APPUNTI PER LA MEMORIA DIFENSIVA DELLE PARTI CIVILI

 

 

…………………………………………………………………, nel procedimento penale n.474/96 R.G.N.R. -n.374/96 R.G.G.I.P., espongono e rappresentano quanto segue in ordine alla sentenza n.5,17/00 Reg Sent. pronunciata ai sensi dell'art. 425 c.p.p. dal  Giudice Dott.. A. Battistacci, di proscioglimento dell'imputato Cesare Geronzi dal reato contestatogli al capo c) della rubrica per non aver commesso il fatto, emessa in data 25.11.00     depositata in data 18.12.00.

1.Il Giudice ha ritenuto di poter emettere sentenza di proscioglimento nei confronti del Dott. Geronzi per non aver commesso il fatto, ritenendo non "delineato con sufficiente chiarezza un quadro probatorio tale da rendere plausibile un contributo casualmente determinante e consapevole dell'imputa del reato in “concorso“contestatogli".

Nella parte motiva della sentenza il giudicante procede all'esame delle complessive risultanze processuali ed, in forza della valutazione di queste, ha ritenuto erroneamente di prosciogliere l’imputato.

Proprio dai fatti presi in esame si può evincere piuttosto chiaramente che il giudice ha errato nella individuazione delle circostanze, considerate irrilevanti, che gli hanno consentito di formarsi il convincimento nel senso di non avere elementi per addebitare all' imputato i comportamenti, contestati invece dalla pubblica accusa. Complessivamente ha ritenuto che il Dott. Geronzi, nella sua qualità di Direttore Generale, abbia avuto un ruolo marginale e solo formale in ragione della carica ricoperta: in quanto tale avrebbe avuto istituzionalmente il compito di dare esecuzione alla direttive del Presidente, del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo. Tant'è che questi, sempre a dire del giudice,  non ha, per statuto, neanche diritto di voto nell'ambito dei su ricordati organi di gestione. L' iter logico seguito dal giudicante così sostanzialmente si può riassumere: il Presidente del Banco di S. Spirito Prof. Capaldo è stato nella sua veste l'ideatore del "Piano", che ha preso quindi denominazione dal cognome del suo autore.

Come testualmente si esprime in motivazione, ha dato, decisivo peso alla circostanza che in sede di interrogatorio il medesimo Prof. Capaldo ha rivendicato tale prerogativa e la paternità dell' idea, ripetutamente e con orgoglio, esplicitamente escludendo un qualunque coinvolgimento del Dott. Geronzi in quanto Direttore Generale del Medesimo Istituto di Credito.

Orbene se, come apoditticamente premesso, il Direttore Generale riveste un ruolo con mansioni meramente esecutive, il Giudicante ha dedotto che quest'ultimo, per definizione, non poteva essere in grado di apportare alcunché a livello causale nella fase di attuazione del "Piano Capaldo".

Fissato questo percorso, erroneamente, ha esaminato le risultanze istruttorie con una evidente pregiudiziale chiave di lettura: infatti, ha sminuito qualunque elemento emerso che minimamente potesse riferirsi negativamente alla figura dell'imputato prosciolto.

In questo modo vengono letti i contatti con lo studio Casella, la partecipazione del Direttore Generale alle riunioni con le banche italiane ed estere e la lettera datata 2 marzo 1992, sulla quale il Giudicante si attarda con lunga e minuziosa motivazione su aspetti, che sono opinabili ed espressione di discrezionalità interpretativa del tutto soggettiva.

A fronte di tutto questo, sono state tralasciate altre e ben più significative risultanze istruttorie, come qui di seguito si va ad evidenziare.

*****

In primo luogo, il Giudice non ha tenuto conto di alcuni elementi emersi in maniera chiara ed oggettiva, che costituiscono lo sfondo costante di tutto la vicenda presa in esame e senza i quali non è possibile ad alcuno valutare comportamenti ascritti all'imputato. E' sufficiente ricostruire sinteticamente il quadro.

1)Viene elaborato un articolato e particolareggiato piano dall’avvocato Casella deto piano Capaldo che ha come scopo precipuo l rilevamento di tutto il patrimonio Fedit ad opera di una società Denominata SGR

2) Il prezzo complessivo dell’intera operazione è fissato in 2150 miliardi pagabili a scadenze fissate

3) Il  corrispettivo così fissato è  di gran lunga inferiore alle valutazioni ufficiali di esso effettuate in vari momenti ed in varie sed

4) Il prezzo offerto dalla cordata guidata dal Banco di S.Spirito di 2.150 miliardi, come risulta piuttosto chiaramente dalla sentenza omologativa del concordato Fedit, non era sufficiente alla soddisfazione del ceto chirografario nel limite minimo prescritto dalla legge del 40%, poiché a voler rispettare quest'ultimo dato si sarebbero dovuti offrire almeno 2.850 miliardi: ciò, ovviamente, avrebbe reso meno conveniente il risultato destinato a S.G.R

 5) Viene stipulato, dopo l'omologazione del Concordato il cd. atto-quadro da parte di Fedit con la neonata S.G.R. che, all'epoca della pronuncia della sentenza, non poteva neanche essere indicata in quanto non ancora costituita.

L 'atto viene predisposto dal Notaio Mariconda e sottoscritto dalle parti, muniti entrambi ovviamente delle obbligatorie autorizzazioni.

Ma da poco sono stati nominati in successione i liquidatori esterni alla Fedit ed in sostituzione di questa nel ruolo assunto inizialmente con la sentenza di omologazione.

L 'ultimo di questi, e più precisamente l'Avv .Caiafa, raccolti numerosi pareri pro- veritate, minaccia di contestare giudizialmente la validità e l' efficacia dell'atto-quadro che, però, nel frattempo, aveva dato numerosi frutti, in quanto erano stati già trasferiti con singoli atti di cessione numerosissimi ed importanti cespiti del patrimonio Fedit. Si creano le condizioni per addivenire ad una transazione, in cui si frenano i trasferimenti, vengono meglio precisate le reciproche posizioni e S.G.R. effettua una postergazione a sua volta dei propri crediti verso Fedit, per consentire la soddisfazione del ceto chirografario di quest'ultima al 40%.

6) Il  Banco di S. Spirito si è proposto come ideatore del "Piano" e come capofila della cordata degli Istituti di Credito, che sono andati a costituire, insieme ad altri importanti creditori, la S.G.R.

