POLENGHI: REGIONE E GOVERNO CERCASI
Caro Direttore,
il Suo articolo del 6 luglio sulla evoluzione negativa della vertenza Polenghi penso voglia sollecitare anzitutto una forte reazione del territorio che ci sarà se, come Lei suggerisce, ci si interroga e si persegue una linea rigorosa, fuori da semplificazioni e atteggiamenti propagandistici.
1) La proposta negativa di Parmalat: dopo due anni di "tira e molla", Parmalat ha disatteso completamente gli accordi siglati presso il Ministero dell'Industria nel 2000 che prevedevano investimenti per 18 miliardi. A quell'accordo Parmalat è stata costretta dalla fortissima mobilitazione del territorio, dalle OO.SS. e dalle istituzioni, ma ben presto nei mesi successivi ha ricominciato la "melina" di sempre. L'occasione di comprare "Galbani", poi fallita, è stata un buon alibi: lo stabilimento di Lodi sarebbe stato, comunque "marginalizzato", a conferma che Parmalat era interessata ad alcuni marchi, ma non alla realtà produttiva
Il nuovo disimpegno si concretizza così: 110 lavoratori occupati nel "fresco" (mozzarella, mascarpone, ricotta) con prodotti come si vede "stagionali"; via da subito le altre produzioni; il resto dei lavoratori impiegati in altre attività e in altre imprese impegnando in tal senso una società di consulenza che in pochi mesi dovrebbe inventare tali attività. Una proposta che si commenta da sé per la sua precarietà.
2) Cosa ha ottenuto Parmalat dallo Stato: grazie all'accordo del 2000 Parmalat ha ottenuto una riduzione dei lavoratori in organico, un consistente utilizzo della Cassa Integrazione elargita su un progetto che Parmalat ha poi accantonato; l'utilizzo quasi certo di risorse finanziarie previste dal decreto 173 (riduzione dei costi di produzione), decisioni del Governo per mettere alla vendita il latte "microfiltrato" (il fresco blu) prima con una decisione del Ministro dell'Industria (agosto 2001 - dopo solo due mesi di governo Berlusconi), ora con il decreto del Ministro dell'Agricoltura. Come si vede ha avuto non poco dallo Stato: in cambio riduce gli occupati. Con il Sen. Comincioli su questa enorme contraddizione ho interrogato i Ministri Marzano ed Alemanno e spero che la risposta non giunga a "babbo morto", quando non servirà più.
3) Il Polo lombardo e l'assenza della Regione: sin dall'inizio non ci siamo nascosti e non dobbiamo farlo ora che le vicende drammatiche della Federconsorzi, anni di immobilismo, l'acquisto di Polenghi da parte di Cragnotti e la successiva cessione a Parmalat hanno indebolito ulteriormente Polenghi. I governi dell'Ulivo hanno però permesso la riconversione di attività ex Federconsorzi come i Consorzi Agrari, rinnovandoli in Cooperative, sollecitandoli a fusioni, salvando l'occupazione, impegnando più di 1.000 miliardi e ottenuto un accordo dignitoso per Polenghi; i privati che hanno acquistato Polenghi hanno pensato unicamente ai loro interessi non certo al rilancio dell'Azienda di Lodi. Una differenza sulla quale dovrebbe riflettere chi ideologicamente, esalta sempre e comunque il "privato". La debolezza di Polenghi ha indotto le istituzioni locali ad avanzare negli scorsi anni proposte di alleanza: Provincia e Comune di Lodi hanno effettuato in passato, supportate dalla filiera lattiero-casearia lodigiana, proposte e conferenze stampa persino a Milano per proporre la costituzione di un "Polo lattiero-caseario lombardo". Questa proposta che ha trovato consensi diffusi nel mondo agricolo (cooperative e consorzi) non si è concretizzata per l'indifferenza totale della Regione e perché il sindaco di Milano ha preferito "fare cassa" vendendo la Centrale del latte di Milano fuori da ogni progetto. Il polo lattiero-caseario lombardo è stato sostenuto solo dalle istituzioni lodigiane e che non fosse un'idea campata in aria lo dimostrano i contatti istituzionali locali e quelli che anch'io ho avuto che rivelano un interesse di "Granarolo" ad insediarsi nel lodigiano. Al vuoto totale di iniziativa della Regione Lombardia è seguita una azione sbagliata da parte del Governo: sulla vertenza Parmalat il Ministero dell'Industria si è "dissolto". Le istituzioni locali nella scorsa legislatura avevano concordato gli obiettivi dell'accordo poi siglato col Ministro Letta; questa vota nei numerosi incontri romani, nonostante ripetute sollecitazioni non abbiamo visto nemmeno un sottosegretario e lo dico all'On. Gibelli che su questa vicenda appare un po’ distratto. Se qualcuno ha "dormito" non sono certo le istituzioni lodigiane, ma il Ministero dell'Industria che ha regalato inoltre a Parmalat la possibilità di produrre (all'estero e con latte non italiano) il latte "microfiltrato" senza un minimo di contropartite e chiarezza per i consumatori danneggiando le produzioni di qualità del lodigiano. Anche sulle quote latte il Governo tenta di attribuirsi una "delega" per evitare il confronto parlamentare suscitando persino le proteste forti della Lega Nord. Risultato: nel settore del latte, anziché fare sistema per essere più competitivi abbiamo oggi conflitti, divisioni, frammentazioni.
4) Il declino della grande impresa: infine, caro Direttore questa vertenza va vista come Lei suggerisce dentro il declino della grande impresa: E' avvenuto nel lodigiano e a livello nazionale: "dimagrisce" fortemente la grande industria che privilegia funzioni strategiche, cresce l'impresa diffusa, diminuisce l'occupazione della grande industria ma, da quattro anni cresce l'occupazione complessiva (anche nel lodigiano). L'impresa minore, che nel nostro territorio ha una media di 4-5 addetti, si è contraddistinta per vitalità e flessibilità. Anche nel comparto agricolo crescono segni di innovazione: cooperative forti, aziende orticole, consorzi, nuovi caseifici, biologico. Questo processo che ha aspetti positivi come si rapporta però al mercato internazionale, alle politiche di qualità, all'utilizzo del territorio? La "logistica", per fare un esempio, che va ricondotta entro limiti ambientali e compatibili, è determinata da questa riorganizzazione per cui, come minimo bisognerebbe evitare di esaltare un giorno "questo sviluppo" e l'impresa diffusa ed essere il giorno dopo "ambientalisti integrali". Sono riflessioni che dovremo fare più puntualmente sollecitati anche dalla revisione del piano territoriale, ma utili anche per la vicenda Polenghi. La presenza di Parmalat anche ridotta, deve essere industrialmente credibile per avere un prospettiva. Le attività collaterali sull'area devono essere ispirate a un progetto che abbia un senso, un futuro per garantire l'occupazione.
Le istituzioni locali hanno gestito questa vertenza con intelligenza e con un'attenzione permanente, operando anche per altri progetti innovativi come il Parco tecnologico, alimentando confronti continui con la filiera agroalimentare. Ignorare o falsificare questi dati è esercizio inutile che ha altri scopi sin troppo intuibili. Parlmalat è una delle più grandi multinazionali italiane: la Regione non stia alla finestra; il Governo che divide il sindacato e che con il Ministro Marzano fa i "regali" a Parmalat ed afferma che i giovani possono "dimenticarsi l'articolo 18 per tutta la vita", vuole dare un segnale per difendere i lavoratori ?