Il presente elaborato di consulenza tecnica  cerca di dare una risposta ad una serie di quesiti in merito alla vicenda Federconsorzi.

Primo quesito: la determinazione del fabbisogno concordatario, e l’idoneità dei beni offerti in cessione  a soddisfare detto fabbisogno, al momento dell’omologa del concordato.

Nel  CONCORDATO CON CESSIONE DEI BENI  il debitore mette a disposizione dei creditori tutti i beni esistenti nel suo patrimonio alla data della proposta di concordato, purché la valutazione di tali beni faccia fondatamente ritenere che i creditori privilegiati e in prededuzione possano essere soddisfatti integralmente mentre i  creditori chirografi  lo possano essere nella misura di almeno il 40% . Tale requisito deve sussistere nel momento dell’omologazione, ma il concordato non si risolve se nella liquidazione dei beni si sia ricavata una percentuale inferiore al 40%

Per la lettura ed interpretazione dei dati relativi al Concordato Federconsorzi, riportiamo  un passo tratto dalla relazione della Commissione Parlamentare di inchiesta

al passivo, il Collegio, indicò l’esistenza di crediti in prededuzione per 374 miliardi, di crediti privilegiati per 462 miliardi e di crediti chirografari per 4.072 miliardi di lire. La percentuale del 40 per cento di questi ultimi era pari a 1.628 miliardi.Il fabbisogno concordatario minimo era quindi pari a complessivi 2.464 miliardi (1.628 miliardi di crediti chirografari, più 374 miliardi di crediti da prededursi, più 462 miliardi di crediti privilegiati).

Il Tribunale aveva fatto eseguire la stima dell’attivo disponibile, e il risultato ha portato a una valutazione complessiva di lire 3.939 miliardi, ampiamente superiore al fabbisogno minimo concordatario.

Il Tribunale, nella medesima sentenza di omologa, pur lasciando aperta la via ad altre soluzioni, diceva che era preferibile la vendita in blocco dei beni e dava conto di un’offerta avanzata da parte di una costituenda società, per lire 2.150 miliardi.

Il Tribunale ometteva, però di controllare se 2.150 miliardi fosse un importo sufficiente a coprire il fabbisogno concordatario, che, come sopra visto, era invece di 2.464 miliardi di lire.

Abbastanza agevole è il controllo di quale percentuale  di riparto con la cessione di tutti i beni per l’importo di 2.150 miliardi di lire poteva prospettarsi per i creditori chirografari.

Con i 2.150 miliardi di lire andavano soddisfatti prima i 374 miliardi di crediti in prededuzione e poi i 462 miliardi di crediti in privilegio.  Sarebbero stati disponibili per i creditori chirografari 1314 miliardi di lire.

Poiché i creditori privilegiati ammontavano a lire 4.072 miliardi, la percentuale prevista di realizzo è del 32,26%.

Pertanto se la stima di 3.939 miliardi effettuata dagli stimatori  nominati dal Tribunale era  in linea con gli effettivi valori di mercato, ci sarebbero stati i presupposti del concordato, ma non sarebbe congrua la cessione dei beni ad un prezzo di lire 2.150 miliardi. Se invece, per una serie di considerazioni macroeconomiche, tale prezzo di 2.150 miliardi  era congruo, era ad esso che in sede di omologa si sarebbe dovuto fare riferimento e constatare l’inidoneità di beni del valore corrente appunto di 2.150 miliardi a soddisfare il fabbisogno concordatario minimo, che era di 2.464 miliardi.


 

 

Secondo quesito: Determinazione della percentuale di riparto prospettabile ai creditori chirografari al momento della stipula dell’atto quadro

 Un membro del Comitato dei creditori, l’avvocato Angelo Pettinari, sentito anche come teste in questo procedimento, in un suo documento del 17 febbraio del 1993, nel confermare che le stime effettuate dal Commissario Giudiziale portavano a prospettare un possibile riparto  per i creditori chirografari appunto del 32%, avvertiva che il testo dell’atto quadro vi era una clausola estremamente negativa:

  per le attività "nel frattempo cedute a terzi o comunque realizzate dagli Organi della Procedura, il relativo prezzo dovrà essere portato in decurtazione dall’importo come sopra complessivamente offerto da N.S. quale corrispettivo per il rilievo di tutte le attività". Per l'effetto (…) il prezzo di lire 2.150 miliardi dovrebbe essere decurtato di una somma non inferiore a lire 205 miliardi.

