La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: tengo famiglia.
[L. Longanesi]

 PRIMA PAGINA
 Finale di partita
 
 OGGI
 Il contrappeso
  Rete 4 e RaiTre, c...
 Finanziaria sulla f...
 Una via d’uscita pe...
 
 CONTESTO
 Un lento colosso
 
 ANALISI
 Non è più tempo di ...
 Uti, 140 anni di de...
 
 ECONOMIA
 Senza crescita ness...
 
 MONDO
 Loya Girga, Costitu...
 Quel che l’Ayatolla...
 Resta solo Bin Lade...
 Enciclopedia minima
 Persone
 
 SCENARI
 «Tregua? Nessun dia...
 Conferenza di pace ...
 
 GEOPOLITICA
 Processo alla stori...
 Dal Vaticano un app...
 Difeso dai diritti ...
  Il Papa per la pac...
 
 SOCIETA'
 Integrati e apocali...
 Natale ad ogni cost...
 Commercio critico
 Tiene il settore al...
 Quanto hi-Tech vogl...
 
 CIVILTA'
 Il sacrificio e l’i...
 
 MINORANZE
 Lontano da Madrid
 Galizia, minoranza...
 
 TERZAPAGINA
 La guerra segreta c...
 L’arte priva di ill...
 Giorgio Manacorda, ...
 

E Bankitalia fu

Con l’inizio delle privatizzazioni (1993) e negli anni successivi i Governi non hanno pressato sufficientemente su via Nazionale per chiedere un sistema creditizio funzionale al futuro del paese


-

La Gazzetta Politica aveva dedicato una serie di articoli sul mondo del risparmio, sulle aggregazioni del sistema bancario, sugli organi di controllo, (vedi per tutti il numero 28, dell'11 luglio 2003, Einaudi non abita più qui). In particolare era stata messa in risalto la spregiudicatezza dei maggiori istituti di credito nella gestione del risparmio: dai Cirio Bond ai fondi strutturati, ai riverse.
Era stato evidenziato che la concentrazione nel mondo bancario era quasi sempre avvenuta sotto spinte diverse da quelle del mercato, e che il nuovo assetto era frutto di una politica orchestrata. Infine, veniva osservato che gli organi di controllo, Consob per le imprese quotate e Banca d'Italia per il sistema creditizio, erano assolutamente incapaci di svolgere adeguatamente i loro compiti istituzionali.

La vicenda dei «Cirio Bond»
Venerdì 5 dicembre la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Cesare Geronzi, Presidente di Capitalia. I reati ipotizzati sono quello di truffa a causa del collocamento dei "Cirio Bond", e quello di bancarotta fraudolenta preferenziale. Non si tratta di accuse di poco conto. Infatti l'art. 216 del R.D. del 16 marzo 1942 prevede che il reato avviene quando il fallito prima o durante la procedura fallimentare, favorisce uno o più creditori a danno di  altri, non rispettando la par condicio creditorum. Per questo reato è prevista una pena da tre a dieci anni e, nell'ipotesi aggravata, ovvero qualora si ravvisi un ingente danno patrimoniale, dai quattro anni e mezzo ai 20 anni.
Stesso percorso, stessa iscrizione al registro degli indagati, per il finanziere Cragnotti patron della Ciro. Ma, non è la prima volta che i due personaggi si trovano indagati per bancarotta. Nel 1999 la procura di Perugia rivolse la stessa accusa attorno al fallimento della Federconsorzi. La C & P, ovvero la Cragnotti e Partners partecipata e finanziata dall'allora Banca di Roma, riuscì ad acquisire dalla Federconsorzi, ancora commissariata, la Polenghi Lombardo, grande impresa agro alimentare, per un prezzo di circa il 50% del valore di stima. La Banca di Roma entrò nella stessa vicenda con la costituzione della Società per la gestione e realizzo dei beni della Federconsorzi e la Procura della Repubblica accusò Geronzi, quale Direttore generale della suddetta banca, di aver liquidato tramite la Sgr i beni della Fedit a prezzi irrisori.
Il giudice delle indagini preliminari stabilì il non luogo a procedere per entrambi e il ricorso della Procura in Corte d'Appello fu respinto per scadenza dei termini. Da allora iniziò la vorticosa acquisizione di marchi storici nel settore alimentare da parte di C & P sempre con il supporto finanziario di Banca di Roma prima e Capitalia poi.
 Questa sarebbe una comune storia di intrecci tra banche e finanza se le ripercussioni di questo caso rimanessero così circoscritte. Purtroppo, non è così, perché il caso dei Cirio Bond tocca direttamente alcune banche quali San Paolo Imi e Popolare di Lodi, secondo la Procura di Roma, ed altre ancora secondo la Procura di Monza, che per prima si è interessata della vicenda.
Si ha l'impalpabile sensazione che  la fiducia tra risparmiatori e sistema creditizio si sia dissolta e gli uni guardano al sistema come a un mondo di predatori di cui non si possono assolutamente tenere in considerazione le proposte. Bisogna controllare tutto: dagli estratti conto, alla polizza vita, dai giorni di valuta alle commissioni. La credibilità del sistema bancario è ridotta al lumicino, sia sul mercato interno che in quello internazionale. D'altronde, le banche in questo Paese, negli ultimi dieci anni sono riuscite ad avere il controllo di quasi tutte le attività sia direttamente che indirettamente.

