TRIBUNALE DI ROMA

Atto di citazione

La Società AGRICOLTURA S.p.A. in liquidazione, già ENICHEM AGRICOLTURA S.p.A., con sede in Gela (CL), loc. Piana del Signore, in persona del suo liquidatore e legale rappresentante pro-tempore, Dott. Mario Camozzi, elettivamente domiciliata in Roma via Condotti n.91 presso lo studio dell’Avv. Prof. Berardino Libonati e dell’avv. Marisa Pappalardo dai quali è rappresentata e difesa per delega in calce al presente atto unitamente all’Avv. Prof. Pier Giusto Jaeger e l’Avv. Luigi Borlone del Foro di Milano

espone:

1. Premessa: i presupposti sostanziali e processuali dell’odierna azione - Come noto, con propria sentenza del 23 luglio 1992, passata in giudicato, il Tribunale Fallimentare di Roma, verificata la sussistenza delle condizioni di ammissibilità della procedura previste dall’art. 181 L.F., ha pronunziato l’omologazione del concordato preventivo della FEDIT – Federazione Italiana dei Consorzi Agrari soc. coop. a r.l. in Liquidazione (doc. 1).

    La Società Agricoltura S.p.A. in liquidazione, società del Gruppo ENI, già Enichem Agricoltura S.p.A. (da qui innanzi, anche l’attrice e l’esponente), anche quale società incorporante della S.p.A. Terni Industrie Chimiche in liquidazione, è creditrice della FEDIT in liquidazione e in concordato preventivo, per forniture di beni e merci eseguite sino alla data di deposito dell’istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo, a titolo proprio, della somma di Lire 138.114.553.926.= oltre a Lire 8.007.973.330.= per IVA; per forniture di merci effettuate da Terni Industrie Chimiche S.p.A. della somma di Lire 6.674.847.128.= a titolo di capitale, e di Lire 395.386.883.= a titolo IVA.

Detti importi sono stati riscontrati e positivamente verificati quanto alla sussistenza, entità e rango nella contabilità della Società debitrice nella procedura e quindi analiticamente riprodotti da FEDIT nella proposta di concordato.

Peraltro, va altresì fatto presente che la società esponente è, inoltre, potenziale creditrice di Federconsorzi di una somma ben più ingente; infatti, Agrifactoring S.p.A., quale mandataria per l’incasso ed entità finanziatrice di FEDIT, ha domandato all’esponente e a Terni, e per esse a Serfactoring S.p.A. (cessionaria pro-solvendo dei relativi crediti ad essa ceduti da Agricoltura S.p.A. e da Terni S.p.A.), il pagamento della somma di L. 352.801.044.933= oltre interessi al prime rate diminuito di 1,5 punti dalla data della domanda al saldo, asserendo di non aver ricevuto da FEDIT le relative somme di cui Agrifactoring avrebbe comunque effettuato rimessa a Serfactoring  (doc. n. 3).

A tale singolare pretesa, Serfactoring, Agricoltura e Terni si sono fermamente e motivatamente opposte (doc. n. 4) e la causa é tuttora sub iudice, e pende innanzi a Codesto Ill.mo Tribunale (G.O.A. Cerroni – n.  ...... R.G.). Da parte dell’esponente si opina che la relativa domanda promossa da Agrifactoring  verrà respinta: é tuttavia evidente, però, che qualora tale domanda di Agrifactoring fosse accolta, Serfactoring, Agricoltura e Terni sarebbero tenute a restituire a Agrifactoring le somme che quest’ ultima pagò per conto di FEDIT, con la conseguenza che FEDIT tornerebbe – quindi – ad essere debitrice anche dei predetti importi verso l’esponente, rendendo l’esposizione di Agricoltura S.p.A. in liquidazione verso Federconsorzi, già molto ingente, di importo enorme e rilevantissimo.

Peraltro, di tali fatti era già stata a suo tempo notiziata FEDIT con puntuale diffida (doc. n. 5: da intendersi qui integralmente ritrascritta), che qui, ad ogni buon conto, si reitera, anche per interrompere l’eventuale termine prescrizionale, la presente citazione a valere anche quale diffida e messa in mora per intimare agli organi della procedura di assumere ogni cautela in ordine alla potenziale posizione creditoria dell’esponente, procedendo agli accantonamenti del caso.

2. Premessa in fatto – Poste le doverose premesse che precedono, le quali evidenziano gli indiscutibili ingenti interessi che la società esponente ha rispetto alla puntuale e corretta evoluzione della procedura concordataria di FEDIT, va purtroppo rilevato che tale procedura concordataria é stata funestata da un insieme di fatti singolari (un campione dei quali può evincersi dalla dichiarazione dell’avv. Lettera in data 10 marzo 1997: doc. n. 6), ben noti a Codesto Ill.mo Tribunale, tra i quali spicca in particolare la vicenda inerente e connessa al rilievo della più parte dell’attivo concordatario da parte della S.G.R. – Società Gestione per il Realizzo S.p.A.