(…) La proposta del 28.01.93 comporterà per la procedura non un introito di lire 2.150 ma, verosimilmente, di circa lire 1.800 miliardi;

L’avvocato Pettinari proseguiva la sua nota, rilevando che in tal modo la percentuale per i creditori chirografari veniva a ridursi a non più del 25%.

 


 

Determinazione della percentuale in concreto conseguita finora dai creditori chirografari e motivi dello scostamento dalle percentuali prima indicate.

 I creditori chirografari hanno già conseguito il 40%

 E’ abbastanza facile costatare che sono gli stessi organi del Concordato a ricordare che la percentuale del 40% oggetto di riparto, è stata distribuita solo in conseguenza di una transazione con S.G.R.  Anzi sono proprio gli organi del Concordato ad enfatizzare i vantaggi  ottenuti dai creditori dall’intervenuta transazione.[1]

Molto stranamente la stessa commissione, che pure poteva disporre di uno stuolo di esperti collaboratori , non approfondisce questa chiave di lettura.

In un passo sostiene che il fatto che i creditori chirografari abbiano conseguito il 40% faccia fondatamente ritenere che i creditori  potessero essere soddisfatti fin dall’origine almeno nella percentuale minima concordataria, quando, e sono gli organi del Concordato a  ricordarlo, tale affermazione contrasta nettamente con la realtà dei fatti.

In un altro passo il tentativo di giustificare l’asserzione di una sussistenza del requisito fin dall’origine diventa più sottile.

Secondo questa ricostruzione si afferma che  “In prima approssimazione, detratti da 2.150 miliardi gli 836 necessari per pagare i crediti pre-dedotti e privilegiati, parrebbe che non rimanevano che 1.314 miliardi per pagare i 4.072 miliardi di crediti ordinari. Operando un facile calcolo, si otterrebbe, infatti, una misura del 32,27 per cento.

Ma le cose cambiano ove si consideri il fatto che i suddetti 2.150 miliardi si sono aggiunti alle somme entrate nel patrimonio Fedit nel semestre intercorrente tra il maggio (data del commissariamento) ed il novembre 1991 (data di riferimento della consistenza patrimoniale assunta a base dell’offerta SGR) durante il quale vi è stata la sospensione di tutte le uscite ma la continuità negli incassi di pagamenti e dei crediti. La somma totale sulla quale operare il calcolo percentuale muta e, di conseguenza, si modifica in apprezzabile rialzo la citata misura del 32,27 per cento L’osservazione è suggestiva, ma di ben scarso pregio:  nel periodo in questione non ci sono state variazioni nel patrimonio immobiliare, le stime relative ai crediti effettuate dalla professoressa Irene Misucci si riferiscono al luglio 1991. Del resto gli scostamenti più significativi sono relativi al pagamento da parte dei soggetti debitori di cambiali scontate presso il sistema bancario che comportavano da un lato la diminuzione dei crediti verso clienti, dall’altro una diminuzione dell’esposizione verso il sistema bancario.[2]

Passiamo, ora, all’esame dei motivi che hanno permesso  un riparto del 40%.

Si è già detto che gli organi del concordato hanno dato un grande rilievo al vantaggio conseguito dai creditori per effetto dell’intervenuta transazione tra il Concordato stesso e la S.G.R. del 31 luglio 1998. Lo scrivente, pur ritenendo il livello della transazione del tutto insufficiente, constata che un beneficio non trascurabile è pervenuto alle casse del Concordato.

