REPUBBLICA ITALIANA

IN  NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI PERUGIA

UFFICIO DEL.. GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI

IL GIUDICE

 

 

Dott.  Andrea BATTISTACCI

ha pronunciato la seguente

SENENZA.

nella causa penale

CONTRO

 

GERONZI CESARE nato a Marino (ROMA):. il 15.02.1935 -

residente a MARINO (ROMA)

Via delle Vascarelle: n.16

Elettivamente domiciliato  in ROMA

V.le Mazzini 11 c/o avv.  Giulio CALVI

LIBERO NON COMPARSO

Difensore di fiducia avv. GIULIO CALVI

Del Foro di ROMA con  studio  in Viale Mazzini n.11 e

Avv. STELIO ZAGANELLI del Foro di PERUGIA

 

                                                                                          Omissis

 

IMPUTATO

 

c) artt. 81,110 c.p.; 236 c. 2 n.1 L.F. in relazione all'art. 223 c. 1 L.F. (216,219 L.F.); 323 cpv. c.p., per avere, in concorso con CAPALDO Pellegrino, GRECO Ivo, CARBONETTI Francesco,

D'ERCOLE Stefano tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso,

il Prof.Capaldo, quale promotore di una cordata di creditori FEDIT, proponendo in data 27.5.1992 con la collaborazione del dr..Geronzi, per il tramite dell’avv.  Casella, l'acquisto dell'attivo del patrimonio FEDIT al 30.1 J .1991 per il prezzo nominale di 2150 miliardi da parte di una costituenda società e quindi, quale Presidente della costituita società  S.G.R., sottoscrivendo con il commissario governativo FEDIT in data 2.8.1993 per mezzo dì procuratore  l'atto notarile, definito atto-quadro, con il quale si imponeva ai contraenti l’obbligo dì trasferire a  SGR con successivi atti negoziali i beni previsti in atto-quadro al prezzo complessivo pattuito;

il dr. Greco, quale Presidente della Sezione Fallimentare del -Tribunale di Roma e Giudice Delegato nel concordato preventivo FEDIT. dirigendo, con le violazioni descritte nei due capi precedenti, nonché  con i provvedimenti giurisdizionali emessi singolarmente o collegialmente in violazione dell’art. 181 nn. 1 e 3 L.F. (in particolare sentenza 23.7-5.10.1992 d’omologa del concordato preventivo FEDIT, decreto 23.3.1993 di autorizzazione alla vendita in favore della costituenda società, decreto 20.7.1993 di autorizzazione alla sottoscrizione dell'atto-quadro con la costituita SGR: inidoneità del concordato a soddisfare il 40 % dei chirografari, mancanza di convenienza economica per i creditori , la procedura, secondo le aspettative del Prof.. Capaldo e secondo gli interessi dei soli creditori soci di SGR, in danno degli altri e della stessa FEDIT;

il Prof. Carbonetti, quale consulente del Concordato preventivo FEDIT, amministratore di SGR dalla sua costituzione e successivamente  Presidente, rilasciando pareri al dr. Greco circa la congruità del prezzo offerto dall'acquirente (pareri poi scomparsi dagli atti della procedura: vedi capo b), dando esecuzione all'atto-quadro con il perfezionamento dei negozi giuridici di trasferimento dei beni, nonché quale amministratore di fatto FEDIT in relazione a trasferimenti diretti di beni a terzi e a gestione di crediti (beni e crediti non previamente trasferiti da FEDIT a SGR), fino all'emissione di decreto di :sequestro preventivo da parte del GIP -Tribunale di Perugia;

 

il Prof.:D'Ercole, quale commissario governativo FEDIT, sottoscrivendo l’atto-quadro e dando esecuzione allo stesso con i negozi  giuridici  sopra citati; distratto e dissipato l'attivo patrimoniale FEDIT, valutato prudenzialmente 4800 miliardi da un collegio peritale nominato dallo stesso Tribunale Fallimentare di Roma e circa 4000 miliardi dal commissario giudiziale, promovendone; e consentendone la vendita al prezzo apparente di 2150 miliardi  prezzo effettivo inferiore a 2000 miliardi per effetto di rateizzazioni fino a un anno e mezzo e per effetto di interessi su ricavi di  cessioni di beni a terzi anteriori alla scadenza delle rate  senza alcun apparente supporto di carattere tecnico e senza alcuna motivazione sostanziale, così intenzionalmente procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità, quantificabile in circa 3000 miliardi, ai creditori soci di  SGR e un correlativo ingiusto danno di rilevante gravità agli altri creditori e a FEDIT.

