AL SIG. PRESIDENTE DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI ROMA

AL SIG. GIUDICE DELEGATO DEL CONCORDATO PREVENTIVO DELLA

FEDERAZIONE ITALIANA DEI CONSORZI AGRARI SOCIETA'

COOPERATIVA A RESPONSABILITA’ LIMITATA (N 941)

AI MEMBRI DEL COMITATO DEI CREDITORI

 

RELAZIONE INFORMATIVA

 

Sul periodico Mondadori “Panorama Economy” n. 22 del 27 maggio 2004 è apparso un articolo sul concordato preventivo della Federconsorzi con una intervista dell’attuale liquidatore giudiziale dei beni, avv. Sergio Scicchitano, dal titolo “Ma qui mancano 4 mila miliardi”, a firma di Stefano Caviglia.

Le informazioni ed i dati esposti nel servizio giornalistico sono in gran parte inesatti o malamente interpretati.

 Nel successivo numero della rivista non è apparsa alcuna rettifica.

Conseguentemente lo scrivente commissario giudiziale ritiene doveroso chiarire. precisare ed evidenziare quanto segue, sulla base delle risultanze degli atti della procedura e delle operazioni di liquidazione fino ad oggi poste in essere.

__     1. Nell’articolo sopra citato si afferma, tra l’altro, che i beni della Federconsorzi furono venduti a SGR s.p.a. al prezzo di lire 2.150 miliardi, ma quello fu il prezzo Q stabilito, non il prezzo pagato; alla fine SGR s.p.a. ha sborsato a Federconsorzi in  tutto solo 800 miliardi”.

Tale affermazione è infondata.

2      Con atto a rogito per notaio Mariconda in data 2 agosto 1993, denominato “atto quadro”, autorizzato da codesto Tribunale con decreto collegiale del 20 luglio 1993, tra la Federconsorzi (in persona del commissario governativo, suo legale rappresentante pro-tempore) — questa nella qualità di affidataria (giusta sentenza di omologazione) della liquidazione dei suoi beni ceduti, ai creditori — e la SGR s.p.a., si convertite che tutti i medesimi beni ceduti ai creditori, sarebbero stati trasferiti alla predetta SGR s.p.a. o a terzi soggetti da essa indicati dieto il pagamento di un corrispettivo globale determinato in lire 2 miliardi In esecuzione dell’atto-quadro la massima parte dei beni ceduti ai creditori sono stati alienati con specifici contratti di vendita

Le somme pagate (e, quindi, effettivamente incassate dall’ufficio di liquidazione) in virtù di tali contratti  di vendita ammontano complessivamente a lire 1.506 miliardi e 611 milioni, delle quali:

• lire 878 miliardi e 168 milioni sono state sborsate direttamente da SGR s.p.a.

• . lire 628 miliardi e 443 milioni sono state sborsate da terzi soggetti acquirenti indicati da SGR s.p.a

Alle predette somme vanno aggiunte:

• lire 294 miliardi, per somme incassate dalla Federconsorzi, dopo la sentenza

• che ha omologato il concordato, per la vendita anticipata di beni compresi

• nell’atto-quadro, e, perciò, imputate al prezzo complessivo della cessione

• globale;

• lire 361 miliardi e 263 milioni, per crediti pure compresi nell’atto-quadro, ma

• riscossi direttamente dalla Federconsorzi ovvero estinti per compensazione o  in altro modo,

Per le operazioni di cui innanzi la somma complessiva effettivamente introitata dall’ufficio di liquidazione in esecuzione dell’atto-quadro, con gli interessi nel frattempo maturati ammontava a lire 2.161 miliardi e 874 milioni Tale somma (e non certo quella di lire 800 miliardi, di cui si parla nell’articolo in premessa richiamato) rappresenta, quindi, il ricavo effettivo (maggiorato degli interessi) delle operazioni di liquidazione dei beni ceduti ai creditori col concordato, compiute fino a quella data in base all’atto-quadro; somma che, dunque, è imputabile totalmente al prezzo della cessione globale pattuita con SGR s.p.a..