Una prima voce è costituita dall’importo netto  corrisposto dal custode giudiziario in conseguenza del dissequestro dei beni di spettanza di Federconsorzi. Nella sua deposizione come teste l’avvocato Francesco Lettera ha riferito di somme ingenti incassate durante la sua gestione.[3]

Nelle cifre indicate dal custode deve, forse, essere ancora completata la distinzione tra quanto di spettanza di terzi, gestiti da Federconsorzi solo in qualità di agente contabile dello Stato, (ad esempio i 140 miliardi di lire depositati al tasso dello 0.50% presso B.N.A.)  quanto spetti a S.G.R., quanto sia di indubbia competenza di Federconsorzi. Una causa civile, ad esempio, ha proprio per oggetto l’attribuzione della spettanza di crediti sotto sequestro. Ai limitati fini di questo paragrafo, tuttavia, rileva solo l’influenza diretta che hanno avuto sulla fissazione della percentuale di riparto per i  creditori.

Oltre alle somme direttamente versate in danaro dal  custode, all’analista del fenomeno appare immediatamente evidente che in sede di redazione dell’elenco dei creditori gli organi del concordato hanno provveduto a effettuare una compensazione, fino a concorrenza, per 153 miliardi tra i crediti che Federconsorzi vantava verso il Ministero dell’Agricoltura, nelle varie denominazioni che hanno via via hanno contraddistinto tale ministero con un credito di tale importo vantato dal Ministero.

Una nota all’elenco creditori specifica che con detta compensazione si superava il contenzioso aperto con la richiesta  del Ministero di essere ammesso in privilegio, fatto che aveva comportato una indisponibilità di tale somma per un accantonamento prudenziale.  In questo paragrafo, lo si ripete si prende in considerazione solo le utilità effettivamente già conseguite da questa compensazione, frutto del recupero dei crediti per la gestione ammassi  e si prescinde dalla più generale questione del valore della restante parte dei crediti per ammassi.

 Leggendo sempre l’elenco dei  creditori si apprende anche di altre compensazioni, ad esempio di una per 400 milioni con Enichem Agricoltura.

Tra i beni già sotto sequestro rientrati nella disponibilità di Federconsorzi vi sono, come riferito dal teste Lettera, crediti per IVA riconosciuti per  32 miliardi

Questo credito I.V.A., ecco, si va per saldo, c’è stata una Sentenza quest’anno che ha riconosciuto la legittimità, sia pure la Commissione Tributaria di primo grado, della titolarità di questo credito, e fra quota capitale e 16 miliardi di interessi, oggi è di circa 32 miliardi; così ha dichiarato l’Avvocato che ha difeso, quindi era un credito... obiettivamente era moneta contante.

L’elenco completo di detti beni, meno ovviamente quanto incassato nel frattempo, compare nel documento “Elenco dei beni oggetto della vendita di cui al provvedimento del   19 dicembre 2001 del Tribunale di Roma - sezione fallimentare con oltre 66 miliardi di crediti per Irpeg, già definiti, tralasciando in questa sede le partite in contenzioso e 19,7 definiti mediante transazione come contributi interessi a carico della regione Puglia. Anche se tali importi non  erano materialmente incassati, era sicuro che lo sarebbero stati in un futuro, il che permetteva lo svincolo di altrettanti danari accantonati per oneri futuri.

Una prima stima approssimativa ma realistica dei vantaggi portati dalla transazione del 31 luglio 1998 in termini di liberazione di liquidità è quindi in almeno 240/250 miliardi di lire, il che, ripartito sui circa 4.000 miliardi di crediti chirografari, porta a un beneficio dell’ordine del 6%. Per ragguagliarlo al 32%  sopra esaminato occorrerebbe effettuare un approfondimento degli scostamenti positivi e negativi rispetto alla situazione come si presentava nel 1991/92, ma l’ordine di grandezza è sicuramente bene espressa dalle cifre sopra indicate.