                  Tale vicenda ha dato luogo a ben noti fatti di cui si sta ora diffusamente occupando il Tribunale di Perugia e, benché – da ultimo - la Commissione bicamerale abbia sorprendentemente concluso per la congruità del prezzo della cessione a rogito notaio Gennaro Mariconda in data 2 agosto 1993, n. 27976 di rep. (doc. n. 7), con la quale Federconsorzi ha trasferito a S.G.R. “tutte le attività che sono state richiamate nella relazione particolareggiata del commissario giudiziale, prof. avv. Nicola Picardi”, l’insieme delle vicende che caratterizzano l’intera questione “S.G.R.”, e le finalità di tale operazione, restano allo stato oscure, almeno per l’odierna attrice.

                  Per quanto interessa in questa sede, va fatto presente che, dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, é stato ritenuto assolutamente incongruo il prezzo dei beni ceduti da FEDIT a S.G.R., indicato in sole L. 2.150= miliardi, a fronte di beni prudenzialmente valutati dal Commissario Giudiziale di Federconsorzi, Prof. Nicola Picardi, in L. 3.973= miliardi.

                  Per tali fatti, giudicati non leciti dal Pubblico Ministero di Perugia, quest’ultimo chiedeva ed otteneva il rinvio a giudizio, tra l’altro, per violazione degli artt. 216 L.f. e di altre norme di legge, dell’allora Giudice delegato alla procedura, nonché del legale rappresentante della stessa S.G.R. e di altre persone coinvolte nell’accaduto (doc. n. 8).

                  Il relativo processo si sta celebrando proprio in questi giorni innanzi al Tribunale di Perugia.

                  Non é questa la sede per approfondire la suddetta vicenda, su cui in molti hanno già scritto: venendo, perciò, agli argomenti di causa, va fatto presente che in tempi più recenti, ed in connessione con il processo penale che si innestava presso il Tribunale di Perugia (n. 374/96 N.R. e n. 474/96 G.I.P.), il Pubblico Ministero presso quel Tribunale, con istanza depositata in data 22.4.1996 (doc. n. 9), richiedeva la conferma del sequestro preventivo di “numerosi altri effetti cambiari, sia ordinari che agrari, gran parte dei quali scaduti e non azionati, emessi dai CAP in favore di FEDIT per un importo di lire 784.859.318.575= (...) titoli non (...) contabilizzati, né iscritti a bilancio FEDIT, né evidenziati dalla procedura di concordato preventivo”.

                  Con decreto di sequestro preventivo, reso e depositato il 24 aprile 1996 (doc. n. 10), il Tribunale di Perugia, ritenute valide le ragioni poste dal Pubblico Ministero a sostegno della sua istanza, confermava il sequestro dei surrichiamati titoli, già disposto con provvedimento del 22 marzo 1996, confermandone quale custode l’avv. Francesco Lettera, Commissario Governativo di Federconsorzi, e disponeva la trasmissione del sequestro al Pubblico ministero per la sua esecuzione.

                  Per quanto interessa in questa sede, va fatto presente che il Tribunale motivava la sua decisione con la constatazione che i titoli sequestrati non risultavano tra i beni e crediti indicati dal Commissario Giudiziale di FEDIT, prof. Nicola Picardi, nella relazione particolareggiata del 29.1.1992 (doc. n. 11), e che gli stessi erano stati – per contro - rinvenuti dal Commissario Governativo, nominato custode di altri titoli sequestrati, all’atto di procedere all’inventario di altri beni e titoli sottomessi a cautela preventiva disposta poco tempo prima di quella di cui ci si occupa.

                  Il Tribunale decideva perciò di assoggettare i nuovi titoli a sequestro preventivo penale, in primo luogo, perché temeva che gli stessi, nel contesto delittuoso sopra accennato, venissero ceduti a S.G.R. (così rendendo ancor più incongruo il prezzo di cessione del patrimonio di FEDIT a S.G.R.); in secondo luogo, poiché il loro stesso occultamento aveva posto in luce la precisa volontà di qualcuno di celare parte dell’attivo di Federconsorzi, con il preciso intento “di pervenire ad una valutazione la più bassa possibile del patrimonio Federconsorzi, con il fine della vendita in blocco ad un prezzo assai più basso rispetto al valore dei beni e dei crediti”.

                  Sulla scorta di tali indiscutibili rilievi, il Tribunale ordinava, come s’é detto, il sequestro preventivo dei titoli suddetti, i quali non potevano certamente “medio tempore” essere stati ceduti a terzi, in quanto, non inventariati, erano stati casualmente rinvenuti dal Commissario Governativo all’atto dell’esecuzione di altri provvedimenti di sequestro penali.

                  Naturalmente, a cagione della procedura penale e dei relativi provvedimenti di sequestro che avevano colpito il patrimonio del Concordato,  la liquidazione dei beni già appartenuti alla Federconsorzi subiva un brusco arresto.

3. I fatti dell’odierna causa – Venendo a tempi più recenti, con suo provvedimento in data 30 giugno 1998, il Giudice Delegato al Concordato Federconsorzi, al termine di una tormentata vicenda riassunta nel decreto 30/31.7.1998 del Tribunale di Roma: doc. n. 12), su istanza del liquidatore giudiziale, avv. Antonio Caiafa, autorizzava quest’ultimo ad avviare una trattativa con S.G.R. s.p.a., onde cercare di dirimere la controversia relativa – in buona sostanza – alla nullità totale o parziale – del cd. accordo quadro a suo tempo stipulato tra Federconsorzi ed S.G.R.