Roma, fino al 22.3.1996 (decreto di sequestro preventivo del GIP di Perugia).

Fatti tutti. unificati dal vincolo della continuazione ex art. 81 cpv. c. p.

 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

EMOTIVI DELLA DECISIONE

T

GENESI DELLA VICENDA

 

In data 17\5\1991 l'allora Ministro dell’Agricoltura On. Giovanni Goria commissariava la Federazione Italiana dei Consorzi Agrari (Fedit) recependo alcune indicazioni fornite da tecnici da lui nominati, i quali avevano evidenziato la sussistenza di una notevole esposizione debitoria vèrso le banche cui poteva farsi fronte soltanto mediante la dismissione di parte dei beni, l'incasso di crediti ed una transazione con le banche (1).

Dall’esame degli atti emerge come I'intendimento del Ministro fosse quello di acquisire, tramite i Commissari nominati, una visione più chiara della vicenda e di negoziare con il sistema bancario forme di liquidazione volontaria ai fini di un risanamento, quanto meno parziale di Fedit. A mezzo di tale ipotesi e malgrado la dismissione di alcuni cespiti patrimoniali, si sarebbe così mantenuta la funzione di indirizzo e di raccordo del sistema consortile in capo alla stessa Fedit o ad una società all'uopo costituita (si vedano in particolare dichiarazioni Dazzani, Sguazzi, Pellizzoni in faldone n.2).

Nei fatti alla notizia del commissariamento le banche creditrici avevano revocarono i fidi e, nella sostanza, non avevano manifestarono disponibilità al progetto aggravando la già precaria situazione debitoria della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari così che il Ministro si trovò nella situazione di dover attivare una procedura concorsuale ordinaria determinandosi ad autorizzare i Commissari Governativi a richiedere al Tribunale Fallimentare di Roma l'ammissione alla  procedura di concordato preventivo. Alla domanda, presentata in data 4\7\1991, seguì l’apertura della procedura il successivo 18- 22 \ 7\ 1991

 

 

1 La Federazione Italiana dei Consorzi Agrari nasce nel 1892 quale società cooperativa a cui

originariamente aderirono 18 consorzi, la cui natura giuridica era quella di un’associazione di  diritto privato avente natura societaria e finalità mutualistiche. Dopo una parentesi in cui acquisì notazioni prettamente pubblicistiche nel corso della vigenza dello stato fascista, in cui assunse il ruolo di esecutrice della politica agraria statale, nell'anno 1948 i consorzi agrari e la loro federazione vennero restituiti alla loro natura e funzione originaria di società cooperativa a responsabilità limitata e nel corso degli anni assunsero un ruolo di guida e di traino dell'intera agricoltura italiano nel dopoguerra. Le attività direttamente o indirettamente gestite attraverso società controllate hanno avuto una rilevantissima espansione articolandosi in svariati campi quali l'allevamento di bovini, la produzione di fertilizzanti, la trasformazione di prodotti agricoli, la presenza nel mercato ortofrutticolo in Italia ed all'estero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel settembre successivo il Tribunale Fallimentare nominava un collegio di periti, coordinato dal Prof. De Santis, al fine di stimare il patrimonio della Fedit, collegio che nel dicembre successivo conclude i suoi lavori depositando una serie di elaborati peritali ognuno dei quali aveva ad oggetto un gruppo omogeneo di beni di proprietà della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari. Dalla relazione di sintesi emergeva come il patrimonio complessivo fosse costituito, principalmente, da tre categorie di aggregati, che ne determinavano in prevalenza il valore: i cespiti immobiliari, i crediti e le partecipazioni in società, oltre a beni diversi quali impianti, macchinari, automezzi, macchine agricole, bovini ecc.