7) Il Banco di S. Spirito, unitamente al Banco di Roma ed alla Cassa di Risparmio di Roma, in procinto di fusione vantava a livello di gruppo un credito complessivo di circa 420 miliardi nei confronti di Fedit, e delle società collegate o dei Consorzi Agrari Provinciali con cui costituiva un unico inscindibile sistema.  Di questo dato il Prof. Capaldo, nell'interrogatorio reso, finge di ignorare la consistenza, essendosi dichiaratamente -nonostante la carica istituzionale di Presidente del Banco di S. Spirito -fatto carico del problema mediante la ideazione del "Piano" per amore di scienza, per la curiosità di costruire soluzione innovative, poiché non consentite dall'attuale vigente disciplina concorsuale: a parere dell'imputato, non vi era sicuramente un basso calcolo di recupero del credito o l'intento di svuotare Fedit a beneficio di alcuni creditori.Però il Prof. Capaldo dal medesimo Giudicante non è stato creduto sulle sue esternate motivazioni ed è stato rinviato a giudizio per il medesimo addebito contestato in concorso al Dr. Geronzi, di cui al punto c) della rubrica.

8) La Banca di Roma, Istituto risultante dalla fusione avvenuta poco dopo la messa a punto del "Piano" è socia, unitamente a B.N.L. ed a Fedit, della Agrifactoring S.p.A., cioè la società che in pratica fungeva da volano finanziario dell'intero gruppo Fedit. E con rapporti economici e finanziari, oltreché  societari, costanti, istituzionali e rilevantissimi, al punto che dopo la fase di Commissariamento il Concordato Preventivo mediante cessione dei beni chiesto da Fedit al Tribunale di Roma ha provocato poco dopo analoga richiesta da parte Agrifactoring S.p.A. al Tribunale di Roma che ha concesso l'applicazione di identica procedura in favore di quest'ultima. La Banca di Roma si era fatta, anche, carico di ottenere dalla Banca d'Italia delle previste autorizzazioni da parte della Banca d'Italia a partecipare alla costituenda S.G.R.

9) Agrifactoring era creditrice di Fedit per un consistente importo, (oltre 900 miliardi) il cui voto era essenziale per l'omologa del Concordato Federconsorzi. Le banche estere,  a loro volte creditrici di di Agrifactoring, dapprima erano fieramente intenzionate a  tutelare le proprie ragioni, furono indotte dalla postergazione  effettuata a loro vantaggio  dal Banco di Santo Spirito, poi Banca di Roma e da BNL. crediti.

10) La Banca di Roma, una volta costituito il soggetto "contenitore" in attuazione del "Piano Capaldo", si è venuta a trovare contemporaneamente: 

creditrice di Fedit

socia  in Agrifactoring e sua creditrice postergata per 97 miliardi

creditrice di controllate  Federconsorzi e dei Consorzi agrari per   ...   miliardi 

socia (mediante un investimento dell'ordine di svariate centinaia di miliardi) con un controllo del 45% della Banca Nazionale dell'Agricoltura, banca di cui il Concordato Federconsorzi deteneva un pacchetto del 13%, indispensabile al raggiungimento della maggioranza assoluta.

socia di grande rilievo nella S.G.R., cioè l'Ente, al quale veniva trasferito a prezzo vile l'intero patrimonio della Federconsorzi.

11) Le banche estere creditrici di entrambe le società in Concordato Preventivo si sono rifiutate, per mancanza di chiarezza e perché non viene loro mai mostrato un piano particolareggiato, da cui si potessero desumere elementi indispensabili per assumere una determinazione positiva o negativa, di entrare nella compagine della costituenda S.G.R. E' opportuno sottolineare che il credito delle banche estere ammontava complessivamente a circa 450 miliardi.

Così delineato il quadro d'insieme il Giudice, nella sentenza di proscioglimento, attribuisce  erroneamente un significato solo formale al ruolo avuto da Cesare Geronzi  nel far approvare dal Consiglio di Amministrazione del Banco di Santo Spirito del c.d. "Piano Capaldo". Va da sè, infatti che mai tale piano avrebbe avuto l'approvazione degli altri istituti di credito, se non fosse stato approvato, per primo dalla banca in cui  era nato.

Dice il giudice:

Il dott. Geronzi era in precedenza intervenuto nella sua qualità di Direttore Generale al Consiglio di Amministrazione della Banca di S. Spirito illustrando la proposta del prof. Capaldo, affinché i vertici della banca ne fossero edotti. In tale sede, peraltro, si era limitato ad illustrare il contenuto della medesima bozza inviata dall'avv .Casella al Presidente della banca, come emerge dall'esame dei documenti allegati, e ciò in considerazione del ruolo formale che ricopriva. Il Direttore Generale risulta infatti avere istituzionalmente il compito di dare attuazione alle direttive del Presidente, il quale individua le strategie della banca, del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo, e non ha neppure diritto di voto all'interno"del Consiglio di Amministrazione.

Non è accettabile la svalutazione e la Marginalizzazione del ruolo svolto dal direttore Generale Dott. Geronzi .

La ricostruzione fatta dal Giudice è lontana dalla realtà di fatto e soprattutto non dà contezza del ruolo effettivo che il Dott Cesare Geronzi,ha svolto nell’intera vicenda .

   Dai fatti sopraindicati trova INVECE  ampia conferma la ricostruzione dei fatti correttamente effettuata dal p.G nella proposta impugnativa .

E’ evidente che solo un consistente interresse patrimoniale poteva spingere le banche a costituire SGR ED è PROPRIO il banco di s. spirito promotore di tale Cordata in una riunione tenuta proprio nella sede del Banco di S. Spirito 

Tale interresse non è costituito semplicisticamente da un diretto profitto realizzato da SGR ma da un complesso strumento tecnico giuridico e finanziario che ha portato il gruppo BANCA DI ROMA ad appropriarsi per un prezzo vile 2150 MILIARDI  di un patrimonio valutabile in almeno 4850 miliardi anche al fine di distrarlo e di disperderlo onde ottenere un ruolo di primo piano nel sistema bancario e finanziario  italiano

 In tale ottica la realizzazione del piano criminoso non può essere opera  di un individuo che agisce in modo isolato e senza connessione alcuna con il mondo bancario e finanziario e ciò emerge in modo incontrovertibile dallo stesso tenore delle altre ordinanze di rinvio a giudizio oltrechè dal materiale documentario acquisito nelle indagini preliminari .

E ciò in primo luogo proprio per il ruolo decisivo e fondamentale del  Banco di S. Spirito come già  indicato  dal p.G.