Leggendo gli atti della causa compare un secondo fenomeno significativo che ha permesso di innalzare le percentuali del riparto. Il Commissario Giudiziale, prof. Picardi aveva ammesso, conformemente alla prevalente giurisprudenza, i crediti dei fornitori di beni e servizi in privilegio per la parte relativa all’IVA rappresentata in fattura e per le imposte di fabbricazione. L’ammontare di tali ammissioni è 240 miliardi di lire.

 Nel 1999 il liquidatore giudiziale ottenne dal nuovo giudice delegato l’indicazione di redigere un nuovo elenco creditori, in cui l’IVA relativa alle fatture dei fornitori e le imposte di fabbricazione andavano considerate in chirografo. Non è questo il luogo di esaminare  la correttezza dell’una o dell’altra procedura, anche sulla base  del riconoscimento da parte del liquidatore  avv. Caiafa di quello che è l’indirizzo della giurisprudenza. Si osserva qui che il precedente criterio  di classificazione aveva portato già dal 1994 alla distribuzione di un riparto pari al 100% dei crediti chirografari, accompagnato, in più anche dal riconoscimento in privilegio degli interessi. Il liquidatore ha perciò provveduto, fino a concorrenza a recuperare in sede di nuovo riparto, le somme a suo dire distribuite in più nel primo riparto. A parità di cifra in lire distribuita, lo spostamento da privilegio a chirografo di un paio di centinaia di miliardi di lire, fa alzare la percentuale nominalmente distribuita di almeno 3 punti percentuali.

 

Ovviamente quando si  confronta una previsione con un consuntivo occorrerebbe effettuare l’analisi completa di tutti gli scostamenti di segno positivo e negativo.  In particolare nel consuntivo Federconsorzi sono entrati interessi attivi per gli importi  di cui per le note traversie, c’era stato il blocco dei riparti. Questi elementi positivi hanno nel loro complesso bilanciato  i maggiori oneri  dati dal dilatarsi dei tempi  di liquidazione o da altri eventi negativi, ma i due fenomeni sopra analizzati, cioè i vantaggi già conseguiti dell’intervenuta transazione e la modifica del fabbisogno concordatario per effetto del declasso dei crediti  da privilegiati a chirografari giustificano lo scostamento dal 32% previsto al 40 %  effettivamente ripartito ai creditori chirografari.

 

 

 

 

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Differenze, dal punto di vista economico, tra la soluzione pensata dallo studio Casella e quella scelta dalla  nuova società

 

Dalla deposizione dei testi e dal complesso dei documenti risulta chiaramente che, fermi alcuni elementi dell’offerta, come il prezzo di 2.150 miliardi, lo schema contrattuale sia profondamente mutato.

Il teste Maugeri, collega di studio del prof. Casella,  riferisce che in un primo tempo la Nuova Società  avrebbe dovuto assumere il ruolo di assuntore del concordato. In base a tale schema contrattuale il singolo creditore avrebbe barattato un ipotetico 72%, dilazionato nel tempo e incerto nel risultato, con un 40%, sicuramente minore, ma certo sia come cadenza temporale che come risultato complessivo.

Il teste Maugeri riferisce che  i promotori della Nuova Società non si vollero prendere carico dell’incertezza dei numeri riferentisi alle passività di Federconsorzi. Per le attività l’offerta di un prezzo determinato per il compendio dei beni non lasciava spazio per altre incertezze se non quelle già comunque trasferite.

Più verosimilmente  i promotori della Nuova società si erano perfettamente resi conto che il prezzo di 2.150 miliardi non era sufficiente a garantire ai creditori chirografari il 40% minimo concordatario, ma in partenza la percentuale si riduceva al 32%.

Una lunga fase intermedia, tuttavia presentava la proposta (confronta oltre le notizie stampa anche la deposizione del teste Cigliana) come la possibilità offerta ai creditori Federconsorzi, di trasformare il loro credito in quote di capitale.

Il teste Maugeri riferisce che tale possibilità è stata esclusa per la difficoltà portata dall’obbligo previsto dall’art 2343 c.c. di effettuare una stima che nel caso di specie, sarebbe risultata oltremodo complessa. Dall’esame dei testi (cfr. teste Esposito) risulta che tale strada era stata seguita fino alla viglia del perfezionamento dell’operazione e lo stesso  ostacolo  portato dall’articolo 2343 è di scarso pregio.