Il valore complessivo del patrimonio periziato risultava pari a circa 4.800 miliardi di lire. Tale cifra risultava alla sommatoria di tutti i valori dei beni sopra indicati, calcolati con criteri minimi e prudenziali, con riferimento alle tendenze del mercato  immobiliare, alle caratteristiche delle società partecipate ed ai settori economici nell’ambito dei quali si inserivano ed al presumibile valore di realizzo dei crediti.

Il 21 \1 \1992 il Commissario Giudiziale della procedura di concordato preventivo prof. Nicola Picardi presentava una propria relazione particolareggiata in merito al valore del patrimonio Fedit,

In tale elaborato si prendono quali punti di riferimento i criteri di stima utilizzati dei Commissari Governativi all'atto della richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo, nonché quelli utilizzati dai periti di ufficio nominati dal Tribunale, pervenendosi ad ulteriori abbattimenti del valore del patrimonio complessivo periziato, in considerazione dell'ammissione a procedure concorsuali di alcune società controllate e del rischio causato dalla difficile esigibilità di alcuni crediti. Alla luce di tale elaborato il valore prudenziale dell'intero patrimonio Fedit è stimato in circa 4.000 miliardi.

In data 27\5\1992 l’Avv. Mario Casella presenta alla procedura una proposta di acquisto in massa dei beni della Federazione Nazionale dei Consorzi Agrari per conto di una costituenda società alla quale avrebbero dovuto far parte i principali creditori  per un importo pari a 2.150 miliardi, proposta che era stata presentata pubblicamente, anche sui mezzi di informazione di massa, quale "piano Capaldo" dal nome del soggetto che l' aveva elaborata e proposta e che venne recepita nella decisione del Tribunale Fallimentare che, con sentenza 23 luglio -5 ottobre 1992 omologa il concordato, preventivo. Nella parte motiva della sentenza, nello svolgere alcune considerazioni in merito alle modalità di esecuzione del concordato, si fa specifico riferimento a tale proposta, come genericamente formulata nella lettera 27\5\1992, quale prima via da sperimentare in alternativa alla proposta di liquidazione dei singoli beni.

 

 

2 In merito devono essere tenute presenti le obbiettive situazioni di difficoltà economica in cui si trovavano i singoli Consorzi Agrari, che costituivano i principali debitori di Fedit, tanto che il complessivo valore nominale dei crediti, stimabile al 31\5\1991 in circa 4.200 miliardi ed al 31 \7\ 1991 in circa 3.800 miliardi, contribuisce, secondo i consulenti del Tribunale alla formazione del valore complessivo del patrimonio Fedit per soli 2.300 miliardi di lire circa, somma presumibilmente realizzabile.

 

Nei mesi successivi la proposta proveniente dal prof. Capaldo viene perfezionata a seguito di alcuni incontri tra gli organi della procedura ed i suoi promotori ed il Tribunale Fallimentare manifesta, con sempre maggiore chiarezza, l'intendimento di approvare tale modalità di liquidazione dell'intero patrimonio della Fedit.  Con decreto in data 23\3\1993 il Tribunale Fallimentare autorizza, infatti, la Federconsorzi, in persona del rappresentante legale ad effettuare la vendita in blocco delle attività alle quali si erano riferiti il Commissario Governativo nella propria relazione in data 21 \1 \1992 ed il Tribunale nella sentenza di omologazione del concordato, invitando nel contempo i promotori dell'iniziativa a costituire la società che procederà all’acquisto.

Il 27 aprile si costituisce la società S.G.R. ed il 20\7\1993 il Tribunale autorizzerà la Federconsorzi alla stipula del c. d. "atto quadro" predisposto dalle parti e contenente i principi e le modalità del trasferimento dei beni, atto che formalmente si presenta come una sorta di contratto preliminare e che impegna i contraenti a stipulare i singoli negozi di cessione dei beni, secondo le forme loro proprie, così che in ciascuno di essi andrà fissato un prezzo individuale da imputarsi, pro quota, al prezzo globale indicato nell'atto quadro.

