
dipendenti, contadini, piccole imprese che erano creditori di Federconsorzi e
sono rimasti a mani vuote).
La sentenza del Tribunale penale di Perugia molto semplicemente ci ricorda che
la legge è uguale per tutti, anche per gli alti magistrati e i presidenti di
banche, e quanto sia indispensabile il rilievo che devono avere il rispetto dei
principi della trasparenza e della sicurezza dei mercati, i diritti di chi
lavora e che troppo spesso sono soggetti passivi di operazioni avventuriere.
Purtroppo la lezione non e' servita in assoluto, perche' i liquidatori, dopo l'estromissione e la revoca del mandato del losco Caiafa, si succedono senza soluzione di continuita', Gabrielli...etc, in cio' continuando a non fare il loro dovere con trasparenza ed in cio' intralciando il riconoscimento del loro cattivo operare proprio per il continuo evolversi e susseguirsi di nomine ed incarichi.
Insomma la Federconsorzi e' un evento, che solo se fosse capitato negli USA o in
Inghilterra avrebbe riempito le prime pagine dei giornali per anni interi come
sta avvenendo per il caso Enron, Worldcom etc..,ed aperto i titoli dei
telegiornali. Invece c'è stata subito una coltre di silenzio che ha messo tutto
a tacere, E' questa la seconda ragione su cui bisogna riflettere. Che sta
succedendo nel nostro paese a dieci anni da Mani Pulite? La corruzione e "mala-amministrazione"
c'e' ancora eccome ma non c'è interesse a scoprirle? E perche? I nostri
politici, i nostri pubblici ufficiali e i nostri giornalisti sono diventati più
onesti o semplicemente più furbi? I processi non si fanno più perché non ci sono
più reati o perché è diventato impossibile scoprirli a causa di personaggi al
potere oggi che si fanno leggi fatte apposta per imputati eccellenti e che
spesso sono della stessa cricca di questi liquidatori-avvocati-giudici
fallimentari-faccendieri piu' che professionisti ? Le condanne del tipo di
quelle di cui discutiamo non vengono riferite perché c'è una "potente mano" che
oscura tutto e tutto mette a tacere.
La carica dei
5OO
Gli ex dipendenti già liquidati hanno fatto causa per avere i loro
soldi. Hanno vinto ma non vengono pagati.
La signora
R.P. era una dipendente della Federconsorzi. Contenta come tutti i suoi
colleghi, che gli stipendi distribuiti dalla holding agricola dell'ex DC
risultavano nient'affatto male. Ne11993, quando la società era già stata
commissariata da due anni per un crack da record del mondo (6 mila miliardi di
buco in lire di allora; il 50 per cento in più rispetto al botto della Enron di
oggi), R.P. ha accettato di andare a casa in cambio, oltreché della
regolamentare liquidazione, di un assegno da 88 milioni, 891 mila 524 lire (poco
meno di 70 milioni al netto delle tasse). Poi però ha cambiato idea: aveva
scoperto che, se avesse continuato a lavorare, tra il 1993 e il 2000 avrebbe
intascato 203 mila 930 euro, e maturato 67 mila 296 euro di contributi ( e altri
15 mila 105 di accantonamenti Tfr).
R.P. ha calcolato anche quanto sarebbe finito sul suo conto corrente se quel
posto l'avesse conservato fino all'età della pensione. Cioè per i successivi 17
anni. È venuta fuori una tombola: 955 mila 786 euro.
R.P. era abbastanza soddisfatta. Ma, già che c' era, ha provato a contare pure
gli interessi. Così, s'è convinta di avere diritto a 2 milioni,102 mila 730 euro
virgola 87. Il fatto è che l'hanno presa sul serio.
R.P. è uno dei 469 ex dipendenti Federconsorzi ammessi come parte civile al
processo che si è concluso il 29 settembre con la condanna di Pellegrino Capaldo.
L'ex presidente della Banca di Roma, alla guida dei principali creditori
riuniti nella Sgr, è accusato di aver pagato solo 2.150 miliardi di lire per il
patrimonio dell'ex feudo dc. E i creditori che non avevano aderito alla Sgr non
hanno avuto nulla dei loro soldi benche' giudici ordinari del lavoro abbiano
sentenziato con la condanna al pagamento da parte della Federconsorzi. I 469 ex
dipendenti, invece, chiedono di essere risarciti anche dalla Sgr. E anche a
danni psicologici non meglio precisati. A battere cassa erano stati quasi in
600. A 100 di loro non sono stati riconosciuti i requisiti per l'ammissione a
parti civili. I magistrati si sono rivelati davvero spietati. Lo dimostra
l'esclusione di un signore, I.L.R., oggi novantenne: all'epoca del crack era in
pensione da un pezzo.