Dal punto di vista economico, come era prospettata la soluzione appariva perfettamente possibile.

In contanti i soci dovevano versare solo la quota parte del capitale sociale, fissato in 30 miliardi di lire, quindi si trattava di quote ridotte all’incirca il 2 % dei crediti vantati. L’operazione di cessione dei crediti non solo  verso Federconsorzi, ma anche verso Agrifactoring, sarebbe potuta avvenire con una clausola “salvo conguaglio”. La Nuova società sarebbe stata estremamente interessata a che i riparti di Federconsorzi sarebbero stati nella percentuale massima e il più celermente possibile.

Dal punto di vista economico il momento di rottura è appunto l’abbandono delle soluzioni prospettate dallo studio Casella per creare una barriera

La soluzione scelta era stata, ferma la  quota di capitale sociale quella di un patto parasociale di un’apertura di credito pari a 20 volte il capitale sottoscritto. Il che costituiva un’autentica barriera e mostrava fino in fondo la volontà di essere espressione della ristretta cerchia delle banche grandi creditrici.

Il teste Piovano poi chiarisce che il sistema posto in essere escludeva, addirittura il massimo creditore Agrifactoring creditore per 910 miliardi di lire. Una cosa è infatti la valutazione del singolo creditore che non vuole, fatti i raffronti e i calcoli, ed il creditore che essendo egli stesso in procedura concorsuale, viene escluso.

La soluzione invece di offrire ai creditori di Agrifactoring di diventare soci di ella Nuova Società e di cedere i crediti verso di essa, avrebbe annullato, almeno dal punto di vista economico questa discrepanza.

L’abbandono dell’unità ha portato all’interruzione di un atteggiamento di trovare una massimazione dei risultati e tutta una serie di disfunzioni.

. Riferisce l’avvocato Maugeri che era stato pensato che in tal caso i soci avrebbero conferito i loro crediti verso Federconsorzi e si era pensato anche verso Agrifactoring, il più importante creditore di Federconsorzi. La soluzione, riferisce sempre l’avvocato Maugeri non fu poi proseguita perché avrebbe posto a carico della nuova società non solo il rischi di liquidazione delle componenti dell’attivo dello stato patrimoniale, ma anche le incertezze in merito al passivo. Consta che esse riguardavano soprattutto la rivendicazione da parte di diversi creditori del carattere privilegiato del loro credito.

Da tale schema  fu mutuata una soluzione che dal punto di vista economico era esattamente corrispondente in quanto la nuova società si offriva di rendersi acquirente di tutti i crediti dei creditori di importo inferiore al miliardo di lire per un prezzo del 40%. Una cifra aggiuntiva era offerta per i piccoli creditori. Per i creditori di importo superiore al miliardo, invece l’alternativa posta era tra il diventare soci o quella di conseguire il riparto spettante, che, come sopra visto, si prospettava inferiore alla percentuale concordataria.

Sul punto l’avvocato Maugeri, nell’indicare che la cifra 2.150 miliardi  era stata avanzata dagli ambienti del Banco di Roma, parla di un ventaglio di tre ipotesi che comunque si presentavano idonee a superare la soglia minima del 40%. Un facile calcolo sulle cifre presenti nell’ipotesi di concordato fanno propendere chi  cerca ora di ricostruire le cifre di allora, per l’esattezza del ricordo dell’avvocato Maugeri. L’ampio riscontro nella stampa di allora parla, poi di una lunga fase in cui ai creditori era stato prospettata la facoltà di conferire nella Nuova Società (come veniva sempre designata la futura S.G.R.)  i propri crediti. Se si fosse realizzata tale strada la Nuova società ed i suoi soci sarebbero stati strettamente interessati  alla percentuale di riparto.