SE come visto è stato proprio un interresse precipuo del Banco Di S. Spirito  a volere la realizzazione di detto piano per accertare la responsabilità  Penale del Dott. Geronzi  bisogna innanzitutto verificare il ruolo dello steso nella Banca ed in secondo luogo accertare la sua partecipazione materiale agli atti costitutivi di tale strategia cioè al piano Cosiddetto Capaldo

In tale ottica  per accertare  la responsabilità a titolo di concorso è sufficiente dimostrarne l’apporto causale  determinante a questo ed al complessivo  progetto criminoso realizzato con il concordato preventivo prova  indirettamente desumibile anche dalla conoscenza dello stesso e dall’essersi astenuto dal formulare rilievi che ne avrebbero potuto impedire la realizzazione stante il suo ruolo di direttore generale e gli obblighi giuridici ad esso connessi .

 Il tutto implica pertanto sia la prova del nesso causale sia quella del  dolo comportando anche  la sua consapevolezza del fatto costitutivo di reato .    

Ma in effetti il complessivo ruolo svolto dal dotor Geronzi è tale da dimostrare con una certa plausibilità un suo ruolo attivo nella stessa redazione e progettazione del piano.

Innnanzitutto bisogna dire che il direttore generale non ha un ruolo meramente formale , in quanto partecipa attivamente e significativamente al massimo livello a quello che viene definito in termini di organizzazione aziendale  la direzione strategica .

Ed in tale ottica ha un ruolo fondamentale nell’organizzare e dirigere i compiti dell’attività societaria in collaborazione con il presidente ,

Ha ruoli e funzioni essenziali per quanto attiene a tutti gli aspetti societari finanziari, gestionali e patrimoniali .

Prepara e redige il bilancio , partecipa anche se non ha diritto di voto al consiglio d’amministrazione.

In tale ottica è stato anche considerato responsabile del reato di cui all’art 2621 se di fatto svolge compiti di amministrazione.

Sul punto la dottrina si interroga circa la possibilità di far coincidere il direttore generale di cui nella dichiara norma con la figura delineata dall'art. 2396 c.c. in tema di responsabilità   civile nei confronti della società, dei creditori, dei terzi e dei singoli soci di cui agli art. 2392 e s. c.c. L'art. 2396 c.c. indica quali direttori generali passibili di responsabilità  civile quelli nominati dall'assemblea o per disposizione dell'atto costitutivo in relazione ai compiti a loro affidati. Invero è la stessa Relazione del Guardasigilli al R.D. 16 febbraio 1942 n. 107 a rendere inaccettabile tale interpretazione, laddove espressamente si dichiara che la nozione di direttore generale non si identifica con quella di cui all'art. 2396 c.c., tanto più ove si consideri che l'opinione contraria non è conforme al criterio di funzionalità sostanziale a cui è ispirato il nostro diritto penale L'art. 2621 n. l. c.c. a ben guardare, pone l'accento sull'estensione dei poteri spettanti ai soggetti posti in relazione con gli interessi tutelati dalla fattispecie incriminatrice, e come correttamente osservato, non a caso la giurisprudenza pone in risalto l'aspetto funzionale di tale anomala ma ricorrente figura (BRICCHETTI, op. cit. p. 88).

Così leggiamo in una sentenza del 1983 che dice: "Ai fini della responsabilità ex art. 2621 c.c. la nozione di direttore generale è più ampia di quella che risulta dall'art. 2396 c.c. e, come per altri soggetti indicati nel citato articolo, anche per il direttore generale devesi aver riguardo non tanto all'esistenza di una formale investitura, quanto all'esercizio delle funzioni connesse con tale qualifica" (Cass. pen. 8 novembre 1983, Bagaglia). Sempre la giurisprudenza di legittimità ha affermato già a partire dagli anni Settanta che alla stessa stregua dell'amministratore, può configurarsi, quale soggetto attivo del delitto di false comunicazioni sociali, anche il direttore generale di fatto, non essendo dubbio che tale delitto può essere commesso anche da chi ha esercitato di fatto le funzioni di direttore generale, non essendo richiesta l'esistenza tra reo.

In tale ottica il Direttore generale è si un esecutore ma al massimo livello e come tale pienamente partecipe delle attività e dei compiti fondamentali dell’azienda .

Nel caso specifico peraltro esistono una serie di comportamenti materiali da lui realizzati ed idonei a concretizzare la partecipazione all’attività criminosa

1)      Ha redatto il bilancio valutando e considerando l’attività patrimoniali e finanziaria del piano Capaldo sul bilancio

2)      Ha illustrato il piano Capaldo nel consiglio di amministrazione Del Banco Di S. Spirito dello stesso implicitamente valutando ed analizzando le conseguenze patrimoniali e finanziarie dello stesso 

3)      Ha  posto in essere una postergazione di 98 miliardi dI agrifactoring con l’evidente obiettivo di ottenere il consenso sufficiente delle banche creditrici

4)       Ha partecipato sempre alle riunioni con le banche creditrici che dovevano decidere  sul medesimo progetto

 

Analizziamo i vari elementi di fatto

1. E’noto peraltro sia il ruolo e la responsabilità che ha il direttore generale di un istituto bancario nel formulare  lo schema di proposta di bilancio, soprattuto per quanto riguarda il valore dei crediti. lo stesso Codice civile all'art. 2396 che recita:

le disposizioni che regolano la responsabilità degli amministratori, si applicano anche ai direttori generali nominati dall'assemblea, o per disposizione dell'atto costitutivo, o in relazione ai compiti loro affidati.

L'articolo 2434 c.c.  a sua volta stabilisce che:

L'approvazione del bilancio da parte dell'assemblea non implica liberazione degli amministratori, dei direttori generali e dei sindaci per le responsabilità  incorse nella gestione sociale. (cfr sul punto ***) 

Non c'è dubbio, pertanto che la partecipazione di Cesare Geronzi, nella sua qualità di direttore generale del Banco S. Spirito ad un piano  che ha avuto come  principale ideatore il presidente  della stessa banca, ma che incideva in maniera  complessa per importi molto rilevanti sul bilancio della banca stessa. In pratica con la sottovalutazione  dei beni della Federconsorzi da un lato si creava nel bilancio  della Banco S. Spirito una minusvalenza di 98 miliardi, dall'altro si aprivano prospettive, per il gruppo  Banca di Roma, in via di costruzione,  attraverso S.G.R. e la Banca Nazionale dell'Agricoltura, di assumere una posizione egemone nell'importantissimo  mondo dei Consorzi Agrari.  Complessità di situazione che non può certamente far ridurre il Geronzi a mero nuncius di un piano redatto per mero spirito  filantropico e di amore per la scienza giuridica del prof. Capaldo.

