La Gazzetta Politica aveva dedicato una serie di
articoli sul mondo del risparmio, sulle aggregazioni del
sistema bancario, sugli organi di controllo, (vedi per tutti
il numero 28, dell'11 luglio 2003, Einaudi non abita più qui).
In particolare era stata messa in risalto la spregiudicatezza
dei maggiori istituti di credito nella gestione del risparmio:
dai Cirio Bond ai fondi strutturati, ai riverse. Era stato
evidenziato che la concentrazione nel mondo bancario era quasi
sempre avvenuta sotto spinte diverse da quelle del mercato, e
che il nuovo assetto era frutto di una politica orchestrata.
Infine, veniva osservato che gli organi di controllo, Consob
per le imprese quotate e Banca d'Italia per il sistema
creditizio, erano assolutamente incapaci di svolgere
adeguatamente i loro compiti istituzionali.
La
vicenda dei «Cirio Bond» Venerdì 5 dicembre la Procura
di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Cesare
Geronzi, Presidente di Capitalia. I reati ipotizzati sono
quello di truffa a causa del collocamento dei "Cirio Bond", e
quello di bancarotta fraudolenta preferenziale. Non si tratta
di accuse di poco conto. Infatti l'art. 216 del R.D. del 16
marzo 1942 prevede che il reato avviene quando il fallito
prima o durante la procedura fallimentare, favorisce uno o più
creditori a danno di altri, non rispettando la par
condicio creditorum. Per questo reato è prevista una pena da
tre a dieci anni e, nell'ipotesi aggravata, ovvero qualora si
ravvisi un ingente danno patrimoniale, dai quattro anni e
mezzo ai 20 anni. Stesso percorso, stessa iscrizione al
registro degli indagati, per il finanziere Cragnotti patron
della Ciro. Ma, non è la prima volta che i due personaggi si
trovano indagati per bancarotta. Nel 1999 la procura di
Perugia rivolse la stessa accusa attorno al fallimento della
Federconsorzi. La C & P, ovvero la Cragnotti e Partners
partecipata e finanziata dall'allora Banca di Roma, riuscì ad
acquisire dalla Federconsorzi, ancora commissariata, la
Polenghi Lombardo, grande impresa agro alimentare, per un
prezzo di circa il 50% del valore di stima. La Banca di Roma
entrò nella stessa vicenda con la costituzione della Società
per la gestione e realizzo dei beni della Federconsorzi e la
Procura della Repubblica accusò Geronzi, quale Direttore
generale della suddetta banca, di aver liquidato tramite la
Sgr i beni della Fedit a prezzi irrisori. Il giudice delle
indagini preliminari stabilì il non luogo a procedere per
entrambi e il ricorso della Procura in Corte d'Appello fu
respinto per scadenza dei termini. Da allora iniziò la
vorticosa acquisizione di marchi storici nel settore
alimentare da parte di C & P sempre con il supporto
finanziario di Banca di Roma prima e Capitalia
poi. Questa sarebbe una comune storia di intrecci tra
banche e finanza se le ripercussioni di questo caso
rimanessero così circoscritte. Purtroppo, non è così, perché
il caso dei Cirio Bond tocca direttamente alcune banche quali
San Paolo Imi e Popolare di Lodi, secondo la Procura di Roma,
ed altre ancora secondo la Procura di Monza, che per prima si
è interessata della vicenda. Si ha l'impalpabile sensazione
che la fiducia tra risparmiatori e sistema creditizio si
sia dissolta e gli uni guardano al sistema come a un mondo di
predatori di cui non si possono assolutamente tenere in
considerazione le proposte. Bisogna controllare tutto: dagli
estratti conto, alla polizza vita, dai giorni di valuta alle
commissioni. La credibilità del sistema bancario è ridotta al
lumicino, sia sul mercato interno che in quello
internazionale. D'altronde, le banche in questo Paese, negli
ultimi dieci anni sono riuscite ad avere il controllo di quasi
tutte le attività sia direttamente che
indirettamente.
Il j’accuse di Guido
Rossi Guido Rossi ex Presidente Consob e padre
della legge antitrust in un'intervista di qualche mese fa
dichiarava: "Le banche controllano tutto: finanziamenti
alle imprese, fondi comuni d'investimento, obbligazioni,
quotazioni delle aziende in borsa. Si dividono il mercato in
un gigantesco trust, e hanno l'interesse a preservare la
situazione scoraggiando le aziende dal sottrarsi nella loro
tutela, dall'affrancarsi rispetto all'economia del credito,
dall'affidare il proprio sviluppo ad un mercato vero".
Il sistema bancario era rimasto ancorato allo schema
della legge bancaria del 1936. Aveva saputo reggere
grandi eventi come la seconda guerra mondiale e la
ricostruzione, aveva assecondato lo sviluppo del Paese con le
sue diverse caratteristiche tra Grandi Banche, Casse di
risparmio e Banche Popolari. Era un sistema particolare, molto
presente sul territorio e molto flessibile. Ognuno con le
proprie caratteristiche ed il proprio ambito
territoriale.
Una raffica di
privatizzazioni Era, però, troppo frammentato e di
dimensioni ormai inadeguate allo sviluppo complessivo
del Paese e alla liberalizzazione dei mercati internazionali.
Nel 1993 inizia il periodo delle privatizzazioni. Il 6
dicembre viene privatizzato il Credito Italiano e circa
200.000 risparmiatori sottoscrivono le azioni. Nel febbraio
1994 è la volta della Banca Commerciale Italiana e dell'Imi ,
nel giugno del 1997 tocca al San Paolo, seguita nel novembre
dello stesso anno dalla Banca di Roma e infine nel dicembre
del 1998 viene privatizzata la BNL. Sono anni complessi per
la vita del Paese. La bufera di tangentopoli annienta
un'intera classe politica. Al governo vengono chiamati i
vertici di Banca d'Italia e governatore della stessa diviene
una persona molto esperta di centri studi, meno di
mercato. Sulle spalle di via Nazionale grava il compito di
ridisegnare il mondo del credito. Forte dell'appoggio delle
Fondazioni che avevano preso vita dopo la riforma Amato, e di
alcuni ex alti dirigenti della stessa Banca d’Italia che erano
assunti al vertice di importanti istituti si delinea il nuovo
assetto bancario italiano. Siamo ancora in una fase non
definitiva e in movimento che porterà a nuove aggregazioni e
concentrazioni. Non è facile stabilire se l'attuale quadro sia
il più consono allo sviluppo. L'unica cosa certa è che quando
sono iniziate le privatizzazioni e negli anni successivi
i governi sono stati assenti nel richiedere alla Banca
d'Italia un modello di sistema creditizio funzionale al futuro
del Paese. La classe politica nata dopo tangentopoli cercava
disperatamente legittimazione.
Chi doveva
«legittimare» Questa legittimazione gli poteva venire
dalle parti della società civile che meno avevano subìto il
processo giustizialista. Non certo dal mondo imprenditoriale
che aveva alimentato gli avvenimenti degli anni '90 non dai
Commis dello stato che anche loro dovevano barcamenarsi per
mantenere le loro posizioni, non dalla forza dei partiti che
non esistevano più, la legittimazione poteva venire da poche
parti, una di queste era sicuramente la Banca d'Italia. Si
capisce così come si aspettasse il 30 di maggio ovvero le
"Considerazioni finali del Governatore", come un vaticinio e
prima si mandassero gli ambasciatori come nell'antichità a
Delos a palazzo Koch. Quando nel 2003 il Ministero del Tesoro
ha tentato di proporre alcune soluzioni era già tardi e tutti
hanno gridato al delitto di lesa maestà. |