Tutti insieme appassionatamente, i 469 vogliono € 262 milioni. Il tribunale di
Perugia ha in qualche modo riconosciuto la fondatezza delle loro richieste: in
attesa del pronuncia mento del giudice civile, ha infatti stabilito una
provvisionale, cioè una sorta di anticipo, di 18 milioni 245 mila euro. Per Sgr,che
con i residui beni da vendere finiti sotto sequestro è alla canna del gas,
significherebbe il fallimento. Ma la vera beffa sarebbe per i suoi 52 ingenui
dipendenti, tutti ex Federconsorzi, che hanno rinunciato a costituirsi parti
civili contro il nuovo datore di lavoro. A conclusione di questa strampalata
vicenda all'italiana, rischiano, loro sì, di rimanere senza soldi .
ENRON PRONTA A CITARE IN GIUDIZIO 16 BANCHE Enron, il colosso del trading energetico finito in Capitolo 11 nel dicembre di due anni fa, potrebbe citare in giudizio 16 istituti bancari, colpevoli - a suo giudizio - di aver contribuito alla bancarotta del Gruppo, com'e' accaduto nel crack Federconsorzi. Fra le banche che sarebbero oggetto di quest' iniziativa figurerebbero JP Morgan Chase e Citigroup, nei cui confronti sarebbe già stata depositata dalla società una denuncia alla corte federale di Manhattan, competente nella bancarotta di Enron. Il legale che dovrebbe rappresentare in questa vicenda gli interessi di Enron è H. Lee Godfrey, dello studio Susan Godfrey LLP. L' accusa nei confronti delle banche è di aver preso parte ad alcune operazioni con Enron, "nonostante che fossero a conoscenza della situazione finanziaria barcollante" del Gruppo. Fra gli istituti chiamati in giudizio da Enron, oltre ai due già citati, figurerebbero Bank of America, Credit Suisse First Boston, Merrill Lynch, UBS AG, Deustche Bank AG, Goldman Sachs, Lehman Brothers, ABN Amro, Barclays, Canadian Imperial Bank of Commerce e National Westminster. Gli azionisti di Enron hanno già citato in giudizio JP Morgan e Citigroup con l' accusa di aver aiutato Enron ad occultare il proprio indebitamento. Enron al momento di finire in bancarotta aveva fra l' altro rivelato l' esistenza di una rete di società miste fuori bilancio, che avrebbero avuto appunto lo scopo di nascondere i debiti e di gonfiare i profitti della società.
ENRON: DUE CORTI ORDINANO TRANSAZIONE EQUE ALMENO AL 75% CON CREDITORI A differenza di cio' che fa' in italia il Tribunale Fallimentare di Roma per il crack Federconsorzi che dopo aver facilitato la Bancarotta del colosso agro alimentare (giudice Greco) invece che mirare a salvarlo, prolunga inoltre volutamente i contenziosi con i creditori a di stanza di 12 anni, in America due Corti americane hanno imposto a Enron e alle banche che l'hanno fiancheggiata di trovare un accordo per concludere la vicenda giudiziaria con i suoi creditori ex lavoratori della societa' e investitori che hanno chiesto in via legale 30 miliardi di dollari in risarcimenti dopo la bancarotta dell'azienda responsabile di avere azzerato i loro crediti lavorativi e i loro investimenti. L'ordine di raggiungere - in qualche modo - una transazione é arrivato, da due Corti diverse, quella fallimentare di New York, presieduta dal giudice Arthur Gonzales, e dalla Corte distrettuale di Houston guidata dal giudice Melinda Harmon. Una transazione sulla questione dei risarcimenti, permetterà ai due Tribunali di togliere di mezzo una parte rilevante del contenzioso aperto tra Enron e i suoi creditori al momento della sua bancarotta e di proseguire con la propria attività procedurale. Nel caso di New York, il Tribunale fallimentare cercherà di avanzare con le pratiche relative alla ristrutturazione dell'azienda per una sua riemersione dal Capitolo 11 mentre per quanto concerne Houston, il procedimento potrà avanzare sul terreno dell'accertamento delle responsabilità di Enron nella bancarotta del dicembre 2001 che ha dato il via alla stagione di scandali abbattutasi sulla Corporate America. Proprio ieri, il Wall Street Journal aveva rilanciato la possibilità da parte di Enron, di citare in giudizio 16 istituti bancari, colpevoli - a suo giudizio - di aver contribuito al fallimento. Fra le banche che sarebbero oggetto di questa iniziativa figurerebbero JP Morgan Chase e Citigroup, nei cui confronti sarebbe già stata depositata dalla società texana una denuncia alla corte federale di Manhattan competente per la bancarotta di Enron.