2.  

Bisogna innanzituuto rilevare  che lo stesso giudice si contraddice nello sminuire il ruolo svolto dal dottor Geronzi perché se questi  ha  effettuato la relazione illustrativa in sede di consiglio di amministrazione  del piano è insostenibile che nell’attività preparatoria alla stessa relazione illustrativa abbia svolto un ruolo meramente formale .

Al contrario proprio l’attività ivi realizzata costituisce  la prova irrefutabile della sua attiva partecipazione alla redazione dello stesso.

.L'illustrazione effettuata  in sede di Consiglio di Amministrazione, delle  bozza proposta  dal prof. Casella, quando effettuata dal Direttore Generale implica di per se una valutazione del massimo organo  gestionale dell'istituto di credito sulle conseguenze economiche di quanto contenuto rispetto alla  posizione specifica  della singola banca.

Come abbiamo sopra detto, infatti  il Banco di Santo Spirito giocava un ruolo preponderante in tutta l’operazione .

 E' bene sottolineare che, come avviene in tutti gli organi di gestione degli Istituti di Credito, i singoli componenti -al fine di esprimere la propria posizione in fase di deliberazione -debbono preventivamente essere informati su tutti gli aspetti delle operazioni oggetto di discussione, altrimenti, non sarebbe possibile a nessuno di loro esprimere un voto consapevole. Ed allora, l'informativa di carattere generale spetta normalmente al Presidente, ma l' informativa sugli aspetti tecnici, operativi, finanziari, economici e relazionali, è di competenza del Direttore Generale, che costituisce elemento di raccordo tra l' organo di gestione e la struttura operativa alla quale è preposto, concentrando su di sé la funzione di collaboratore della Presidenza ed il potere di  impartire direttive alla struttura per tradurre operativamente le determinazioni consiliari, cui ha partecipato.

Ora è vero che sul piano strettamente formale il Direttore Generale deve presenziare alle riunioni del Consiglio di Amministrazione e che non ha diritto di voto, ma è altrettanto innegabile che, con le sue conoscenze ed il suo patrimonio informativo di cui dispone in   ragione della carica, concorre in maniera decisiva e determinante a formare  il  convincimento e la volontà dell'organo di gestione dell'Ente. Certamente non si tratta proprio di un ruolo di passiva presenza o di mera certificazione delle discussioni, che avvengono in Consiglio.. rito

3 .Analizziamo ora la  postergazione per 98 miliardi dei crediti verso  Agrifactoring, a sua volta creditrice per oltre 900 miliardi di Federconsorzi.e le sue conseguenze patrimoniali per il B. Di S:Spirito

Sulla vicenda della postergazione  traiamo uno stralcio fatto da un commissario in occasione dell'audizione del prof Capaldo davanti alla Commissione Parlamentare

GAETANO VENETO :nella documentazione allegata dall’avvocato Stelio Zaganelli - difensore di fiducia del dottor Geronzi insieme all’avvocato Francesco Vassalli - c’è anche il verbale del consiglio di amministrazione del Banco di Santo Spirito del 2 dicembre 1991. Da tale verbale risulta essere presente l’amministratore professor Pellegrino Capaldo, presidente, assente il collega Libonati. In esso è contenuta una relazione del vice direttore generale dottor Paolo Accorinti invitato ad assistere alla seduta. Viene esposta la drammatica situazione - uso il termine "drammatica" perché è contenuto nel verbale - di Agrifactoring con il piano di postergazione degli istituti bancari creditori, che vedeva al secondo posto il Banco di Santo Spirito. Tra l’altro, proprio in quel giorno, si stava avviando la procedura di fusione tra il Banco di Santo Spirito e il Banco di Roma, come risulta al punto due dell’ordine del giorno di tale verbale. Quindi, nella stessa giornata in cui si avviava la fusione tra i due istituti, si venivano a fondere anche situazioni creditorie pesanti.In questo verbale, il consiglio di amministrazione, con l’astensione dei consiglieri Cassaro e Ciucci in quanto amministratori di banche e finanziarie creditrici di Agrifactoring, delibera di autorizzare la postergazione del credito del Banco verso Agrifactoring.

Geronzi, quindi, ed è lo stesso suo difensore a sottolinearlo, ben conosceva  le implicazioni che una sottovalutazione dell'attivo Federonsorzi comportava nel bilancio Agrifactoring e di riflesso sulla posizione dei crediti postergati.

 Articoli di stampa riferiscono, poi, che il Banco di Santo Spirito è arrivata al bilancio di fusione con fondi del tutto inadeguati  alle sofferenze in essere. Situazione che non risultava migliore anche per il complesso del Banco di Roma, anche in epoca successiva.

Citiamo da un articolo de La Padania scrito in occasione delle polemiche sul mancato  acordo con la Comit.

La Padania trova ulteriori conferme sui conti della banca romana
La prova del nove
Un anno di inchieste e ora sviluppi su carte inedite