Alla luce della ricostruzione dei fatti come sommariamente svolta il P.M. ha ipotizzato la sussistenza di un accordo criminoso finalizzato alla svendita del patrimonio della Federconsorzi ad un prezzo vile, assai inferiore al suo valore, come quantificato dai periti, e ciò attraverso la predisposizione e la realizzazione del "piano Capaldo". In forza di tale prospettiva è stato chiesto il rinvio a giudizio del prof Pellegrino Capaldo, del prof. Francesco Carbonetti, del dott. Cesare Geronzi e del prof. Francesco d'Ercole nelle loro rispettive qualità e funzioni, come indicate nel capo di imputazione, in merito all'ipotesi di cui al capo C), nonché  del dott. Ivo Greco, all'epoca presidente del Tribunale Fallimentare di Roma e Giudice Delegato alla procedura del concordato preventivo Fedit per i reati di cui ai capi A), E), e C) della rubrica.

 

 

POSIZIONE DELL'IMPUTATO CESARE GERONZI

 

RICOSTRUZIONE OPERATA DAL P .M.

 

AlI'esito dell’udienza preliminare ritiene il giudicante come, con riferimento agli specifici comportamenti contestati al dott. Geronzi, non sussistano elementi sufficienti al rinvio a giudizio, anche in considerazione dell’attuale formulazione dell'art.425 c.p.p., e come pertanto tale imputato debba essere prosciolto dall'imputazione contestatagli per non avere commesso il fatto.

 

ESAME DELLE COMPLESSIVE RISULTANZE PROCESSUALI

 

Tanto premesso riIeva il giudicante.come dall'esame delle complessive risultanze istruttorIe, nonché alla luce delle dichiarazioni rese dall'avv. MaugerI nel corso dell'udienza preliminare, il quadro probatorio appare più sfumato e di scarsa consistenza.

Nel corso dell'udienza preliminare I'avv. Maugeri ha analiticamente illustrato il contenuto dell'attività svolta dallo studio Casella, precisando come il prof. Capaldo avesse chiesto un parere in merito alla possibilità, nell’ambito della procedura di concordato preventivo della Federconsorzi, di una cessione in blocco delle attività. Ha specificato come si fosse in prima persona occupato della vicenda, in quanto a ciò delegato dall'avv. Casella, tanto che il parere espresso, pur se formalmente firmato dal titolare dello studio, fosse stato da lui materialmente redatto.

In tale sua veste si era più volte recato a Roma ed aveva tenuto i contatti con il prof. Capaldo che era all'evidenza il referente dell'intera operazione. Ogni volta che I'avv. Casella doveva direttamente conferire con il prof. Capaldo lui stesso 10 rendeva edotto "dello stato dell'arte" proprio perché esclusivo referente del cliente.

Nell'ambito di tale attività ha specificato di non avere mai avuto contatti con il dott. Geronzi, persona che aveva conosciuto solo alla fine dell’anno 1992, dopo

un'udienza tenuta presso il Tribunale. In quell'occasione era rientrato presso la sede della Banca di Roma per riferire al prof. Capaldo e, dopo la conclusione del loro

incontro, si era trattenuto a colazione con 10 stesso prof. Capaldo e con il dott. Geronzi che gli era stato presentato per la prima volta. Mai quindi, nell'ambito dell’attività finalizzata all’elaborazione della proposta, presentata agli organi fallimentari il 27\5\1992, aveva avuto contatti con l'imputato, ne ricorda come 10 studio Casella avesse mai avuto contatti diretti o epistolari con il Geronzi nell’ambito delle trattative;

Le dichiarazioni rese dagli avv.ti Izzi e Nicoletti nel corso dell'attività istruttoria danno pure conto dell'effettivo ruolo svolto dal Geronzi nell'intera vicenda.

Il primo riferisce come all’epoca il Banco di Roma era già nella sfera di influenza del Banco di S. Spirito, tanto che la fusione era avvenuta il primo agosto successivo e come nel gennaio precedente fosse stato chiamato dal prof. Capaldo per interessarsi della vicenda quale direttore d’area della banca. Rammentava una riunione tra i principali creditori, tra cui anche le banche italiane ed estere in cui tutti avevano dato una risposta positiva di massima al progetto che era stato illustrato dal Capaldo e dall’avv .Casella. Riferisce come a tale riunione era presente anche il Direttore Generale dott. Geronzi e come tutte le riunioni a cui aveva partecipato in riferimento alla presente vicenda si erano svolte nella sede legale del Banco di S. Spirito.