I dati testé riportati risultano dai decreto collegiale di codesto Tribunale in data 30 luglio 1998 (depositato il giorno seguente 31 luglio), con il quale è stata autorizzata la transazione con SGR s.p.a, di cui appresso, nonché dai rendiconti dei liquidatori giudiziali che si sono succeduti nella carica prima dell’attuale, rendiconti tu approvati da codesto Tribunale con decreti collegiali, e sulla base dei quali, fra l’altro, codesto Tribunale ha provveduto alla liquidazione dei compensi ai medesimi liquidatori

        I

• Essendo emerso da un parere pro-ventate, reso (su incarico dell’ufficio di liquidazione, autorizzato dal Giudice delegato) dai professori Enrico Gabrielli e Giorgio De No-va in data 15 dicembre 1997, il dubbio che l’atto-quadro fosse privo di efficacia vincolante 0v-vero affetto da nullità per vizi strutturali di indeterminatezza/indeterminabilità del suo oggetto/contenuto, nel 1998, il liquidatore giudiziale dei beni. ceduti è stato autorizzato dal Giudice delegato a promuovere giudizio arbitrale nei confronti di SGR s.p.a. per l’accertamento della non vincolatività, della nullità o comunque della inefficacia dell’atto

La lite è stata, poi, risolta bonariamente con un accordo transattivo, che ha evitato l’instaurando giudizio (dall’esito incerto, ma prevedibilmente assai lungo e dispendioso).

La transazione stipulata con atto in data 31 luglio 1998, previa autorizzazione data da codesto Tribunale con decreto collegiale del 30 luglio 1998, ha previsto: a) la conferma dei trasferimenti già effettuati a favore di SGR e dei terzi da essa indicati che la definitiva acquisizione a favore dell’ufficio di liquidazione delle somme pagate a titolo di corrispettivo; b) la rinuncia di SGR s.p.a. al trasferimento dei residui beni ancora nella disponibilità dell’ufficio di liquidazione e la concomitante rinuncia di quest’ultimo al pagamento della residua somma (indicata in circa 100 miliardi di vecchie lire dall’ufficio di liquidazione ed in 35 miliardi di vecchie lire da SGR s.p.a non ancora versata a saldo del corrispettivo globale pattuìto nell’atto-quadro.

Per effetto dell’accordo transattivo sono rimasti nella disponibilità dell’ufficio di liquidazione vari cespiti, costituiti per la gran parte da crediti, per un valore complessivo di dica lire 791 miliardi secondo la valutazione del commissario giudiziale nella relazione ex art. 172 legge fall.

L’asset più significativo fra detti beni “recuperati” al concordato deve individuarsi nel credito vantato dalla Federconsorzi nei confronti dell’ex-Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (MAF), scaturente da cessioni da parte di numerosi CAP, per un ammontare attualmente ancora in via di accertamento, ma quantificabile in non meno di 600 miliardi di vecchie lire.

3. L’ufficio di liquidazione, con le somme ricavate dalle operazioni di realizzo compiute fino al 31 marzo 2004, anche grazie alla transazione con SGR s.p.a., ha pagato nella misura del 100% tutti i creditori privilegiati (riconosciuti o giudizialmente accertati) e ha distribuito ai creditori chirografari (riconosciuti o giudizialmente accertati) somme pari al 40% dei loro crediti, raggiungendo, così, la soglia stabilita dall’art. 160, 2° comma, n. 2, legge fall.

Più precisamente le somme incassate dall’ufficio di liquidazione, alla precedente data deI 31 marzo 2004, sono state così utilizzate:

• lire 212 miliardi e 216 milioni (pari a euro 109,6 milioni) per pagamenti di debiti di massa (creditori in prededuzione);

·        lire 147 miliardi e 544milioni (pari a euro 76,2 milioni) per pagamenti a favore dei creditori privilegiati;

• lire 1.590 miliardi e 982 milioni (pari a euro 822,2 milioni) per pagamenti a favore dei creditori chirografari..

Sono state, quindi, erogate dall’ufficio di liquidazione ai creditori, in esecuzione del concordato preventivo somme per complessive lire 1.951 miliardi e 820 milioni (pari a euro 1.008,03 milioni)

sono state sostenute le spese della procedura (personale Fedit, contributi previdenziali, struttura societaria, costi, della procedura, ecc.) per complessivi 289 miliardi e 400 milioni di lire pari a 149,46 milioni di euro.

Risultano alla data del 31 marzo 2004, in giacenza presso banche a disposizione dell’ufficio di liquidazione somme per euro 58.062.268,31 (pari a lire 112 miliardi 424 milioni).

Il totale delle somme ricavate dalle operazioni di liquidazione fino ad oggi compiute (somme maggiorate degli interessi maturati nel frattempo) risulta, perciò, essere di lire 2.353,65 miliardi (pari ad euro 1.215 milioni).

4. La transazione del 31 luglio 1998 ha chiuso definitivamente  e irretrattabilmente ogni possibile controversia fra l’ufficio di liquidazione e SGR s.p.a. relativamente all’atto-quadro e ai contratti attuativi, rimanendo impregiudicate solo eventuali azioni di nullità per illiceità dell’atto-quadro e/o dei contratti medesimi.