di Stefania Piazzo e Max Parisi

Sarà giusto un mesetto fa che quell'accordo di fusione tra Banca di Roma e Comit è andato buco. L'intesa è saltata e Dio solo sa se a rallentare e poi annullare la data delle nozze siano stati quei 14.400 miliardi di crediti problematici tra incagli e sofferenze del gruppo, di cui 11mila e passa sul gobbo della Banca madre. Cifre che la Padania aveva anticipato già nel maggio del '97 ma questa "premura" nel raccontare l'evidenza dei fatti, confortata da documenti, atti, relazioni, ha fatto risentire non poco la Banca di Roma, che ha replicato accusandoci di non poche cose: di aver scritto cose diffamanti, di aver fornito personalissime interpretazioni, in tono allarmistico, denigratorio e inopportunamente sprezzante. 30 miliardi è quanto ci hanno chiesto i legali del presidente Geronzi, per aver scritto, persino con un margine di anticipo di 6 mesi (il Corriere della Sera arriva a confermare le nostre cifre solo a fine ottobre del '97!) che la Banca di Roma ha 11.500 miliardi sofferenze non certo dovute ad una oculata amministrazione. Bene, sin qui ci siamo. Avevamo tante domande allora, rimaste ancora insolute, ma altre, ben più gravi, noi riteniamo, se ne aggiungono alla luce di nuove carte, presidente Geronzi. Sono cifre che non solo confermano le nostre denunce sulla discutibile gestione dei fondi e sull'incredibile depauperamento delle casse della Banca, ma aprono uno spaccato a nostro avviso più preoccupante di quanto non s'immaginasse. Atti, documentazioni bancarie di cui trattiamo in queste due pagine, straordinariamente importanti e che aprono una sequela di domande alle quali, ci piacerebbe, lei potesse rispondere. Nella sostanza, signor presidente, voi ci avete chiesto di pagare per aver scritto delle sofferenze del gruppo. E ora noi le giriamo la domanda: chi avete pagato, voi? A chi e perché avete concesso sconfinamenti per miliardi senza coperture? Ecco la questione, presidente: nonostante obiettive difficoltà di alcuni vostri debitori, pur in presenza della revoca dei fidi da parte della Banca, questa continua a considerare queste cifre al più come crediti anomali che, tuttavia, non concorrono alla formazione delle partite incagliate e delle sofferenze. Vuol dire che le sofferenze reali superano la cifra che ci contestate. E che c'è una errata valutazione delle dimensioni dei crediti dubbi. Insomma, buon Geronzi, ci chiediamo in che modo vengono redatti i bilanci e le comunicazioni sociali della sua Banca. Solo negli esempi che citiamo nei servizi in pagina, l'omessa classificazione tra crediti dubbi delle posizioni critiche, supera i mille miliardi di lire.Credevamo fosse già di per sè molto grave dover parlare di 11mila miliardi di sofferenze. Ma cosa accadrebbe se fossimo davanti ad una alterazione della verità dei bilanci per offrire condizioni particolari a qualche cliente? D'altra parte un partito, mettiamo magari il Pds, così come qualsiasi altro cittadino, mettiamo un Giannini qualsiasi, scelgono la banca che offre le condizioni migliori. Interessi, fidi, sconfinamenti. Per miliardi. Ma cosa potrebbe accadere se si trattasse di crediti no problem per i clienti e no profit per la banca? E lo stesso interrogativo vale se si tratta di un'immobiliare, di un ente, di un albergo costruito nella conca di Cortina. la Padania non è nuova a questo genere di domande, d'altra parte. Le nostre inchieste giornalistiche sulla gestione dell'istituto di credito vanno avanti, giorno più giorno meno, da un annetto abbondante. Tutto è iniziato quando un galantuomo, il principe Sforza Ruspoli, azionista e membro della Fondazione della Cassa di Risparmio, ha bussato alla nostra porta, quella di un giornale libero, con tanto di argomenti, e che argomenti, sulle sofferenze della Banca. Giusto per ricordarlo, questo nome, Sforza Ruspoli, di peso ne ha, eccome, nell'economia della storia della BdR, nata dalla fusione con il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito e la Cassa di Risparmio di Roma. Quest'ultima ha avuto i principi Ruspoli tra i fondatori. Certo, la Banca può replicarci: «Come gestiamo l'istituto sono affari nostri». Sarà anche così, anzi, di certo è così perché sono cavoli della Banca riuscire a spiegare come si sono formati quei crediti "rossi". Ma ora siamo a dire che di cifre ne abbiamo altre, che si aggiungono. 

ed anche

i. L'indice di sofferenza degli sportelli è il più elevato, 7 contro il 5,7 del BancoNapoli. Le partite in sofferenza salgono al 7,2 per cento degli impieghi ordinari e il peso degli incagli è al 6 per cento. .  l'insieme delle sofferenze superasse il capitale sociale. 

La cessione a prezzo dimezzato dei valori patrimoniali di Federconsorzi faceva crollare dal 72% -prospettato nella proposta di Concordato, al 32 %  il riparto previsto  per i creditori chirografari di Federconsorzi. Le conseguenze per  Agrifactoring  divenivano pertanto, di valore molto elevato, tale da riverberarsi in una totale esclusione per i creditori  postergati, qual'era  il Banco di Santo Spirito per ben 98 miliardi.

A fronte di tali rilevanti conseguenze patrimoniali atteso il ruolo istituzionale del Dott. Geronzi appare del tutto risalibile negare un suo ruolo operativo nell’intera vicenda e segnatamente l’assoluta consapevolezza che dall’operazione il B. di S. Spirito ne avrebbe dovuto necessariamente trarre un consistente utile tale da compensare le ingenti perdite patrimoniali derivanti dalla postergazione

4Le considerazioni sopra effettuate dimostrano in modo evidente che anche durante le riunioni  effettuate con le banche estere indipendentemente dall’avere il dott. Geronzi materialmente preso la parola era sicuramente a conoscenza di tutti gli aspetti del piano e li aveva approvati .

Tali riunioni incontrovertibilmente si svolgevano nella sede del Banco Di S. Spirito proprio a dimostrazione in tale contesto del ruolo fondamentale e preponderante  dello stesso e del suo organo dirigenziale il Dott..Geronzi.

D’altra parte l’esistenza ipotetica di altre responsabilità non esclude il ruolo essenziale in tale contesto esercitato dal B.Di S. Spirito e dal suo direttore generale Dott. Geronzi

Purtroppo questo particolare aspetto non è stato approfondito dal Giudicante laddove si consideri che proprio l'avv. Maugeri, sentito all'udienza del 23.10.2000, riferisce di 'non conoscere come effettivamente si svolgevano i procedimenti decisionali in seno all 'ex Banco di S.Spirito

Il ruolo del Dottor Geronzi nelle more della realizzazione del piano Capaldo non era limitato a quella di direttore generale ma era anche presidente     della Banca di Roma essendo  in corso la fusione fra Banco di Roma e Banco Di s. Spirito .

Alla luce delle suindicate affermazione appare evidente la contraddizione del Giudice ed il suo atteggiamento assurdamente preconcetto e teso a svuotare di ogni ruolo le risultanze probatorie

Di tutto quanto sopra detto,  puntualmente  riscontrata  nella documentazione acquisita agli atti del processo ed utilizzata dalla pubblica accusa per la ricostruzione dei fatti, purtroppo il Giudicante non si è fatto carico. Non vi è una parola, nella motivazione, su nessuno dei profili sopra evidenziati che, invece, erano e sono assolutamente indispensabili sia per la comprensione dell'intera vicenda sia per l’individuazione del ruolo svolto da ciascuno dei protagonisti.

Si tratta, ora,di indicare analiticamente gli elementi di prova esistenti onde dimostrare la veridicità delle allegazioni sopra delineate utilizzando ,valutando ed interpretando le stesso in modo corretto e non preconcetto.

.Nella citata sentenza di proscioglimento, difatti, è evidente come il GUP abbia inteso dare rilevanza solo ad alcuni degli aspetti sottoposti alla sua attenzione, trascurando particolari (peraltro decisamente significativi) che sono stati evidenziati, vuoi dal Pubblico Ministero titolare delle indagini nella sua richiesta di rinvio a giudizio, vuoi sottolineati e riportati dai testi e dallo stesso Dott. Geronzi nel corso dell'audizione avvenuta all'udienza del 23.10.2000.