                  Perciò, il Liquidatore Giudiziale, avv. Antonio Caiafa, all’esito della suddetta trattativa instaurata con autorizzazione del Giudice Delegato, con sua istanza depositata in data 29 luglio 1998, proponeva di transigere la controversia con S.G.R. alle seguenti condizioni, le quali così risultano indicate nel decreto del Tribunale di Roma, 30/31 luglio 1998 (doc. n. 12):

a) rinuncia da parte di S.G.R., al trasferimento dei beni ceduti con l’”atto quadro” ed ancora non trasferiti, compreso, dunque, il credito verso il Ministero delle politiche agricole;

b) rinuncia da parte della liquidazione del residuo prezzo non ancora versato da S.G.R. in esecuzione del concluso atto quadro;

c) rinuncia della S.G.R. a partecipare ai riparti parziali relativi al credito di complessive L. 51.368.417.856 rinveniente dalle cessioni stipulate in esecuzione dell’avviso ai creditori della Federconsorzi, pubblicato il 16 settembre 1993, fino a che gli altri creditori chirografari avessero ricevuto il 40%”.

                  I criteri indicati nell’istanza, per se stessi, erano certamente condivisibili ed erano motivati con il fatto che, addivenendo ad una transazione composta con siffatte modalità, si sarebbe superato il congelamento delle attività liquidatorie della Procedura, bloccando altresì la dissipazione dei beni venduti a prezzo vile in seno all’ “accordo quadro” concluso tra S.G.R. e la Liquidazione del concordato il 2 agosto 1993 (doc. n. 7).

                  Il Tribunale di Roma, visto il parere favorevole del Commissario Giudiziale e del Comitato del Creditori, autorizzava l’istanza proposta dal Liquidatore, nel testo come riassunto poc’anzi (doc. 12).

                  Tuttavia, accadevano nuovi fatti, per i quali altro non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione.

                  Infatti, con una celerità stupefacente, il Liquidatore Giudiziale ed il legale rappresentante di S.G.R., lo stesso giorno in cui veniva depositato il provvedimento autorizzativo che si é appena riassunto, procedevano – sempre davanti al notaio Mariconda - lo stesso che aveva redatto l’accordo quadro – alla sottoscrizione di un complesso accordo transattivo (n. 36042 di rep. e n. 9405 di racc.: doc. n. 13) nel quale, in contraddizione con quanto disposto dal Tribunale, veniva – tra le altre cose - stabilito che:

a) art. 17. (...) “tra i beni ceduti a S.G.R., e che ad essa devono intendersi definitivamente attribuiti, vi sono crediti vantati da Federconsorzi nei confronti di taluni Consorzi Agrari Provinciali in liquidazione coatta amministrativa, meglio individuati nella tabella che al presente atto si allega sub 5. Tali crediti, prima della domanda di concordato preventivo, erano stati svalutati in bilancio da Federconsorzi, in applicazione dell’art. 66 TUIR. E’ accaduto, così, che l’ammontare dei crediti, di volta in volta indicato nei contratti di cessione stipulati tra Federconsorzi e SGR risulta, per puro errore materiale, corrispondente a quello del credito abbattuto e non, come era nelle intenzioni delle parti, pari all’importo dell’effettivo credito vantato da Federconsorzi. Con le lettere che al presente atto si allegano sub 6, SGR ha chiesto che fossero approntate le necessarie rettifiche. Tali crediti, pertanto, devono intendersi trasferiti a S.G.R. non nella ridotta misura risultante dall’abbattimento, ma nella loro effettiva misura (vedi all. n. 6)”

                  A questa sorprendente pattuizione, già di per se nulla perché completamente equivoca ed indeterminata, se ne aggiungono altre due, che riportiamo per esteso anche per rilevare la loro totale contraddittorietà rispetto al provvedimento del Tribunale di Roma 30/31 luglio 1998 e la loro totale incoerenza con i fatti precedentemente accertati dal Tribunale di Perugia:

“21. Successivamente, con decreto 24 aprile 1996, il Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Perugia ha disposto il sequestro di titoli cambiari per un importo complessivo di L. 784.859.318.575=, analiticamente indicati negli elenchi allegati al provvedimento di sequestro con il quale é stato confermato l’avv. Francesco Lettera quale custode Giudiziale dei beni sequestrati.

22. Parte dei crediti, ai quali si riferiscono i titoli cambiari colpiti dai provvedimenti cautelari del giudice penale, aveva già formato oggetto, anteriormente al sequestro, di cessione senza apposizione di girata sui titoli e mediante l’ordinario strumento del contratto da Federconsorzi a SGR. Altra parte dei suddetti titoli cambiari é costituita da effetti emessi a garanzia dell’adempimento di crediti pure trasferiti a S.G.R. anteriormente ai sequestri penali. SGR, pertanto, ha diritto alla consegna dei titoli a’ sensi di legge. Si allega al presente atto, n. 9, elenco dei crediti ai quali si riferiscono effetti colpiti da sequestro penale e trasferiti da Federconsorzi a SGR anteriormente alle misure cautelari con annessi gli allegati ai due provvedimenti di sequestro”.