Federconsorzi come problema internazionale
Davanti alla commissione Parlamentare d'inchiesta il dr. Guido Rosa, presidente dell'Associazione Italiana Banche Estere ha dichiarato: quello di Federconsorzi è un caso molto delicato: è stato infatti il primo caso di grave insolvenza di un rischio che era considerato pubblico sul mercato internazionale e quindi suscitò molto scalpore nel mondo della finanza internazionale. Ma uno scalpore maggiore da parte delle grandi banche internazionali lo suscitò il caso Agrifactoring in quanto, mentre per Federconsorzi poteva valere il ragionamento se si trattasse o meno di rischio pubblico, non si poteva ammettere che una società di questo genere fosse lasciata cadere avendo un azionariato che era il sistema bancario italiano e soprattutto avendo come principale azionista la banca del Tesoro.
E' pericoloso dimenticare questa realtà e non capire come l'opinione pubblica "mondiale" presta attenzione a tali tematiche.
Le banche italiane ed estere coinvolte sia come debitrici sia come creditrici :
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1. BANCA DI ROMA SPA BANCA CARIGE SPA |
· BANCA CASSA DI RISPARMIO DI TORINO SPA |
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· BANCA COMMERCIALE ITALIANA SPA |
· BANCA DELLE MARCHE SPA |
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· BANCA DI PIACENZA SPA |
· BANCA DI ROMA SPA |
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· BANCA FIDEURAM SPA |
· BANCA INTESA SPA |
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· BANCA LOMBARDA SPA |
· BANCA NAZIONALE DELL’AGRICOLTURA |
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· BANCA NAZIONALE DEL LAVORO SPA |
· BANCA POPOLARE COMMERCIO ED INDUSTRIA SCRL |
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· BANCA POPOLARE DELL’ADRIATICO SPA |
· BANCA POPOLARE DI ANCONA SPA |
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· BANCA POPOLARE DELL’ETRURIA E DEL LAZIO S.C.R.L. |
· BANCA POPOLARE DI BERGAMO – CREDITO VARESINO SCRL |
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· BANCA POPOLARE DI CREMONA |
· BANCA POPOLARE DI LODI |
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· BANCA POPOLARE DI MILANO SCRL |
· BANCA POPOLARE DI NOVARA S.C.R.L. |
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· BANCA POPOLARE DI SONDRIO SCRL |
· BANCA POPOLARE DI SPOLETO SPA |
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· BANCA POPOLARE DI VERONA , S. GEMINIANO E SAN PROSPERO S.C.R.L. |
· BANCA POPOLARE DI VICENZA S.C.P.A.R.L. |
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· BANCA TOSCANA SPA |
· BANCO AMBROSIANO VENETO S.P.A |
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· BANCO DI NAPOLI SPA |
· BANCO DI SARDEGNA SPA |
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· BANCO DI SICILIA SPA |
· CARIPLO SPA |
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· CASSAMARCA SPA |
· CASSA DI RISPARMIO DI BOLOGNA SPA |
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· CASSA DI RISPARMIO DI CITTA’ DI CASTELLO SPA |
· CASSA DI RISPARMIO DI FANO SPA |
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· CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA SPA |
· CREDITO EMILIANO SPA |
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· DEUTSCHE BANK SPA |
· DRESDNER BANK A.G. |
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· FORTIS BANK SA |
· ICCREA SPA |
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· ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO ISTITUTO MOBILIARE ITALIANO SPA |
· MEDIOVENEZIE SPA |
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· BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA |
· ROLO BANCA SPA |
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· UNICREDITO ITALIANO SPA |
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Le banche estere creditrici :
Inserire il numero nell’elenco
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1. THE SUMITOMO BANK, LIMITED |
· THE MITSUBISHI TRUST AND BANKING CORPORATION |
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· THE DAI-ICHI KANGYO BANK, LIMITED |
· THE TAIYO KOBE BANK, LIMITED |
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· THE SANWA BANK, LIMITED |
· ASSOCIATED JAPANESE BANK (INTERNATIONAL), LIMITED |
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· CREDIT COMMERCIAL DE FRANCE |
· GENOSSENSCHAFTLICHE ZENTRALBANK AKTIENGESELLSCHAFT |
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· THE BANK OF TOKYO, LIMITEDTD |
· CAISSE D’EPARGNE DE L’ETAT DE GRAND-DUCHE DE LUXEMBOURG |
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· BANQUE NATIONALE DE PARIS (LUXEMBOURG) S.A. |
· CREDIT GENERAL S.A. DE BANQUE |
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· THE LONG-TERM CREDIT BANK OF JAPAN, LIMITED |
· REPUBLIC NATIONAL BANK OF NEW YORK, (LUXEMBOURG) S.A. |
|
· THE MITSUBISHI BANK, LIMITED |
· BANQUE HERVET |
Quell' impero agrario serbatoio di voti e potere Nel ' 91 il più grande crac della finanza italianaFu il ministro Goria a decretare la messa in liquidazione della Fedit
Il dìssesto della Federconsorzi, un «buco» di 6 mila miliardi, 17 mila creditori, roba da Guinness dei primati.