Per semplificare l'esposizione degli elementi che -ad avviso dei sottoscritti difensori –non dovevano andare trascurati nella valutazione del ruolo processuale ricoperto dall'imputato, si reputa opportuno procedere ad una enucleazione delle deposizioni dei testi e, per finire, quella dello stesso imputato.

Cronologicamente, il primo teste esaminato è I'avv. Aldo Maugeri. dalla cui deposizione emergono dati di significativo interesse.

In particolare, risulta che all' epoca in cui lo studio Casella di Milano -di cui l'avv.  Maugeri faceva parte -venne incaricato di occuparsi della possibilità di realizzazione sotto il profilo tecnico- giuridico del cd. "Piano Capaldo", la fusione non era stata ancora realizzata.

Infatti, i primi contatti avvennero infatti nell'aprile 1992, mentre l'omologazione del Concordato porta la data di ottobre 1992.

L' avv. Maugeri riferisce di aver avuto sempre e solo contatti con il Professor Capaldo e di non aver mai avuto, come referente, il Dottor Geronzi (pag. 9-10 del verbale d'udienza).

Tuttavia, a fronte di questo ricordo così preciso e puntuale, il medesimo mostra poi di non ricordare se all'epoca il progetto di fusione degli Istituti di Credito e la presentazione del c d "Progetto Capaldo" e la sua successiva approvazione attraverso la trasposizione nell'omologazione del Concordato, fosse già avvenuto.

Le dichiarazioni rese dall'avv. Maugeri contrastano pienamente con quelle rese dallo stesso Prof. avv. Casella, come puntualmente contestato e sottolineato dal Pubblico Ministero in udienza.

Dice infatti l' avv .Casella: "Capaldo era Presidente del Banco di Santo Spirito; per il Banco di Santo Spirito seguiva la questione anche il Dottor Geronzi", A seguito della contestazione effettuata dal Pubblico Ministero, l'avv. Maugeri riferisce di non ricordare esattamente tale aspetto (pag. 13 del citato verbale) e che probabilmente il primo contatto è stato sicuramente tra il Professor Capaldo ed il Professor Casella",

E' evidente, quindi, che laddove è emerso un contrasto tra la deposizione del teste in udienza e la deposizione resa da altro teste, il Giudicante avrebbe dovuto quanto meno ritenere di non poter decidere sic et simpliciter per l'attendibilità della versione dell'uno rispetto alla versione dell'altro, ma demandare al Collegio -nella successiva e più completa fase istruttoria processuale -la valutazione della portata delle deposizioni.

Invece, le dichiarazioni rese dal solo avv. Maugeri sono state utilizzate dal Giudicante a fondamento della sentenza di non luogo a procedere nei confronti dell'imputato, con ciò del tutto pretermettendo i contrasti e la diversa narrazione in ordine al medesimo aspetto da parte di altra persona informata sui fatti cioè, nel caso di specie, dal dominus tecnico-giuridico dell'operazione.

II- Ma v'è di più: l'avv. Maugeri, richiesto dalla difesa di parte civile se fosse stato a conoscenza di eventuali dissensi intervenuti tra il Presidente Capaldo ed il Direttore Generale Geronzi in relazione alla predisposizione e, quindi, alla progettazione ed all'esecuzione del piano, risponde categoricamente: "no assolutamente" (vd. pag. 29).

Anche in ordine alla paternità della determinazione del corrispettivo offerto della cessione, vi sono elementi di contrasto che avrebbero dovuto essere maggiormente approfonditi nella sede processuale, anzi che rimanere appena accennati.

L' avv .Maugeri, collaboratore del Prof. Casella, al quale -secondo le sue stesse parole e nonostante le dichiarazioni di quest'ultimo -si sarebbe completamente a lui sostituito, afferma (vedi pag. 17): “..francamente se dovessi dirle la telefonata di chi ci ha detto di scrivere effettivamente 2150 miliardi, questo francamente non glielo so dire”

L 'avv. Casella, al quale il collaboratore avv. Maugeri assegna un ruolo marginale e solo di firma, invece, dà di se stesso una diversa e ben più credibile immagine e, in quanto professionista fiduciario della cordata, è piuttosto preciso nel riferire una circostanza che, invece, è stata completamente ignorata dal Giudicante.

L 'illustre professionista, infatti, riferisce a proposito della elaborazione della proposta (vedi pag. 60): " per quello che concerne il contenuto economico della proposta da formulare, le indicazioni relative al prezzo 2150 miliardi, la previsione che oggetto della cessione era il patrimonio esistente in data anteriore, evidenziato alla redazione  particolareggiata del commissario giudiziale, il meccanismo di detrazione dal prezzo di  2150 miliardi previsto per le attività dismesse medio-tempore, furono tutte indicazioni che provennero dalle persone sopra indicate ossia Capaldo, Geronzi, Nicoletti e Izzi",

In pratica, si tratta dei vertici del Banco di S. Spirito, divenuto di lì a poco ma soggettivamente immutato, Banca di Roma.

Nella sostanza, il Giudice non ha dato alcun rilievo alle parole di un professionista, qualificato tra i primi d'Italia, nel momento in cui -si badi -non esprime giudizi, ma riferisce che per adempiere al mandato ricevuto, ha dovuto far riferimento com'è normale. ai suoi referenti mandanti per la individuazione non dell'aspetto giuridico dell'operazione, bensì del contenuto economico della proposta.

Ed individua i suoi referenti nelle persone di Capaldo, Geronzi. Nicoletti ed Izzi!

La stessa valutazione del patrimonio presenta aspetti piuttosto misteriosi e sfuggenti.

Detto patrimonio è stato sottoposto, nel tempo, a più operazioni di stima affidate a personaggi diversi e con risultati diversi: vi è una prima stima ufficiale di 4.800 miliardi di lire, qualificata come molto prudenziale dagli stessi autori; vi è poi un 'ulteriore stima ufficiale disposta dagli organi della procedura concordataria, esponente un valore di circa 3.900 miliardi di lire.

Il vero "mistero" si incentra su11'individuazione di chi ha operato la valutazione in 2.150 miliardi di lire.

Il Prof. Carbonetti, già consulente in più occasioni della Fedit e successivamente degli organi della procedura, ma costantemente presente, si è lungamente affannato a dimostrare che il suo intervento non era richiesto per una valutazione economica del valore del patrimonio Fedit, bensì per una verifica teorica dell'esattezza o meno dei criteri adottati dai periti ufficiali per operare la stima.