                  Come abbiamo osservato, in primo luogo le disposizioni contenute nelle pattuizioni suddette risultano non solo indeterminate ed assolutamente prive di senso, ma anche in aperta discrepanza con i principi della transazione enunciati da Codesto ill.mo Tribunale in adesione all’istanza del Commissario Giudiziale.

                  Ma ciò che più d’ogni cosa preme far presente é che quanto si afferma nell’accordo transattivo (doc. n. 13) non corrisponde e non può corrispondere per alcun motivo al vero.

                  Infatti, rammentiamo che  la presenza dei titoli di cui si parla era rimasta occulta sino al marzo 1996, quando l’avv. Lettera li aveva rinvenuti, immediatamente segnalati al Pubblico Ministero, che per evitarne il trasferimento a S.G.R. – ritenuto a vari motivi giustamente illecito – aveva immediatamente disposto il sequestro preventivo dei titoli di cui si parla!

                  E’ perciò risolutamente escluso che gli stessi – medio tempore – potessero essere validamente ceduti a terzi; come pure é escluso che tale cessione fosse avvenuta prima, atteso che l’esistenza di tali titoli era occulta, tanto che gli stessi non erano neppure stati fatti oggetto d’inventario da parte del Commissario Giudiziale di Federconsorzi.

4. Il provvedimento del Tribunale di Perugia del 23.12.98 – La nostra opinione non costituisce un’interpretazione isolata dei fatti di cui ci si occupa, atteso che del nostro stesso avviso si é fermamente mostrato anche il Tribunale penale di Perugia.

                  Ed infatti, con istanza depositata in data 2 dicembre 1998 (doc. n. 14), S.G.R. domandava al Tribunale di Perugia di procedere al dissequestro dei titoli cambiari di cui al sequestro 24 aprile 1996, adducendo, quale motivo di dissequestro, l’intervenuta transazione conclusa tra S.G.R. e Federconsorzi (doc. 13), i cui punti salienti, per quanto riguarda i titoli di cui ci si occupa, abbiamo poc’anzi riportato per esteso.

                  Con attento provvedimento in data 23 dicembre 1998 (doc. n. 15), il Tribunale di Perugia rigettava l’istanza presentata da S.G.R., facendo presente senza mezzi termini che “come già messo in luce nel proprio provvedimento in data 19 aprile 1996, avente valore di cosa giudicata endoprocessuale, i beni oggetto del sequestro 22/3/1996, al momento della esecuzione del provvedimento del G.I.P. di Perugia, non erano più nella disponibilità della FEDIT, perché, a seguito della omologazione del concordato preventivo, essi erano stati acquisiti alla procedura concorsuale di messa in liquidazione coatta amministrativa della Fedit. Nell’ambito di tale procedura si é poi addivenuti alla soluzione del concordato preventivo con la vendita in blocco alla SGR di tutti i beni ricompresi nella relazione particolareggiata 21/1/1992 del Commissario Giudiziale restando esclusi quelli non considerati in detta relazione nonché ogni altra attività non contabilizzata dalla procedura o non considerata nella stima.

                  Significativo al riguardo é proprio il provvedimento del Tribunale Fallimentare di Roma che ha individuato la diversa figura del Commissario governativo rappresentante della FEDIT e quella del commissario della procedura di concordato preventivo e ne delimita i compiti, le attribuzioni e i ruoli all’interno della procedura fallimentare.

                  La distinzione é rilevante ai fini che qui interessano in ordine al sequestro dei titoli di credito oggetto del sequestro 24/4/96; essi, come si evince dal tenore della ordinanza sopra richiamata sono fuori dallo schema indicato dalla sezione del tribunale fallimentare di Roma nella sentenza di omologa del concordato preventivo del 23/7/1992 – 5/10/1992 perché le cambiali in oggetto non erano portate in contabilità della Fedit e non erano comprese nella relazione del commissario liquidatore posta alla base del concordato preventivo.

                  Consegue che tali crediti devono restare fuori dal “cd atto quadro” e non potevano formare oggetto di transazione ad opera del liquidatore giudiziale dei beni ceduti ai creditori le cui prerogative e diritti sono solo quelli nascenti dalla sentenza d’omologazione del concordato.

                  Ciò é tanto vero che di essi le parti nell’accordo transattivo posto a base della richiesta di revoca del sequestro preventivo, non prevedono una espressa destinazione di tali titoli limitandosi (ma ne aveva il liquidatore giudiziale il potere?) le parti a dare solo atto che parte dei suddetti titoli avevano formato oggetto, anteriormente al sequestro, di cessione senza apposizione di firma di girata sui titoli e mediante l’ordinario strumento di contratto di FEDIT (tale affermazione non sembra credibile atteso che le parti sono state, e sono, assistite dai migliori avvocati che ben sanno quali sono le norme che regolano la libera circolazione dei titoli di credito) e parte era costituita da cambiali emesse a garanzia dell’adempimento di crediti (garanzia che non ha trovato almeno fino ad ora, alcuna pezza giustificativa nei conti economici e nelle scritture contabili della FEDIT), pure trasferiti a SGR anteriormente al sequestro, senza nulla decidere sulla loro sorte”.

