NEL ’92 NASCE LA BANCA DI
ROMA
La scalata del banchiere
che mise
l’Iri nell’angolo
Cesare Geronzi è uno dei più longevi banchieri italiani. Non per l’età -
nasce a Marino, tra i Castelli Romani, nel 1935 - ma per la capacità di restare
al vertice del mondo creditizio capitolino nonostante continue fusioni,
rivolgimenti, privatizzazioni. Dopo un passaggio al Banco di Napoli come
vicedirettore generale (1980-82), Geronzi diventa direttore generale della
piccola Cassa di risparmio di Roma. Nel 1992, l’anno della liberalizzazione
bancaria, si verifica il capolavoro di Geronzi: guida - primo in Italia - una
fusione a tre: fra la Cassa di Roma (controllata da una fondazione), il Banco di
Santo Spirito (Iri) e una della maggiori aziende di credito italiane, il Banco
di Roma (a maggioranza Iri), riuscendo ad assegnare un ruolo principale al socio
di minoranza (la fondazione, dal nome Ente cassa risparmio Roma), relegando a
comprimario il socio di maggioranza, l’Iri. Nasce così la Banca di Roma, della
quale Geronzi è direttore generale e, dal 1995, presidente, al posto di
Pellegrino Capaldo, con il quale ha fatto coppia per molti anni e che nel 2002 è
condannato a quattro anni in primo grado per la vicenda Federconsorzi.
Nell’inchiesta Federconsorzi erano coinvolti anche Geronzi e Sergio Cragnotti,
usciti di scena nel 2000 su richiesta del Gip per non aver commesso il fatto.
Sotto la guida di Geronzi, la Banca di Roma avvia una campagna acquisti con
alterne fortune: tra le prede si segnalano la Banca nazionale dell’agricoltura
del conte Giovanni Auletta Armenise e la potentina Banca mediterranea, entrambe
rivendute dopo un breve periodo. Va a buon fine, invece, la campagna acquisti in
terra siciliana - con l’assorbimento del Banco di Sicilia - e in terra padana,
con l’acquisto del gruppo Bipop-Carire (Brescia-Reggio Emilia).
Dall’aggregazione, il primo luglio 2002 nasce Capitalia, della quale Geronzi è
presidente. Stavolta con pieno titolo, visto che guidava l’azienda principale.
m.e.