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Ma la Fedit era proprietaria anche di marchi alimentari notissimi come la Polenghi Lombardo, ceduta poi a Sergio Cragnotti. Il buco venne quantificato in cir ca 6.000 miliardi di lire, il più grande crac nella storia finanziaria italiana. Vogliamo fare un paragone, dieci anni dopo? Enron e WorldCom, i due recentissimi scandali finanziari americani che hanno scosso i mercati di tutto il mondo, sono crollate sotto il peso di una voragine rispettivamente di 2 miliardi e 3,8 miliardi di dollari (circa 4 mila e 7 mila 600 miliardi di vecchie lire). Dopo pochi mesi da quelle fatidiche 17 del pomeriggio del 17 maggio 1991, scattò la più imponente pro cedura fallimentare mai vista in Europa. Un concordato preventivo di proporzioni gigantesche con 17 mila creditori. Tra cui, ovviamente, una miriade di banche, molte straniere. La vicenda varcò i confini italiani, i giornali esteri parlarono di «Una banda di truffatori», la magistratura cominciò ad aprire dossier. È in questa fase che entra in campo Pellegrino Capaldo, allora presidente della Banca di Roma, con una proposta per rilevare in blocco i beni della Fedit che ben presto raccoglie l' ad esione di quasi tutti i maggiori creditori. Viene creata una società ad hoc, la Sgr (Società gestione realizzo), controllata da 28 grandi creditori. L' operazione va in porto nell' agosto ' 93 dopo il via libera del giudice Ivo Greco cui era affidato il concordato Fedit. La Sgr rileva il patrimonio Fedit per 2.150 miliardi, un valore, secondo i giudici di Perugia, assai lontano da quello reale, stimato in quasi 5.000 miliardi. Eppure ad una conclusione diametralmente opposta è arrivata la Commis sione parlamentare d' inchiesta sul dissesto Fedit. Varata nel ' 96 e presieduta dal senatore Melchiorre Cirami (sì, quello del disegno di legge sul legittimo sospetto) la Commissione ha accumulato quintali di documenti per giungere (marzo 2001), tra le altre, alla seguente conclusione: il prezzo pagato dalla Sgr era «congruo». E poi: la liquidazione dei beni condotta con «professionalità» e «correttezza», con un risultato finale di sostanziale pareggio o modesto utile. Dunque nessuna svendita e piena assoluzione per Capaldo. I giudici di Perugia gli hanno dato 4 anni di reclusione. Ci sarà l' appello e prima o poi il sipario calerà definitivamente sulla vicenda di «un grande sacco pieno» nel quale, a un certo punto, in troppi hanno affonda to le mani. Mario Gerevini
Il processo Federconsorzi Scrivo quale persona che ha supportato il comitato di redazione nel salvare l' archivio storico del Corriere e nell' affermare la libertà di informazione rispetto alle ingerenze della politica e della finanza. Scrivo anche q uale legale di numerose parti civili-lavoratori che si sono costituite nel processo Federconsorzi, giudizio che si è concluso con la sentenza pronunciata dal Tribunale di Perugia di condanna degli imputati Ivo Greco e Pellegrino Capaldo, del 29 sette mbre scorso. Ho letto con interesse quanto è stato riportato dal Corriere del 30 settembre e nell' intervista al professor Capaldo del 5 ottobre. Dalla lettura di quest' ultimo articolo emerge una non piena rappresentazione delle questioni che hanno caratterizzato la vicenda della Federconsorzi che lascerebbe il lettore con una parziale versione dei fatti. E' chiaro che l' intervista rappresenta il punto di vista del personaggio intervistato. Però tenuto conto della grande rilevanza della questi one Federconsorzi e ciò sia per l' importante ruolo che ha avuto la Federazione dei consorzi agrari (operatore di settore certamente il più grande in Europa), in cento anni di storia dell' agricoltura italiana fino al suo commissariamento del 17 maggio 1991, sia della successiva complessa vicenda finanziaria e giudiziaria, forse risulterebbe necessario poter dare al lettore un maggior numero di elementi e di notizie. La Federconsorzi è stato un importante ed intelligente strumento del sistema agricolo organizzato in una complessa rete di consorzi agrari provinciali, interessando più di due milioni di operatori soprattutto coltivatori diretti, che ha beneficiato di un sistema di credito agrario, di una politica di ammassi centralizzata, di u n sistema di acquisto di strumenti dell' agricoltura direttamente prodotti o commercializzati dalla Federazione. Un sistema fatto da centinaia di pa