                  Sulla base di queste conclusioni, le quali precisiamo sin d’ora contengono solo alcuni aspetti dell’analisi di diritto che può compiersi sulla vicenda di cui ci si occupa, il Tribunale di Perugia rigettava l’istanza di dissequestro dei titoli presentata da S.G.R.; in merito alle osservazioni del suddetto Tribunale, va fatto presente che le stesse, oltre ad essere ampiamente condivisibili, risultano ancor più fondate sol che si ricordi ancora che il precedente trasferimento dei titoli, postulato nell’accordo transattivo suddetto, era in buona sostanza un atto, oltre che illecito, assolutamente impossibile, atteso che, come s’é detto, i titoli, fino allora rimasti sostanzialmente ignoti, erano stati rinvenuti dall’avv. Lettera in una cassaforte di Federconsorzi nel marzo 1996 nell’ambito delle operazioni di esecuzione del primo sequestro penale; essi non erano mai stati inventariati ed erano stati subito assoggettati ad un provvedimento di sequestro preventivo, proprio perché gli stessi non fossero trasferiti a S.G.R., atteso che tale trasferimento avrebbe costituito – secondo il Tribunale – una nuova vera e propria ipotesi delittuosa o almeno un’ipotesi delittuosa atta a costituire un’aggravante delle precedenti.

                  Tali considerazioni s’aggiungono perciò a quelle adoperate dal Tribunale di Perugia per fondare la conclusione che tali titoli non é possibile che siano mai stati trasferititi a S.G.R.; che ogni pattuizione a riguardo sarebbe stata comunque indiscutibilmente illecita e nulla; gli stessi, in base ai principi autorizzativi dettati da Codesto Ill.mo Tribunale nel provvedimento 30/31 luglio 1998, non potevano e non dovevano in alcun modo essere trasferiti a S.G.R., costituendo il loro trasferimento un illecito.

5. Gli ultimi singolari accadimenti inerenti la questione di cui ci si occupa – A completare una fattispecie, già per se stessa inquietante, va esposto quanto é accaduto nel corso dell’ultimo anno.

                  Infatti, va fatto presente che, prima di inoltrare l’odierna causa, l’esponente, in occasione della sostituzione del liquidatore giudiziale di FEDIT (nel primo periodo estivo dello scorso anno il Prof. Enrico Gabrielli ha preso il posto dell’avv. Caiafa), contattava il prof. Gabrielli, onde rappresentargli la grave situazione che si é appena esposta.

                  In particolare, il responsabile dell’ufficio legale dell’esponente, inoltrava al prof. Gabrielli più lettere, con la correlativa documentazione (doc. 15), dichiarandosi disponibile ad un incontro, al fine di chiarire la questione.

                  A tali lettere, l’Ufficio del Liquidatore rispondeva con missive di contenuto assolutamente formale e s’asteneva dall’assumere qualsiasi iniziativa (doc. 16).

                  Non solo.

                  Con lettera del (...), il Liquidatore Giudiziale di FEDIT, nel troncare lo scambio di missive di cui si parla, scriveva all’esponente che la sua funzione non era certo quella di tutelare interessi particolari dei creditori!

                  Siffatta stupefacente comunicazione avveniva mentre arrivavano al loro compimento altri fatti di inaudita gravità per i creditori di Federconsorzi.             Va premesso che a questi ultimi é sempre stato detto che i titoli cambiari di cui si parla fossero documenti pressoché privi di valore: ed anzi, da più parti, si é andata ripetendo quest’affermazione, al punto che sorge addirittura il dubbio che l’Ufficio della procedura concordataria possieda, a riguardo, un’informativa non corretta, attesa altrimenti la sostanziale inspiegabilità di certe sue affermazioni rese anche in sede pubblica.

                  Peraltro, così non é, come attesta la vicenda che ci accingiamo a raccontare.

                  Nell’autunno 2000, l’esponente società, quale creditrice per un importo molto modesto del CAP di Reggio Emilia, riceveva da quest’ultimo la sorprendente comunicazione che si unisce in copia (doc. n. 17), con la quale – nella totale e completa inerzia degli organi del Concordato Preventivo di Federconsorzi, creditore del CAP di cui si parla per ben L. 88.581.000.000= - veniva comunicato il passaggio in giudicato della sentenza con cui é stato omologato il Concordato ex art. 214 L.f. di quel Consorzio Agrario Provinciale.

                  In merito, ciò che lascia a dir poco allibiti, é il contenuto di siffatta sentenza omologativa della proposta concordataria: infatti, essa prevede una davvero originale forma di liquidazione in favore dei creditori chirografari, secondo “tre fasce”:

- al 100% per i creditori fino a L. 2.500.000.000=;

- al 25% per i creditori fino a L. 30.000.000.000=;

- al 5% per i creditori oltre L. 30.000.000.000= (in sostanza la sola Federconsorzi).

                  E’ forse superfluo affermare che una cosa del genere non solo é del tutto inconsueta, ma per quanto ci riguarda é assolutamente illegittima.

La proposta recepita in quel concordato, infatti, é lesiva di ogni principio della “par condicio creditorum”; oltretutto, la stessa, in condizioni “normali”, non ha davvero alcuna probabilità di essere approvata da coloro che vantano i crediti d’importo più elevato (che possono presentare formale opposizione, la quale risulterebbe ostativa all’omologa del concordato), atteso che non si comprende per quale motivo costoro (che vantano ogni e più ampia aspettativa sull’attivo) dovrebbero rinunziare alla quasi totalità del loro credito per favorire i creditori concorrenti dello stesso ceto che vantano crediti d’importo molto più modesto.