Tuttavia, rimane difficile

immaginare che qualcuno possa censurare l'utilizzo di determinati criteri, se non fa riferimento alcuno alla natura del! ' oggetto della stima.

E' incontrovertibile, poi, che il Prof. Carbonetti, pur rappresentando la Banca Fideuram, qualificata modesta creditrice di Fedit, è poi divenuto Consigliere all'atto di costituzione di S.G.R. e, di lì a poco, Presidente.

Anche il Dott. Greco, Presidente del Tribunale Fallimentare di Roma, con riguardo   sull'aspetto del corrispettivo, risponde con molta chiarezza (vedi pag. 179):

'però la proposta arrivò sul tavolo del Tribunale un bel giorno, già confezionata 2.150 senza spiegazioni. Poichè, fra l 'altro, non ci domandavamo come mai da circa 4.000 miliardi si arrivasse a 2.150. oggi il Prof Capaldo ritiene di avercelo spiegato dal punto di vista economico, ma a noi il divario appariva chiarissimamente ", Ed ancora: non conteneva l'analisi della somma, cioè ci dava la somma finale e basta. Diceva: la nostra offerta è 2.150, perché si arrivasse a 2.150 non ce lo ha detto nessuno ".

Si tratta -ad avviso dei sottoscritti -di un'affermazione incredibile proprio perché proveniente da un organo giurisdizionale chiamato ed investito della decisione sulle sorti di una procedura dello spessore di quella concessa a Fedit e proviene proprio dal Giudice Delegato anche alla procedura di concordato preventivo interessante l' Agrifactoring.

III -Invece, proprio partendo dalle dichiarazioni dell'avv. Casella, risulta che l'indicazione del corrispettivo proveniva dai vertici nominativamente indicati del Banco di S. Spirito -Banca di Roma.

La pubblica accusa, nel corso dell'interrogatorio reso dall'imputato prosciolto, riporta al Dottor Geronzi la dichiarazione resa a verbale del referente legale esterno in questione (vedi pag. 60): ",

nella fase preparatoria alla formulazione della proposta di acquisto, il mio studio elaborò sotto il profilo giuridico e tecnico ogni aspetto della proposta stessa.

Per quello che concerne il contenuto economico della proposta da formulare, le indicazioni relative al prezzo, 2.150 miliardi, la previsione che oggetto della cessione era il patrimonio esistente in data anteriore, evidenziato alla relazione particolareggiata del commissario giudiziale, il meccanismo di detrazione dal prezzo di 2.150 miliardi previsti per le attività dismesse medio-tempore, furono tutte indicazioni che provennero dalle  persone sopra indicate, ossia Capaldo, Geronzi, Nicoletti e Izzi".

Non condivisibili appaiono le asserzioni del Prof. Capaldo laddove questi ha cercato, con parole e passione da scienziato, di presentare l'operazione ideata come una novità, cioè si presentasse innovativa rispetto alle possibilità consentite dalla vigente legge fallimentare.

A maggior ragione, non doveva sfuggire al Giudice che i ruoli, al di là della fumosità dei tentativi di spiegazioni, erano piuttosto chiari e definiti:

il Presidente curava la strategia, dovendo farne partecipi attivi e consenzienti i suoi più stretti collaboratori tra cui il Direttore Generale; il Dottor Geronzi doveva curare gli aspetti attinenti alla sua professionalità ed al suo ruolo specifico, utili a costruire il progetto medesimo dal punto di vista dei passaggi economici e relazionali; gli avvocati interni all'Istituto, Nicoletti e Izzi, dovevano essere l'interfaccia per le definizioni giuridiche approntate dal consulente esterno designato Prof. Casella, che si avvaleva dell'avv. Maugeri.

Non vanno dimenticati, poi, ulteriori elementi di riscontro circa l'effettivo e concreto ruolo svolto in questa vicenda dal Dottor Geronzi.

Il dott. Geronzi, unitamente al Prof. Capaldo, organizzano riunioni ed hanno contatti personali con il Prof. Carbonetti e con altre banche e, soprattutto, condividono e promuovono il "Piano Capaldo" che, anche se è stato ideato solo da Capaldo, è stato però realizzato e "concretizzato" grazie anche al ruolo del Dottor Geronzi.

Infatti, il Dottor Geronzi è stato sempre presente alle riunioni sia con i rappresentanti della banche, italiane e estere, sia con altri soggetti creditori di rilievo, che avrebbero dovuto essere coinvolti nell'iniziativa.

La sua presenza, d'altra parte, era proprio giustificata dal ruolo istituzionale ricoperto.

Tuttavia, quasi nessuno dice di ricordare chi ha convocato tali riunioni.

Inaccettabili, pertanto, appaiono su questo punto le dichiarazioni rese dallo stesso imputato Geronzi allorquando questi viene esaminato, in sede di udienza preliminare, dalla difesa di parte civile avv. Paola (vedi pag. 81).

Richiesto, infatti, se nel corso di dette riunioni dissentì sulle cose oggetto di discussione e su quale tipo di ruolo aveva avuto, quegli risponde: "nessuno, ho ascoltato le esposizioni".

Ed incalzato, si esprime facendo ricorso ad un sofisma: "

 

intervenni personalmente, ma non intervenni esprimendo giudizi, pareri o idee. Se vuole, fui uno che intervenne, ma non partecipò al dibattito",

Richiesto di spiegare la differenza, il Dottor Geronzi non è riuscito a dare risposte.

Pur tuttavia, questo singolare atteggiamento non ha avuto valutazione critica ed alcuna eco nell'esame delle risultanze istruttorie operate dal Giudicante.

Per avere chiarezza circa lo svolgimento delle riunioni cui parteciparono i rappresentanti degli Istituti bancari italiani ed esteri nonchè creditori di un certo spessore, occorre ripercorrere la deposizione resa dal dott. Guido Rosa (vedasi pagg. 20 e segg. del verbale d'udienza del 31.10.2000).

Con riferimento alla riunione indetta per il giorno 22.5.1992, il dottor Rosa, chiarendo le reticenze dei soggetti già ascoltati: " sì, ricordo che ci fu questa riunione. presente il Prof Capaldo, il Dottor Geronzi, c'ero io e poi c'era una forte rappresentanza di banche estere creditrici.

In quella sede fu presentato il piano, lo schema S.G.R ". Ed ancora:,.. in quella sede mi sembra che .fu fatto più un lavoro di analisi e di fondamento della motivazione della sentenza di proscioglimento.