NelIo stesso senso le dichiarazioni del dott. Nicoletti, all’epoca responsabile dell'ufficio legale del Banco di Roma prima della fusione; aveva accompagnato il dott. Izzi in due occasioni in riunioni con il prof. Capaldo presso la sede del Banco di S. Spirito alla prima delle quali era presente anche il dott. Geronzi che assistette ai colloqui senza intervenire.

Il complessivo tenore delle dichiarazioni sopra riassunte devono essere valutate alla luce dell'effettivo ruolo che il prof. Capaldo ed il dott. Geronzi all'epoca ricoprivano.

In merito deve in primo luogo tenersi presente come l'ideatore del piano fosse il prof.  Capaldo ( che in sede di interrogatorio ha rivendicato tale prerogativa escludendo qualsiasi coinvolgimento del Direttore Generale dell'istituto) il quale ricopriva la carica di presidente del.Banco di S. Spirito, mentre il dott. Geronzi era Direttore Generale del medesimo istituto di credito. Appare pertanto e del tutto logico che gli incontri con gli avvocati e con i rappresentati di altri creditori e delle altre banche si svolgessero nella sede del Banco di S. Spirito, elemento che di per se non 'può assumere una valenza accusatoria particolare nei confronti del dott. Geronzi che era uno dei "padroni di casa".

Non risulta, del resto, che l'imputato che ci occupa abbia assunto un ruolo attivo ed autonomo nell'ambito degli incontri che si svolsero e di cui i testi hanno riferito se non quello caratterizzato dalla sua funzione di Direttore Generale di un istituto di credito impegnato a sviluppare nel modo migliore un'iniziativa finanziaria del suo Presidente. Non risulta in particolare come il dott. Geronzi abbia assunto un ruolo diretto nell'ideazione del "piano Capaldo"; la bozza della proposta venne inviata dallo studio Casella solo al prof. Capaldo (confronta fax 22\4\1992) e solo successivamente a tale momento, quando si trattò di illustrare la bozza agli altri maggiori creditori, si svolsero alcune riunioni nell'ambito delle quali può apprezzarsi la presenza del dott. Geronzi nel suo ruolo istituzionale prima descritto. In tal senso depongono anche le dichiarazioni dell'avv .Palma, all'epoca capo del contenzioso della B.N.L., incaricato dalla banca di seguire la vicenda, il quale ribadisce come l'iniziativa fosse nata da Capaldo e rammenta la presenza del Geronzi in una riunione svolta presso la sede del Banco di So Spirito in un momento successivo alla ricezione da parte dell'avv .Casella del documento, ed al fine della sua illustrazione e discussione, riunione alla quale parteciparono i vertici di tutti gli istituti di credito maggiormente esposti.

A conferma di ciò possono prendersi in esame i verbali delle due riunioni a cui si è fatto sopra riferimento, tenute rispettivamente in data 14 e 22 maggio 1992, alla prima delle quali parteciparono tutti i vertici ( o i loro rappresentanti) delle banche italiane creditrici di Fedit, alla seconda i vertici delle banche estere. Dai verbali emerge come a tali incontri, che risultano essere stati convocati dal Presidente Capaldo, fossero presenti numerose persone, come la proposta fosse stata illustrata dallo stesso prof. Capaldo e dall'avv .Casella, come avessero preso la parola vari soggetti al fine di chiedere chiarimenti ed esprimere la loro posizione. Non risulta che il dott. Geronzi, presente, sia mai neppure intervenuto nella discussione.

Il dott. Geronzi era in precedenza intervenuto nella sua qualità di Direttore Generale al Consiglio di Amministrazione della Banca di S. Spirito illustrando la proposta del prof. Capaldo, affinché i vertici della banca ne fossero edotti. In tale sede, peraltro, si era limitato ad illustrare il contenuto della medesima bozza inviata dall'avv .Casella al Presidente della banca, come emerge dall'esame dei documenti allegati, e ciò in considerazione del ruolo formale che ricopriva. Il Direttore Generale risulta infatti avere istituzionalmente il compito di dare attuazione alle direttive del Presidente, il quale individua le strategie della banca, del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo, e non ha neppure diritto di voto all'interno"del Consiglio di Amministrazione.