                  Invece, ciò che nessun senso e nessuna possibilità poteva avere di verificarsi, nel nostro caso é inspiegabilmente avvenuto, nella più totale e – almeno – gravemente colposa inerzia del titolare del credito (cioè del Concordato FEDIT).

6. Nullità, inefficacia, indeterminatezza, annullabilità, della transazione conclusa tra la Liquidazione Giudiziale di FEDIT e S.G.R. – L’esponente intende senz’altro invocare e domandare, con il presente atto, la dichiarazione di nullità, o in subordine d’inefficacia o d’indeterminatezza o di d’annullabilità della transazione conclusa tra la Liquidazione Concordataria della Federazione dei Consorzi Agrari e la S.G.R., quanto alle clausole 17, 21 e 22 del suddetto accordo transattivo che si sono prima riportate per esteso.

                  In merito ad esse, va in primo luogo osservato che le stesse sono state stipulate dal Liquidatore Giudiziale del Concordato Federconsorzi nella più totale ed assoluta carenza di poteri: la cessione dei titoli di cui è causa, infatti, non rientra senz’altro tra le operazioni autorizzate dal provvedimento Collegiale emesso dal Tribunale di Roma il 30/31 luglio 1998 (cfr. ns. doc. n. 12).

                  Preme porre in rilievo che tale provvedimento prevedeva espressamente che tutti i beni appartenenti alla Concordataria, non ancora ceduti ed acquisiti al patrimonio di S.G.R., sarebbero stati da essa rinunziati o comunque lasciati nel patrimonio di FEDIT.

                  In merito, si è ampiamente dimostrato che le cambiali, di cui è causa, non potevano essere state precedentemente trasferite a S.G.R. atteso che le stesse non erano state inventariate dal Prof. Picardi ed addirittura se ne ignorava in buona sostanza l’esistenza sino a quando l’avv. Lettera – all’atto d’eseguire altro sequestro preventivo penale – le aveva trovate sul fondo di una cassaforte di Federconsorzi, riferendo la cosa al Pubblico Ministero, che ne aveva immediatamente fatto disporre il sequestro.

                  In questo contesto, nessuno di tali titoli poteva di fatto di diritto essere trasferito a S.G.R.

                  Peraltro, lo stesso trasferimento, quand’anche – a meri fini dimostrativi – fosse mai stato preventivamente effettuato, come s’afferma senza un preciso riscontro nel testo transattivo - avrebbe concretizzato una fattispecie delittuosa o l’ aggravante d’una fattispecie delittuosa, come ben spiegato dal provvedimento del Tribunale di Perugia, i cui principali contenuti abbiamo prima riportato per esteso; senza dire che tale cessione avrebbe integrato una sostanziale violazione dell’ordine di sequestro emesso dal Giudice penale proprio perché tali titoli non fossero acquisiti nel patrimonio di S.G.R.

                  Alla stregua di quanto precede, sono dimostrati i molteplici ed indiscutibili motivi che determinano la radicale nullità della transazione di cui si parla, quanto alle clausole 17, 21 e 22.

                  Necessita in primo luogo invocare l’illiceità dello stesso negozio transattivo di cui si discute, per la stessa radicale violazione dei medesimi precetti imperativi di legge menzionati dal Giudice di Perugia, ciò con gli effetti di cui agli artt. 1343, 1344 e 1418 cc.

                  Giova, poi, ed in subordine, invocare il disposto di cui all’art. 1972 Cod. civ., gli effetti del quale comportano le medesime conseguenze.

                  Sul punto, è opportuno rammentare che il primo comma della norma in questione dispone: “E’ nulla la transazione relativa ad un contratto illecito, ancorché le parti abbiano trattato della nullità di questo”. La ratio di tale norma è assai chiara e, secondo la dottrina, sembra fondarsi sulla necessità d’impedire che un atto illecito possa produrre – anche se indirettamente – effetti sul piano giuridico: secondo l’orientamento prevalente tale illiceità coincide con la stessa nozione espressa dall’art. 1343 Cod. civ. (F. CARRARESI, La Transazione, pag. 147; E. VALSECCHI, La Transazione, pag. 392).

                  Per parte sua, la Giurisprudenza del Supremo Collegio ha ritenuto che “poiché a norma dell’art. 1972 c.c. è nulla la transazione relativa ad un contratto illecito, ancorché le parti abbiano trattato della nullità di questo, riconosciuta la nullità della transazione, i contraenti sono rimessi nello stato anteriore alla stipula del contratto e ciascuno può conseguire quanto ebbe a concedere e deve restituire quanto gli fu concesso per l’accordo transattivo” (Cass. Sez. Un. 7 luglio 1981, n. 4144 in Giust. Civ. 1982, I, c. 2418; cfr. anche: Trib. Bergamo, 17 giugno 1971, in Foro pad. 1972, I, pag. 322).

                  Si osservi che tutti i presupposti invocati dalla dottrina e dalla Giurisprudenza ricorrono nel nostro caso, con le ovvie conseguenze, perciò, comportanti quanto s’è appena detto.