 

 

 

 

L'avvenuta approvazione da parte dei creditori della proposta di concordato preventivo Fedit (...) apre il problema della individuazione e della scelta delle soluzioni che possano tutelare al contempo le aspettative del ceto creditorio e l'operatività del sistema dei consorzi agrari (…)" e proseguiva proponendo due ipotesi.

La prima prevedeva il "conferimento da parte di maggiori creditori di Federconsorzi ed Agrifactoring dei crediti medesimi in una nuova società di capitali che utilizzi i crediti stessi per l’acquisto dalle due procedure di concordato preventivo dei beni e dei diritti di Fedit e di Agrifactoring (…)".

La seconda immaginava "l’assunzione da parte dei maggiori creditori della Federconsorzi e della Agrifactoring di attività e passività dei due concordati preventivi" "previa costituzione di una nuova società da parte dei maggiori creditori.

L'avvocato Casella si preoccupava della sistemazione delle posizioni delle banche estere "di cui mi viene sottolineata la delicatezza" e prevedeva il meccanismo di acquisto dei crediti che si sarebbe poi tradotto nell’offerta definitiva.

E’ interessante notare che, nello stesso scritto, l’avvocato Casella poneva ben in evidenza come "la nuova società necessiterebbe di un capitale relativamente contenuto dovendo solo far fronte (come visto sopra anche ratealmente e quindi potendo utilizzare i proventi dei primi realizzi dei beni acquistati per assunzione) al pagamento dei creditori privilegiati e prededucibili (in totale almeno per quanto riguarda la Federconsorzi, meno del 10 per cento dell’indebitamento complessivo").

L'avvocato Casella non mancava, inoltre, di sottolineare che:

"La nuova società (…) si troverebbe ad essere la maggiore creditrice dei Consorzi Agrari e quindi potrebbe esercitare un voto determinante nella eventuale proposta di concordato da parte dei Cap e (...) proporsi quale assuntore, con le stesse modalità eventualmente da adattarsi caso per caso anche di eventuali concordati Cap".(cfr cap. )

 

 

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Le critiche ai metodi di valutazione compiute dai consulenti tecnici delle difese.

Nessuna delle ricostruzioni compie un’analisi  dettagliata e si basano tutte o su generici discorsi teorici, o su controlli effettuati sul solo bilancio S.G.R.

1.     Dimenticano i beni retrocessi per via della transazione  intervenuta tra il Concordato Federconsorzi ed S.G.R. su cui ci soffermiamo in un punto separatoci

 

2.     Esasperano   i vantaggi di una più snella, trascura invece i vantaggi che avrebbe la gestione diretta

Un metodo di lavoro sarebbe stato quello di contrapporre quanto  conseguito dai creditori con la cessione in massa con la simulazione di quanto sarebbe stato possibile conseguire con la cessione di beni singoli o per lotti.

Non risulta che nessuno abbia compiuto questo tipo di analisi. Nel nostro caso, però con la transazione del 31 luglio 1998 si è stabilito il principio  di non procedere più al trasferimento dei beni ancora rimasti nella disponibilità di Federconsorzi.  Almeno per tali beni, è abbastanza agevole compiere una effettiva ricognizione dei benefici già conseguiti dai creditori. Appaiono sicuramente di gran lunga maggiori  dell’utilità che ne avrebbero conseguito gli azionisti di S.G.R.

1.     crediti per gestione ammassi cereali: hanno già portato il beneficio della compensazione, fino a concorrenza, di crediti per 153 miliardi di lire, tra il credito vantato nei confronti dell’ex Ministero dell’Agricoltura e  rivendicati dal Ministero come credito privilegiato

2.     crediti  per cambiali all’ordine Fedit scontate c/o Banche (per 679 miliardi di lire) o a garanzia presso Agrifactoring(per 182 miliardi di lire).Oltre all’iscrizione come crediti condizionali nelle singole procedure di liquidazione coatta amministrativa il recupero della titolarità di tali crediti comporta il diritto alla possibilità  dello storno dell’IVA relativa alla parte di credito non riscosso. In concreto ad esempio  crediti per 4 miliardi nei confronti del CAP di Reggio Emilia hanno portato al recupero della somma di lire 1.6 miliardi di lire di riparti già effettuati e alla cancellazione  del credito chirografario.