In senso opposto alle conclusioni finora raggiunte non appare assumere particolare rilevanza la lettera datata 2\3\1992, presente in atti e depositata anche dalla difesa dell'imputato, proveniente dallo studio Casella ed indirizzata al "Banco di S. Spirito, Piazza del Parlamento Roma ed " Alla c.a. del dott. Geronzi", documento che alI'apparenza contrasta con le considerazioni sopra svolte in merito al ruolo assunto dall'imputato in quel lasso di tempo, coinvolgendolo a pieno titolo nella fase ideativi del "piano Capaldo". Nel contenuto della missiva si fa infatti riferimento ad un precedente parere e ci si intrattiene lungamente nell'esame delle problematiche tecniche relative alla creazione di un nuovo soggetto del quale i creditori possano avere il controllo e che possa entrare in possesso dei beni che costituiscono il patrimonio della Federconsorzi.In proposito deve tenersi presente come la lettera in questione pur essendo indirizzata "alla c.a. del dott. Geronzi" inizia con le parole "Illustre Presidente", così come tutte le precedenti e successive lettere inviate dallo studio Casella al presidente Capaldo successivamente all'incarico di consulenza da quest'ultimo conferito (si confronti per quanto riguarda la documentazione depositata la missiva 28\1\1992, di cui ha fatto cenno I'avv. Maugeri nel corso delle dichiarazioni rese in fase di udienza preliminare, e la missiva 22\4\1992 a mezzo della quale si trasmette la bozza della lettera–offerta di acquisto in blocco dei beni). La lettera risulta essere stata materialmente redatta dall'avv. Maugeri il quale, non ricordava in alcun modo che fosse indirizzata al dott. Geronzi (si vedano dichiarazioni rese in sede di udienza preliminare). Appare pertanto plausibile, così come ipotizzato dal diretto interessato, come la missiva sia stata erroneamente indirizzata "alla c.a. del dott. Geronzi" trattandosi di una lettera che si riferiva agli studi ed ai pareri relativi alI'elaborazione della proposta di acquisto dei beni della Fedit, e come fossero corrette le parole con cui iniziava, che chiaramente fanno riferimento all'ideatore del "piano Capaldo". La lettera fa del resto riferimento ad un "precedente parere" che non risulta essere mai stato portato a diretta conoscenza del dott. Geronzi dallo studio Casella.

Tale interpretazione è del resto in linea con il tenore delle complessive dichiarazioni dell'avv. Maugeri, che ha escluso un qualsiasi coinvolgi mento del dott. Geronzi, e con le sostanziali dichiarazioni degli altri testi che hanno collocato la presenza del medesimo Geronzi nella presente vicenda soltanto in epoca molto successiva, quando la proposta, ormai articolata, era stata illustrata al ceto creditizio.

In conclusione ritiene il giudicante come gli elementi materiali quali emergono alI'esito delle indagini preliminari non consentono di ritenere delineato con sufficiente chiarezza un quadro probatorio tale da rendere plausibile un contributo causalmente determinante e consapevole dell'imputato al reato in concorso contestatogli.

Non appaiono, infatti, delineati con sufficiente chiarezza i modi" ed i tempi a mezzo dei quali si sarebbe estrinsecata la condotta di collaborazione con il prof. Capaldo, né attraverso quali atti o comportamenti concreti che possano costituire condotte rilevanti sotto il profilo della disciplina del concorso di persone. Situazione che induce a pronunciare una sentenza di proscioglimento dell'imputato apparendo la prova insufficiente e contraddittoria e comunque inidonea a sostenere in giudizio l' accusa.

 

P.Q.M.

 

Visto l'art.425 c.p.p.,

dichiara non luogo a procedere nei confronti di Geronzi Cesare in ordine al reato contestatogli al capo C) della rubrica per non aver commesso il fatto.

Perugia 25/11/2000.