                  Peraltro, quando ciò non fosse incredibilmente ritenuto e la transazione non fosse dichiarata parzialmente nulla, quanto ai punti di cui si tratta (clausole 17, 21 e 22), la stessa andrebbe comunque annullata – nella parte di cui ci si occupa - per errore in fatto, dato che tale errore risulta con evidenza da quanto si è prima esposto e lo stesso, per evidenti motivi, può ben essere riconosciuto da entrambi i contraenti (1431 cc.).

7. Diritto dell’esponente anche d’esperire anche l’azione di cui all’art. 2900 c.c. – Peraltro, l’inerzia del Liquidatore Giudiziale di Federconsorzi nel recuperare i titoli di cui ci si occupa, consente anche all’esponente d’agire in luogo di costui, onde acquisire all’attivo della procedura concordataria i titoli cambiari di cui si parla ed ottenere a beneficio del Concordato la condanna di S.G.R. al risarcimento del danno cagionato dalla sua illegittima condotta surriportata.

                  L’azione tipica che consente l’esperimento di queste ulteriori domande che si aggiungono a quelle già formulate é quella di cui all’art. 2900 cc.

                  Sul punto, giova ricordare che secondo la Giurisprudenza, il presupposti per poter dar corso all’azione di cui si discute sono costituiti dall’inerzia del debitore e dal pregiudizio che il creditore può subire per l’inerzia colposa o dolosa di quest’ultimo (cfr. Cass. 26 giugno 1971, n. 2017, in Dir. giur. 1972, pag. 627 ed in Mass. 1971).

                  In particolare, la Giurisprudenza ha individuato la funzione normale dell’azione surrogatoria in quella conservativa, atteso che la stessa mira alla reintegrazione ed al potenziamento del patrimonio del debitore, affinché si ricostituisca e si mantenga intatta la garanzia generale verso i creditori su di esso (Così: Cass. 1 agosto 1960, n. 2253, in Giust. civ. 1960, I, pag. 1583; Cass. 27 giugno 1977, n. 2761, in Foro it. 1977, I, pag. 2187; Cass. 14 marzo 1980, n. 1713, ivi, 1980, I, pag. 2187).

                  Si osservi, che tutti gli elementi indicati dalla Giurisprudenza ricorrono nel nostro caso, come si é ampiamente spiegato in precedenza.

                  Va altresì precisato che, nessun dubbio può sorgere circa il fatto che l’azione possa essere esperita in pendenza di concordato preventivo, atteso che la stessa mira non al diretto arricchimento dell’esponente, ma bensì a quello del patrimonio della liquidazione concordataria, i cui organi appaiono allo stato assolutamente inerti.

                  Del resto, giova far presente che l’azione qui proposta é stata ritenuta legittima anche in ipotesi di fallimento e di inerzia colpevole o dolosa del curatore (sul punto, cfr. Cass. 10 febbraio 1972, n. 483, in Mass. 1972; Trib. Milano, 31 marzo 1960, in Dir. Fall. 1960, II, pag. 369), talché non v’é davvero motivo d’escludere la stessa in ipotesi in cui il debitore sia assoggettato a concordato preventivo con cessione dei beni, procedura molto meno rigorosa di quella fallimentare e nella normativa della quale l’art. 51 L.f. non é neppure richiamato.

8. Natura illecita del comportamento dei convenuti e diritto di Agricoltura S.p.A. in liquidazione ad ottenere il risarcimento del danno – Non v’è alcun dubbio che le fattispecie sopradescritte integrino precisi illeciti; in particolare, indiscutibile è la responsabilità di S.G.R., concorrente e responsabile di tutti gli illeciti che si sono poc’anzi riportati.

                  Altresì indubbio è il fatto che Agricoltura S.p.A. in liquidazione, quale creditrice del concordato FEDIT, risulti danneggiata da operazioni come quelle appena descritte, che la privano delle ingenti risorse finanziarie che il concordato FEDIT dovrebbe rimetterle nell’esecuzione dei piani di riparto.

                  Non solo.

                  Ai danni suddetti si aggiunge anche il danno morale, da liquidarsi ai sensi degli art. 2043, 3055 e 2059 c.c.

L’esponente ritiene di non appesantire il presente giudizio, già complesso, ad esso aggiungendo la fase di liquidazione del danno, ritenendo perciò opportuno richiedere ed ottenere una pronuncia nella quale S.G.R., la cui responsabilità é indubitabile, sia tenuta a risarcire ad Agricoltura S.p.A. in liquidazione i danni patiti in conseguenza dei fatti di cui è causa, demandando la loro liquidazione a separato giudizio.