Il j’accuse di Guido Rossi
Guido Rossi ex Presidente Consob  e padre della legge antitrust in un'intervista di qualche mese fa dichiarava:  "Le banche controllano tutto: finanziamenti alle imprese, fondi comuni d'investimento, obbligazioni, quotazioni delle aziende in borsa. Si dividono il mercato in un gigantesco trust, e hanno l'interesse a preservare la situazione scoraggiando le aziende dal sottrarsi nella loro tutela, dall'affrancarsi rispetto all'economia del credito, dall'affidare il proprio sviluppo ad un mercato vero".
 Il sistema bancario era rimasto ancorato allo schema della legge bancaria del 1936.  Aveva saputo reggere grandi eventi come la seconda guerra mondiale e la ricostruzione, aveva assecondato lo sviluppo del Paese con le sue diverse caratteristiche tra Grandi Banche, Casse di risparmio e Banche Popolari. Era un sistema particolare, molto presente sul territorio e molto flessibile. Ognuno con le proprie caratteristiche ed il proprio ambito territoriale.

Una raffica di privatizzazioni
Era, però, troppo frammentato e di dimensioni ormai  inadeguate allo sviluppo complessivo del Paese e alla liberalizzazione dei mercati internazionali. Nel 1993 inizia il periodo delle privatizzazioni. Il 6 dicembre viene privatizzato il Credito Italiano e circa 200.000 risparmiatori sottoscrivono le azioni. Nel febbraio 1994 è la volta della Banca Commerciale Italiana e dell'Imi , nel giugno del 1997 tocca al San Paolo, seguita nel novembre dello stesso anno dalla Banca di Roma e infine nel dicembre del 1998 viene privatizzata la BNL.
Sono anni complessi per la vita del Paese. La bufera di tangentopoli annienta un'intera classe politica. Al governo  vengono chiamati i vertici di Banca d'Italia e governatore della stessa diviene una persona molto esperta di centri studi, meno di mercato.
Sulle spalle di via Nazionale grava il compito di ridisegnare il mondo del credito. Forte dell'appoggio delle Fondazioni che avevano preso vita dopo la riforma Amato, e di alcuni ex alti dirigenti della stessa Banca d’Italia che erano assunti al vertice di importanti istituti si delinea il nuovo assetto bancario italiano. Siamo ancora in una fase non definitiva e in movimento che porterà a nuove aggregazioni e concentrazioni. Non è facile stabilire se l'attuale quadro sia il più consono allo sviluppo. L'unica cosa certa è che quando sono iniziate le privatizzazioni e negli anni successivi  i governi sono stati assenti nel richiedere alla Banca d'Italia un modello di sistema creditizio funzionale al futuro del Paese. La classe politica nata dopo tangentopoli cercava disperatamente legittimazione.

Chi doveva «legittimare»
Questa legittimazione gli poteva venire dalle parti della società civile che meno avevano subìto il processo giustizialista. Non certo dal mondo imprenditoriale che aveva alimentato gli avvenimenti degli anni '90 non dai Commis dello stato che anche loro dovevano barcamenarsi per mantenere le loro posizioni, non dalla forza dei partiti che non esistevano più, la legittimazione poteva venire da poche parti, una di queste era sicuramente la Banca d'Italia. Si capisce così come si aspettasse il 30 di maggio ovvero le "Considerazioni finali del Governatore", come un vaticinio e prima si mandassero gli ambasciatori come nell'antichità a Delos a palazzo Koch. Quando nel 2003 il Ministero del Tesoro ha tentato di proporre alcune soluzioni era già tardi e tutti hanno gridato al delitto di lesa maestà. 


( Piero Nucci )

GazzettaPolitica.it - Copyright 2002 "La Gazzetta Politica" - Edizioni EdiPress p.s.c.a.r.l.
La Gazzetta Politica - Reg. Trib. Ancona 16/86
Direttore Claudio Signorile - Direttore Responsabile Paolo Farneti