L’accordo transattivo pertanto, è perfettamente valido e vincolante, essendo ammessa dall’ art. 1972 del codice civile la transazione relativamente ad un titolo nullo, salvo il caso del contatto illecito

A tal proposito, ad avviso dello scrivente, non può farsi discendere. automaticamente, da una eventuale condanna, passata in giudicato, nel processo penale in corso, attualmente pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Perugia, la illiceità dell’atto-quadro e dei contratti attuativi (e, di riflesso, della transazione del 31 luglio 1998).

Jr . il processo penale non ha, nè può avere, ad oggetto la validità di un negozio privato; la nullità di un contratto per illiceità può essere accertata dal giudice civile

solo sulla base di uno specifico vizio, consistente nell’illiceità della causa, dell’oggetto del motivo comune determinante (artt. 1343, 1345, 1346, 1418 del codice civile); allo stato, dai fatti oggetto del processo penale in corso non risultano (o quanto meno non vengono in rilievo con iz evidenza) elementi dai quali si possa (se non con sicurezza, ma almeno con ragionevole approssimazione) desumere la sussistenza di uno degli specifici vizi che sono causa di illiceità e, quindi, di nullità del contratto. Peraltro, né la Federconsorzi, nè l’ufficio di liquidazione sono parti nel predetto processo penale.

Pertanto, sorprende non poco l’affermazione riportata nella su richiamata intervista giornalistica del liquidatore giudiziale avv. Scicchitano, il quale avrebbe dichiarato:

“Se la sentenza di primo grado sarà confermata in appello chiederò l’annullamento de/la vendita dei beni di Federconsorzi”.

Premesso che, nella specie, non sembra nemmeno astrattamente ipotizzabile un vizio che sia causa di “annullamento” dell’atto (tra quelli previsti dal vigente codice civile non se ne riscontra alcuno che si attagli alla fattispecie in esame), e che, forse, si intendeva parlare più propriamente di “nullità”; premesso, ancora, che l’unica nullità ipolizzabile è quella determinata dalla illiceità dell’atto, avendo la transazione “coperto” definitivamente ogni altra causa di nullità (art. 1972 codice civile), non si comprende come dai comportamenti degli imputati per i quali è stata pronunciata condanna penale in primo grado (e, per i quali, dunque, peraltro, non vi è ancora il definitivo accertamento di una sentenza passata in giudicato), si possa, con tanta sicurezza, arguire l’esistenza di specifici vizi di nullità per illiceità dell’atto-quadro (non individuati dal dichiarante e, a parere dello scrivente, di dubbia individuazione), per di più, senza tenere conto del fatto che nessuno dei due predetti imputati è stato parte stipulante del medesimo atto-quadro

Occorre rammentare che la sentenza di appello così come quella di primo grado non è definitiva e solo quando sarà passata in giudicato o dopo la conclusione dei tre gradi di giudizio si potrà ragionevolmente ipotizzare la promozione di un giudizio di nullità per ilecito.

In ogni caso, nell’intraprende le eventuali azioni giudiziarie occorre sempre preventivamente valutare il rischio dei costi e le reali possibilità di attingere a concreti benefici in definitiva, a parere dello scrivente, è quanto meno poco realistica la posizione del liquidatore giudiziale in carica, il quale avrebbe dichiarato che la conferma in appello della condanna degli imputa sarebbe ‘Una porta spalancata per una causa civile che consentirebbe a me, come liquidatore, di chiedere alla SGR s.p.a.la restituzione del patrimonio immobiliare di Federconsorzi in quanto ceduto a suo tempo a un prezzo d gran lunga  inferiore a quello di mercato. Oppure il rimborso della differenza fra il valore degli immobili  che la società potrà restituire fisicamente e il valore accertato di quel patrimonio attualizzato. E può stare certo che lo farei il giorno stesso”.

Certamente non ci si è resi conto anche dell’ effetto panico che dichiarazioni . ponderate possono produrre anche sul concordato e quindi sui creditori.

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Lo scrivente con quanto innanzi esposto spera di essere riuscito a fare chiarezza su alcuni passaggi cruciali della vicenda (notoriamente alquanto travagliata) dell'esecuzione del concordato Federconsorzi, ormai nel suo dodicesimo anno di durata, e a fugare eventuali sospetti, che malaccortamente potrebbero essere suscitati dall’ambiguo titolo dell’articolo-intervista, di cui in premessa: “Ma qui mancano 4 mila miliardi”.

 

Roma 10 giugno 2004

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