*    *    *    *

                  Tanto premesso, la sottoscritta Agricoltura S.p.A. in liquidazione, come sopra rappresentata, difesa e domiciliata,

C I T A

la Federazione Italiana dei Consorzi Agrari S.p.A. in liquidazione, in persona del suo liquidatore legale rappresentante pro-tempore, (...) la Liquidazione Concordataria della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari S.p.A. in liquidazione, in persona del Liquidatore Giudiziale, Prof. Enrico Gabrielli, via Salaria n. (...), Roma, il Custode Giudiziale dei titoli sottoposti a sequestro, in persona dell’avv. Francesco Lettera, via Curtatone 3, Roma, la Società Gestione per il Realizzo S.p.A. (già S.G.R.), in persona del suo legale rappresentante pro – tempore (..), Via Ennio Quirino Visconti (...) invitandoli a comparire  innanzi al Tribunale di Roma, sezione e Giudice designandi, all'udienza del 13 dicembre 2001, ore di rito, invitando altresì i convenuti a costituirsi nel termine di venti giorni prima dell'udienza indicata, nelle forme e nei modi stabiliti dall'art. 166 c.p.c., avvertendoli che, in difetto di loro costituzione nei predetti termini e modi incorreranno nelle decadenze di cui all'art. 167 c.p.c. e avvertendoli, altresì, che, in mancanza di costituzione innanzi al Giudice designato, si procederà contro di essi, o per veder accolte od accertate anche nei confronti di essi, in loro dichiarata contumacia, le seguenti

CONCLUSIONI:

                  Voglia l'Ill.mo Tribunale di Roma, ogni contraria istanza, domanda, eccezione e deduzione reietta, per i motivi tutti esposti in narrativa, da intendersi qui nelle odierne conclusioni espressamente richiamati e ritrascritti, così giudicare previa – in quanto necessaria – dichiarazione di nullità anche del provvedimento autorizzativo 30/31 luglio 1998 (doc. 12) nella non creduta ipotesi in cui lo si ritenesse avallare le clausole 17, 21 e 22 del surrichiamato accordo transattivo (doc. 13):

-    Nel merito: previ tutti gli accertamenti implicitamente richiesti dalla narrativa che precede, dichiarare o pronunciare la nullità, l’inefficacia, l’illegittimità o l’annullamento delle clausole 17, 21 e 22 contenute nella transazione conclusa tra S.G.R. e la Liquidazione Concordataria della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari S.p.A. in liquidazione coatta amministrativa (doc. 13) o, in subordine, accertare dichiarare e pronunciare dichiarare la nullità, l’inefficacia, l’illegittimità l’annullamento dell’intera transazione conclusa tra le parti suddette;

-          Anche in forza dell’art. 2900 cc. accertare che i titoli per L. 784.859.318.57= oggetto di sequestro preventivo del Tribunale di Perugia in data 24.4.96 (doc. 10) sono di esclusiva proprietà della Federazione Italiana dei Consorzi Agrari S.p.A. in liquidazione o, in subordine, della sua Liquidazione Concordataria;

-   per effetto del concordato, anche in via surrogatoria, stabilire l’attuale proprietà di tali titoli in capo alla massa concordataria;

-   condannare la Società Gestione per il Realizzo S.p.A. a risarcire tutti i danni cagionati e cagionandi in ragione dei fatti di causa alla massa dei creditori del concordato Federconsorzi, liquidando gli stessi in separato giudizio;

-   condannare la Società Gestione per il Realizzo S.p.A. a risarcire all’esponente tutti i danni cagionati dai fatti di causa, liquidando gli stessi in separato giudizio;

-   attesa la rilevanza dei fatti di causa, ordinare la pubblicazione del dispositivo della presente sentenza a caratteri doppi rispetto al normale sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” o su altro quotidiano ad ampia diffusione nazionale, ciò a spese della Società Gestione per il Realizzo S.p.A. ed a cura dell’esponente.

Con vittoria di spese, diritti ed onorari di lite, oltre I.V.A. e C.P.A. e rimborso spese forfettario ex art. 15 D.M. 585/94.

Con riserva d’ogni azione, deduzione e produzione.

Si producono:

1) Sentenza di omologazione del Concordato Federconsorzi;

2) Estratto stato passivo del Concordato Federconsorzi;

3) Atto di citazione da Agrifactoring nei confronti di Serfactoring (causa tuttora pendente);

4) Comparsa di costituzione e risposta di Serfactoring;

5) Diffida da Serfactoring a Fedit notificata il 27 gennaio 1992;

6) Dichiarazione dell’avv. Lettera in data 10 marzo 1997;

7) Atto di cessione a rogito notaio Gennaro Mariconda in data 2 agosto 1993, n. 27976 di rep. definito “Accordo Quadro”

8) Provvedimento di rinvio a giudizio;

9) Istanza di sequestro preventivo depositata dal Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Perugia il 22 aprile 1996;

10) Provvedimento di sequestro preventivo del Tribunale di Perugia in data 24 aprile 1996;

11) Inventario redatto dal Prof. Picardi e relativo ai beni del Concordato FEDIT;

12) Provvedimento di autorizzazione a transigere del Tribunale di Roma in data 30/31 luglio 1998;

13) Accordo transattivo 31.7. (n. 36042 di rep. e n. 9405 di racc. not. Gennaro Mariconda)

14) Istanza depositata in data 2 dicembre 1998 da S.G.R. innanzi al Tribunale di Perugia;

15) Lettere dal responsabile legale di Enichem Agricoltura al prof. Gabrielli;

16) Lettere da prof. Enrico Gabrielli a Enichem Agricoltura;

17) Comunicazione del Consorzio Agrario Provinciale di Reggio Emilia

Milano-Roma, 13 luglio 2001

(Avv. Prof. Berardino Libonati)

(Avv. Prof. Pier Giusto Jaeger)

(Avv. Marisa Pappalardo)

(Avv. Luigi Borlone