3.     Risparmi di tipo fiscale. Nel calcolare il netto ricavo dell’operazione gli studi effettuati da S.G.R.  conteggia anche  le imposte dirette che avrebbe dovuto pagare sugli utili conseguiti. Il concordato, invece, in sede di riparto, non è tenuta a pagare  imposte dirette. La differenza è dell’ordine del 40%.

Questi tre esempi, da soli, per gli importi in gioco fanno chiaramente evidenziare che la pretesa convenienza per i creditori di operare la cessione in massa di tutti i beni è assolutamente priva di fondamento.

 


 

 Differenze tra i valori di trasferimento a S.G.R. e i valori effettivi.

 

Il pacchetto BNA ha avuto un valore di trasferimento dal Concordato Federconsorzi a S.G.R. di 34 miliardi di lire. Il valore effettivo, come da cessione a terzi, è stato di 170 miliardi di lire.

Il valore di trasferimento delle tre principali controllate immobiliari  è stato di lire 67 miliardi, contro una valutazione di lire 222 miliardi, risultante dalla relazione dell’amministratore delle società dr. Gentili,

I crediti verso dette società immobiliari  sono stati ceduti a S.G.R. per un valore risibile

 

In particolare risultavano in bilancio crediti verso

 la società Indipendenza per 35.500 milioni      ceduti per      977 milioni

                         Sagrim per 15.600 milioni        ceduti per      473 milioni

                        Satimag per 46.200 milioni        ceduti per    1.439 milioni

                          SMIA per  10.400 milioni        ceduti per        309 milioni


 

La vicenda Cap Grosseto-S.G.R.

 

In data 2 febbraio 1995  S.G.R. ha comunicato al Commissario Governativo di Federconsorzi la cessione del credito vantato nei confronti del Cap  di Grosseto, ammontante a lire 39.744.838.302 contro un corrispettivo di lire 162.581.245.  Con raccomandata a mano Federconsorzi trasmetteva copia firmata “per accettazione” e poi, in data 10 aprile provvedeva a comunicare al debitore ceduto  la cessione del credito “ammontante a lire 39.744.838.302.

Con raccomandata  del 3 novembre 1995 S.G.R. avvisava Federconsorzi che era erronea l’indicazione del credito in lire 39.744.838.302, perché l’importo esatto era 45.744.838.302.

 

In data 16 maggio 1998 il Cap di Grosseto  depositava in Tribunale l’elenco creditori in cui Federconsorzi  risultava iscritta

Prededuzione per debiti dell’esercizio provvisorio del Cap

Lire        8.468.504.483

 Chirografo

Lire     36.185.372.340 per le seguenti voci

Lire      12.993.607.350 saldo conto gestione

Lire      21.751.764.990 saldo conto effetti richiamati relativi a 87 titoli cambiari

Lire        1.300.000.000 a due effetti scontati  da Fedit presso la Cassa di Risparmio di Parma

Lire           200.000.000 pagamento effettuato da Fedit per una obbligazione cambiaria (iscrizione asserita erronea)

 

In data 24 aprile 1996 il Tribunale di Perugia ha disposto il sequestro di n. 87 effetti cambiari, per complessive lire 21.751.764.990

 

In data 31 luglio 1998 S.G.R. e Federconsorzi  hanno stipulato un atto transattivo dove

-         nelle premesse al punto 17 è chiarito che  nei confronti di alcuni Consorzi Agrari era stato effettuato, in bilancio, una svalutazione ai sensi della normativa fiscale e che per errore nella cessione del credito si era fatto riferimento a tale importo svalutato, anziché al vero valore del credito. La differenza, per quello che riguardava il Cap di Grosseto era appunto lire 6.000.000.000.