IV -Anche le dichiarazioni rese dal Prof. Capaldo Pellegrino. in buona sostanza, non fanno che fornire una chiave di lettura -peraltro disattesa dal Giudicante -in cui emerge la responsabilità ed il coinvolgimento del Dottor Geronzi nella predisposizione ed illustrazione del cd. "Piano Capaldo".

Se è vero che l' ideazione di tale "Piano" è da imputarsi al Professor Capaldo, è altrettanto vero che il Dottor Geronzi l'ha sicuramente condivisa e l'ha fatta propria, divenendone il promotore e l'esecutore al di là del suo ruolo all'interno dell'Istituto di Credito.

Si esamini il passo riportato nel verbale del 31.10.2000 (pag. 74 e segg.): "quindi l'idea è mia; Geronzi non ha parte in questa questione Quindi io ho un 'idea, la illustro a tante persone del mondo bancario e del mondo non bancario, perché c 'erano

altri creditori; evidentemente la illustro anche a Geronzi, perché oltre tutto avevamo consuetudine di rapporti, ci vedevamo tutti i giorni; ma questo spiega la presenza di Geronzi anche a qualche riunione, ha fatto un po' il padrone di casa, insomma come succede in questi casi. Quindi il ruolo di Geronzi nella ideazione dell'operazione non c' è.

Geronzi ha raccolto questa proposta e I 'ha portata nel consiglio di amministrazione, ilconsiglio di amministrazione ha deciso; ma non ha avuto un ruolo attivo".

Decisivo si ritiene il passo della deposizione del Prof. Capaldo (vedi pag. 75) nella parte in cui il predetto riferisce: " I 'avvocato Casella riferiva qualche volta lo non escludo che veniva in banca per parlare con me, non mi trovava, parlava con Geronzi,

Il fatto che il Prof. Casella, uno dei primi avvocati d'Italia e con studio in Milano, si recasse appositamente a Roma per conferire con il Prof. Capaldo ed in assenza di questi   conferisse tranquillamente con il Dottor Geronzi, non può certo ridursi a mera visita di cortesia.

Evidentemente, l' avv .Casella poteva parlare con il Dottor Geronzi in quanto coautore e conoscitore del "Piano", compartecipe di poteri decisionali e protagonista di primo piano della sua esecuzione.

Ma anche questo aspetto non è stato sottolineato dal Giudicante.

".Significativa appare, infine, l'ulteriore circostanza costituita da una missiva presente agli atti -indirizzata, in via personale e riservata, al Dottor Geronzi da parte dello studio legale Casella.

Non si può, infatti, ritenere accettabile la riduzione della valenza probatoria del documento in questione sulla scorta della considerazione che detta lettera riportava altresì l' intestazione rivolta al Presidente del Banco di Santo Spirito.

E' indubbio, infatti, che tale corrispondenza avesse come principale destinatario proprio il Dottor Geronzi che doveva, quindi ritenersi  persona al corrente degli aspetti logistico-economici connessi ali' operazione di cui al capo d' imputazione.

E' estremamente riduttivo semplificare tale aspetto riducendolo -così come sembra nella sentenza di proscioglimento -ad un mero disguido o errore nella stesura materiale della  missiva, escludendo così la conoscenza da parte dell'imputato, invero la sua partecipazione alla vicenda contestatagli.

In sostanza, il senso della trasmissione del messaggio scritto inviato alla attenzione del Dott. Geronzi ha identico significato dei colloqui intercorsi tra il medesimo ed il Prof.    Casella a Roma; incontri in cui l'assenza del Presidente diventava assolutamente

irrilevante poiché non poteva impedire la prosecuzione dello svolgimento della vicenda dal momento che il Dott. Geronzi era pienamente fungibile sotto questo profilo con il suo Presidente.

A questo dettaglio doveva essere riconosciuta una particolare rilevanza che, ad ogni buon conto, non poteva e non doveva condurre ad interpretazione in senso favorevole per l'imputato: semmai, ingenerando un ulteriore dubbio circa l'effettivo coinvolgimento del dottor Geronzi nella questione, sarebbe stato più opportuno rinviare al Collegio attraverso un approfondimento istruttorio nella competente sede ogni ulteriore valutazione.

Esistono infine a completamente del materiale probatorio acquisito  una serie di articoli di giornale che costituiscono elementi di prova ulteriori atti a dimostrare il ruolo del dottor Geronzi           tali elementi non isolatamente presi ma nell’insieme delle altre risultanze istruttorie sono idonee e sufficienti a dimostrare l’esistenza di una responsabilità penale a carico dello stesso.

Conclusivamente non vi era possibilità alcuna di errare sull'effettività del ruolo svolto dal Dotto Geronzi in questa vicenda

1) Ha partecipato fattivamente alla ideazione del "Piano" fin dall'origine, essendo questo argomento trattato fin dalla sua nascita tra il Presidente Capaldo ed il Direttore Generale Geronzi.

2) Ha tenuto contatti e relazioni con il professionista esterno incaricato e con molti altri soggetti che, a vario titolo, si sono occupati della questione.

Ha convocato, partecipato, presentato, spiegato e discusso nei particolari il "Piano" nelle riunioni con le banche estere ed italiane, le cui decisioni dovevano influire sull'andamento del Concordato Fedit e sul Concordato Agrifactoring, sulle decisioni di adottare l'assetto alle rispettive posizioni creditorie anche mediante postergazioni varie,tutte finalizzate all'obiettivo da raggiungere, l'obiettivo di acquisire l'intero patrimonio Fedit per un corrispettivo assolutamente incongruo.

3) Ha partecipato sempre attivamente a tutti i passaggi decisionali all'interno dell'Istituto Banco S. Spirito (poi Banca di Roma) capofila della cordata, ivi comprese le sedute dedicate alla soluzione di tali problemi dal Consiglio di Amministrazione; era l'effettivo referente per gli esponenti del sistema bancario e cioè dei funzionari e dirigenti degli  Istituti di Credito, italiani ed esteri, coinvolti nel dissesto del gruppo Fedit e del consulente esterno incaricato di svolgere un ruolo di latore della proposta di acquisto e di  questo fa fede la lettera 2 marzo 1992.

Basti pensare che, a conclusione del procedimento di fusione degli Istituti di Credito, sono stati confermati alla Presidenza il Prof Capaldo ed alla Direzione Generale il Dott. Geronzi.

 

IL tutto appare pertanto necessario e sufficiente affinché la Corte d’appello possa rinviare a giudizi l’imputato in relazione ai suindicati reati