-         è stabilito che Federconsorzi non procederà al trasferimento a favore di S.G.R. di ulteriori cespiti, indicati analiticamente nell’allegato 8, tra i quali cambiali a firma  del Cap di Grosseto per complessive lire 4.000.000.000

In data  10 maggio 2001 il Commissario Liquidatore del Cap di Grosseto ha deliberato di effettuare un riparto parziale con il pagamento del 20% dei debiti chirografari, effettuato nei confronti di Federconsorzi limitatamente ai 4.000.000 di lire rappresentati da effetti, previa annotazione sul titolo.

In data  marzo 2002 S.G.R. ..e  il Cap di Grosseto hanno stipulato una scrittura privata in cui le part danno atto che il Cap ha versato lire 8.468.504.483 per pagamento del credito in prededuzione.

Per quanto riguarda il credito in chirografo alle  originarie  lire 36.185.372.340 si sottraggono i 4  miliardi degli effetti  Federconsorzi, lire 1.3000.000.000 di effetti  scontati presso Cassa di Risparmio Parma e lire 200.000.000 attribuiti ad errore.

Sugli importi in chirografo viene riconosciuto, in via transattivi, un riparto del 295.

Per quanto riguarda il riparto sulla cifra di 17.751.764.990, a cui si riferiscono  gli 83 effetti cambiari oggetto di sequestro penale, si stabilisce che il versamento della relativa  quota di riparto pari a lire 5.148.011.847, (depositate presso la Cassa di Risparmio di Volterra) sono subordinate all’autorizzazione del Tribunale di Perugia.

 

 

 

In data 5 aprile 2002 il Tribunale di Perugia  respinge la richiesta di dissequestro,

Dal punto di vista economico S.G.R., mediante una cessione conteggiata nell’ambito dei negozi attutitivi dell’atto quadro per lire  162.581.245, vengono a conseguire incassi per lire 17.367.262.461. sommando quanto ottenuto a titolo di prededuzione e quanto  a titolo di riparto sin chirografo. Si tratta di oltre 100 volte l’investimento fatto. Il che sembra veramente eccessivo

 

 

 


 
[1] Stralcio da audizione del Giudice Delegato dr. Norelli in sede di Commissione Parlamentare
PRESIDENTE. Essa consentiva il soddisfacimento integrale dei creditori privilegiati ed il pagamento del 40 per cento ai creditori chirografari?
NORELLI. No. In base ai dati di allora si sapeva che non si sarebbe potuto pagare il 40 per cento già dall'inizio, da quando cioè fu stipulato l'atto e quindi immediatamente, nella prima fase di esecuzione del concordato
PRESIDENTE. Quanto andrà percentualmente e presumibilmente, a seguito della chiusura delle operazioni di riparto, ai creditori chirografari?
NORELLI. Allo stato, siamo al 40 per cento dei crediti accertati, salvo ulteriori accertamenti di crediti che sono sempre possibili. Questo è uno degli effetti positivi della transazione sull'atto-quadro e, quindi, mi permetto di sottolineare che la transazione non è stata soltanto un recupero di carta straccia.
PRESIDENTE. Scusi, ma io intendevo riferirmi alla parte che riguardava quei crediti e non a quella oggetto della transazione.
NORELLI. Quello che potevamo recuperare, poi l'abbiamo recuperato. Comunque, anche attraverso i recuperi consentiti dalla transazione e i realizzi conseguenti, siamo arrivati attualmente al 40 per cento a favore dei crediti chirografari accertati.

 

 

 

[2] Una seconda chiave di lettura emerge dalla deposizione dell’imputato Ivo Greco: dalla ricostruzione effettuata all’epoca dal Comitato dei creditori i risparmi in termini di costi in prededuzione avrebbero perdemmo un rialzo delle stime di riparto fino al 39%. Contro tale asserito documento, di cui non abbiamo trovato traccia  in una pure attenta lettura degli incartamenti processuali e nei documenti disponibili aliunde, sta il documento redatto dal membro del Comitato dei creditori, che in base a calcoli non contestabili, faceva scendere la prospettiva di incasso concreta a solo il 25%.